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  Una breve biografia dell'arcivescovo Antonij (Bartoshevich) di Ginevra e dell'Europa occidentale (+ 1993)

di Bernard Le Caro

http://orthodoxengland.org.uk/vl_antony_b.pdf

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Ho conosciuto Vladyka Antonij nel 1986 e il mio debito verso di lui è veramente grande. Venti anni fa, nel 1988, mi ha salvato da una situazione impossibile a Parigi e nel 1991 mi ha ordinato sacerdote.

Viaggiando con lui in Austria e in Francia, ho riconosciuto in lui un autentico ierarca, un erede spirituale del Metropolita Antonij (Khrapovitsky), del quale egli condivideva il nome nel monachesimo. Solo lui mi ha incoraggiato nel lavoro missionario in Portogallo e ho anche capito quanto lucidamente vedeva attraverso gli estremismi simili, sia l'ecumenismo neo-calendarista sia il settarismo vecchio-calendarista. Come san Giovanni, anche lui aveva riconosciuto ciò che sarebbe accaduto in Russia e so che avrebbe gioito dell'unità della Chiesa russa di oggi, che aveva a lungo desiderato.

Quindici anni fa, insieme a molti altri, ho avuto il privilegio di partecipare al suo funerale. Posso confermare tutto ciò che Bernard ha scritto qui di seguito. Vladyko, Vechnaja Pamjat'!

Arciprete Andrew Phillips

L'arcivescovo Antonij si chiamava al secolo Andrej Georgevich Bartoshevich, nato a San Pietroburgo nel 1910. I suoi genitori, Jurij (Georgij) Vladimirovich Bartoshevich, ingegnere militare e colonnello dell'esercito imperiale, e Ksenia (nata Tumkovskaja), erano entrambi persone pie. All'inizio della rivoluzione, Andrei si rifugiò con la madre a Kiev a casa di sua nonna, mentre il padre entrò volontario nell'esercito. Durante il nuovo periodo di politica economica di Lenin, riuscirono a fuggire in Germania e poi a Belgrado per ricongiungersi al padre, che lavorava come ingegnere. Andrej finì il ginnasio russo-serbo e nel 1931 ha iniziato un corso triennale di studi presso la Scuola Tecnica dell'Università di Belgrado.

Decise di dedicare la sua vita al servizio della Chiesa e prima di terminare gli studi tecnici, si iscrisse alla Facoltà teologica. Tra i suoi professori vi era il grande teologo e asceta della Chiesa serba, padre Justin (Popovich, + 1979), che impressionò il futuro arcivescovo, e anche Sergej Troitskij (+ 1972), il cui rigore in materia di diritto canonico ha pure lasciato un segno sul futuro pastore (1). Andrej era in corrispondenza con il metropolita Antonij (Khrapovitskij, + 1934), e i monaci del monastero di Milkovo, che era stato affidato ai monaci russi nel 1926 ed era guidato dall'archimandrita Amvrosij (Kurganov, + 1933), un uomo molto spirituale. 'Il nuovo abate', si legge nelle cronache del monastero, 'ha attirato le persone a Milkovo come un magnete, i migliori monaci dell'emigrazione russa'. (2)

Al tempo Andrej si interessò di pittura di icone e studiò sotto il grande iconografo Pimen Sofronov. Dipinse numerose icone, tra cui 'Tutti i Santi della Russia' per la chiesa della Santissima Trinità a Belgrado e 'la discesa agli inferi' per la cappella della cripta di Iviron a Belgrado, dove fu sepolto il metropolita Antonij. Nel 1941 Andrei fu tonsurato al piccolo schema al Monastero di Tuman, dove i monaci Milkovo si erano trasferiti, e gli fu dato il nome Antonij (in onore di sant'Antonio delle Grotte di Kiev). Padre Antonij fu poi ordinato ierodiacono e ieromonaco dal Metropolita Anastasij (Gribanovskij, + 1965) nella chiesa della Santissima Trinità a Belgrado, dove prestava servizio. Nel febbraio 1942 padre Antonij divenne docente di diritto canonico presso il corpo dei cadetti russi a Bela Tsrkva, non lontano da Belgrado, dove insegnava iconografia ai cadetti. Padre Antonij aveva un dono speciale nel trattare con i giovani. Nel suo servizio pastorale e più tardi arcipastorale, li attrasse più vicino a una vita regolare di chiesa.

Nelle parole di un ex cadetto, 'ancora molto giovane, lo ieromonaco Antonij Bartoshevich conosceva bene noi cadetti, sia anziani che giovani, ci è stato di incoraggiamento e qualche volta ci ha aiutati con il nostro latino scritto'. (3)

Nel 1945, dopo la seconda guerra mondiale, la comunità russa a Belgrado si è unita al Patriarcato di Mosca. Secondo il rettore della chiesa di Belgrado, per essere stato 'un buon monaco e un individuo di talento ', (4), padre Antonij fu fatto archimandrita con decreto del patriarca Alessio I. Come molti emigrati, padre Antonij pensava che l'ora della libertà per la Chiesa in Russia fosse arrivata.

Perciò egli desiderava con tutto il cuore servire la Chiesa in Russia, ma la divina Provvidenza ha ritenuto diversamente. Il rettore della chiesa di Belgrado scrisse al Patriarca Alessio : 'Solo, senza alcun mezzo di supporto, padre Antonij ha pazientemente atteso un'assegnazione da qualche parte per quattro anni. Non avendo ricevuto alcuna risposta alle sue richieste, sta cadendo nella disperazione e pensa che le sue speranze di tornare a casa non saranno mai soddisfatte...' (5). È molto probabile che il ritorno del giovane archimandrita per l'URSS non incontrasse l'accordo del ministro sovietico Karpov, e la risposta non arrivò mai.

Non volendo soddisfare i propri desideri, padre Antonij non persistette e lasciò la Jugoslavia. Fu difficile per lui lasciare il paese che era diventato la sua seconda casa, ma di fronte a tutto ciò, si considerava fortunato: 'sono come un bambino in braccio a sua madre', vale a dire, ha sempre obbedito alla volontà divina. Nelle sue parole, 'bisogna accettare la volontà di Dio, senza mormorare, credendo che il Padre ci ama, ci dà quello che ci serve e ciò che è vantaggioso per noi e che sta preparando per noi una comunione con lui tanto gioiosa che noi sulla terra non la possiamo nemmeno immaginare'. (6) Così, nel 1949, si trasferì in Svizzera, dove viveva suo fratello, il vescovo Leontij di Ginevra della Chiesa ortodossa russa fuori dalla Russia, che era noto per la sua santità.

Dal 1949 in poi padre Antonij servì in diverse chiese della diocesi europea occidentale della ROCOR, tra cui Lione, dove dipinse l'iconostasi e un'icona dell'antico sant'Ireneo di Lione per la Chiesa locale. Dal 1952 fino al 1957 visse a Bruxelles. Un gran numero di emigrati dall'Unione Sovietica arrivò in Belgio - la loro condizione materiale ed emotiva era povera. Padre Antonij viaggiava in tutto il Belgio, in visita ai sofferenti. Come sempre, padre Antonij prestava particolare attenzione ai giovani e svolse un ruolo attivo nella creazione della prima scuola ortodossa russa a Bruxelles. Organizzò campi estivi per oltre un centinaio di giovani. Dal momento che molti genitori non potevano permettersi di mandare i loro figli, padre Antonij raccolse fondi per loro. Grazie ai suoi sforzi, fu aperta una sezione locale degli scout Vityaz.

Nel 1957, dopo la morte improvvisa del vescovo Leontij l'anno precedente, padre Antonij fu consacrato vescovo di Ginevra da un gruppo di vescovi capeggiati dall'arcivescovo dell'Europa occidentale della Chiesa ortodossa russa fuori dalla Russia, san Giovanni (Maximovich, + 1966).

Come vescovo, vladyka viaggiava molto in tutta la sua diocesi, spesso in visita all'amato convento di Lesna, celebrava piamente i servizi divini, mettendosi a servizio dei fedeli e offrendo sostegno spirituale.

Quando vladyka visitava le sue parrocchie, leggeva i sei salmi e i canoni del mattutino alla Vigilia, al termine del quale benediceva ogni singolo fedele e poi rimaneva per una discussione con la gente. La mattina seguente, vladyka celebrava la Divina Liturgia. I servizi di vladyka erano profondamente devoti, semplici eppure grandiosi. Le parole dell'archimandrita Kyprian (Kern) circa il metropolita Antonij (Khrapovitskij) possono essere applicate al suo allievo, Vladyka Antonij di Ginevra: 'Una completa confidenza con il Tipico e i riti della Chiesa. Possedeva un ritmo meraviglioso e un contegno spassionato nel modo in cui conduceva i servizi divini, e nella sua lettura, nelle sue esclamazioni liturgiche, non aggiungeva nulla di suo. Leggeva con intelligenza, in modo chiaro, spassionatamente'. (7)

Alla sera, vladyka riuniva i giovani per le discussioni, durante le quali parlava del santo Vangelo. Ai giovani piaceva molto vladyka, e, come si dice, lo seguivano a frotte. Vladyka scrisse un bellissimo articolo su come lavorare con i giovani, dal titolo 'I nostri successori'.

Nonostante le molte responsabilità che aveva nella sua diocesi, vladyka viveva come prima una vita monastica. A Ginevra, a poco a poco ha cominciato a riportare i servizi divini a un'adesione più rigorosa al Tipico. Anche quando non c'erano servizi, leggeva l'intero ciclo dei servizi a casa. Quando la gente gli chiedeva come ai era sempre felice, rispondeva che questo si poteva realizzare attraverso un'intensa preghiera al mattino. Vladyka osservava i digiuni rigorosamente, seguendo da vicino il Tipico. Quando viaggiava in un giorno di digiuno, anche se mangiava in un ristorante, prendeva solo cibo di digiuno, dicendo che il Tipico semplicemente non ha dispense per i viaggiatori. Eppure, anche se severo con se stesso, era comprensivo con gli altri.

Per anni, Vladyka condusse pellegrinaggi in Terra Santa, che per lui, secondo il Metropolita Filarete (Voznesenskij, + 1985), era ' il quinto Vangelo'. In ogni luogo santo, vladyka Antonij leggeva il corrispondente brano evangelico ai pellegrini. Uno di questi pellegrini ha scritto che, dopo il rito della benedizione delle acque al fiume Giordano, tutti si immersero dopo che vladyka disse queste potenti parole: 'Che nessuno si turbi se l'acqua sembra sporca. Su queste acque è disceso lo Spirito Santo, che ha sconfitto tutta la materia. Questa acqua ha acquisito il potere di guarire, una fonte di vita e di salute. Prendetene, bevetela per la salvezza delle vostre anime e dei vostri corpi!' (8). Vladyka organizzava anche pellegrinaggi ai luoghi santi d'Occidente, per esempio, alla città di Lione, il luogo del martirio dei santi Blandina, Alessandro ed Epipodio (+ 177), perché, come il suo predecessore san Giovanni (Maximovich), egli venerava gli antichi santi cristiani ortodossi d'Occidente. Per questo motivo incaricò padre Pierre Cantacuzene (futuro vescovo Ambrogio di Vevey), di comporre un servizio a 'tutti i santi delle terre svizzere'.

Vladyka Antonij stesso curava e pubblicava L'araldo della diocesi occidentale europea della Chiesa ortodossa russa fuori dalla Russia, per il quale scrisse articoli teologici, tra cui 'Sulla vita dell'anima oltre la tomba' (9), che fu poi pubblicato come brochure. Nel 1969, preparò un notevole discorso in cui sottolineava l' unità della Chiesa di Cristo: 'Se c'è un solo capo, vi è un solo corpo! Siamo tutti uno in Cristo e la Sua Chiesa (Cor 3, 11). Pertanto, non ci possono essere due, tre o molte Chiese Sante, Cattoliche e Apostoliche... Cristo è stato forse diviso? (1 Cor 1, 13), chiedeva l'apostolo Paolo tristemente ai cristiani suoi contemporanei. La sua Chiesa è stata dunque divisa, chiediamo oggi?' (11). Nonostante il fatto che egli fosse un rigoroso cristiano ortodosso, vladyka non ha mai preso una posizione estrema. Al Consiglio di tutta la diaspora del 1974, vladyka parlò con forza in favore dell'unità della Chiesa e contro l'auto-isolamento della ROCOR e nel suo rapporto delineò i 'doveri della ROCOR verso la Chiesa e la patria' in questo modo (12):

1) 'Preservare la purezza dell'Ortodossia, rifiutando qualsiasi tentazione di ateismo e di modernismo. In altre parole, seguire con coraggio il percorso incritto sulle tavole della legge della nostra Chiesa.

2) Essere la voce coraggiosa e libera della Chiesa di Cristo, dire la verità senza compromessi, come i nostri primi ierarchi hanno fatto finora.

3) Utilizzare la nostra libertà, per essere comprensivi verso chi è schiavizzato, facendo attenzione a non condannare nessuno imprudentemente, ma comprendere, sostenere e mostrare amore fraterno.

4) Custodire e preservare l'unità della Chiesa, intuendo che siamo parte della vivente Chiesa universale di Cristo e degni di rappresentare in lei il livello della Chiesa russa.

5) Per evitare l'auto-isolamento, perché lo spirito della Chiesa è unificante, non divisivo. Non cerchiamo eretici là dove potrebbero non essercene qualsiasi e temiamo le esagerazioni in questo campo.

6) Chiamare all'unità tutti i cristiani ortodossi russi e i loro pastori che ci hanno lasciato. Cerchiamo di non chiamarli attraverso sanzioni, ma con amore fraterno in nome della Chiesa russa sofferente e della nostra patria tanto sofferente.

7) Rivolgiamoci alla Russia che risorge, dando una mano al meglio delle nostre capacità!' Concluse il suo discorso con le seguenti parole: 'Che cosa è più importante per noi, la Chiesa stessa e le forze vive dentro di lei, o i suoi rappresentanti temporanei, forse indegni? Vogliamo per causa conto separarci dall' Ortodossia universale, in cui la maggior parte la pensa come noi, e in cui, nonostante la nostra indegnità, soffia lo Spirito Santo? Chi staremmo punendo allora? Solo noi stessi!' (13). Avendo appreso le parole di vladyka Antonij, il grande anziano athonita Paisios (Eznepidis, + 1994), disse una volta a un pellegrino da Parigi: 'Il vostro Antonij è un eroe! Non è con loro (gli ecumenisti) e non è con gli altri (i fanatici irragionevoli)!' Infatti vladyka agiva con umiltà, non faceva nulla senza chiedere pareri e su questioni ecclesiali consultava spesso l'arcivescovo Nathaniel (Lvov, + 1985), l'arciprete Igor Trojanov (+ 1987), la badessa Teodora (+ 1976) e la badessa Magdalena (+ 1987) del convento di Lesna. Chiedeva sempre a un pellegrino che faceva frequenti visite al Monte Athos cosa pensavano i Padri della Santa Montagna di una particolare questione ecclesiale.

Vladyka era un fervente sostenitore della riconciliazione della Chiesa nella diaspora. Negli anni '60 ci fu la speranza che l'Esarcato di Parigi si potesse riunire presto con la ROCOR. Estraneo a qualsiasi forma di carrierismo, vladyka non osava accettare il rango di arcivescovo offerto dal Sinodo dei Vescovi, in quanto l'Esarcato di Parigi era già diretto da un arcivescovo. Solo quando ogni possibilità di unificazione fu svanita, vladyka accettò la posizione, ma continuò a mostrare amore per i sacerdoti e i laici dell'Esarcato. Per quanto riguarda il Patriarcato di Mosca, vladyka evitò le posizioni estreme, come testimoniato dalla sua lettera a padre Dimitri Dudko: 'Il defunto arcivescovo Giovanni, che noi tutti rispettiamo e amiamo, direbbe 'la Chiesa ufficiale in Russia, naturalmente, possiede la grazia, anche se un vescovo o un altro può comportarsi male' (14). Nel 1985, visitò Belgrado e pregò alla Liturgia nella chiesa russa del Patriarcato di Mosca.

Uno dei grandi eventi della vita di vladyka Antonij fu la glorificazione dei santi nuovi martiri e confessori della Rus' da parte del Concilio dei Vescovi della ROCOR di New York nel 1981.

Vladyka scrisse un articolo dedicato all'evento, in cui disse: 'dobbiamo lodare i martiri con una sola bocca e un solo cuore... Le loro preghiere sono il fondamento della nostra rinascita, la loro lotta, un esempio per noi, il loro sangue, la giustificazione della storia della Chiesa del nostro tempo'. (15).

Un altro grande momento della vita di vladyka fu la celebrazione del 1000° anniversario del Battesimo della Rus'. Sottolineato l'importanza di questo evento al metropolita Vitalij (Ustinov, + 2006) nella lettera dopo la sua consacrazione a primo ierarca : 'Le sta di fronte il compito di guidare il giubileo della festa del 1000° anniversario del battesimo della nostra patria. Per mille anni, abbiamo vissuto come cristiani, cosa che dobbiamo dimostrare non a parole ma con i fatti. Dobbiamo celebrare questo anniversario in modo che sia una festa là, in patria... I nostri fratelli schiavi udranno la voce della Chiesa russa da qui, sentiranno la sua voce, Vladyko, di un gerarca di Dio'. (16) Egli organizzò le celebrazioni a Parigi nel 1988, di cui un partecipante ha scritto: 'Abbiamo visto la profondità spirituale, interiore... la grande schiera di sacerdoti e di tanti fedeli provenienti da ogni angolo della diocesi, la grande moltitudine di persone, non solo russi, ma anche cristiani ortodossi di altre nazionalità. (17)

Vladyka era a capo dell'organizzazione 'Causa ortodossa', che distribuiva letteratura spirituale in tutta la Russia e diffondeva in tutto l'Occidente informazioni sulla persecuzione dei credenti in Unione Sovietica. Inoltre sosteneva l'iniziativa di pubblicare la rivista 'Speranza: lettura cristiana'. Avendo un profondo amore per la Russia, vladyka sentiva che 'ora [nel 1974!] vediamo una Russia che rinasce. A poco a poco, quello che abbiamo atteso per tanti anni, per cui abbiamo lavorato, per cui abbiamo vissuto, è in arrivo. La Russia è in risveglio. Le persone migliori in patria si sono pronunciate. Il governo sovietico è in perdita, non osa trattare con il proprio popolo, lo sta espellendo dal paese' (18); tra questi vi era Alexander Solzhenitsyn, che vladyka Antonij ha incontrato a Ginevra e ha sempre stimato.

Amidst the general difficulties and complications of emigre life, Vladyka was able to preserve Vladyka era al tempo stesso 'universale', e condivideva un legame con tutti i popoli ortodossi e tutti gli europei giunti alla santa Ortodossia. Amava servire nelle chiese serbe e romene a Parigi. Una volta, un vescovo della Chiesa greca da Atene stava pregando alla Liturgia nella Cattedrale di Ginevra, e vladyka non solo lo commemorò durante il Grande Ingresso secondo l'usanza, ma incaricò il suo diacono a servire in greco. Vladyka era aperto anche ai convertiti francesi e olandesi all'Ortodossia e spesso serviva in francese a loro beneficio.

Tra le difficoltà generali e le complicazioni della vita dell'emigrazione, vladyka fu in grado di preservare la pace e l'amore all'interno della diocesi affidatagli da Dio. Nelle parole del suo successore, l'arcivescovo Seraphim (Dulgov, + 2003), 'I suoi sacerdoti vivevano tranquillamente, pacificamente, saggiamente e solidamente, ed erano così affiatati!' (19) Vladyka non era solo il vescovo della diocesi dell'Europa occidentale, ma era anche un membro regolare del Sinodo dei Vescovi, e dal 1987 servì come primo vicepresidente del Sinodo dei Vescovi della Chiesa ortodossa russa fuori dalla Russia.

Nell'ultimo anno della sua vita produttiva, Vladyka si ammalò gravemente. Due settimane prima del suo benedetto riposo, nonostante le sue gravi condizioni di salute, partecipò alla consacrazione all'episcopato del vescovo Seraphim, e pochi giorni dopo, del vescovo Ambrogio, e impose le mani su entrambi durante le celebrazioni. Percependo che in questo modo egli aveva adempiuto il suo dovere arcipastorale, l'arcivescovo Antonij di Ginevra e dell'Europa occidentale smise di lottare contro la sua malattia e si addormentò pacificamente nel Signore il 19 settembre / 2 ottobre 1993, dopo che l'arciprete Pavel Tsvetkov aveva letto l’intero canone pasquale su sua richiesta. Il funerale si tenne presso la Cattedrale della Santa Croce a Ginevra il 7 ottobre 1993. L'arcivescovo Antonij fu sepolto nella cattedrale stessa, presso la parete di destra, dove è anche sepolto il suo defunto fratello, il vescovo Leontij.

 

Bernard Le Caro

Note

(1) Dopo la guerra, questo noto esperto di diritto canonico scrisse libri e articoli diretti contro la Chiesa ortodossa russa fuori dalla Russia. L'arcivescovo Antonij riteneva che questi testi fossero stati scritti per paura di persecuzioni da parte del regime comunista e che non riflettessero la reale opinione dell'autore.

(2) Milosevic, D., Milkov manastir ['Il monastero di Milkovo']. Smederevo, 1974, p. 50.

(3) NE Novitsky. Otryvki iz moikh vospominanii ['Estratti dalle mie memorie'].

(4) VI Kosik. Russkaja Tserkov v Jugoslavii, 2000, p. 158.

(5) Ibid., p. 164.

(6) "O poslushanii Tserkvi" ['Sull'obbedienza alla Chiesa']. Vestnik Khrama - Pamjatnika. Bruxelles, aprile 1995.

(7) Mitropolit Antonii (Khrapovitskij). Izbrannije Trudy, pis'ma, materijaly [Metropolita Antonij (Khrapovitsky). Opere scelte, lettere, materiali], 2007, p. 805.

(8) Vestnik Zapadno - Evropejskoj Eparkhii Russkoj Tserkvi za Rubezhom [Araldo della Diocesi occidentale europea della Chiesa Russa all'Estero], No. 39, 1996, p. 20.

(9) Russkoje Vozrozhdenije [rinascita russa], № 24, 1983 (Vestnik Germanskoj Eparkhii [Araldo della diocesi tedesca], No. 5, 1993.)

(10) Pubblicazione del Convento di Lesna.

(11) Messaggio della nona Conferenza diocesana della diocesi dell'Europa occidentale, 1969.

(12) Nasha Tserkov' v sovremennom mire ['La nostra Chiesa nel mondo contemporaneo']. Discorso al Concilio di tutta la diaspora, 1974 (non pubblicato).

(13) Ibid.

(14) Posev, n ° 12, 1979.

(15) Proslavlenije so svjatymi Novomuchenikov i Novykh Ispovednikov Rossijskikh. Doklad na 13-om Eparkhijal'nom Sjezde Zapadno - Evropejskoj Eparkhii ['La Glorificazione con i santi nuovi martiri e confessori della Rus'. Discorso alla 13a Conferenza diocesana della Diocesi dell' Europa occidentale'], 1981.

(16) Pravoslavnaja Rus' [La Rus' ortodossa], n ° 2, 1986.

(17) Vestnik Zapadno - Evropejskoj Eparkhii Russkoj Tserkvi za Rubezhom [Araldo della Diocesi occidentale europea della Chiesa Russa all'Estero], No. 32, 1989, p. 8.

(18) Nasha Tserkov' v sovremennom mire ['La nostra Chiesa nel mondo contemporaneo']. Discorso al Concilio di tutta la diaspora, 1974 (non pubblicato).

(19) 'Kakoje schastje byt ' svjashchennikom!' ['Che gioia essere prete!'], Russkiy Pastyr', n ° 36, 2000.

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