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  "La pietrificazione di Zoja"

pravoslavie.ru, 12 novembre 2009

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Samara. La casa dove ha vissuto Zoja

Nel 1956 a Kujbyshev (oggi la città ha riacquisito il nome autentico – Samara) è accaduto un fatto che ha scosso l’intero mondo ortodosso – la famosa "pietrificazione di Zoja".

Zoja prende dalla parete l’immagine di San Nicola e comincia a ballare con lei

Una certa Zoja, operaia in una fabbrica di tubature, decise di festeggiare il Capodanno con i propri amici. Sua madre, essendo credente, era contraria ai festeggiamenti allegri durante il digiuno prenatalizio, ma Zoja non la ascoltò. Tutti gli invitati giunsero alla festa, solo il fidanzato di Zoja (Nikolaj) non arrivava. La musica suonava, i giovani ballavano e Zoja era l'unica in disparte. Offesa con il fidanzato, prese dalla parete l'icona di san Nicola e disse: "Se non c’è il mio fidanzato, allora ballo con san Nicola". A un'amica che l'ammoniva di non compiere quel gesto, lei rispose: "Se Dio esiste, che mi punisca lui". Con queste parole cominciò il suo ballo. Al terzo giro la stanza all’improvviso fu avvolta da un forte rumore, vento e lampi scossero i presenti, tutti corsero via terrorizzati. Solo Zoja rimase ferma con l’icona incollata al petto, pietrificata, fredda come il marmo.

Zoja rimane immobile incollata al pavimento

Non riuscirono a spostarla, le sue gambe sembravano fuse con il pavimento. Zoja non dava segni di vita, ma non era morta: il suo cuore batteva. Da quel momento non mangiò e non bevve. I dottori fecero di tutto e di più, ma non riuscirono ad aiutarla.

I compagni chiamano la polizia e il pronto soccorso, ma i dottori non riescono a dare aiuto

La notizia di questo miracolo si sparse velocemente in tutta la città, molti vennero a vedere "Zoja di pietra". Dopo un po' le autorità della città si risvegliarono: il passaggio verso la casa fu chiuso e sorvegliato dalla polizia, ai visitatori arrivati da fuori e ai curiosi locali si rispondeva che non era avvenuto alcun miracolo.

Lo ieromonaco Serafim, a cui è consentito l'accesso alla casa, serve un moleben di benedizione delle acque, riesce a prendere l’icona dalle mani della ragazza e la ricolloca al suo posto

Le guardie in servizio di notte vicino alla dimora di Zoja sentivano la ragazza urlare: "Mamma! Prega! Stiamo morendo nei peccati! Prega!" L’esame medico confermò che il battito cardiaco della ragazza non si era fermato, nonostante i tessuti fossero duri come pietra (non riuscirono nemmeno a farle un’iniezione, perché gli aghi si rompevano). I sacerdoti invitati a casa intonarono preghiere, ma non riuscirono a prendere l’icona dalle mani congelate di Zoja. Il giorno di Natale arrivò padre Dimitrij Tjapochkin (il futuro ieromonaco Serafim), servì un moleben e benedisse tutta la casa. Quindi prese l'icona dalla mani di Zoja e disse: "Ora bisogna aspettare un segno nel Grande Giorno (Pasqua)".

San Nicola stesso arriva da Zoja e la libera

Prima della festa dell’Annunciazione un vecchio chiese alle guardie di farlo entrare, ma venne respinto. Il giorno dopo tornò nuovamente, e nemmeno questa volta le guardie lo fecero entrare. Alla terza volta, proprio nel giorno dell’Annunciazione, le guardie non lo fermarono. I testimoni sentirono il vecchio dire a Zoja: "Allora, sei stanca di stare ferma?". Passò del tempo, ma il vecchio non usciva. Quando entrarono nella stanza, non trovarono traccia di lui (tutti i testimoni si convinsero che fosse venuto san Nicola stesso).

Zoja prova grande sofferenza, si pente e arriva alla fede

Zoja rimase ferma in piedi per 4 mesi fino a Pasqua. Nella notte della santa Resurrezione di Cristo Zoja gridò a gran voce: "Pregate! È spaventoso, la terra sta bruciando! Il mondo intero sta morendo nel peccato! Pregate!" Da questo momento tornò alla vita, i suoi muscoli si ammorbidirono, tornarono vivi. Zoja fu messa a letto, ma continuava a chiamare tutti a pregare per il mondo, che sta morendo nei peccati, e per la terra, che sta bruciando nelle iniquità.

Per le preghiere di san Nicola il Signore ebbe misericordia di lei, accettò la sua penitenza e perdonò i suoi peccati... questi avvenimenti colpirono terribilmente gli abitanti di Kujbyshev e dei dintorni, molte persone si rivolsero alla fede. Tanti corsero verso la chiesa per pentirsi, i non battezzati si fecero battezzare, chi non portava una croce cominciò a indossarla (non bastavano le croci per tutti quelli che le chiedevano).

A padre Dimitrij proibirono di raccontare come aveva preso l'icona da Zoja e lo inviarono a prestare servizio in un paesino lontano. Nonostante questo la gente cercava padre Dimitrij e ciò non piacque affatto alle autorità.

Il 26 ottobre del 1960 a Solovka il vescovo di Kursk e Belgorod Leonid tonsurò al monachesimo l'arciprete Dimitrij con il nome di Serafim.

Dal 14 ottobre del 1961 e fino alla fine dei suoi giorni padre Serafim fu il rettore della chiesa di san Nicola nel paese di Rakitnoe nella regione di Belgorod. Padre Serafim diede tutto sé stesso al prossimo per “salvare almeno alcuni” (1 Cor. 9 22) di quelli che sentono la voce della Chiesa e si pentono dei loro peccati.

Film: "Чудо" ("Il miracolo", di Aleksandr Proshkin, 2009)

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