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  Il caso Calciu e la psicosi delle reliquie

Dal blog di Răzvan Codrescu

 

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16 novembre 2013: parastasi davanti a una tomba vuota

Dalla pietà alla follia

Negli ultimi giorni, la stampa ha cominciato a parlare di più delle ultime novità del monastero di Petru-Vodă come di uno "scandalo", suggerendo che alle loro spalle vi sia non si sa quale oscura cospirazione contro all'onore dei martiri della nazione e al "miracolismo" così attraente non solo per certi fanatici ingenui, ma anche per alcuni media privi della cultura religiosa più elementare e di qualsiasi orizzonte morale e spirituale. Gettano paglia sul fuoco anche i responsabili di abusi commessi in quel luogo, che non hanno esitazioni a mentire e incitare la gente in nome della loro fede sviata, accusando di questa confusione l'abate, i vescovi o i fratelli della congregazione che non condividono le loro esaltazioni paranoiche.

Alla fine del racconto su questo blog riguardo alla parastasi (commemorazione funebre) dei 7 anni  dopo la morte di Padre George Calciu (16 novembre), l'autore – l'avvocato e teologo Lucian D. Popescu, vicino alla famiglia del sacerdote, sua vecchia conoscenza, figlio spirituale e biografo, che non può essere sospettato di intenzioni impure e ha piena legittimità a pronunciarsi – faceva riferimento all'esumazione compiuta in segreto (di cui ha saputo solo al ritorno a Bucarest), con un avviso discreto che "la pietà popolare può perdersi nello spirito dell'errore e l'errore delle persone rette è pur sempre un errore..." (vedi qui).

Subito dopo, con il concorso di canali televisivi ingordi di sensazionalismo (Antena 3, Kanal D, ecc.), la più antica "psicosi delle reliquie" ha conosciuto una nuova recrudescenza, di fronte alla quale la Chiesa, purtroppo, non ha reso pubblico alcun approccio ufficiale, lasciando la gente nella  confusione e nello smarrimento. Io, dopo tante domande con le quali sono stato assalito nel contesto, perché ero tra le persone vicine al sacerdote (che ho conosciuto nel 1984) e il suo editore costante (dal 1996), ho promesso ai lettori del blog di riassumere i fatti e di esprimere il mio punto di vista su di loro, restando come tutti in attesa di un comunicato ufficiale – da parte della metropolia di Iaşi o un'altra fonte ecclesiale titolata – che fornisca chiarimenti e orientamenti per i credenti lasciati finora in balia delle manipolazioni dei media o delle voci correnti. Nessuno può sostituire la parola della Chiesa, per quanto informato, rilevante e onesto. (R. C.)

Strumentalizzato da una manciata di psicopatici dell'Ortodossia come un paravento negli ultimi anni della sua vita, padre Iustin Pârvu continua a essere usato come tale dopo la morte: coloro che hanno proceduto senza alcuna benedizione a disseppellire padre Calciu hanno invocato l'intenzione, dichiarata una volta a questo proposito, dello stesso padre Iustin. E, naturalmente, hanno cercato di far prevalere la "tradizione" moldava della riesumazione dopo 7 anni, che non ha alcun fondamento canonico (è praticata in alcuni luoghi, tra cui il Monte Athos, per mancanza di spazio, ma questo non è il caso da noi). Per quanto riguarda l'affermazione di un certo monacello che il padre gli sarebbe apparso in un sogno e avrebbe ordinato l'esumazione, non vedo in virtù di quale fondamento possa essere accreditato (chiunque può venire a dire di aver sognato qualsiasi cosa; senza altri segni che lo corroborano, il "sogno", anche se è avvenuto davvero, rimane nullo).

Gli audaci cacciatori di reliquie (anche all'interno della comunità monastica di Petru-Vodă) non hanno avuto pazienza di attendere neppure la parastasi (che – senza che i partecipanti lo sapessero – si è svolta davanti a una tomba vuota): hanno messo mano alle vanghe e hanno proceduto all'esumazione un paio di giorni prima. Sorpresi dall'abate Hariton (che ha citato, tra le altre cose, anche la disposizione testamentaria di padre Calciu: Se nel corso degli anni, per alcune esigenze di costruzione o per altre ragioni, il mio corpo sarà esumato e, con stupore di molti, sarà incorrotto, i sacerdoti leggano su di esso le preghiere di scioglimento dalle maledizioni, perché il corpo si dissolva negli elementi di cui era composto, perché questo miracolo non sarà fatto da Dio, ma dall'inganno del maligno. I sacerdoti che hanno visto siano vincolati a non parlare mai di questo falso miracolo e mettano il corpo in un'altra tomba, dimenticato per sempre...) sono stati rimproverati e fermati, ma sono tornati di notte, di nascosto, e hanno finito il lavoro con la copertura delle tenebre, portando via i resti di padre Calciu e chiudendoli nella cella di padre Iustin. Poi, sempre loro, hanno chiamato una delle più immonde TV (Antena 3) per filmare il "miracolo" in vista della sua copertura mediatica e hanno inviato una lettera al metropolita di Iaşi (in quel momento assente dal paese), "per venire a venerare le reliquie del santo".

Sono entrato in una sorta di panico quando ho saputo della minaccia fatta dal signor Andrei Calciu (figlio del sacerdote, avvocato a Washington D.C., che aveva udito molto in precedenza ciò che si stava preparando), che, nel caso che suo padre fosse stato riesumato, avrebbe citato in giudizio i responsabili, in qualità di cittadino americano, per "profanazione di tombe". Di fronte a questa prospettiva, qualche preoccupazione è stata sentita anche a livello episcopale.

Vi chiederete, di sicuro, quale era lo stato del cadavere esumato (per il quale vi era preoccupazione tra i parenti del sacerdote, perché non cominciasse a essere diviso in frammenti, come è successo, in parte, con i resti del poeta Radu Gyr, riesumato l'anno scorso - non senza l'accordo della famiglia - dal cimitero Bellu di Bucarest e riseppellito nel cimitero del monastero Petru-Vodă, poi nuovamente riesumato e messo in chiesa per la pubblica venerazione delle "reliquie" di un santo decretato ad hoc senza alcun processo di canonizzazione!). Defunto e imbalsamato negli Stati Uniti (dove ha vissuto gli ultimi 21 anni della sua vita), padre Calciu, che ha voluto essere sepolto a Petru-Vodă, fu portato nel paese in una bara sigillata in cui il corpo era avvolto in una pellicola protettiva. Prima di passare al luogo di sepoltura il corpo fu posto nella chiesa del monastero Radu-Vodă a Bucarest (dove aveva pronunciato, nel 1978, le "sette parole ai giovani"), e la bara fu aperta e la pellicola rimossa dalla testa al petto (il padre sembrava un uomo addormentato - gli americani avevano fatto un buon lavoro - e così gli abbiamo detto addio, alla vigilia del dicembre 2006). Quando la bara è stata nuovamente chiusa, la pellicola protettiva non è stata tirata sulla parte superiore del corpo, in modo che la decomposizione nel suolo non è stata uniforme: la parte scoperta si è seccata ("un teschio con la barba") e quella coperta è rimasta pressoché immutata dopo sette anni. È per questo motivo che in televisione e in internet sono stati mostrati per lo più i piedi nudi, mentre la testa era coperta da un cappuccio nero, per non scioccare e per servire al presunto "miracolo " (cioè l'idea fissa di "reliquie" a qualsiasi prezzo). Infatti, per ora, tutte queste cose hanno la loro spiegazione puramente naturale.

L'imbalsamazione (soprattutto quando è molto ben fatta) altera molto le condizioni di decomposizione naturali (nelle quali non è indifferente il luogo di sepoltura – in questo caso, molto umido). Ancor meno si possono trarre conclusioni definitive a un intervallo così breve sul possibile stato di reliquie di quelle ossa (uno stato che non può conferire chiunque, come gli pare, ma solo un comitato legalmente costituito, dopo lunghi controlli). Nessuno può sapere – solo il buon Dio – se con il passare del tempo diverranno oppure no sante reliquie, dopo un certo numero di anni. Bisognava avere pazienza e rispettare i criteri o gli statuti stabiliti per questi casi dalla tradizione della Chiesa (v., in particolare, la sezione intitolata "Reliquie. False reliquie" del volume Spitalul creştin. Introducere în medicina pastorală, del prof. Pavel Chirilă e del rev. dr. Mihai Valică, ed. II, 2009, pp 121-135 – documento pubblicato nella raccolta "Teologie aplicată" della casa editrice Christiana, con la benedizione dello stesso metropolita Teofan di Moldova e Bucovina).

Con un certo ritardo (e visto che le cose tendono a sfuggire più di controllo), il metropolita di Iaşi si è pronunciato per la re-inumazione, indicando, in accordo con l'abate Hariton, un luogo più asciutto nelle immediate vicinanze della chiesa. Allo stesso modo si era pronunciato, alcuni anni fa, anche il patriarca Teoctist in un altro caso simile: uno da Boroaia, dove erano già iniziati i pellegrinaggi alle presunte reliquie di Padre Ilarion Argatu ("Lasciate sepolto il morto!"). La gerarchia della Chiesa ha l'autorità e il dovere di essere ferma quando la pietà popolare rischia di procedere a vanvera, o per dirla in altro modo, quando la pietà scivola nella follia. Questa "psicosi delle reliquie" (voler obbligatoriamente toccare la santità) confina con la superstizione idolatrica, piuttosto che con la vera fede, dando l'acqua al mulino del sensazionalismo a buon mercato e rischiando di creare pericolosi precedenti e di screditare il culto delle reliquie nella coscienza del pubblico più vasto (e quindi incline a vedere nella pratica ortodossa, dopo tanti anni di istruzione atea o laicista, alcune reminiscenze – mentali e di comportamento – di "primitivismo medievale", come ben sappiamo che è accaduto, mutatis mutandis, nel caso Tanacu).

Si è tergiversato ancora un poco, ma alla fine – grazie a Dio! – i resti di padre Calciu sono stati sepolti nuovamente – non ho ben capito perché non in un luogo più salubre accanto alla chiesa, ma nella stessa tomba originale, ma questo è meno importante.

Va salutato con favore il fatto che la comunità monastica ha capito la necessità di assumersi la responsabilità di far ritornare le cose nel loro solco naturale e fare un'ammenda profilattica della disobbedienza portatrice di follia, votando all'unanimità di escludere dal monastero i colpevoli di questo abuso riprovevole (i capi delle malefatte sono stati i monaci Teodot e Gabriel - quest'ultimo noto come proprietario di uno dei blog 'ortodossisti' più tossici, Apologeticum, il cui radicalismo suburbano ha portato negli ultimi anni un disservizio incalcolabile all'immagine pubblica di padre Iustin e del monastero Petru-Vodă; e non c'è da stupirsi che siano saltati in loro difesa altri blog congeniti, cercando, senza alcun argomento serio, ma solo con retorica esaltata, di perpetuare la follia e di fare dei condannati, come osserva di recente il monaco Moise Iorgovan, una sorta di "martiri delle reliquie" – un'ultima follia che può essere ancora più grave della prima).

E così, dopo tutta la tensione e la confusione provocata dalla riesumazione abusiva e dai suoi irresponsabili riflessi mediatici, la situazione sembra essersi calmata (e si spera che il signor Andrei Calciu mostrerà comprensione e perdono, per quanto giustamente disturbato dalle immagini raccolte su internet). E forse la gerarchia della nostra Chiesa capirà meglio il motivo per cui è necessario che queste cose siano chiare e a livello ufficiale, per custodire la pietà dalle tentazioni della follia e l'autorità dal sospetto di debolezze negligenti.

Per quel che riguarda padre Calciu, il fatto che le ossa non siano state convalidate come reliquie non diminuisce nulla la santità e l'eventuale cammino verso il Sinassario dei santi: egli rimane un'importante figura di martire del XX secolo circondato in modo sempre più visibile dal calore della pietà popolare. Non tutti i santi hanno reliquie, e un santo senza reliquie non è per questo meno santo.

Padre Gheorghe, confessore sacrificale, prega per noi, perché non diventiamo folli, e perché non diventiamo follia per altri, ma per commemorare sul sentiero giusto i martiri e gli eroi, elevandoci all'altezza del loro esempio e rendendo grazie a Dio, che è glorificato nei suoi santi – con reliquie o senza reliquie!

Răzvan Codrescu

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