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  Una chiesa al crocevia di tragedia e speranza

di Tatiana Veselkina, pravoslavie.ru, 16 ottobre 2013

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 La chiesa di san Nicola il Taumaturgo prima degli attacchi terroristici

Ancora una volta è autunno a New York - un autunno caldo ma rinfrescante dopo l'estenuante calura estiva. L'azzurro del cielo è trafitto dalla guglia del nuovo World Trade Center a Lower Manhattan. La polizia inonda la città all'avvicinarsi dell'11 settembre. E... una sensazione dolorosa nel tuo cuore. Chiedi alla gente del posto e ti accorgerai che questo sentimento è familiare a molte persone a New York. Non può essere dimenticato, non può essere cancellato dalla loro memoria.

Ma il popolo cristiano ortodosso, sia di newyorkesi sia di turisti, non alzano tanto il collo cercando di contare i piani del grattacielo del World Trade Cemter di recente costruzione, ma piuttosto cerca di vedere -  in mezzo alle masse di gru e di edifici che cercano di superarsi a vicenda in velocità di costruzione - il luogo segnato dall'inizio della ricostruzione di una vittima cristiana dell'attacco terroristico dell'11 settembre: la piccola chiesa greco-ortodossa di san Nicola, sepolta sotto le torri in fiamme che le sono crollate sopra.

Padre Panteleimon Papadopoulos, arcidiacono del capo della Chiesa greco-ortodossa in America, l'arcivescovo Demetrios (Patriarcato di Costantinopoli), è venuto a sapere quello che era successo, insieme a sua Eminenza, mentre erano al di fuori di New York.

"Il 10 settembre del 2001, l'arcivescovo Demetrios era presente a un evento ufficiale della Tufts University di Medford, Massachusetts", ricorda l'arcidiacono Panteleimon. "Il giorno dopo verso le 9 del mattino, quando ci stavamo preparando per andare all'aeroporto Logan e tornare a casa, ho acceso la televisione. Mostrava un edificio di New York in fiamme, ma non ho capito subito cos'era successo. Sono andato dall'Arcivescovo nella sua camera d'albergo e abbiamo acceso la televisione e ho visto le torri del World Trade Center che bruciavano. Nel breve tempo che mi ci è voluto per arrivare da Despota (termine greco affettuoso per "vescovo"), un altro aereo si era schiantato contro il grattacielo.

"Abbiamo anche scoperto dalle notizie che in precedenza due aerei passeggeri erano decollati dallo stesso aeroporto da cui avremmo dovuto partire noi ed erano stati dirottati dai terroristi e si erano schiantati contro le torri del World Trade Center. Potete immaginare lo stato in cui si trovava mia moglie a New York? Nessuno sapeva con quale volo avremmo dovuto tornare! Non potevamo chiamare casa, perché il collegamento con New York era stato tagliato".

In quell'anno, diversi mesi prima, Panteleimon Papadopoulos si era laureato al seminario greco [ortodosso] Santa Croce, era stato ordinato diacono, e aveva cominciato a servire con l'arcivescovo Demetrios e accompagnare il gerarca - che non ama i grandi cortei - nei viaggi.

 

L'arcivescovo Demetrios e l'arcidiacono Panteleimon

Ora, dopo 12 anni, l'arcidiacono Panteleimon - un conoscitore della musica della Chiesa russa - serve come prima con sua Eminenza e supervisiona la scuola di canto bizantino che ha fondato a New York.

Padre Panteleimon è nato nello stato del Connecticut, ma molti anni di vita dei suoi nonni paterni sono collegati con la Russia.

Sua nonna, Melpomeni, di etnia greca del Ponto, è nata a Sochi. Suo nonno, Stephan, è nato a Argyroupol, nella regione del Ponto sul Mar Nero, che si trova sul territorio di quella che oggi è la Turchia. Al tempo del genocidio turco nel 1916, tutta la sua famiglia, con l'eccezione di suo padre, era stata sterminata. Il bisnonno di padre Panteleimon, Haralampos, era un insegnante. Avevano cercato di catturarlo, ma era riuscito a emigrare con il suo figlio di 9 anni sulla costa russa del Mar Nero, e si erano stabiliti a Odessa.

"Il mio bisnonno parlava correntemente russo, greco, e il dialetto del Ponto", racconta padre Panteleimon. "Nel 1917 sono iniziati i disordini anche in Russia, ed è scoppiata la rivoluzione. Una volta mio bisnonno ha detto ai suoi amici: "Perché non vi trasferite al mio paese?", intendendo il Ponto. Qualcuno ha segnalato alla milizia che presumibilmente stava tramando qualcosa contro il governo. I bolscevichi hanno spedito mio bisnonno prima in carcere e poi in un campo di prigionia.

"Così si può dire che mio nonno è rimasto orfano per la seconda volta. Quando hanno liberato il mio bisnonno, lui e suo figlio si sono subito trasferiti nel nord della Grecia, nella città di Ptolemaida. Lì, nonno Stephan è stato il custode della chiesa di santo Stefano per 43 anni."

Uno dei suoi parenti ha calcolato che ci sono stati complessivamente 43 sacerdoti nella famiglia Papadopoulos. Padre Panteleimon può nominare almeno nove dei suoi familiari più stretti, e il cognome Papadopoulos - a parte il fatto che indica una discendenza dalla regione del Ponto - significa "figlio di sacerdote" in greco.

"Quella mattina abbiamo appreso soltanto che c'era stato un attacco terroristico, e che tutti i voli erano stati cancellati", ricorda padre Panteleimon. Abbiamo affittato una macchina e siamo partiti per New York. Abbiamo trascorso una notte nel Connecticut, e la mattina dopo il presidente George Bush ha chiesto ai capi delle [differenti] religioni di andare insieme con lui a Ground Zero. La mattina presto hanno mandato per l'arcivescovo una macchina della polizia, con cui è entrato in New York: l'ingresso alle zone centrali della città era chiuso a tutti gli altri tipi di trasporto.

"Io stesso ho visto il luogo della tragedia 11 giorni dopo l'attacco terroristico. L'arcivescovo Demetrios e io siamo arrivati per servire una panichida (servizio per i defunti) per coloro che erano morti e per vedere il progresso degli scavi sul luogo dove si trovava la nostra chiesa. I dintorni dell'ex World Trade Center assomigliavano a una zona di guerra: abbiamo dovuto passare attraverso diversi cordoni di polizia, dove siamo stati accuratamente controllati....

"Ricordo i due enormi scheletri di edifici del World Trade Center, che erano ancora in fiamme. Centinaia di cameramen. Non dimenticherò mai l'odore: corpi che bruciavano.... era un odore orribile, e il retrogusto in bocca... Particelle di resti umani bruciati volavano attraverso l'aria, e volenti o nolenti le si doveva respirare. La chiesa a tre piani di san Nicola era stata schiacciata dal peso della costruzione caduta e praticamente era scomparsa sotto terra, formando un cratere. Abbiamo servito una panichida per i morti ortodossi. L'arcivescovo Demetrios, prima di tutto, era in ansia per la sorte delle reliquie che l'ultimo imperatore di Russia, Nicola II, aveva donato alla Chiesa: san Nicola di Myra in Licia, san Saba il Santificato, e la grande martire Caterina.

"Il responsabile per lo scavo e l'indagine del territorio sul sito della chiesa si è rivelato essere un greco. L'arcivescovo gli ha chiesto di fare lo scavo il più attentamente possibile, e questi ha assicurato Despota che non avrebbero usato ruspe: hanno scavato e ripulito tutto a mano o con l'ausilio di strumenti delicati. Anche dei soldati erano al lavoro sul luogo colmo di macerie, e si sono avvicinati all'arcivescovo Demetrios chiedendo la sua benedizione.

"Poco dopo la nostra visita a Ground Zero, hanno incominciato ad arrivare chiamate all'Arcidiocesi sugli oggetti trovati presso il sito della chiesa. Da sotto le macerie sono stati recuperati libri in greco, uno dei quali era una Bibbia con le pagine bruciate; una piccola campana; candelabri... Hanno trovato alcune icone: della Madre di Dio "Fonte vivificante" e di san Dionisio di Zante.

Una Bibbia carbonizzata trovata sul luogo della tragedia

 

Candelabro a sette braccia sul luogo della tragedia

 

L'icona miracolosamente conservata della Fonte vivificante

"L'icona della Fonte vivificante si era crepata, ma le lettere, i volti, i colori non avevano perso la loro chiarezza e vivacità. La struttura in metallo e vetro che copriva l'icona di san Dionisio si era sciolta nel calore, ma l'icona stessa, che era fatta solo di carta, per un miracolo era rimasta assolutamente intatta! Hanno trovato perfino candele sotto le macerie - erano piegate, ma non si erano sciolte.

"Con la benedizione dell'arcivescovo Demetrios siamo riusciti a catturare su pellicola le testimonianza materiali di ciò che era parte della vita parrocchiale della chiesa sepolta di san Nicola - il fuoco, l'acqua e i giorni di tragedia a Ground Zero. Per dodici anni, mentre sono andati avanti complessi negoziati con il Dipartimento Trasporti dell'Autorità Portuale di New York per la sorte della futura chiesa, questi oggetti sono stati tenuti sul lato sinistro dell'altare nella cappella privata dei santi Pietro e Paolo nel palazzo dell'Arcidiocesi greca a New York, e saranno tenuti lì fino a quando la nuova chiesa sarà completata. L'icona di San Dionisio è qui, anche se all'altare.

"In tutti i dodici anni, nell'anniversario della tragedia, a pochi passi dal famoso 9/11 Memorial, l'arcivescovo Demetrios ha servito un panichida per il riposo dei più di 50 americani ortodossi di origine ellenica, che erano tra i 3.000 morti. Per dodici anni, alla vigilia della festa di San Nicola, Despota ha compiuto i servizi sul sito della chiesa, così come erano stati serviti da più di 80 anni, quando la chiesa aveva cura di una comunità relativamente piccola di greci - 70 famiglie (senza contare le persone di varie nazionalità - dipendenti del Centro, newyorkesi e visitatori che venivano qui ogni giorno a pregare). Sul sito della chiesa veniva sistemata una tenda, in cui una immagine fotografica dell'altare della chiesa di san Nicola, trasferita su tela, serviva come santuario. Tra il clero che ha servito con sua Eminenza ci sono il rettore della chiesa di san Nicola, padre John Ramos, e l'arcidiacono Panteleimon.

"Una volta, quando partivamo da Ground Zero dopo il servizio", ricorda padre Panteleimon, un corrispondente della CNN ha chiesto a Demetrios, 'la vostra fede non è scossa di fronte a tutta questa tragedia?' 'Scossa?' Ha domandato Despota a sua volta. 'Non ha visto l'effusione di amore che ci circonda? Persone provenienti da tutto il mondo stanno offrendo aiuto nella ricostruzione della chiesa. Una tragedia delle tragedie, ma non ha notato questa incredibile quantità di amore?'

"Quasi subito dopo la perdita della chiesa san Nicola hanno iniziato ad arrivare donazioni e offerte di aiuto", continua padre Panteleimon. 'Da parte del governo greco e di molte altre organizzazioni straniere. L'Associazione Nazionale Americana degli Idraulici ha offerto di fare gratuitamente tutto il lavoro di posa dei tubi. Elettricisti, iconografi, designer di interni e altri lavoratori specializzati hanno promesso il loro aiuto gratis. Il capo delle parrocchie patriarcali russe negli Stati Uniti, il vescovo Paul (Ponomarev, ora metropolita di Ryazan e Mikhailov), ha donato una campana. Nella città di Norwalk, Connecticut, una delle strade porta il nome di san Nicola, e praticamente tutte le persone che ci vivono - non solo i greci ortodossi - hanno inviato un fascio di assegni - donazioni per la costruzione della chiesa.

 

Panichida sul luogo della tragedia

Ma non è certo che qualcuno si immaginasse che la strada per ottenere il permesso di costruire la chiesa si sarebbe trascinata per dieci lunghi anni. Nel 2009 il Dipartimento Trasporti dell'Autorità Portuale di New York, che sta attivamente portando avanti la costruzione a Ground Zero, e che in principio aveva promesso non solo l'area di terreno sotto la chiesa, ma anche un aiuto finanziario, ha rotto unilateralmente i propri accordi con l'Arcidiocesi greca sulla prenotazione di un appezzamento di terreno per la costruzione, e ha messo in dubbio la possibilità stessa di ricostruire la chiesa di San Nicola. Ci sono voluti lunghe trattative, procedimenti giudiziari e indagini prima che l'Autorità Portuale, con l'aiuto del governatore di New York, Andrew Cuomo, firmasse l'accordo definitivo con l'Arcidiocesi greca.

La nuova chiesa è progettata per essere completamente finita entro il 2016 - il 100° anniversario della parrocchia di san Nicola - e diventerà una delle parti più significative del nuovo complesso dell'edificio del World Trade Center. Come prima, la chiesa sarà aperta tutti i giorni per tutti: le persone che lavorano nel quartiere, i residenti, e gli ospiti di New York.

L'arcivescovo Demetrios ha detto che, dopo il completamento della costruzione del World Trade Center, fino a 250.000 persone potrebbero passare ed entrare in chiesa ogni giorno - 70 milioni di persone all'anno! E la nuova chiesa sarà un luogo di preghiera e di conforto per tutti i visitatori di Ground Zero, in primo luogo per le famiglie i cui parenti sono rimasti sepolti sotto le macerie. Infine, le persone saranno in grado di venire, accendere candele e pregare per loro, "perché non hanno altro cimitero; questo è il luogo del loro riposo".

Allo stesso modo, i frammenti delle reliquie dei santi Nicola e Saba e della grande martire Caterina, che erano stati presentati una volta dalla comunità greca in Russia, restano sepolti nel quartiere degli affari della megalopoli. Ma forse sono stati messi lì dalla Provvidenza di Dio, non solo sul luogo di tragedia e di dolore, ma anche di fede, speranza e amore, santificandolo per la costruzione di una nuova casa di Dio nel centro di New York.

 

APPENDICE

New York: risorge la chiesa di San Nicola

di Lilia Lodolini, da New York - 2011

Copia cache dal sito www.lottimista.com

Il Comune di Bari tiene molto al suo Santo Patrono. La dimostrazione è il contributo di trecentomila dollari elargito per la ricostruzione della Chiesa di San Nicola a New York. La chiesa non è cattolica, ma greco-ortodossa e il contributo di Bari  è andato alle autorità ortodosse di New York. La speranza è che finalmente questa struttura possa risorgere a dieci anni dalla distruzione: dieci anni di polemiche e di cavilli legali, dieci anni cominciati la fatale mattina dell’11 settembre 2001. Quel giorno, gli aeroplani dei terroristi islamici distrussero non solo le  due Torri Gemelle, ma anche San Nicola. Era una chiesa piccola e bianca, come tante chiesine – e chi c’è stato le ha viste – sulle colline del Peloponneso.

Negli anni Settanta la chiesa di San Nicola esisteva già da una cinquantina d’anni proprio nel luogo dove sarebbero sorte le famose Torri. Soltanto, la Chiesa di San Nicola – che in America, come in Grecia, chiamano Nicholas – piccola piccola, fu sovrastata da una colossale vicina, la Torre Sud. E quando la Torre venne giù, la chiesa fu schiacciata, ridotta, anche lei, a “quota zero”. Non c`è newyorkese che non abbia nostalgia della chiesina bianca all’ombra della gigantesca Torre. Molti giovani, anche non cristiani ortodossi, sognavano di sposarsi lì. Ma è a noi italiani che la ricostruzione della chiesa interessa in particolare e bene ha fatto il Comune di Bari a dare una spinta con i 300.000 dollari, poiché San Nicola è parte della nostra storia.

Nel 1087 i Turchi  si stavano avvicinando alla Licia, una regione dell’attuale Turchia attuale. Lì si trovava la tomba del Vescovo Nicola, morto in odore di santità dopo il 300 d.C. Dei marinai baresi trafugarono i resti del Vescovo Santo e li portarono a Bari. San Nicola divenne il patrono della città e una splendida cattedrale fu eretta in suo onore: il Santo era, ormai, italiano. Pellegrini di tutta Europa confluirono a Bari e diffusero il culto del Santo nei Paesi d’origine, fino a che San Nicola si trasformò nel mondo anglosassone, e quindi anche in America, nel popolare “Santa Claus”, il nostro Babbo Natale.

Ma sarà proprio vero che la chiesa di San Nicola  sarà ricostruita e quindi riaperta, come si dice, fra due anni? Per saperne di più siamo andati a Brooklyn, il quartiere di New York, al di là dell’East River, proprio di fronte alla punta estrema dell’isola di Manhattan, la punta dove ora c’è Ground Zero e dove una volta c’era San Nicola.

“Miracolo! Miracolo!”: una voce profonda riempie la quiete della domenica mattina alla Schermerhorn Street a Brooklyn. La voce viene da una macchina parcheggiata davanti alla Cattedrale Greco-Ortodossa del quartiere, dedicata ai Santi Costantino ed Elena, che è ancora chiusa. Sono venuta qui perché è nella Cattedrale di Brooklyn che i servizi religiosi della distrutta San Nicola al di là della baia, sono “temporaneamente” sfollati. Un signore alto e grosso, vestito di nero, balza fuori dalla macchina. “Lei voleva parlare con qualcuno della parrocchia di San Nicola? Ebbene, io sono il parroco di San Nicola a Ground Zero. Vengo sempre un po’ presto e anche Lei è venuta presto”. Esuberante, il sacerdote mi mette in mano un santino di San Nicola mentre pronuncia una benedizione in greco e mi benedice col segno della croce come fanno gli Ortodossi. “Ma venga dentro la macchina – mi invita -  staremo più comodi”. In macchina ci sono due signore. Una, Patricia Clissuras, è (ci tiene a dirlo) una semplice parrocchiana. L’altra, Lorraine Ramos, è la “Presbitera”, cioè  la moglie del parroco, l’uomo dalla voce profonda, il reverendo John Ramos.

“Ma la mattina dell’11 settembre c’era qualcuno in chiesa?”, è la mia prima domanda. “Sì”, risponde la Presbitera, e spiega che c’erano due uomini che stavano riparando l’impianto elettrico.  Poi un poliziotto arrivò di corsa e gridò: “Via, via, andate via!” (la Torre Nord crollò prima della Torre Sud) e i due si salvarono. Un bel miracolo di San Nicola!

I ricordi agghiaccianti si mescolano alle previsioni tecniche. Come prima, la chiesa sorgerà sulla Liberty Street, che la divideva dalla Torre Sud, ma sarà qualche decina di metri più a ovest. In questa area, sottoterra, c’è un incrocio di metropolitane, di ferrovie di scambi, che devono poter funzionare, passaggi di sicurezza a cui bisogna poter accedere. Per dieci anni il Sindaco di New York, il Governatore dello Stato di New York, l’Ente dei Trasporti e una miriade di ditte e istituzioni private e pubbliche si sono confrontate su ogni aspetto della ricostruzione, e Ground Zero è ancora tutto un cantiere. Parliamo di divieti, di permessi, di studi che non finiscono mai, non di aspetti finanziari, perché da questo lato la Chiesa Ortodossa deve cavarsela da sola.

Così il piccolo spostamento non preoccupa i parrocchiani di San Nicola, basta  che la chiesa sia davvero ricostruita. “Via della Libertà” – una strada piuttosto stretta – sarà sempre l’unico spartiacque fra la chiesa e “Ground Zero” – che diventerà il nuovo “World Trade Center”, “Centro Mondiale del Commercio” – e la “Torre della Libertà”, attualmente in costruzione, che sta andando sempre più su, arrogante e minacciosa, come una nuova Torre di Babele. La chiesa sarà sempre a due passi dai due laghi quadrati che ricalcano le orme delle due Torri distrutte, le meravigliose Torri ariose e leggere, anche con 100 piani d’altezza, appoggiate com’erano su archi di stile vagamente veneziano. La chiesa sarà vicina a Wall Street, al famigerato Parco Zuccotti dei protestatari, al Municipio di New York, al mare aperto, alla Statua della Libertà, insomma a tutte le cose che caratterizzano New York. Ma la chiesa  come sarà?

Né piccola, né bianca, ma più grande. Costruita come casa  privata nel 1832, poi trasformata in taverna, poi nel 1916, “la chiesa greco-ortodossa di San Nicola – ci spiega Lorraine Ramos, nel 2001, era frequentata da un’ottantina di famiglie e aveva spazio per una cinquantina o sessantina di persone”. I marinai delle navi greche che sbarcavano a New York (In Grecia San Nicola è il patrono dei marinai) visitavano la chiesa, come pure gli impiegati di Wall Street, quando cercavano un po’ di pace dopo il turbinio delle contrattazioni. Ma ora le autorità vogliono una chiesa più grande che abbia uno spazio riservato alla meditazione dei credenti di tutte le fedi. La chiesa, però, è stata sempre aperta a tutti, ortodossi e non,  dicono le due signore, e il mercoledì c’era un servizio speciale proprio per dare un  respiro agli impiegati  in mezzo alla settimana. E gli spazi del nuovo “World Trade Center” non sono appunto destinati alla meditazione, senza distinzioni religiose?

È il politically correct che fa capolino. Ma gli altri edifici religiosi “politicamente corretti” della zona sono ad una certa distanza da Ground Zero. La contestatissima Moschea, di cui abbiamo già parlato l’anno scorso, che, da “Casa Cordova” (il nome della città spagnola sotto i Mori), è diventata l’innocuo “Community Center Park 51” è un esempio del “politicamente corretto”, però  si trova due isolati più a nord. Anche la Chiesa cattolica di San Pietro, la più antica parrocchia cattolica, sorta nel 1785, che ha puntato ha sulla “correttezza politica” con bassorilievi su tutti gli atti terroristici, non solo quelli dell’11 settembre, è a un isolato più a est.

Padre Ramos sta per cominciare il servizio religioso nella Cattedrale di Brooklyn. Le due signore ed io lasciamo la macchina. Dentro, ci accoglie la bella voce del Parroco, spiegata nei canti liturgici. I fedeli stanno arrivando: baci e abbracci a tutti. Portano vassoi coperti di stagnola. Dopo ci sarà un pranzo. Amano  le feste, amano gli amici, credono nei miracoli. Il 6 dicembre, giorno di San Nicola, si riuniranno a Ground Zero sotto una tenda. Penso a quello che mi ha detto Patricia in macchina: “A me non importa niente della Moschea, non mi importa della chiesa più grande. Noi saremo lì, proprio a Ground Zero. La nostra chiesa sarà finalmente una presenza cristiana proprio accanto ai martiri dell’11 settembre: questo è quello che conta”.

 

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