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  Madre Maria Tuchkova (1781-1852)

Ritratto di madre Maria Tuchkova, artista ignoto, c. 1840

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Margarita Mikhajlovna Naryshkina (in seguito rassofora Melania, e poi monaca/igumena Maria), è una delle figure più importanti del monachesimo femminile russo del XIX secolo.

Margarita Naryshkina nacque il 2/13 gennaio 1781, figlia maggiore del tenente colonnello Mikhail Petrovich Naryshkin (1753-1825) e della principessa Varvara Volkonskaja (1760-1827). Ebbe cinque sorelle e due fratelli (uno dei quali fu l'ufficiale decabrista Mikhail Mihajlovich Narishkin).

Margarita fin dai primi anni dimostrò un carattere forte ma sensibile; parlava un perfetto francese, amava la lettura e la musica ed era dotata di una voce meravigliosa. Era di una bellezza strana, alta e molto sottile, dai tratti del viso irregolari, dalla pelle sorprendentemente bianca e dagli occhi verdi e vivaci.

A 16 anni, Margarita sposò in un matrimonio combinato Pavel Mikhailovich Lasunskij, l'unico figlio della vedova Lasunskij che era molto amica dei Naryshkin. Il matrimonio fu di breve durata e infelice: due anni più tardi Margarita divorziò a causa del comportamento immorale del marito. La dissolutezza del giovane Lasunskij era così nota a San Pietroburgo, che il divorzio fu ottenuto con facilità.

Aleksandr Alekseevich Tuchkov, ritratto di A. G. Varnek

Margarita Mikhailovna incontrò per la prima volta Aleksandr Tuchkov (1778-1812) al tempo del primo matrimonio infelice. Appreso del divorzio, lui non esitò a corteggiarla. Ma i Naryshkin erano così spaventati del primo matrimonio fallito della figlia che non diedero il loro consenso al suo secondo matrimonio fino al 1806, quando Margarita ebbe 25 anni.  I brevi anni del secondo matrimonio furono completamente felici. Margarita era fiera della bellezza del marito, che in società era paragonato ad Apollo, del suo coraggio e valore.

Al matrimonio, Margarita indossò un vestito che aveva cucito di persona. C'è una leggenda che quando la processione nuziale stava lasciando la chiesa, la carrozza con gli sposi fu fermata da un povero vecchio, che porse un bastone alla sposa dicendo "Maria, prendi questo piccolo segno". "Hai fatto un errore, batjushka, il mio nome è completamente diverso", rispose Margarita. Tuttavia, il vecchio insistette, e gli sposi accettarono dalle sue mani il suo strano regalo.

Margarita ottenne dall'imperatore il permesso di accompagnare il marito nella guerra russo-svedese del 1807 e condivise con lui tutte le difficoltà della vita militare. Comparve più volte accanto a lui sotto forma di attendente di campo, nascondendo la sua treccia sotto il berretto, perché alle mogli era proibito apparire nell'esercito durante una campagna. Nella sua persona per la prima volta apparve un'infermiera nell'esercito russo. Margarita creò punti di ristoro per le persone che soffrivano la fame nelle aree colpite dai combattimenti. Nella campagna finlandese, visse il feroce freddo nelle tende, camminò con le truppe nei cumuli di neve, attraversò fiumi stando nell'acqua gelida fino alla cintola.

Nella guerra patriottica contro Napoleone nel 1812, Margarita non poté seguire il marito. A quel tempo aveva il figlio Nikolaj, nato nel 1811, da svezzare. Fu deciso che avrebbe accompagnato il marito fino a Smolensk e sarebbe tornata dai genitori a Mosca. I Narishkin lasciarono Mosca per la loro tenuta a Kostroma, Margarita voluto rimanere nella città di provincia di Kineshma, dove il 1/13 Settembre 1812 apprese dal fratello Kirill Mikhajlovich (aiutante di campo del generale Barclay de Tolly) della morte del marito, ucciso nella battaglia di Borodino. Per diversi anni, Margarita non poté vedere suo fratello senza ricordare il loro incontro a Kineshma, e senza stare male come conseguenza.

Secondo una leggenda, Margarita ebbe una premonizione della morte del marito: in un sogno udì le parole: "Il tuo destino finirà a Borodino", molto tempo prima della battaglia. Lei e il marito, senza successo, cercarono il nome di questo paese sulla mappa e non riuscirono a trovarlo in un atlante geografico da tasca.

Simon Kozhin, M. M. Tuchkova a Borodino. Panichida per il generale A. A. Tuchkov. Olio su tela.

Margarita si recò al campo di battaglia per cercare il corpo del marito: da una lettera del generale Konovnichyn sapeva che Tuchkov morta vicino alla ridotta di Semenov. Le ricerche tra decine di migliaia di morti non produssero nulla: il corpo di Aleksandr Tuchkov non fu mai trovato, e Margarita fu costretta a tornare a casa.

Questi orrori colpirono così la sua salute, che talvolta a casa temeva per la sua sanità mentale. Riprendendosi, decise di costruire a proprie spese una chiesa sul luogo della morte del marito. Vendette i suoi gioielli e con l'assistenza dell'imperatrice Maria Feodorovna comprò tre ettari di terreno, dove nel 1818 iniziò a costruire una chiesa dedicata al Volto non manufatto del Salvatore (icona protettrice del reggimento Revel). In origine questa doveva essere solo una piccola cappella, ma l'imperatore Aleksandr I concesse un fondo di 10.000 rubli con cui nel 1820 fu costruita e consacrata una chiesa di pietra, che attirava pellegrini da tutta la Russia. La vedova Tuchkova decise di dedicare il resto della vita alla memoria del marito e all’educazione del figlio Nikolaj, e si trasferì a Borodino, in una piccola casa costruita appositamente, dove visse con Nikolaj e la sua governante francese.

Nikolaj Tuchkov, 1820

Nikolaj Tuchkov, iscritto al corpo di guardia imperiale e amato da tutti per la sua gentilezza, non godeva di buona salute, e morì appena quindicenne nel 1826. Fu sepolto nella Chiesa del Salvatore.

L'igumena Maria negli anni 1849-1852, dagherrotipo

Dopo la deportazione in Siberia del fratello decabrista Mikhail, la morte del padre nel 1825, e infine quella di suo figlio, nulla più tratteneva Margarita nel mondo.

Si trasferì definitivamente a Borodino, dove cercava conforto aiutando i poveri, e dedicandosi a causa successiva – la preparazione di un nuovo convento, dove altre donne che avevano perso i loro mariti in battaglia si erano unite a lei. Nel 1838 Tuchkova prese i voti di rassofora con il nome di Melania. La comunità di Spaso-Borodino, per ordine imperiale, divenne un monastero cenobitico di seconda classe nel 1839.

Durante la cerimonia di inaugurazione del monumento di Borodino nel 1839, l'imperatore Nicola I visitò il monastero e la cella della rassofora Melania, la cui sofferenza lasciò una forte impressione sul sovrano; questi concesse il perdono a suo fratello Mikhail, e nel 1840 la convocò a San Pietroburgo per essere la madrina della moglie dell'erede al trono, Maria Aleksandrovna, con la quale sarebbe rimasta in corrispondenza fino alla sua morte.

Sorella Melania ricevette la mantia di monaca con il nome di Maria il 28 giugno / 11 luglio 1840. Il giorno dopo, Maria divenne igumena del convento Spaso-Borodino. L'installazione dell'igumena ebbe luogo secondo l'ordine dell'antico rito di ordinazione delle diaconesse. Il nome di Maria fu scelto in ricordo dell'episodio avvenuto nel suo giorno di nozze. Anche da igumena, madre Maria conservò il carattere che aveva avuto da laica, e nelle rare apparizioni pubbliche fuori dal convento, affascinava tutti con i suoi discorsi brillanti e raffinati.

Madre Maria morì a 71 anni a Borodino il 29 aprile / 11 maggio 1852, e fu sepolta nella chiesa del convento del Salvatore (eretta vicino al luogo dove morì il marito), accanto a suo figlio.

È interessante notare come Margarita Tuchkova non abbia preso subito i voti monastici, ma si sia preparata a riceverli per un lungo periodo. Uno dei suoi insegnanti fu il metropolita Filarete (Drozdov) di Mosca. Le ci vollero otto anni di preparazione per prendere i voti. Con un tale insegnante, maturò una personalità sorprendente. Nel corso di 20 anni, l'igumena Maria costruì un'altra chiesa, un campanile e alloggiamenti per le sue suore, radunando uno splendido e famoso coro. Il convento del Salvatore di Borodino fu chiuso nel periodo sovietico, ma ha riaperto i battenti nel 1992. Una volta alla settimana, la quiete monastica è rotta dall'arrivo di sposi, che vedono il convento come simbolo di amore eterno.

Convento del Salvatore di Borodino (Spaso-Borodinskij). Foto scattata nel 1911 da Sergej Mikhailovich Prokudin-Gorskij, pioniere della fotografia a colori

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