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  Il più grande uomo della storia russa

Dal sito Orthodox England, 2005

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Prefazione

L'articolo che segue, su sua Santità il Patriarca Nikon (1605-1681), è stato scritto nel 1985. Dieci anni dopo fu pubblicato nella prima e nella seconda edizione del libro Orthodox Christianity and the English Tradition. Ora lo pubblichiamo invariato, questa volta in internet, in commemorazione del quattrocentesimo anniversario della nascita del Patriarca Nikon. Nelle parole di sua Beatitudine il metropolita Antonij di Kiev (1863-1936), esattamente 75 anni fa, il patriarca Nikon fu 'il più grande uomo della storia russa'.

Ora che la Chiesa in Russia sta risorgendo dalla tomba del Golgota sovietico, questo breve saggio rappresenta il nostro modestissimo contributo agli sforzi di quei pii ortodossi che vogliono vedere la canonizzazione sia del patriarca Nikon sia del metropolita Antonij in Russia. Il 17/30 agosto commemoriamo il 324° anniversario del riposo nel Signore del patriarca Nikon. Come il metropolita Antonij molto tempo dopo di lui, il patriarca Nikon ritiene che il ruolo dell'Ortodossia russa non sia soltanto nazionale, ma universale.

Dopo la caduta di Roma nell'eresia nel 1054, e poi la caduta di Costantinopoli, Nuova Roma, nel 1453, giunse in Russia il concetto di Mosca la terza Roma ('una quarta non ci sarà'). Tuttavia, nel XVII secolo, il grande patriarca Nikon ebbe un'altra visione, una spirituale, di Mosca la Nuova Gerusalemme. Nel 1917 il concetto di Mosca terza Roma cadde. Quella di Mosca Nuova Gerusalemme è stata messa in aspettativa. E' nostra esplicita speranza che, un giorno, risorga di nuovo questa sua visione di un'Ortodossia multinazionale presso il monastero di Nuova Gerusalemme a sud di Mosca.

Il 17/30 Agosto commemoriamo tutti nelle funzioni funebri che, 'anche per le sue sante preghiere', possiamo essere salvati.

p. Andrew

Il patriarca Nikon e la Nuova Gerusalemme

L'anno 1453, l'anno della caduta di Costantinopoli, Nuova Roma, è stato un anno fatidico per tutta la cristianità ortodossa in Medio Oriente e nei Balcani. Significava che ogni speranza di respingere i turchi musulmani e di liberare le loro terre ortodosse dall'oppressione sarebbe stata persa per circa 400 anni. Tuttavia, per la Russia e la Chiesa russa il significato di questa data non fu meno grande.

In primo luogo, significava che lo Stato russo era l'unica terra ortodossa libera di proteggere e conservare l'Ortodossia dalla duplice minaccia dell'Islam e cattolicesimo romano. Dalla storia sappiamo che la realizzazione di questo compito messianico venne chiamata l'idea di 'Mosca terza Roma'. In secondo luogo, significava anche che la Russia aveva perso il contatto con gli antichi centri dell'Ortodossia in Terra Santa e sul Monte Santo. In questo modo la Russia ha perso il contatto con una visione più ampia, più cattolica dell'Ortodossia, che era stata la norma a Costantinopoli, con le sue relazioni cosmopolite e sforzi missionari.

Le tentazioni che il popolo e lo Stato russo subirono dopo la caduta di Costantinopoli sono chiaramente visibili in una serie di eventi nel XV e XVI secolo. Ci fu, prima di tutto, il conflitto tra gli 'iosifiti' e gli anziani dell'Oltrevolga, i seguaci di San Nilo di Sora. Questo era in realtà un conflitto tra coloro che sostenevano la crescente influenza e il potere sulla Chiesa dello Stato russo espansionista, e coloro che consideravano il ruolo della Chiesa e, in particolare il monachesimo, puramente spirituale e indipendente dallo Stato.

Il secondo notevole conflitto fu alla fine degli anni 1560, quando Ivan il Terribile fece assassinare san Filippo, metropolita di Mosca. Anche in questo caso il conflitto era tra Chiesa e Stato. Ivan, diviso tra i doveri dell'imperatore ortodosso, o tsar, e le influenze sempre più occidentali, in particolare del Rinascimento italiano, del suo entourage, era diventato quello che oggi chiameremmo uno 'schizofrenico'. Solo questo può spiegare i suoi scoppi alternati di fervore cristiano e megalomania machiavellica. Questa tragica scissione di personalità rispecchia una potenziale divisione tra Chiesa e Stato. Questa divisione sarebbe continuata fino a quando le due parti si fossero saldate insieme in una sinfonia di teologia ortodossa, oppure fino a quando una parte avesse totalmente dominato e soggiogato l'altra. Quando giunse questo momento, in altre parole, quando la storia russa giunse a una svolta, la Chiesa russa era presieduta dal suo più grande patriarca: Nikon.

Di origine contadina, un uomo del popolo, questo brillante vescovo era prima di tutto un monaco, la cui vita interiore era incentrata su sforzi monastici e ascetici. Tali erano le qualità di questo monaco che fu presto chiaro che la Chiesa lo avrebbe chiamato a servire anche in un altro ruolo. E fu così che nel 1652 fu chiamato a diventare patriarca. Qui dobbiamo essere molto chiari, Nikon stesso non desiderò mai essere patriarca. Infatti, in un primo momento rifiutò la proposta, e infine accettò solo a condizione che tutti gli ortodossi russi fossero obbedienti alla Tradizione della santa Ortodossia ed a lui come loro patriarca.

Qui capiamo che il santo ierarca percepiva le svariate tentazioni che la Russia stava subendo in quel momento e vedeva che l'unica soluzione era la piena confessione dell'Ortodossia. La Russia doveva diventare come un monastero. Il popolo russo, tsar compreso, gli doveva obbedienza in tutte le questioni spirituali. Sarebbe stato 'l'abate della Russia'. Qui non c'era arroganza – da parte sua aveva rifiutato di essere patriarca, furono lo tsar e il popolo che lo implorarono di essere patriarca. Nikon deve aver capito ciò che era necessario perché la Russia rimanesse una terra ortodossa e le misure che dovevano essere prese per risolvere i problemi che si erano accumulati. Questi problemi erano tali che solo un atteggiamento monastico e ascetico nei loro confronti da parte di tutto il paese avrebbe portato a una soluzione: da qui la sua chiamata all'obbedienza monastica – che ottenne.

Come fece dunque il patriarca, eletto all'unanimità, ad affrontare i problemi che erano venuti al pettine, e qual era l'esatta natura di questi problemi? Come riuscì il patriarca ad avere quasi successo e come fu annullata la sua opera? C'è qualche verità nell'accusa che il patriarca fu responsabile per lo scisma dei Vecchi Ritualisti a causa del suo orgoglio prepotente? Questa accusa è stata continuamente mossa contro di lui per tutto il periodo sinodale della storia della Chiesa russa, quando il patriarcato fu abolito e la Chiesa fu gestita su linee protestanti da un ministero, e l'accusa fu poi ripetuta fedelmente dagli storici occidentali. Cerchiamo di rispondere a queste domande alla luce della fede ortodossa.

Il primo grande problema nella vita della Chiesa russa del tempo del Patriarca Nikon era forse il conflitto tra i discendenti spirituali di san Giuseppe di Volotsk e di san Nilo di Sora. San Giuseppe e i suoi discepoli avevano detto che i monasteri possono essere proprietari terrieri, in collaborazione con lo Stato. San Nilo e i suoi seguaci avevano detto di no. Come un uomo di preghiera e digiuno, Nikon non poteva fare a meno di solidarizzare con la tradizione monastica ed esicasta dei 'niliti'. D'altra parte, come patriarca, Nikon era pienamente consapevole della necessità di una stretta collaborazione tra Chiesa e Stato, come della tradizione di San Giuseppe, che era già stato canonizzato dalla Chiesa. Conosceva bene i pericoli di un misticismo e di uno spiritualismo disincarnato, ma conosceva anche i pericoli di una Chiesa subordinata allo Stato.

Il patriarca, da profondo teologo, desiderava vedere una piena sinfonia, o armonia, ortodossa tra Chiesa e Stato. Era un teologo dell'incarnazione, ma forse era soprattutto uno che apprezzava l'equilibrio e l'armonia, comprendendo che anche Nilo era un santo, e che anche lui un giorno sarebbe stato canonizzato. Nei rapporti Chiesa-Stato il patriarca Nikon desiderava vedere l'equilibrio e l'armonia. Le conseguenze e le implicazioni di questo apprezzamento delle tradizioni di entrambi, san Giuseppe e san Nilo, le vedremo più avanti.

La seconda questione non era un problema interno, ma uno esterno. Riguardava le differenze tra i libri liturgici e le pratiche dei russi e quelle dei greci. Essendo egli stesso uno del popolo, il patriarca sapeva quanto il contadino devoto era attaccato ai riti della Chiesa. Sapeva quindi che qualsiasi armonizzazione delle pratiche russe con quelle greche, qualsiasi 'riforma', avrebbe dovuto essere effettuata con una certa elasticità e diplomazia. D'altra parte, si rendeva anche conto che era necessario portare la pratica liturgica russa in linea con la prassi dell'antico Oriente ortodosso.

Questo avveniva perché egli vedeva la necessità dell'unità ortodossa a livello mondiale contro la duplice minaccia dell'Islam e dell'Occidente. La Russia non poteva veramente accettare la responsabilità di essere la 'terza Roma', se la Chiesa russa non era d'accordo in tutto con il resto della Chiesa ortodossa. La Russia non poteva rimanere una provincia isolata quando il resto del mondo ortodosso stava appellandosi a lei per difendere l'integrità della fede ortodossa. Se Mosca doveva essere la terza Roma, avrebbe dovuto assumersene seriamente la responsabilità, in caso contrario il titolo sarebbe rimasto vuoto. L'ampiezza di visione del santo patriarca continua a stupirci in un momento in cui consideriamo noi stessi come internazionali. E non solo aveva la visione di una Chiesa forte e solidamente unitaria, unificato anche sul punto delle consuetudini liturgiche, ma era anche pronto a mettere in pratica questa visione, rischiando la propria posizione in merito.

Nel considerare Mosca come la terza Roma, il patriarca non poteva non tener conto delle sorti delle prime due Rome. La prima era caduto sotto la tentazione del potere mondano, offertole dai semi- barbari franchi, in cambio del diritto di corrompere la cristianità occidentale alterando il Credo con l'aggiunta del filioque. La seconda era caduta in una tentazione simile, quella di vendere la sua fede all'Occidente nel Concilio di Firenze in cambio del sogno di protezione militare contro i turchi. Deve essere stato chiaro al patriarca che la stessa sorte poteva capitare alla terza Roma, se avesse accettato di dare la propria fede in cambio di potere mondano e gloria.

Già c'era chi, bigotto e ignorante, considerava lo Stato russo infallibile ed era pronto, sotto l'influenza ideologica occidentale, a sacrificare tutto allo Stato. Al fine di controbilanciare i crescenti pericoli di questa ideologia, il patriarca presentò una nuova nozione – quella di Mosca la seconda Gerusalemme. Ma questo non era un semplice concetto, un'idea; il genio costantemente energico del patriarca mise in atto l'idea con la costruzione del complesso della Nuova Gerusalemme a sud di Mosca. Scegliendo un'area che assomigliava in modo piuttosto notevole a Gerusalemme e un fiume, l'Istra, che somigliava notevolmente al Giordano, il patriarca incarnò l'idea di Mosca la seconda Gerusalemme.

Al cuore della Russia, il centro dell'Ortodossia nel mondo, ci sarebbe stata una Gerusalemme interiore, incarnata nella pietra, in modo che lo Stato russo non sarebbe stato in grado di dimenticare la sua vera vocazione messianica. Sarebbe stato in grado di portare la Nuova Gerusalemme, Sion, la Chiesa, a tutti i popoli della Terra, per sostenere e proteggere la fede della Chiesa contro tutti gli aggressori, per divinizzare l'umano, per portare il Paradiso sulla Terra elevando la terra al Cielo. Tale era la teologia di questo nuovo Padre della Chiesa, il patriarca Nikon. La Nuova Gerusalemme sarebbe stata aperta a tutti i popoli, resi ortodossi, che avrebbero pregato e lavorato insieme in un'icona vivente, relativa al prototipo della Nuova Gerusalemme celeste. Qui i popoli della Terra avrebbero dimorato insieme in unità cattolica, a immagine e somiglianza della santa e vivificante Trinità.

Perché Mosca fosse una Nuova Gerusalemme, però, doveva essere risolto un altro problema: la questione dei rapporti tra la Russia e l'Occidente. Questo problema, come vedremo, era per molti versi più significativo, anche se la maggior parte della gente non ne erano consapevole al momento. Il patriarca Nikon lo era. Si rese conto che l'Europa occidentale, attraverso la sua ideologia e quindi la sua tecnologia, era già diventata la potenza più significativa nel mondo. L'influenza occidentale era penetrata tra i nobili della corte, c'era una forte influenza occidentale nell'Occidente della Russia, una forte influenza mercantile a Mosca, ed era ancora fresco nella mente di molti il ricordo dell'occupazione polacca di Mosca solo due generazioni prima. Quanto tempo ci sarebbe voluto prima che questa influenza si facesse sentire nella Chiesa o sullo stesso tsar?

Per combattere queste influenze, lo Stato e la Chiesa cercarono di contenere gli stranieri, "tedeschi", in determinate zone e di convertirli al cristianesimo ortodosso. Simbolica di questo tentativo fu la denuncia nel 1655 delle icone 'franche'. Queste 'icone', o piuttosto queste immagini religiose, furono chiamate così perché erano dipinte in uno stile realistico occidentale. Somigliavano più all'arte sentimentale, carnale di Polonia e Italia che all'iconografia della Chiesa. Il patriarca raccolse queste 'icone' dalle case dei nobili e la Domenica dell'Ortodossia 1655 lanciò un anatema contro chi dipingeva o possedeva queste immagini latine. Le immagini furono poi o sepolte oppure riverniciate in maniera ortodossa, diventando icone. Questa azione era profondamente simbolica, perché significava la volontà del patriarca che l'Ortodossia fosse purificata e rinnovata, liberata dalla minaccia sempre crescente dell'Occidente. Il patriarca voleva vedere il rinnovo di un'Ortodossia la immagine veniva deformata, despiritualizzata e scristianizzata attraverso falsi e parodie della fede cristiana.

Minacciosamente, i nemici oscurantisti e ignoranti del patriarca Nikon, isolazionisti xenofobi o nobili occidentalizzati, cominciarono a chiamare iconoclasta il santo patriarca. Questi nemici erano persone per le quali l'Ortodossia era semplicemente un insieme di riti formali esterni, oppure un'appendice dello Stato, o, peggio ancora, un razionalismo orientale. Questo terzo gruppo era molto forte nel sud-ovest della Russia e a Kiev. Influenzati dalla Polonia, qui avevano fatto dell'Ortodossia poco più di una scolastica orientale sul modello cattolico romano, in metodo, forma e spirito.

Il grande patriarca Nikon si era impegnato a proteggere la fede ortodossa, con il consenso della Chiesa, dello tsar e dei nobili. In considerazione della crescita della Russia come potenza mondiale, aveva preso tutte le precauzioni possibili per garantire il futuro della Chiesa in Russia e nel mondo ortodosso. La strada per una forte Chiesa in Russia, per l'unità della Chiesa ortodossa nel suo insieme, per l'opera missionaria in Siberia, Cina, Alaska, Giappone e anche in Occidente fu aperta da questo straordinario ierarca. Non aveva mai cercato di essere vescovo, figuriamoci patriarca, ma cercava solo la Gerusalemme celeste per tutta l'umanità e questo fu incarnato nella costruzione della Nuova Gerusalemme fuori Mosca. Dov'era dunque il punto debole, se il santo vescovo aveva preso tutte le precauzioni possibili?

La prima indicazione che non tutto andava bene giunse nel 1656 quando lo tsar Alessio, i cui rapporti con il patriarca erano stati in un primo momento così equilibrati e armoniosi, tornò dalla guerra russo-lituana. Il patriarca scrisse che lo tsar '...era diventato orgoglioso, cominciava a disprezzare i comandamenti e cercava anche di interferire negli affari della Chiesa'. (Una storia della Chiesa russa, del metropolita Makarij, Vol. XII, p. 309). Sembrerebbe che da questo momento in poi, esaltato dalle sue vittorie mondane, lo tsar non abbia più volto accettare la situazione di 'sinfonia' tra Chiesa e Stato. Influenzato dalle idee occidentali, desiderava una monarchia assolutista su linee occidentali. Ciò che stava succedendo in questi anni fatidici era che la monarchia ortodossa si stava sviluppando nel monarchismo, in altre parole, in un'ideologia anti-ecclesiale. Non è una sorpresa apprendere che da questo punto in poi lo Stato cominciò a intervenire sempre di più negli affari della Chiesa; in particolare, fu lo Stato a essere responsabile per lo scisma dei Vecchi Ritualisti. Il patriarca Nikon, vedendo quello che stava accadendo, rassegnò di nuovo le dimissioni nel 1658.

Lo Stato fu la causa diretta dello scisma dei Vecchi Ritualisti. Il Patriarca era abbastanza disposto affinché coloro che non volevano accettare le modifiche al rituale della Chiesa russa per portarlo in linea con le pratiche del resto della Chiesa ortodossa, potessero continuare a usare i loro riti 'antichi'. Era un uomo del popolo e ben capiva il desiderio dei semplici di mantenere i loro usi antichi. Richiese solo una cosa, che chi manteneva i riti "vecchi" rimanesse in obbedienza e in unità con il resto della Chiesa. Il metropolita Makarij scrisse che se Nikon avesse continuato a essere il patriarca, non ci sarebbe mai stato uno scisma. (Una storia della Chiesa russa, vol. XII, pp.225 - 226). Lo scisma non ebbe inizio fino a quando il patriarca fu rimosso dal suo incarico e in effetti guadagnò forza solo dopo il riposo del patriarca. Lo Stato non condivise la tolleranza di Nikon. Richiese piena uniformità. Dopo il riposo del patriarca, cominciò a perseguitare coloro che continuavano a utilizzare i riti "antichi", inasprendo così coloro che resistevano ai cambiamenti e dando forza alla sopportazione dei Vecchi Ritualisti. Il patriarca Nikon, d'altra parte, non perseguitò nessuno, anche se sapeva che molti dei riti "antichi" erano in realtà innovazioni relativamente recenti. Contro i conservatori oppose la Tradizione, il respiro dello Spirito Santo nella Chiesa. Senza persecuzioni i Vecchi Ritualisti sarebbero morti da soli. Lo Stato, tuttavia, non considerava le questioni in questo modo. Non c'è da stupirsi che molti chiamassero il successore dello tsar Alessio, Pietro I, 'Anticristo'.

Sappiamo che in seguito il patriarca Nikon fu prima calunniato e poi condannato, per essere in seguito riabilitato, ma troppo tardi, dopo il suo riposo. Come nel caso precedente di san Fozio il Grande, patriarca di Costantinopoli, ci furono molti intrighi contro Nikon, molti vendettero le loro anime allo Stato, e gli intrighi più importanti giunsero fino a Roma attraverso il vescovo uniata apostata e spretato (per sodomia), Paissio Ligarides. Alcuni diffamarono Nikon affermando che era un carrierista e voleva il potere assoluto per se stesso. Naturalmente il patriarca non aveva pretese. Non volle mai essere patriarca, e rassegnò le sue dimissioni per due volte, nel 1655 e nel 1658. Tuttavia, sappiamo anche che per il popolo russo, sia al suo riposo sia dopo, il patriarca Nikon fu visto come un santo, un giusto portatore della passione per la fede ortodossa, un confessore. Infatti molti miracoli sono stati registrati, fino alla Rivoluzione, presso la sua tomba nel monastero della Risurrezione in Nuova Gerusalemme a sud di Mosca. Ma cosa possiamo dire delle conseguenze di questo epocale conflitto Chiesa-Stato ? Che cosa possiamo concludere? Quale lezione si può trarre?

Nello sfidare il patriarca e quindi l'Ortodossia, lo tsar Alessio aprì la strada a Pietro I e poi alla tedesca Caterina, che perseguitò così violentemente il monachesimo russo, e a tutto il periodo sinodale della storia della Chiesa russa. L'idea di Mosca terza Roma divenne una ideologia di Stato nazionalista, perché non era condivisa con l'idea spirituale di Mosca seconda Gerusalemme. L'intero meccanismo di Chiesa e Stato divenne squilibrato, disarmonico, deregolamentato, come una macchina fuori controllo. Anche se alcuni degli imperatori successivi furono più che virtuosi - possiamo pensare soprattutto allo tsar-martire Nicola – erano intrappolati in un sistema che era diretto verso la distruzione. Il rituale doveva essere equilibrato dal contenuto interno, dalla preghiera. Il respiro internazionale della visione del Patriarca Nikon fu perso in un'ideologia dello Stato a volte maschilista e intollerante. Per quanto riguarda le icone 'franche' che il patriarca aveva condannato pubblicamente, queste ben presto divennero così diffuse nella società russa che i Vecchi Ritualisti divennero praticamente gli unici a rimanere fedeli all'iconografia ortodossa canonica.

Ma non dobbiamo dipingere un quadro troppo nero delle conseguenze di questo conflitto Chiesa-Stato, di questa scristianizzazione autoimposta dello Stato russo. Vi furono certamente tragedie nel periodo sinodale, in cui la Russia per oltre 200 anni rimase senza un patriarca, ma vi furono anche trionfi dello spirito. Non dobbiamo dimenticare i sacrifici di quei vescovi-santi dei secoli XVIII e XIX che sono rimasti fedeli alla Tradizione ortodossa. Non dobbiamo dimenticare gli sforzi dei santi Paisio (Velichkovskij) e Serafino di Sarov, dalle cui preghiere la Russia fu probabilmente salvata dal demonismo di Napoleone e di Hitler. Non possiamo dimenticare i santi eremiti, gli anziani di Optina e la grande fioritura di pietà ortodossa, sotto guida monastica, nel XIX secolo. Ciò ebbe il culmine nelle missioni di tutto il mondo dell'Ortodossia in Asia e anche in Occidente. In Russia portò al fenomeno spirituale di san Giovanni di Kronstadt e preparò centinaia di migliaia all'estremo sacrificio nel martirio contemporaneo della Chiesa russa.

Da questo grande patriarca, il più grande dei patriarchi russi, apprendiamo tuttavia la più grande delle lezioni: se la nostra vita non si basa sulla preghiera, sulla nuova Gerusalemme, allora il nostro regno cadrà, perché il Signore Gesù Cristo è al centro di tutte le cose. E se per un certo tempo, la cui durata è nota solo a Dio, la Nuova Gerusalemme, l'icona del Cielo costruita dal santo patriarca, si trova silenziosa e deserta nella campagna di Mosca, ciò non significa in alcun modo che i nostri cuori, anch'essi chiamati a essere icone del Cielo, devono starsene silenziosi e deserti. Finché Cristo vive in noi, anche la Nuova Gerusalemme vive dentro di noi.

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