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  Chiune Sugihara

Un eroe cristiano ortodosso del XX secolo

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Nella Foto: Chiune Sugihara

Uno dei meno noti tra i coraggiosi diplomatici che rischiarono la loro vita e carriera per salvare gli ebrei dalle persecuzioni naziste è il giapponese Chiune Sugihara (pron. "ciiùne sughihàra", 1900-1986).

Chiamato "Lo Schindler giapponese", Sugihara nell'estate del 1940 salvò la vita di oltre 2000 profughi ebrei, fornendo loro un visto per il Giappone, contro l'ordine esplicito del suo governo.

Pochi sanno che Sugihara era un cristiano ortodosso, e che la sua fede fu fondamentale nel gesto di coraggio che lo ha reso celebre. Come disse egli stesso, "posso avere disobbedito al mio governo, ma se non lo avessi fatto avrei disobbedito a Dio".

I primi anni di un eroe sconosciuto

“Onore” e “obbedienza” sono comunemente riconosciuti come valori fondamentali del carattere giapponese; le immagini di onore militare legati ai Samurai, il rispetto per gli anziani, l'orrore per la perdita della rispettabilità sono fissati nelle impressioni dello spirito giapponese. Eppure, da questa cultura e carattere è sorto un eroe la cui fede personale è stata superiore all'onore nazionale: Chiune Sugihara.

I primi anni di Chiune Sugihara mostrano l'indipendenza e la grandezza di carattere che in seguito avrebbero guidato la sua sfida alle autorità del ministero degli esteri giapponese. Forse il suo carattere insolito era prefigurato dalla coincidenza della sua nascita a cavallo del nuovo secolo, il 1 gennaio del 1900.

Chiune nacque nella piccola città di Yaotsu, nella Prefettura di Gifu, secondo figlio di una famiglia di cinque fratelli e una sorella. I suoi genitori erano di un livello sociale di una certa prominenza, dato che sua madre aveva antenati samurai e aristocratici; suo padre Yoshimizu era il locale funzionario delle tasse dell'imperatore, e sua madre Yatsu era famosa per la sua bellezza. Nel 1910, dopo l'annessione al Giappone della Corea, suo padre fu inviato a Seul come funzionario governativo. Lasciato il posto di governo nel 1915, il padre rimase a Seul a dirigere un albergo fuori città. La moglie lo raggiunse nel 1917.

Nel 1912, Chiune uscì con il massimo degli onori dalla scuola Furuwatari, ed entrò alla scuola media superiore Nagoya Daigo Chugaku (ora scuola superiore Zuiryo). Come studente, a Chiune era richiesto di imparare e seguire lo spirito del Bushido, il codice di condotta dei Samurai, e di rispettare gli anziani. Tuttavia, ci fu un distacco tra lui e suo padre riguardo alla sua vocazione. Il padre di Chiune desiderava che suo figlio diventasse un medico. Chiune voleva diventare insegnante, e si radicò nel suo intento, fino al punto di fallire di proposito nell'esame per la scuola di medicina, scrivendo solo il suo nome sui documenti d'esame. A causa di questo persistente disaccordo, il padre finì per diseredare Chiune.

Nel 1919, Chiune si iscrisse all'unversità di Waseda (un'università progressista di Tokyo) per seguire il suo desiderio di studiare la letteratura inglese, e dovette farsi personalmente carico della propria istruzione e le spese. Si ritirò dall'Università dopo il primo semestre, apparentemente perché non poteva affrontare le spese. Nel tardo autunno del 1919, Chiune si iscrisse a un esame del ministero degli esteri che avrebbe permesso a 14 studenti di studiare all'estero con sussidi e borse di studio. Passò l'esame e scelse di studiare il russo, dopo che la sua prima scelta della Spagna fu assegnata a un altro studente. Nel 1924 fu assegnato all'istituto linguistico giapponese di Harbin, in Manciuria (Cina nord-orientale), dove ebbe un posto di lavoro come impiegato all'ambasciata giapponese. A quel tempo, Harbin era un coacervo di diversità religiose, etniche e politiche a causa della ferrovia recentemente costruita, e Chiune venne in contatto con persone di diversa origine nazionale, etnica e religiosa, inclusi gli ebrei.

Sembra che Chiune sia stato uno studente diligente, e imparò bene il russo oltre all'inglese, al cinese, al tedesco e al francese. Si diceva che fosse il miglior conoscitore del russo nel governo giapponese (e che fosse tanto immerso nella cultura russa da bere più vodka di qualsiasi commissario russo): è un fatto che riuscì a negoziare - in termini di gran lunga favorevoli al Giappone - l'accordo con l'Unione Sovietica che consentiva l'espansione della ferrovia giapponese nella Manciuria del nord, e che fece perdere ai sovietici somme colossali di interessi economici.

Matrimoni e conversione al cristianesimo

Chiune è ricordato come uomo gentile, generoso, rispettoso e socievole durante i suoi anni di studio e di lavoro a Harbin, e durante tutta la sua carriera al ministero degli esteri. Un'ulteriore testimonianza della sua indipendenza dalla tradizione fu il suo matrimonio nel 1924 con Klaudia Semionovna Apollonova, di una famiglia di russi bianchi. Chiune si convertì dal buddismo al cristianesimo ortodosso per sposare Klaudia. La moglie e la sua famiglia si spostarono nella residenza ufficiale che egli aveva per il suo ruolo a Harbin, un'insolita configurazione familiare per gli standard giapponesi di quel tempo. Vi sono alcune ipotesi che il matrimonio di questo ambizioso diplomatico di carriera possa avere aiutato ad aprire le porte per ottenere informazioni sui movimenti e il pensiero della comunità dei russi bianchi. Recenti ricordi della sua prima moglie parlano di un grande affetto reciproco, e non danno nessun indizio che il loro fosse un matrimonio di convenienza.

Nel 1932, dopo avere ottenuto il controllo militare di tutta la Manciuria, il Giappone vi stabilì una nazione nominalmente indipendente chiamata Manchukuo, e vi installò un governo fantoccio repressivo. Questo governo nominò Sugihara console generale. Ma nel 1934 Sugihara rassegnò le dimissioni, non riuscendo a sopportare il trattamento brutale inflitto ai cinesi, che lasciò milioni di civili morti o senza tetto. Il ministero non lo punì per questa presa di posizione, forse in considerazione del suo impegno personale, che lo aveva visto andare ben al di là dei compiti richiesti dal governo nell'organizzazione degli aiuti umanitari dopo un'inondazione nella Manciuria settentrionale.

A questo periodo, e prima del suo rientro in Giappone, avviene il divorzio dalla moglie Klaudia. Da un'intervista con quest'ultima, morta a 93 anni in un pensionato russo a Sydney, in Australia, risultano alcuni dati interessanti della vita di Chiune Sugihara. Nonostante Klaudia Apollonova Sugihara Dorf si fosse risposata e non vedesse Chiune da 60 anni, aveva memorie vivide del primo marito, del quale si dichiarava "ancora pazzamente innamorata", e con cui era rimasta in corripondenza fino al 1980, quando Sugihara era già prossimo alla morte.

La prima signora Sugihara apparteneva a una famiglia di profughi della rivoluzione comunista, per le cui sventure Sugihara dimostrò una straordinaria compassione. Fu egli stesso a stemperare il carattere antisemita della famiglia della moglie.

Il divorzio ebbe luogo interamente per iniziativa di Klaudia, che aveva un terrore di generare figli nato da orribili ricordi di parti di fortuna in carrozze cariche di profughi che fuggivano dai bolscevichi. Questo le aveva instillato la decisione di non avere figli, nonostante il desiderio di Sugihara di avere una famiglia. Quando il problema di formare una famiglia si fece nuovamente sentire dopo 12 anni di matrimonio, Klaudia disse a Chiune di sposare una donna del suo popolo, e lo lasciò. Tuttavia, Sugihara rimase in contatto con la prima moglie e aiutò economicamente lei e la sua famiglia.

Al rientro in Giappone, Chiune iniziò le preparazioni per la riassegnazione al servizio in Europa, e nel febbraio 1935 sposò Yukiko Kikuchi, incontrata durante una visita a Tokyo, e che era rimasta impressionata dai suoi modi sofisticati e dalla sua gentilezza di carattere. Nella sua autobiografia, Visas for Life, Yukiko Sugihara riconosce che, dato che il marito era stato battezzato come cristiano ortodosso, anche lei volle essere battezzata, prendendo il nome cristiano di Maria.

Nel 1936 nacque il figlio primogenito Hiroki (che prese il nome dal contemporaneo primo ministro giapponese Koki Hirota), quindi Chiaki e Haruki. Il quarto figlio Nobuki nacque nel 1951, quattro anni dopo la morte del terzo figlio, Haruki (nato in Lituania nel 1940, e morto in Giappone il 12 novembre 1947). La moglie raggiunse Chiune nei suoi incarichi all'estero. La sorella minore di Yukiko, Setsuko, visse con loro la maggior parte del tempo, in parte per assistere la sorella nella crescita dei figli: morì anche lei nel 1947.

 

Dalla costernazione al coraggio

Nel 1937 Sugihara fu inviato con la sua famiglia come traduttore all'ambasciata giapponese di Helsinki (il suo desiderio di essere assegnato a Mosca era stato respinto dai sovietici, evidentemente memori dei suoi successi diplomatici in Manciuria); sicuramente, la sua esperienza convinse il governo giapponese a sistemarlo non lontano dal confine dell'Unione Sovietica per osservare i movimenti russi nella regione.

Sugihara fu scelto, nel marzo 1939, per aprire il primo consolato giapponese a Kovno (Kaunas) in Lituania. Il ministero degli esteri lo mantenne in un ruolo di basso profilo, e gli diede il titolo di vice-console. Non dipendeva dal console generale giapponese a Riga, ma direttamente dal ministero degli esteri a Tokyo. Questa assegnazione di una persona di poca preminenza diplomatica indicava il desiderio dei suoi superiori di raccolta di informazioni sulle intenzioni sovietiche e tedesche su questo confine cruciale tra la Russia e il fronte tedesco.

Dopo l'invasione tedesca della Polonia nel settembre 1939, un gran numero di profughi si riversò in Lituania. L'emissione di visti era cosa di poca importanza in un posto di sorveglianza come quello di Sugihara in Lituania. I suoi rapporti ai superiori e all'ufficio di Tokyo mostrano la sua consapevolezza della crescente presenza di profughi in Lituania, così come delle condizioni interne della Polonia, da parte dei suoi informatori polacchi. Famiglie di profughi ebrei e non ebrei divennero amici di Sugihara e di sua moglie, che udirono storie raccapriccianti di atrocità tedesche contro gli ebrei nei territori appena occupati.

Sugihara iniziò a concedere visiti di transito a profughi, inizialmente in linea con la politica diplomatica giapponese. I visti di transito erano emessi a favore di chiunque avesse una destinazione al di là del Giappone e il denaro per mantenersi durante la propria limitata permanenza in Giappone. Con l'intensificarsi della guerra e l'invasione sovietica della Lituania, file di profughi iniziarono a formarsi al di fuori dei consolati. Nel luglio 1940 il governo sovieticò chiese a tutti i consolati in Lituania di chiudere. Invece di partire, Sugihara chiese e ottenne un'estensione fino alla fine di luglio, che lasciava lui e il rappresentante olandese come gli unici due consoli stranieri in Lituania.

Il console onorario olandese, un funzionario della Philips di nome Jan Zwartendijk, iniziò a stampare passaporti con un visto di destinazione finale per l'isola di Curaçao nelle Indie Occidentali Olandesi. Sfidando le consuete regole diplomatiche, Zwartendijk e il suo superiore de Decker, ambasciatore olandese in Lettonia, avevano certificato in una dichiarazione ufficiale che Curaçao non richiedeva un visto formale di ingresso (omettendo di proposito di menzionare la seconda parte della notizia, ovvero che l'ingresso richiedeva il permesso del governatore di Curaçao).

Questi "visti" per Curaçao aprivano una possibilità ai profughi ebrei di certificare una meta finale oltre la Lituania ed erano sufficienti per Sugihara a emettere il visto di transito per il Giappone. Egli cercò e ottenne il permesso dei sovietici perché i profughi con i suoi visti di transito viaggiassero attraverso la ferrovia transiberiana fino a Vladivostok. Una volta là, potevano imbarcarsi su una delle navi che facevano la tratta da Vladivostok a Tsuruga, in Giappone.

Tuttavia, Sugihara entrò chiaramente in conflitto con la politica ufficiale quando iniziò a concedere visti per ogni profugo minacciato che arrivava al suo consolato. Chiune telegrafò al suo governo almeno tre volte chiedendo il permesso di continuare a concedere visti, e il permesso gli fu negato.

Dopo la risposta negativa da Tokyo, Chiune discusse la situazione con la famiglia. La decisione era difficile: se da una parte Chiune era un diplomatico di carriera che poteva essere licenziato e fatto cadere in disgrazia (cosa che avrebbe comportato estreme difficoltà finanziarie per la famiglia in futuro), dall'altra era un cristiano e un discendente di samurai cresciuto nell'etica dell'aiuto alle persone in difficoltà. Anche se Chiune e Yukiko temevano per le loro vite e quelle dei figli, alla fine poterono solo seguire le loro coscienze. I visti sarebbero stati firmati. Il figlio Hiroki ricorda in un'intervista: "Mio padre prese una decisione basata sulla pura umanità. Se tu avessi il potere di salvare degli uomini e non lo facessi, che specie di uomo saresti?" Yukiko ricorda nelle sue memorie che la decisione di continuare a concedere visti nonostante la proibizione ufficiale causò al marito costernazione e preoccupazione.

L'11 agosto 1940, nel periodo di prolungamento di 20 giorni ottenuto dalle autorità sovietiche di Kovno dopo il termine massimo di richiesta di chiusura del consolato, Sugihara iniziò a concedere visti di transito in Giappone senza permesso ufficiale, lavorando fino a 20 ore al giorno a scrivere meticolosamente i caratteri che formavano i visti (riuscì a produrne oltre 300 al giorno, equivalenti a una mole di lavoro che solitamente avrebbe richiesto un mese), con la moglie che lo aiutava a registrarli, e a rassicurare i sempre più numerosi richiedenti che si accalcavano davanti alla sede del consolato. I resoconti d'archivio mostrano che egli emise i tanto desiderati visti di transito per numerose persone che non avevano né il visto richiesto di destinazione finale né il denaro necessario. I beneficiari dei visti ricordano i suoi sofferti tentativi di trovare pretesti razionali per concedere loro un visto, quando questo era chiaramente in violazione del suo mandato. Oltre la metà dei profughi era sprovvista di passaporti, a causa delle condizioni drammatiche del loro espatrio, così alla fine Sugihara decise di accettare ogni genere di prova, inclusi fogli bianchi di carta con scritto a mano come destinazione ""Curaçao — nessun visto richiesto".

Sugihara riuscì a produrre oltre 2000 visti (le ricerche storiche ne hanno rinvenuto 2.139, alcuni emessi a nome di più di una persona, con circa 300 altre persone incluse, per lo più bambini).

Dal 20 agosto, Chiune iniziò a ricevere telegrammi dall'ufficio del ministero e dai capitani delle navi che parlavano di un numero sempre crescente di profughi polacchi che cercavano di imbarcarsi su navi giapponesi con i visti di transito da lui emessi. Vi si descriveva anche la situazione sempre più caotica presso Vladivostok e le città portuali giapponesi di Tsuruga, Kobe e Yokohama.

Oltre a danneggiare la sua carriera, le azioni di Sugihara lo misero certamente a rischio di fronte ai governi tedesco, e sovietico, dalla cui benevolenza dipendeva. C'è la prova, da alcuni telegrammi di questo periodo, che alcuni tedeschi stavano diventando sospettosi delle azioni di Sugihara e della sua lealtà.

Dopo avere chiuso il consolato alla fine di agosto, Sugihara continuò a scrivere a mano e a emettere visti - prima dal salone dell'Hotel Metropolis, poi alla stazione ferroviaria, e perfino gettandoli dal finestrino della sua carrozza prima che questa uscisse dalla stazione. Mentre il treno partiva, Sugihara diede il timbro del consolato in mano a un profugo, che fu in grado di usarlo per salvare ancora altre vite.

Yukiko ricorda di avere massaggiato le mani indolenzite del marito per tutta quella tarda estate e nel primo autunno.

 

Conseguenze

Gli oltre 2.000 profughi giunti dalla Lituania in Giappone arrivarono alla fine a Shanghai, in Australia, negli Stati Uniti e ad altre destinazioni. Incidentalmente, in Giappone questi profughi ebrei furono trattati umanamente, nonostante le simpatie giapponesi per la causa dell'Asse.

Ai primi di settembre del 1940, i Sugihara presero il treno per Berlino. Una volta arrivato, Sugihara fu assegnato come console a Praga (da dove risulta che abbia emesso altri 69 visti non autorizzati) e poi come console generale a Konigsberg in Germania. Quindi fu destinato come console generale a Bucarest. Qui, in seguito alla resa giapponese il 14 agosto 1945, Chiune e la sua famiglia furono internati dall'Armata Rossa (il Giappone era stato ufficialmente in guerra con l'Unione Sovietica, anche se per pochi giorni) e vissero in campi di internamento in Romania e in Russia durante i successivi 18 mesi. Fu loro permesso di ritornare in Giappone nell'aprile del 1947 attraverso la Russia orientale - ironicamente, la stessa strada presa dai profughi che avevano ricevuto i visti da Chiune.

Il ritorno di Sugihara in Giappone fu tutt'altro che trionfale. Dopo il suo ritorno, cercò una nuova assegnazione post-bellica al ministero degli esteri, ma gli fu invece chiesto di dare le dimissioni il 7 giugno 1947. Alcuni, tra cui la moglie, hanno interpretato questo rifiuto come una punzione per la sua disobbedienza per "quell'incidente in Lituania", secondo lo stereotipo del conformismo giapponese, ma è altrettanto probabile che Chiune sia stato vittima del ridimensionamento del corpo diplomatico giapponese, che ridusse il proprio organico di un terzo nel periodo del protettorato americano.

Sugihara si stabilì a Fujisawa, nella prefettura di Kanagawa, e visse facendo diversi lavori, dalla gestione dell'ufficio postale americano a Tokyo, a impieghi part-time come traduttore e interprete, alla vendita di lampadine porta a porta. Nel 1960 ebbe un lavoro a Mosca in una società di esportazioni, lavoro che mantenne fino al suo pensionamento nel 1976, e visse separato dalla sua famiglia per la maggior parte del tempo, eccetto che per le sue visite a casa due volte all'anno. In quegli anni, usava lo pseudonimo di "Sempo" Sugihara (un artificio ottenuto leggendo in cinese i caratteri del suo nome "Chiune"), verosimilmente per evitare che il governo sovietico facesse una connessione con il nome del diplomatico che aveva causato problemi in Manciuria decenni prima. Gli amici, i conoscenti e i parenti lo descrivono in questo periodo  come triste, scoraggiato e ritirato, come se avesse perso la dignità per se stesso e per la sua famiglia. Nonostante questo, il figlio Hiroki ha detto che suo padre può essersi sentito più a casa tra i russi che non tra i giapponesi del periodo post-bellico.

Sugihara non parlava mai delle sue azioni in Lituania, e non sapeva, di fatto, se dal rischio che aveva corso era venuto alcun bene. Nel 1968 Yehoshua Nisri, che come adolescente polacco aveva ricevuto un visto di transito, riuscì a rintracciarlo. Impiegato come addetto commerciale all'ambasciata israeliana a Tokyo, Nisri raccontò a Sugihara dei molti ebrei che dovevano la loro sopravvivenza ai suoi visti. L'anno seguente, su invito del governo, Chiune visitò Israele con il figlio Nobuki, ma negli anni seguenti declinò ripetuti inviti.

Nel 1976 Sugihara andò formalmente in pensione, trasferendosi con Yukiko in una piccola casa fuori Tokyo. Nel 1985, dopo avere raccolto centinaia di testimonianze, il governo israeliano gli concesse il titolo di “giusto tra le nazioni”, che onora chi ha compiuto sforzi eroici per salvare vite di ebrei a rischio della propria. Sugihara era troppo malato per viaggiare fino in Israele, e la moglie e il figlio Hiroki andarono ad accettare l'onore a suo nome. A Chiune e ai suoi discendenti fu data la cittadinanza perpetua israeliana.

 

Prima della sua morte (31 luglio 1986) un gruppo civico giapponese presentò scuse formali a Chiune, Yukiko e ai loro figli, e a Chiune fu conferito il premio Nagasaki per la pace.

Un monumento è stato eretto in memoria delle sue azioni a Kaunas durante una celebrazione dell'independenza della Lituania nel 1991, e il suo nome è stato dato a una via della città. Anche una strada a Vilnius, un parco di Gerusalemme  e l'asteroide 25893 Sugihara gli sono stati dedicati. Il memoriale Chiune Sugihara nella città di Yaotsu (suo luogo di nascita) è stato costruito dagli abitanti della città in suo onore.

Nel 2000, il Giappone ha celebrato ufficialmente il centenario della nascita di Chiune Sugihara. In un periodo in cui il Giappone è accusato come perpetratore impenitente di atti di crudeltà prima e durante la Seconda Guerra Mondiale, uno sguardo alla vita di quest'uomo di coscienza può servire ad alleggerire questa immagine oscura. Può anche essere una guida al popolo giapponese di oggi, una prova che un individuo può fare la differenza, anche nei tempi più difficili.

Un articolo nel Los Angeles Times (21 settembre 2002) intitolato “La cattedrale greco-ortodossa fa missione al di là delle radici etniche,” racconta la storia della crescente interazione tra la chiesa di Santa Sofia e il quartiere latino-americano in cui è situata.  Il parroco, Padre John Bakas, afferma che parte della sua 'ispirazione è giunta nel 1995 attraverso un invito del sindaco di Los Angeles a partecipare a una cerimonia in onore di Sugihara. Apprendendo per la prima volta degli sforzi che avevano salvato la vita di migliaia di ebrei,  P. Bakas ha anche sentito i familiari di Sugihara che dicevano che le sue azioni erano “ispirate dalla sua fede” come membro della Chiesa Ortodossa. "Ecco un uomo che non ha scelto la strada confortevole, che ha guardato al di là di se stesso e che ha fatto qualcosa di sacrificale nel servizio agli altri a spese di sé," dice Padre John, ancora in lacrime oggi quando racconta la storia. ‘Sugihara ha avuto un enorme impatto sul modo con cui io considero il mio ministero.’"

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