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  La Chiesa ortodossa in Tunisia

di Christine Chaillot

Saggio pubblicato a Parigi su Le Messager orthodoxe nel 2012

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I. Panoramica

Nel gennaio del 2011, i media del mondo intero hanno parlato della rivoluzione in Tunisia, paese musulmano del Maghreb; alla fine del mese di ottobre 2011, anche della vittoria elettorale del partito islamista Ennahda. Nel paese è possibile vedere chiese cattoliche, in particolare nella capitale, Tunisi, cosa che si spiega con la presenza di un protettorato francese dal 1881. Poi, nel marzo del 1956 la Francia riconobbe l'indipendenza della Tunisia e la Repubblica tunisina fu proclamata nel luglio del 1957. Bourguiba (morto nel 2000) divenne presidente, e fu deposto da Ben Ali nel novembre del 1987. Detto questo, chi conosce la presenza di comunità ortodosse greche e russe in questo paese? Ecco l'oggetto di questo articolo. Nel gennaio del 2010, sono stata invitata a tenere una conferenza a Tunisi. Ho quindi colto l'occasione per visitare quattro delle cinque chiese ortodosse in Tunisia, per fare indagini e condurre interviste con il vescovo greco e il prete russo, entrambi residenti a Tunisi.

In uno scritto del 1952 sulla religione in Tunisia (1), si dice quanto segue sulle chiese ortodosse. Le comunità greche a Tunisi e a Sfax sono sempre state molto attive. Quella di Tunisi segna già la sua presenza verso la metà del XVIII secolo, ottenendo dal bey (2) regnante la concessione di terreni per un cimitero presso il sito dell'attuale chiesa greca (5 rue de Rome), inaugurato nel 1901 e situato dietro la cattedrale cattolica. I sacerdoti sono nominati dal patriarca greco-ortodosso di Alessandria d'Egitto. Inoltre, un certo numero di rifugiati russi, arrivati dopo la prima guerra mondiale, ha costituito due comunità a Biserta e Tunisi.

Nel 1930, Raoul Darmon, dottore in giurisprudenza, ha pubblicato a Parigi un libro su La situazione dei culti in Tunisia (3). Secondo lui, la presenza dei greci ortodossi risale almeno al XVI secolo, come ha riscontrato dalle pietre tombali di quel tempo. Alla metà del XVIII secolo, un greco, Raftopoulo, ottenne dal bey la concessione di un terreno, che fu il luogo del cimitero e di una cappella dedicata a sant’Antonio, sostituita dalla chiesa di san Giorgio nel 1901. Fino al trattato di Adrianopoli che proclamò l'indipendenza della Grecia nel 1827, i greci di Tunisi, cittadini turchi, erano raggruppati in corporazioni ed erano soggetti a un dignitario della loro fede che giudicava secondo la loro legge religiosa. Un consolato greco fu creato tra il 1827 e il 1828 (4).

Per quanto riguarda la comunità ortodossa russa, il Santo Sinodo aveva assegnato alle navi della flotta imperiale un anziano cappellano militare che prese la direzione spirituale delle truppe giunte in Tunisia. La comunità russa si legò al Sinodo della Chiesa ortodossa russa all'estero, costituito a Sremki Karlovtsi nella Jugoslavia di allora, e che divenne la Chiesa fuori frontiera [e quindi non legata alla Chiesa di Mosca]. La sua cappella, insediata brevemente nel campo di Jebel Djelloud, fu sistemata a rue des Selliers [a Tunisi] il 25 marzo 1922.

Nel libro La Tunisie mosaïque, pubblicato nel 2000 da J. Alexandropoulos e P. Cabanel (5), ci sono due articoli sui greci e i russi nel periodo tra le due guerre. Per i greci, l'articolo di F. El Ghoul si basa su un dossier degli Archivi nazionali. Il patriarca di Alessandria, Melezio III, visitò Tunisi e Sfax durante l'estate del 1931. A quel tempo, Constantin Catzaratis, arcivescovo di Cartagine, era il delegato della Chiesa di Alessandria per l’amministrazione dei fedeli in Tunisia, Algeria e Marocco.

Nel suo articolo (6), S. Mathlouthidit ha scritto che i russi erano sparsi nei campi in tutto il paese. Sulle navi non teneva conto se non del personale di comando e di manutenzione, con le proprie famiglie. Per guadagnarsi da vivere, i russi, la maggior parte dei quali provenienti da classi agiate, facevano tutti i tipi di mestieri, in molti casi estranei alle loro qualifiche. Dopo il riconoscimento del governo sovietico da parte della Francia nell’ottobre del 1924, appena un migliaio dei 6.000 - 7.000 rifugiati è rimasto in Tunisia. Alcune centinaia si sono spostate in Algeria e Marocco, ma la maggior parte è andata in Francia o si è dispersa in Europa.

II. Storia della comunità greco-ortodossa

Ora vediamo più in dettaglio la storia e il presente della comunità greca.

Nel 2010-2011, la metropolia ortodossa di Cartagine appartenente alla giurisdizione del Patriarcato ortodosso di Alessandria in Nord Africa (7) aveva la sua sede a Tunisi. Il suo territorio comprende la Tunisia, l'Algeria, il Marocco e la Mauritania. La metropolia di Cartagine è stata istituita con un decreto patriarcale e sinodale nel 1931. Dal 2004, il suo primate è il metropolita Alessio (nato Panayiotis Leontaritis).

Prima di lui, i metropoliti della sede a Tunisi sono stati Crisostomo (1997-2004) e Irineos (1990-1997) (8). Ancora prima, Parthenios, il futuro patriarca di Alessandria (1987-1996), è stato a Tunisi per 29 anni (1957-1986).

Il metropolita Alessio è l'arcivescovo greco-ortodosso di Cartagine e del Nord Africa. La sua giurisdizione si estende, con l’eccezione di Egitto e Libia, a tutti i paesi del Nord Africa.

In Algeria ci sono pochi fedeli ortodossi (9). Gli ortodossi lavorano soprattutto nelle ambasciate. Non c'è una chiesa ortodossa in Algeria. Le celebrazioni si svolgono nella cappella dell'ambasciata greca. A volte gli ortodossi organizzano celebrazioni in chiese cattoliche. Nel giugno 2010, il metropolita Alessio ha ordinato un sacerdote, padre Lambros Kefalinos, responsabile per l'Algeria e la Mauritania.

In Marocco ci sono due sacerdoti, uno greco e uno russo. Nel 2011, il sacerdote greco sposato era il padre Ioannis Gazoras, che dal 2010 vive a Casablanca dove la chiesa dell’Annunciazione della Madre di Dio è stata costruita nel 1926. C'era anche una chiesa greca costruita a Fez nel 1944, chiusa e venduta nel 1983 perché non c'erano più greci. Secondo il metropolita Alessio, nel 2010 c’erano circa 150-200 greci in Marocco, 200 romeni e 5000 russi.

In Mauritania (10), nel 2010, c’erano circa 80 ortodossi, libanesi, russi e alcuni greci.

Per quanto riguarda la Libia, vi è un arcivescovado (metropolia di Tripoli) a partire dal 2004, con sede a Tripoli (11), e che ha a capo, da quella data, mons. Theofilaktos (nato Constantin Tzoumerkas). Ci sono due chiese a Tripoli (San Giorgio) e Bengasi (Annunciazione della Madre di Dio). Nell'agosto 2011, la chiesa di San Giorgio a Tripoli, monumento storico risalente al 1647, la più antica chiesa ortodossa in Nord Africa, è stata saccheggiata (12).

A proposito della storia della Chiesa greca in Tunisia, il metropolita Alessio mi ha confermato che la prima cappella greco-ortodossa a Tunisi si trovava nel cimitero greco, ora 5 rue de Rome. È lì che è stata costruita nel 1901 l'attuale cattedrale dedicata a san Giorgio. In precedenza, la Chiesa greca (anch'essa dedicata a san Giorgio) si trovava all'interno della città vecchia (medina)  (13).

cattedrale greco-ortodossa di san Giorgio a Tunisi

Durante il mio soggiorno in Tunisia, Habib Kazdhagli, docente di storia contemporanea presso l'Università Manouba di Tunisi e specialista delle minoranze in Tunisia, mi ha fatto comprare un libro scritto da un greco della Tunisia, Laris Kindynis, Djerba, l'isola incantata della mia infanzia (14). Kindynis vi racconta la storia della sua famiglia, legata alla storia dei greci e delle loro chiese a Djerba, con alcuni dettagli su Sfax. Tutta la famiglia di suo padre era originaria di Kalymnos (15), l’isola dei pescatori di spugne in Grecia. Verso la metà degli anni 1890, il nonno, Sakellaris, si trovò a capo di diversi caicchi per la pesca delle spugne e fu uno dei primi armatori a inviare le proprie barche e subacquei a pescare sulle coste del Nord Africa, dove si trovavano in abbondanza le più belle spugne del Mediterraneo. Le barche lasciavano Kalymnos dopo la Pasqua e la campagna di pesca delle spugne durava sei mesi, dal Golfo di Bengasi in Libia fino a Cap Bon in Tunisia. Un'isola attrasse in modo particolare i pescatori, Djerba. Suo nonno vi si stabilì intorno al 1895 (16). Le spugne erano inviate a clienti all'estero, soprattutto in Francia e in Italia. Questa è la scelta che fecero alcuni greci che pensavano di farvi una fortuna prima di tornare al loro paese. Suo padre era il principale elemento stabile della colonia greca di Djerba, possedeva tre caicchi e divenne un prospero mercante di spugne fino al 1939 (17). Poi questo commercio cessò per due motivi principali. Quando scoppiò la guerra, nel settembre 1939, l'Italia fascista alleata di Hitler negò l'accesso alle sue acque territoriali in Tripolitania e in Libia alle imbarcazioni straniere: a causa dei sottomarini la navigazione divenne pericoloso e pesca delle spugne impossibile (18). Suo padre vendette le sue barche in perdita e si trovò quasi in rovina, così come altri commercianti greci in Tunisia in quel momento. Poi, dopo la guerra in Grecia e altrove, la concorrenza della spugna artificiale fece cessare il commercio della spugna naturale.

Per quanto riguarda la costruzione della chiesa greca a Djerba (19), nel 1906 Sakellaris donò alla comunità ellenica parte del suo terreno di Djerba per la costruzione (a cui ha partecipato attivamente) della chiesa di san Nicola, patrono dei marinai e dei pescatori di spugne. Kindynis menziona anche la costruzione di una seconda chiesa ortodossa, quella di san Giorgio, per la piccola colonia greca di Djerba, nel quartiere di Taourit, ora scomparsa, ma senza menzionarne la data di costruzione. Durante la seconda guerra mondiale, rimasero solo due o tre famiglie greche a Djerba. Poi non ci fu più un prete sul posto, e fu un’anziana signora, Aspasia, a mantenere la chiesa e ad assicurare che la lampada da vigilia non si estinguesse.

Sfax (a 270 km a sud di Tunisi) e Djerba erano i due centri di maggior successo di produttori di spugne sotto la reggenza tunisina. Essendo una grande città con un porto attivo, Sfax aveva attirato un’importante colonia greca. La comunità greca vi si era formata alla fine del XIX secolo, in particolare con l’installazione di commercianti, armatori e mercanti spugne da Hydra o dalle isole del Dodecaneso come Kalymnos. La chiesa greca di Sfax fu inaugurata nel 1893 (20). Nel gennaio 2010, durante la mia visita, stavano cercando di restaurarla. La chiesa, dedicata ai Tre Ierarchi, è situata in un bel posto nel centro della città, all'angolo di rue Léopold Senghor, al n. 4 di rue du 13 janvier, di fronte al giardino Dallar e vicino alla Porte de la Casbah. Il cimitero cristiano di Sfax è sulla strada per Gabes, all’uscita da Sfax.

chiesa greco-ortodossa dei Tre Ierarchi a Sfax

Ed ecco ora alcuni punti della storia della Chiesa greco-ortodossa in Tunisia, secondo le ricerche del professor Kazdaghli, con alcune note anche di Dessat.

La presenza della comunità greco-ortodossa in Tunisia risale almeno al XVII secolo. La prima chiesa fu fondata a Tunisi nel 1645 da parte del patriarca di Alessandria Ioannikios (21).

La chiesa dipese dal Patriarcato di Alessandria fino al 1853, quando il suo ultimo rappresentante lasciò Tunisi per intervento dell'autorità consolare britannica. Poi la comunità stessa nominò il suo sacerdote e si rivolse spesso a questo proposito al Santo Sinodo di Atene.

Dal 1893, data di inaugurazione della Chiesa di Sfax, il patriarcato riprese le sue funzioni a livello spirituale, ma la comunità rimase in possesso di tutti i beni e del reddito delle chiese, amministrandosi da sola e senza versare alcun contributo al patriarcato.

Dal momento della presidenza del sig. Couitéas la comunità si rivolse al patriarcato per la nomina di sacerdoti, che essa stessa retribuiva. Il patriarca inviava un sacerdote a Tunisi, senza imporre condizioni per le sue mansioni (22).

Nel luglio del 1931, il Patriarca di Alessandria Melezio II effettuò una visita in Tunisia, per regolare i conflitti esistenti sulla gestione laica (la gestione dei beni della Chiesa era stat poi affidata ad un’associazione dipendente da Atene) e per raggruppare i fedeli attorno al patriarcato.

Nel febbraio del 1932, fu nominato un vescovo per la Tunisia, l'Algeria e il Marocco, mons. Catsarakis, arrivato nel marzo del 1932, che risiedeva alternativamente a Tunisi e Casablanca; lasciò Tunisi nel mese di dicembre del 1932 (23). Catsarakis fu sostituito dall’archimandrita Dimitrios Lancouvardos che arrivava da Casablanca e aveva già servito la comunità greca di Sfax per diciotto anni. Poi, a causa della cattiva gestione dal 1928 al 1931, i redditi dell'associazione della Chiesa furono posti sotto sequestro dal 1931 al 1937, dopo di che la chiesa di san Giorgio fu riaperta il 6 marzo 1938.

Alla metà del XIX secolo, c’erano circa 250 Greci in Tunisia. Nel 1906, ve n’erano 683, nel 1926, 646 (compresi 343 a Sfax e 28 a Djerba); nel 1931, 463; questo calo si spiega con la tendenza dei greci a farsi naturalizzare francesi, soprattutto dopo la legge sulla naturalizzazione del dicembre del 1923 (24).

Nel 2010, c’erano circa 7.000 ortodossi in Tunisia (greci, russi, ucraini, bulgari, serbi e romeni), di cui una trentina di greci, compreso il personale dell'ambasciata. C’erano altri greci residenti in Tunisia (circa 70), ma di religione musulmana.

Per ulteriori informazioni circa gli ortodossi greci in Tunisia, si devono consultare gli archivi in Tunisia, ad Atene e al patriarcato greco-ortodosso d’Alessandria (in greco).

III. La storia della comunità ortodossa russa in Tunisia

Nel 1917, lo zar Nicola II di tutta la Rus’ abdicò. Fuggendo la rivoluzione bolscevica, il generale Wrangel organizzò poi una partenza precipitosa, il 15 novembre 1920, di centoventi navi del Mar Nero in Crimea, con l'evacuazione di circa 150.000 persone, militari e civili, in direzione di Costantinopoli, arrivando in questa città dal 17 al 20 novembre. Lì, la Francia (25) autorizzò, il 2 dicembre 1920, l'invio di una parte della marina imperiale proveniente da Sebastopoli a Biserta (allora base militare francese), con un migliaio di ufficiali di marina e le loro famiglie, così come cadetti, marinai e meccanici, uno squadrone di 35 navi con quasi 6.000 russi (26), arrivati tra il 23 dicembre 1920 e il febbraio del 1921, accompagnati da tredici sacerdoti (27). Secondo Ross, gli ufficiali e marinai sposati poterono installarsi con le loro famiglie in uno dei sei campi preparati per loro vicino a Biserta, oppure sulla Georgij Pobedonosets (San Giorgio), trasformata in residenza galleggiante. A metà marzo, gli equipaggi furono autorizzati a scendere a terra. Dal febbraio 1921, il corpo dei cadetti della marina riprese le sue attività nel forte di Djebel Kebir, Fino al 25 maggio 1925 (28).

Secondo la signora Shirinskij, per paura di un’infiltrazione bolscevica, le autorità francesi non permisero alla maggioranza degli emigrati russi a Biserta di vivere sulla terraferma per quattro anni (1920-1924). Potevano lavorare in città durante il giorno, per poi tornare sulle navi di notte. Una parte della vita si svolgeva quindi a bordo delle navi, ivi compresa la vita religiosa. In effetti, c’era una grande cappella con una iconostasi a bordo della corazzata San Giorgio (29), ed era qui che il cappellano dell'Accademia Navale, Padre Georgij Spasskij (30), e gli altri sacerdoti celebravano la liturgia domenicale e gli offici delle feste ortodosse. Il padre teneva anche un catechismo ai bambini che vivevano sulle navi. Qui, l'educazione religiosa regolava quotidianamente la vita dei russi. In classe, i bambini pregavano prima delle lezioni, e individualmente alla sera prima di coricarsi.

A Biserta, all’inizio, i servizi religiosi avevano dunque luogo sulla San Giorgio, e anche in una delle casematte della fortezza francese di Djebel Kebir in cui si trovava la scuola dei cadetti russi (31).

Il 28 Ottobre 1924, la Francia riconobbe ufficialmente l'Unione Sovietica, che esigeva che lo squadrone russo di Biserta le fosse restituito (32).

Poi i profughi russi furono autorizzati a lasciare la nave e a scegliere i propri luoghi di residenza. Molti di loro (i quattro quinti) lasciarono la Tunisia per l'Europa, soprattutto la Francia. Secondo la signora Shirinskij, tra questi immigrati russi, la maggior parte di coloro che sono rimasti in Tunisia si è stabilita a Tunisi, la capitale, che si trova a 60 km da Biserta, e nella zona circostante. Altri ancora andarono principalmente in Francia, Algeria, Marocco e Canada.

Nel 1925, in Tunisia vivevano 700 russi. Un censimento del 1926 rileva la presenza di 876 russi (33). Alcuni russi si fecero anche nazionalizzare francesi. Ci furono ugualmente matrimoni misti.

Questi russi furono costretti a trovare lavoro. Secondo la signora Shirinskij (34) all’inizio gli ufficiali, i marinai e le loro mogli avevano dovuto guadagnarsi da vivere, alcuni molto modestamente, fare ogni genere di lavoro in generale estranei alla loro formazione (tranne i medici), in base alle capacità di ciascuno, fino a essere semplici timonieri per gli uomini e per le donne cameriere, insegnanti di pianoforte, lavapiatti o rammendatrici. Alla fine degli anni ‘20, si vedevano ovunque russi al lavoro: nei lavori pubblici e marittimi e anche nelle farmacie, nelle panetterie, come cassieri e contabili, ecc. A Tunisi, furono aperti un centro di musica russa e una scuola di danza, da parte di Debolska e Foutilne, ex primi ballerini del Bolshoj. "L'integrazione di quest'emigrazione russa avvenne senza troppi problemi in termini di relazioni personali e non ci fu mai alcun problema di esclusione".

In Tunisia, le parrocchie ortodosse russe costituite a Tunisi e Biserta si trovavano all'inizio nella giurisdizione della Chiesa ortodossa russa all’estero.

A Tunisi, nel 1921, ci fu una corrispondenza tra i russi e il protettorato francese per aprire una parrocchia ortodossa. Una riunione presieduta dal Padre Georgij Spasskij ebbe luogo il 2 settembre 1921 presso la sede della cooperativa dei lavoratori russi, ai numeri 1 e 3 di Impasses du Recueillement, per redigere la richiesta di organizzare una chiesa russa in questa città (35).

In primo luogo, nel 1922, le celebrazioni a Tunisi si fecero nella più grande stanza della casa dove risiedevano il rettore, padre Konstantin Mikhalovskij (36) (a volte scritto Mikhailovskij, 1869-1942), e la sua famiglia, in Rue des Selliers. Non poteva accogliere tutti i fedeli, che dunque pregavano anche nel patio (37). Vi si portarono l'iconostasi e gli oggetti liturgici dalle navi (38).

A Tunisi, dopo la seconda guerra mondiale, iniziarono a raccogliere fondi per la costruzione di una chiesa ortodossa russa; la maggior parte del denaro venne da immigrati russi, parenti dei marinai. Dopo aver ricevuto l'autorizzazione per la costruzione nel mese di ottobre 1953, si pose la prima pietra della chiesa dedicata alla Risurrezione. Sotto questa pietra fu posta una reliquia di san Cipriano di Cartagine (ieromartire del terzo secolo). Nel giugno 1955, l'associazione della chiesa ortodossa a Tunisi, 12 avenue Mohamed V, già Viale Gambeta è stata riconosciuta. Su 10 giugno, 1956 ha avuto luogo la consacrazione fatta da Mons. Ioann (Maksimovich) di Shanghai (Chiesa all’Estero) (39). L'ingegnere che ha costruito la chiesa di Tunisi è Vladimir Efimovich Lagadovskij (40).

chiesa ortodossa russa della Risurrezione a Tunisi

Ecco ora i nomi dei sacerdoti di Tunisi. Come si vedrà, alcuni sacerdoti russi a Tunisi e Biserta sono conosciuti in Francia, ma spesso non si conoscono i loro legami con la Tunisia (41).

Padre Nikolaj Afanas’ev fu rettore della parrocchia russa a Tunisi 1941-1947. Arrivò in Tunisia il 18 luglio 1941 da Parigi, dove era professore di teologia all’Istituto San Sergio dal 1930, e prese il posto alla morte di un prete anziano (padre Mikhalovskij). Era stato ordinato sacerdote l'8 gennaio 1940 dal vescovo Evlogij (Rue Daru.) Il 17 Aprile 1945, divenne arciprete. Ritornò a Parigi nel settembre 1947 (42).

Il sacerdote interinale era padre Ignatij Lubimov (fine 1947-1949), che fu invitato dal consiglio parrocchiale. Nato nel 1905 nella regione del Don, aveva lasciato il suo paese d’origine nel 1944 per stabilirsi a Monaco di Baviera. Nel 1949, ritornò in Germania, e da lì andò negli Stati Uniti d'America (43).

Ci furono anche lo ieromonaco Panteleimon Rogov (1951-1952) e il vescovo Natanael (Lvov) (1952-1954), spedito in Germania nel 1954 (per vari scandali). Questi fu il responsabile della posa della prima pietra della nuova chiesa a Tunisi nel 1953.

Poi venne lo ieromonaco Mitrofan (Edlinskij-Manuilov) (1954-1958), che lasciò la Tunisia per Parigi nel 1958.

Padre Malizhenovskij, che risiedeva a Biserta, veniva a celebrare anche a Tunisi.

A Biserta, i russi che erano rimasti maturarono l'idea di costruire una chiesa in memoria dello squadrone russo. Per questo scopo fu organizzato un comitato che comprendeva gli ammiragli Berens (Presidente), e Borozhein, il capitano di I rango Hildebrandt, ecc.

Dopo il riconoscimento dell’Associazione ortodossa russa nel 1937 e dopo che le autorità francesi avevano dato il loro consenso (statuti accettati dal comune il 28 febbraio 1938), la costruzione di questa chiesa, fatta da N. S. Sukharzhevskij, nei pressi della vecchia stazione, nel porto lungo il canale, fu completata nel 1938, grazie alle donazioni degli emigrati russi. La consacrazione della chiesa avvenne il 22 settembre 1939 (44). La chiesa fu dedicata a sant’Aleksandr Nevskij. Vi furono trasportati gli oggetti della chiesa sulla nave San Giorgio. Essendo stata eretta a ricordo dello squadrone, il velo delle porte regali dell'iconostasi fu la bandiera con la croce di Sant'Andrea (patrono dei marinai), emblema della marina imperiale russa, che era stata a bordo della San Giorgio. Nella chiesa fu posta anche una targa con i nomi delle navi della flotta russa. Prima di allora, i russi pregavano in una stanza della casa dove viveva il sacerdote, in rue d'Anjou (45).

chiesa ortodossa russa di sant'Aleksander Nevskij a Biserta

Come spiega la signora Shirinskij: "Alla fine degli anni ‘20, la colonia russa di Biserta era abbastanza grande da essere in grado di mantenere un sacerdote. Fu affittato un appartamento in Rue d'Anjou (ora Rue d’Égypte) per il padre Ioannikij Poletaev. C'era una sala riservata alle funzioni religiose. Ci si incontrava per i Vespri di sabato sera e la Liturgia della Domenica. La vita intorno alla chiesa era molto animata". "Il coro è stato condotto da Vera Evgenievna Zelenaja. Nei giorni di festa si vedevano molti venire dai dintorni. Le festività pasquali erano sempre attese, preparate e celebrate con lo stesso fervore".

Il primo rettore della chiesa fu dunque Ioannikij Poletaev (1924-1942). Cappellano di una nave della flotta nel Mar Nero, era arrivato con la flotta a Biserta, nel 1920; fu il primo sacerdote della cappella del campo dei profughi russi San Giovanni a Tunisi (1921-1923) e il rettore della chiesa di Biserta (1924-1942). Fu lui a creare alcuni dei dipinti murali della chiesa di Biserta.

Tra lui e il suo successore, non vi fu un prete (a causa della guerra), e la parrocchia fu servita dal sacerdote di Tunisi. Notiamo che nel 1942 la chiesa fu bombardata ed evacuata (46), dopo le riparazioni, la chiesa fu riaperta al culto il 6 novembre 1949, con un officio celebrato da padre Malizhenovksij.

Il secondo sacerdote a Biserta era l'arciprete Ioann Malizhenovksij. Già sacerdote in Francia e in Germania, arrivò in Tunisia nel 1947, dove fu sacerdote a Biserta (1947-1954), servendo anche a Tunisi quando non c'era nessun prete in loco (1947-1949). Inoltre soggiornò a Casablanca per servire la parrocchia della città dal 1954 al 1959. Dal 1959 al 1964, tornò come rettore delle chiese di Biserta e Tunisi. Poi è tornato in Europa dal 1965 al 1970 come vicario del rettore della parrocchia della chiesa russa all’estero a Uccle (sobborgo di Bruxelles), dove morì nel 1970. Fu sepolto a Sainte-Geneviève-des-Bois, vicino a Parigi. Dopo di lui, non vi fu più un sacerdote russo in Tunisia per quasi trent'anni.

Notiamo che l'arcivescovo Panteleimon (Rudyk) fu mandato dalla Germania da parte del Sinodo dei Vescovi della Chiesa russa all’estero a Tunisi per assistere padre Malizhenovksij e prendersi cura di tutte le comunità del Maghreb (1950-1952); sollevato dalla carica nel 1952, fu nominato vescovo di Montreal nel 1954.

Anche un altro sacerdote già nominato aveva servito a Biserta: l’archimandrita Panteleimon Rogov (1958-aprile 1961). Poi questi andò a fare l’assistente del rettore della chiesa di Roma nel 1952, poi a Madrid, e tornò dal 1958 al mese di aprile del 1961 come sacerdote a Biserta. Fu lui a terminare le pitture murali della chiesa di Biserta.

A partire dal 1964, le due parrocchie russe erano servite solo una o due volte l'anno, da un sacerdote del Patriarcato di Alessandria della cattedrale greca di san Giorgio a Tunisi (47).

Dopo la proclamazione dell'indipendenza tunisina (1956), la maggior parte dei russi che avevano preso la nazionalità francese partì per la Francia. Nel 1963, la marina francese lasciò Biserta.

All’inizio degli anni ‘60, non rimasero che poche famiglie russe, tra cui, a Biserta, le due famiglie Shirinskij e Ilovaiskij (48). Nella pellicola citata, la signora Shirinskij disse che a partire dagli anni ‘60 non si poté più mantenere un sacerdote; quindi, per quasi 30 anni, ci fu una "traversata nel deserto" (49). Quando Vanja Ilovaiskij, il guardiano della chiesa di Biserta, morì nel 1985, lasciò alla signora Shirinskij il dossier con tutti i documenti della chiesa (50). Come dice la signora Shirinskij, "Delle migliaia di russi arrivati nel 1920, sono rimasta l'ultima testimone... La chiesa di Biserta è rimasta vuota" (51). E aggiunge: "Per 30 anni non ci sono più stati preti russi e praticamente non c’è più stata vita parrocchiale... la signora Irene Allardt a Tunisi e io a Biserta abbiamo fatto quello che abbiamo potuto. Lo stato delle chiese si è deteriorato. La signora Allardt ha intrapreso a proprie spese grandi riparazioni per la chiesa di Tunisi" (52).

 

Anastasia Aleksandrovna Manshtein-Shirinskaja (1912-2009)

La signora Shirinskij era anche preoccupata per il seguente motivo: "La città di Tunisi aveva fatto degli approcci per ricuperare il terreno della chiesa... Ma se non c’erano più funzioni e le chiese cadevano irrimediabilmente in rovina, potevano essere confiscate a causa di abbandono" (53).

Come è scritto nel giornale L’Action del 15 febbraio 1981: i russi erano preoccupati da una voce che il governo tunisino prevedeva di demolire la chiesa, una copia della chiesa di Novgorod (XIII sec.), per riqualificare il viale Mohamed V (si vedano i testi allegati). Sorse allora una questione urgente relativa alla manutenzione delle chiese e alla conservazione dei beni. Nel 1988, in risposta alle lettere ansiose di I. O. Ilovaiskij, il segretario del sinodo della Chiesa russa all’estero, il vescovo Gregorio, residente a New York, fece sapere che il sinodo aveva deciso di affidare all'arcivescovo Antonio di Ginevra il compito di inviare un sacerdote a Biserta per informarsi della situazione locale.

Come scrisse allora la signora Shirinskij (54): "Le nostre chiese appartenevano dal punto di vista legale all’Associazione degli ortodossi della Chiesa russa in Tunisia... Né il sinodo della Chiesa russa all’estero né il suo vescovo Antonio di Ginevra che avevamo tenuto regolarmente al corrente delle nostre difficoltà sono stati in grado di aiutarci (55). Monsignor Lavr era venuto [dal sinodo di New York] nel novembre 1989, ma non c'era nulla che ci potesse offrire" (56). Il vescovo Gregorio della Chiesa russa all’estero anche offerto la possibilità di deporre i più importanti oggetti liturgici delle chiese russe in Tunisia nel museo presso il monastero della Santa Trinità a Jordanville negli Stati Uniti.

Così, nel 1990 la signora Shirinskij (che era allora a capo della comunità ortodossa russa in Tunisia) e alcuni parrocchiani decisero e organizzarono il passaggio dalla Chiesa all’estero al patriarcato di Mosca, contattando quest’ultimo con una lettera inviata nel febbraio 1990 al patriarca Pimen. In questa si spiegava che le parrocchie ortodosse sotto la giurisdizione della Chiesa russa all’estero per quasi trent'anni non avevano avuto un sacerdote e il rappresentante del Sinodo, l'Arcivescovo Lavr, che era venuto in Tunisia nel 1989, non era stato aiutare la rinascita di una vita ecclesiale. A questo prooposito, la signora Shirinskij pregava il patriarca di ricevere la comunità russa in Tunisia sotto la giurisdizione del Patriarcato di Mosca e di inviare un sacerdote in Tunisia (57).

Tra i mesi di marzo e giugno 1990 venne in Tunisia un esarca del patriarcato di Mosca, che stabilì un legame. Il 18 febbraio 1992, il Santo Sinodo sotto la presidenza del patriarca Alessio II decise di accogliere la comunità russa in Tunisia e di nominare il sacerdote Dimitri Netvetaiev come rettore a Tunisi, dove era ancora responsabile alla fine del 2011.
Nel gennaio 2010, il padre Netvetaiev mi ha detto che andava a celebrare la liturgia una volta al mese a Biserta, e a Malta ogni due mesi (per circa 80 fedeli, in una chiesa greco-cattolica). È andato anche una volta a celebrare in Libia (a Tripoli) e in Algeria.

In Marocco, a Rabat, c'è anche una chiesa russa dedicata alla Risurrezione (58). La parrocchia è stata fondata nel 1927 da immigrati russi, sotto la giurisdizione del metropolita Evlogij (Rue Daru) che consacrò la chiesa nel 1933. La parrocchia passò al patriarcato di Mosca nel 1952. Nel novembre del 2011, era retta da padre Maksim Massalitin.

Da allora, grazie ai contributi dei nuovi membri delle associazioni ortodosse russe di Tunisi e di Biserta, si è riusciti a ripristinare in parte le due chiese.

Notiamo che nel febbraio 1993 la "riconsacrazione" dopo la ristrutturazione della chiesa di sant’Aleksandr Nevskij a Biserta avvenne in presenza della moglie di Arafat, Souha, una palestinese greco-ortodossa (59).

L'arrivo di Padre Dimitri Netvetaiev come rettore delle due chiese ha permesso ai fedeli di incontrarsi insieme e alla vita parrocchiale di rivivere. All'inizio del 1997, c’erano più di 2.500 fedeli, e circa 3.500 nel 2011: i dipendenti delle ambasciate della Federazione Russa, di altre agenzie governative e imprenditori russi e anche bulgari, serbi, romeni e palestinesi ortodossi. La nuova colonia russa in Tunisia ha preso in mano la fiaccola assunto per prendersi cura delle due chiese russe.
Alla fine del mese di novembre 1997 e poi nel marzo 2001, il metropolita Kirill del dipartimento degli affari esteri del patriarcato di Mosca, e attuale patriarca, ha visitato le chiese russe in Tunisia.

Per quanto riguarda la signora Shirinskij, in un articolo del 1997, H. Kazdaghli dimostra che la comunità russa si raggruppava intorno a lei, la sua decana, premiata nello stesso anno dal governo tunisino con una medaglia per il suo insegnamento della matematica per più di 40 anni al liceo di Biserta e dalla Federazione Russia che le ha offerto un passaporto (60). Dopo la perestrojka, molti russi sono venuti anche dalla Russia per incontrarla e onorarla, soprattutto in seguito alla pubblicazione del suo libro in russo e in francese, e grazie al film in cui racconta la storia dei rifugiati russi e degli episodi della sua vita. La Fondazione Shirinskij, situata in una casa dietro la chiesa di Biserta, è stata inaugurata nel 2008.

Per scrivere in maggior dettaglio la storia della Chiesa russa in Tunisia, si consiglia di leggere gli altri documenti e articoli esistenti in francese e in particolare in russo, compresi quelli conservati dal sacerdote russo a Tunisi. Molti documenti del governo in Tunisia o dei giornali tunisini sono in francese. Anche i cimiteri in cui sono stati sepolti gli ortodossi russi e greci (a Tunisi, Biserta e Sfax) testimoniano questa storia degli ortodossi in Tunisia; sulle tombe, ci sono alcuni nomi famosi che ricordano tutta questa storia.

Lettori, se passate per Tunisi, Biserta, Djerba e Sfax, non dimenticate di andare a visitare le chiese ortodosse menzionate in quest’articolo.

Si noti inoltre che, dopo la vittoria degli islamisti nell’ottobre del 2011, nel 2012 hanno avuto luogo in diverse occasioni minacce contro la Chiesa ortodossa a Tunisi (lettere minatorie, sacchetti di immondizia sulle croci). Sono state depositate diverse denunce (61). I religiosi della chiesa ortodossa russa di Tunisi hanno più volte ricevuto minacce da un salafita che intimava loro di chiudere la chiesa. Le minacce sono state fatte in un momento in cui il turismo tunisino cerca di esplorare il mercato russo, il cui notevole potenziale può recuperare la zona con l’attesa di centinaia di turisti russi. Le minacce non si sono fermate ultimamente, perché lo stesso salafita ha ripreso a minacciare i religiosi che sono andati a presentare una nuova denuncia alla polizia del distretto di Bab Bhar: l’arciprete ha contattato Rashid Ghannouchi e ha espresso la sua intenzione di contattare il presidente Marzouki. Da parte loro, le autorità di sicurezza sono state in grado di identificare il salafita Trimech dalla sua descrizione, quella della vettura e la sua targa: questi ha ammesso di aver minacciato il religioso e ha detto di aver agito per conto suo. Il procuratore della Repubblica ha ordinato di metterlo in custodia (62). In seguito la scuola russa, dietro la chiesa, e il cimitero cristiano di Montplaisir a Tunisi sono stati presi di mira (63). Inoltre, il rettore della Chiesa ortodossa russa a Tunisi, padre Dimitri Netsvetaev è stato minacciato da un individuo che entrato in chiesa subito dopo la Liturgia della domenica, e che gli ha dato tre giorni per rimuovere la croce della chiesa, convertirsi all'islam o di pagare la jizya (64), la tassa sui non musulmani. L'individuo poi ha colpito la croce della chiesa con un cric prima di partire. Dopo diverse chiamate alla polizia, l'individuo è stato arrestato. Tuttavia, la famiglia del padre Dimitri non si sente più sicura perché "estremisti salafiti oggi si aggirano spesso intorno alla chiesa" (65). Il Presidente della Repubblica tunisina, Moncef Marzouki, ha condannato i recenti attacchi contro la Chiesa ortodossa russa nel paese. Ha assicurato i suoi fedeli che "il compimento dei loro riti religiosi è garantito in Tunisia" (66).

Allegato I

Le due associazioni ortodosse russe hanno acquistato i terreni delle chiese a Biserta e Tunisi da parte delle autorità francesi.
Dopo il riconoscimento della Tunisia da parte della Francia nel 1956, i loro diritti al possesso dei terreni sono stati confermati con decreto del presidente Bourguiba (67).

Diritti di proprietà delle due chiese russe (68)

Le responsabili delle associazioni, due donne già anziane [senza dubbio Shirinskij e Allardt] distanti dal mondo politico, non erano state informate in tempo della legge del 1988 che prevedeva di ri-registrare obbligatoriamente tutte le associazioni in Tunisia entro sei mesi dalla pubblicazione di questa richiesta nel Bollettino ufficiale. Ciò ha avuto per risultato, il 1 ottobre 1994, che il Ministero tunisino nella sua nota n. D4107/94 (v. legge 90 del 2 agosto 1998), ha comunicato alla Federazione russa che l'associazione ortodossa di Tunisi era stata sciolta e che l'immobile è stato requisito dallo Stato tunisino (69). Due anni prima di questa nota, il governo tunisino per combattere contro il fondamentalismo islamico, aveva emesso una legge sul divieto e la dissoluzione di tutti i gruppi religiosi, compresi i musulmani. Questa legge aggiungeva un ostacolo ulteriore e invalicabile al percorso dei tentativi delle comunità sostenute dall’ambasciata russa di registrare nuovamente la loro associazione a Tunisi e di ripristinare i loro diritti sul terreno a Tunisi.

[Nel 2003], la questione del futuro del terreno acquistato nel 1937 a Biserta dall’associazione locale non era risolta. Nessun documento è pervenuto delle autorità tunisine su questo tema all'ambasciata russa o al prete locale. Pertanto, la proprietà si trovava sotto la costante minaccia di sequestro [da parte dello Stato], perché apparteneva a un’ associazione ortodossa a Biserta giuridicamente inesistente. Bisogna riconoscere che le autorità tunisine attuali hanno mostrato tolleranza e hanno testimoniato un islam laico [scritto prima delle elezioni del novembre 2011], e per il momento, non hanno alcuna pretesa nei confronti della comunità ortodossa. Non hanno posto alcun ostacolo in relazione alla vita spirituale della comunità e promettono di registrare nuovamente la vecchia associazione, ma in una forma laica, sotto il nome di "associazione culturale russo-slava". La nazionalizzazione dei due terreni dà una sensazione di insicurezza per il futuro, se ci saranno cambiamenti nel paese nei confronti delle religioni straniere. Non si deve perdere di vista la possibilità che i vicini di queste chiese situate in quartieri prestigiosi potrebbero volerle acquisire (70).

Allegato II

Lettera senza data (71)

I russi hanno rischiato di perdere la loro chiesa a Tunisi, ma tutto si è risolto grazie all'intervento del governo russo. Ecco i motivi.

In una lettera della signora Shirinskij al presidente Ben Ali, si parlava della mancanza di proprietà della chiesa a Tunisi, per risolvere questo problema: "L'Associazione cultuale degli ortodossi russi in Tunisia" ridotta a pochi membri anziani, non ha potuto farsi registrare ai sensi della legge del 1988 o tanto meno reagire allo scioglimento di tutte le associazioni religiose nel 1992. Così, il 1 ottobre 1994, il Ministro degli Affari Esteri della Repubblica tunisina ha avvisato l'Ambasciata della Federazione Russa che il terreno situato in 12, Avenue Mohamed V a Tunisi era divenuto proprietà del governo tunisino (demanio privato). Per ironia della sorte, questa decisione è stata applicata allo stesso tempo in cui la vita della comunità russa in Tunisia ha ritrovato tutta la sua pienezza. Dal giugno del 1992, un sacerdote, Padre Dimitri Netsvetaev, è stato inviato dal Patriarcato di Mosca. Da allora serve le due parrocchie che contano 2.500 persone: coniugi di matrimoni misti, il personale delle ambasciate, rappresentanti di varie organizzazioni e aziende private... La comunità russa ha accolto alla fine del novembre 1997 monsignor Kirill, capo del dipartimento delle relazioni esterne del Patriarcato di Mosca a cui la nostra diocesi è collegata. Lui conosce il nostro grande problema: la Chiesa ortodossa [russa] a Tunisi è l'unica tra le chiese cristiane di non essere il proprietario del proprio luogo di culto".

APPENDICE

Una testimonianza filmata della vita di Anastasia Alexandrovna Shirinskaja

Bibliografia

(Parte I e II)

Alexandropoulos, J. e P. Cabanel (a cura di), La Tunisie mosaïque : diasporas, cosmopolitisme, archéologies de l'identité, [atti di un congresso], Tolosa, 2000, due voci: El Ghoul, F., "La communauté grecque de Tunisie entre les deux guerres (1920-1930", pag. 129-141, e Mathlouthi, S., "Les Russes en Tunisie (1920-1925)", pag. 143-151.

Darmon, D., La situation des cultes en Tunisie, Parigi, 1930, p. 123-128.

Kazdaghli, H., "La communauté russe de Tunisie (1920-1956)", Rawafid 3, 1997, p. 25-62.

Kazdaghli, H., "Communautés méditerranéennes de Tunisie : Les Grecs de Tunisie, du Millet-i-rum à l’assimilation française (XVIIe-XXe siècles)", Revue des mondes musulmans et de la Méditerrannée, 95-96/97-98 , 2002, p. 449-475.

Kazdaghli, H., "Les Grecs de Sfax à l’heure des choix », Sud-Nord. Cultures coloniales en France (XIXe-XXe siècles), a c. di C. Zytnicki e C. Bordes, Tolosa, 2004, p. 33-44.

Kazdaghli, H., "Les communautés dans l’histoire de la Tunisie moderne et contemporaine", in Les communautés méditerranéennes de Tunisie, Tunisi, 2006.

Kazdaghli, H., "Les frontières de l’identité : la triple appartenance des Grecs de Tunisie XVIIe-XXe siècles) ", Arméniens et Grecs en diaspora, a c. di M. Bruneau et al, Atene, 2007.

Kindynis, L., Djerba, l’île enchantée de mon enfance, MC edizioni Tunisia, 2009.

Poulos, K., "Les Hellènes", in Histoire de la ville de Tunis (R. Dessat ed.), Algeri, 1924.

Bibliografia (parte III)

Per raccontare la storia della Chiesa russa in Tunisia, mi sono basata su un breve testo fotocopiato, scritto nel 2003 da Padre Dimitri Netsvetaev, che lui mi ha dato a Tunisi nel gennaio 2010, e quindi difficile da consultare. A questo aggiungo alcuni commenti provenienti da altre fonti, principalmente quelle della signora Shirinskij, la testimone principale di questa storia, che ha scritto un libro e ha raccontato la storia in un DVD (Anastasia).

Alla fine di ottobre 2011, quando terminavo il mio articolo, padre Netsvetaev mi ha detto al telefono che M. Shkarovskij preparava un libro (42 pagine, 92 note), a questo proposito, Le comunità ecclesiali russe in Tunisia (in russo, pubblicata nel 2012 a San Pietroburgo) di cui ho avuto una copia (non definitiva) via e-mail e che ho pure consultato con l'aiuto di Antoine Nivière.

Audibert, D., "Anastasia de Bizerte, l’orpheline de la Grande Russie", Le Point, n. 1299, 9 agosto 1997.

Delannoy, p., "Les Russes des sables" Géo, n. 298, Dicembre 2003.

Manstein-Shirinskij, A., La dernière escale. Le siècle d’une exilée russe à Bizerte, Tunisi, 2000 (disponibile presso la librairie San Serge, 93 rue de Crimée, Paris 19e).

Rosse, N. Aux sources de l’émigration russe blanche. Gallipoli, Lemnos, Bizerte (1920-1921), Parigi, 2011.

Shkarovskij, M., Le comunità ecclesiali russe in Tunisia (in russo, pubblicato nel 2012 a San Pietroburgo).

Film: Anastasia, L’épopée de l’escadre russe et d’une femme russe en Tunisie, film di Victor Lisakovich, Eleguia 2008 (in russo con sottotitoli in francese).

Per la chiesa di sant’Aleksandr Nevskij a Biserta si veda anche http://fr.wikipedia.org/wiki/Église_Saint-Alexandre-Nevski_de_Bizerte; quest'articolo è in parte il risultato di un articolo in russo.

Tra gli articoli on-line (in russo), qui ci sono tre indirizzi (dati da A. Nivière) di pagine Internet abbastanza ben documentate.

http://www.spbda.ru/news/a-666.html

http://world.lib.ru/s/sologubowskij_n/blazhennyizgnannyeprawdyradi.shtml

http://simvol-veri.ru/xp/afrikanskie-forti-poslednyaya

NOTE

(1) Pubblicato dalla Società fraterna di mutuo soccorso delle persone dei servizi di sicurezza, Tunisi 1952, pag. 108, documento trovato grazie alla bibliotecaria della Biblioteca cattolica diocesana di Tunisi, sorella Monique Tricard, che ringrazio perché mi ha aiutato a trovare diversi articoli qui elencati.

(2) Sovrano vassallo del sultano. In Tunisia, si può parlare di "reggenza" con la dinastia dei bey dal 1613.

(3) Vedere pagine 123-128.

(4) Secondo Kazdaghli, non fu che nel 1878 che a un consolato greco fu permesso di aprire le sue porte a Tunisi, ma dall'indipendenza della Grecia nel 1830, i greci in Tunisia non erano più considerati come membri del millet (quadro di governo delle comunità non musulmane). Nel 1827 vi fu l'ultima nomina di un dignitario dei greci da parte del bey di Tunisi.

(5) Vedere pagine 133 e 134.

(6) "I russi in Tunisia (1920-1925)", pag. 145, 146, 147, 150.

(7) V. Wikipedia e il sito del Patriarcato Greco-Ortodosso di Alessandria, http://www.patriarchateofalexandria.com. Nel 2010 in Africa sotto il Patriarcato greco-ortodosso di Alessandria c’erano 23 arcivescovi, 5 vescovi e 2 vescovi ausiliari.

(8) Entrambi sono morti in un incidente di elicottero con il patriarca Petros / Pietro VII di Alessandria in Grecia nel 2004.

(9) Quando il metropolita Alessio ha celebrato l'Epifania, nel gennaio 2010, vi hanno partecipato un centinaio di ortodossi di diverse giurisdizioni.

(10) Il metropolita Alessio ha visitato per la prima volta la Mauritania nel 2007. La seconda volta, nel novembre 2009, vi ha celebrato la liturgia. Nel 2010, ha cercato di costruire una cappella nella capitale, ma le autorità locali non l’hanno permesso.

(11) La Metropolia di Tripoli è stata istituita per la prima volta con un decreto sinodale e patriarcale nel 1866. Nel 1959, è stata unificata con la Metropolia di Cartagine. Poi è stata riorganizzata con decreto sinodale e patriarcale nel 2004. Il suo territorio comprende la Libia e, nell'Egitto occidentale, Marsa Matrouh (chiesa di San Nicola), cfr. Wikipedia.

(12) Reliquie dal Monte Athos, come pure oggetti liturgici del valore di oltre € 100.000, sono stati rubati. I ladri hanno poi contattato i responsabili parrocchiali rivendicando una somma di denaro per restituire gli oggetti, cfr. Orthodoxie.com, 29 agosto 2011. Il regime di Gheddafi aveva riconosciuto cinque chiese: cattolici, protestanti, anglicani, greco-ortodossi, copti ortodossi. I cristiani rappresentano una comunità di 200.000 persone prima della guerra del 2011 in Libia, per lo più ortodossi, soprattutto egiziani, ma anche molti cattolici (circa 70.000), http://www.la-croix.com/Actualite/S-informer/Monde/La-plupart-des-chretiens-ont-fui-la-Libye-_NP_-2011-09-07-708409

(13) A Rue de la Verrerie; fu abbandonata nel 1901 al momento dell’edificazione dell’attuale chiesa di san Giorgio. cf. Kazdaghli, art. « communautés », pag. 452 ; Dessat, Histoire de la ville de Tunis, pag. 153.

(14) Djerba, l’île enchantée de mon enfance, MC éditions Tunisie, 2009.

(15) Vedere pag. 16 e 17. In Tunisia, c’erano anche pescatori di spugne greci da Hydra, vedi pag. 62 e pag. 17.

(16) I banchi di spugne erano numerosi in Tunisia, dove la Francia gestiva il paese dall'inizio del protettorato nel 1881, una garanzia per gli operatori stranieri.

(17) Vedere pag. 49, 67, 72, 73. Infatti, altre famiglie vi trascorrevano qualche anno e poi andavano via, di solito nella città di Sfax.

(18) Vedere pag. 72, 73, 111. Nel novembre del 1942, le truppe tedesche arrivarono in Tunisia. A partire dal gennaio del 1943 le truppe anglo-americane e l'esercito francese combatterono i tedeschi nel nord. I tedeschi e gli italiani si arresero il 13 maggio 1943.

(19) Vedere pag. 18, 19, 24.

(20) Vedere pag, 19, 21.

(21) Kazdaghli, articolo «Frontières», pag. 333.

(22) Dessat, Histoire de la ville de Tunis, pag. 155, 156. L’articolo non fornisce la data della presidenza del sig. Couitéas.

(23) Kazdaghli, art. «Frontières», pag. 335 ; art. «communautés», pag. 469, 473.

(24) Kazdaghli, art. «Frontières», pag. 344 ; e art. «communautés» pag. 466.

(25) Per i francesi, Wrangel non era più un capo di governo, ma il principale responsabile di un’orda di rifugiati. Secondo Ross, le trentatré navi da guerra con i marinai e gli ufficiali di marina e le loro famiglie furono autorizzate a navigare verso Biserta, importante porto militare in cui gli accordi tra la Francia e l'impero russo avevano previsto di concedere una base navale ai russi dopo la vittoria contro gli Imperi Centrali, cfr. Ross, N. Aux sources de l’immigration, pag. 50, 61. Vedi anche nel suo libro i dettagli di questa emigrazione.

(26) Entrambe le cifre sono date dalla signora Shirinskij. Cfr. Shkarovskij: 34 navi della Flotta del Mar Nero venute dalla Crimea via Costantinopoli, più una nave della flotta del Baltico, venuta da Revel (Tallinn), arrivarono tra il dicembre del 1920 e il febbraio del 1921 a Biserta, con 6000 marinai (e le loro famiglie) a bordo, tra cui 700 ufficiali. Ross parla di 5849 persone, pag. 50, 64.

Anastasia Manstein Shirinskij, nata nel 1912 in Ucraina, era figlia di un ufficiale della marina russa. In Tunisia, divenne professore di matematica a Biserta. Speravo di incontrarla per dettagli specifici sulla storia della Chiesa russa in Tunisia. Ma è morta il 21 dicembre 2009, pochi giorni prima che arrivassi in Tunisia.

(27) Secondo Rawafid, (pag. 32), a causa del gran numero di profughi, a partire dalla fine di gennaio del 1920, 155 russi furono inviati a Monastir, Tabarka e Sfax. Prima dell'arrivo dei profughi russi, un primo censimento nel 1906 in Tunisia contava 70 russi, cfr. Rawafid pag. 25. Secondo la signora Shirinskij, c'erano anche russi che erano venuti individualmente in Tunisia dopo la rivoluzione russa. Per esempio, una dozzina di profughi russi arrivarono ancora nel 1928.

(28) Ross, pag. 64.

(29) Vedere una foto nel suo libro, pag. 174.

(30) Secondo Ross, pag. 66, era stato nominato cappellano della flotta del Mar Nero nel 1917; sotto la sua guida la vita religiosa fu organizzata con successo a Biserta. Nel 1923 si trasferì a Parigi e officiò a Rue Daru. È sepolto a Sainte-Geneviève-des-Bois.

(31) A Biserta, si aprì una chiesa a Fort Jebel Kebir dove si era installata la scuola dei cadetti di marina, i cui studenti erano arrivati con la flotta russa; il primo rettore questa chiesa dedicata a san Paolo il Confessore era il padre Georgij Spasskij, cappellano principale della flotta del Mar Nero, fino alla sua partenza nel 1923 per la Francia, dove fu nominato terzo sacerdote a rue Daru.

Un altro sacerdote, padre Nicholas Bogomolov, cappellano della/sulla nave San Giorgio, insegnava catechismo alla scuola dei cadetti. Anch’egli andò in Francia nel 1924. Gli altri sacerdoti noti arrivati con la flotta sono: padre Nicholas Venetskij, partito per la Francia nel 1922, padre Vladimir Torskij, morto al suo arrivo a Parigi nello stesso anno, padre Nicolas Bogomolov che poi lasciò la Francia per la Bulgaria, e padre Konstantin Gladskij (nessuna informazione su di lui). Secondo A. Nivière, i marinai furono installati nei campi a Biserta: Saint-Jean (con padre Poletaev) Ain Drahma (con padre Nicholas Venetskij).

(32) Di fatto, all’inizio degli anni ‘30, le navi dell’ex-flotta furono demolite o vendute.

(33) Una tabella del censimento in Rawafid p. 46, elenca i diversi luoghi in cui risiedevano i russi e il numero di residenti, tra cui 314 a Tunisi e 92 a Biserta.

(34) Pag. 174.

(35) Shirinskij p.174. Ciò è confermato da la Dépêche tunisienne del 3 settembre 1921, a Tunisi: il 2 settembre 1921, ha avuto luogo una riunione presieduta da Padre Georgij Spasskij per organizzare una chiesa russa.

(36) Cappellano militare durante la grande guerra e la guerra civile, arrivato a Biserta con la flotta russa nel 1920, fondò la parrocchia della Risurrezione a Tunisi cf. A.Nivière, p. 326-327. Padre Mikhalovskij è il nonno della signora Georges Bortoli di Parigi. Il figlio di padre Mikhalovsky, Konstantin Konstantinovič Mikhalovskij, fu il guardiano della parrocchia di Tunisi negli anni ’50 e ‘60.

(37) Cfr. Shirinskij, pag. 219. Secondo Rawafid p. 55 a Tunisi, i russi affittarono dal 1922 fino al 1956 un "locale" per la parrocchia al n. 60 di rue des Selliers, dedicato alla risurrezione di Cristo.

(38) Si noti che l’iconostasi del battello Kronstadt fu trasportata nella cappella russa a Ugine (Francia) dai russi della Tunisia che vi andarono a lavorare. Cfr. Bruno Giraudy, Les Russes d’Ugine, 2004.

(39) Mons. Ioann Maksimovich di Shanghai fu arcivescovo di Bruxelles, a capo della diocesi dell’Europa occidentale negli anni 1951-1963; tra il 1951 e il 1960 visse a Versailles, e tra il 1960 e il 1963 a Bruxelles, in A. Nivière, I membri del clero, teologi e responsabili laici della Chiesa ortodossa dell'emigrazione russa in Europa occidentale e centrale (1920-1995), (in russo), Mosca, Edizioni Russkij Put', 2007, pag. 229.

(40) Arrivato con i suoi genitori con la flotta russa a Biserta, nel 1920, suo padre era cappellano di una delle navi della squadriglia, all’inizio servì come secondo sacerdote a Biserta, poi come rettore della parrocchia di Sant'Andrea in Algeri (Indirizzo: 39 Bd du Telemly) nell'ambito della giurisdizione del metropolita Evlogij, dal 1929 alla sua morte nel 1945.

(41) Quest'ordine cronologico per Tunisi e Biserta è stato stabilito con l'aiuto di Antoine Nivière sulla base del suo libro prosopografico, I membri del clero, teologi e responsabili laici della Chiesa ortodossa dell'emigrazione russa in Europa occidentale e centrale (1920-1995), (in russo), Mosca, Edizioni Russkij Put', 2007.

(42) I membri del clero, teologi e responsabili laici della Chiesa ortodossa dell'emigrazione russa in Europa occidentale e centrale (1920-1995), a c. di. A. Nivière, p. 88. Soixante-dix ans d’émigration russe, a c. di N. Struve, Paris, 1996, pag. 189. Cfr. anche Rawafid pag. 60.

(43) Cfr. A. Nivière pag. 302 ; Rawafid pag. 61.

(44) Il cimitero chiamato "cristiano" o "europeo" in cui si trovano le tombe dei russi è situato su una collina vicina.

(45) Rawafid pag. 50, nota 94; pag. 55.

(46) Dal novembre 1942 al marzo 1943, i tedeschi e gli italiani erano in Tunisia. Biserta fu bombardata dai tedeschi nel 1940 e nel 1942 dagli americani.

(47) Cfr. Shirinskij, pag. 271: "I padri greci Giorgio e Nicola ci avevano sempre aiutato, ma hanno dovuto andarsene anche loro". Cfr. anche Shirinskij, pag. 273: "La vita della parrocchia si è ripresa un po' a Biserta quando, il 1 Aprile 1990, un vescovo greco venuto da Alessandria, mons. Teofane, ha celebrato la prima liturgia ortodossa dopo quasi 30 anni".

Commento al testo citato (2003) di Mosca: eppure, fu allora che il numero dei parrocchiani in entrambe le chiese russe iniziò ad aumentare con donne venute dall'URSS il cui mariti tunisini avevano studiato presso le università dei paesi sovietici, e poi erano venute a stabilirsi in Tunisia. Molte divennero membri delle due associazioni.

Notiamo che, alla fine degli anni’70 e all'inizio degli anni ‘80, grazie alla collaborazione tunisino-sovietica, anche famiglie russe arrivarono in Tunisia. Più tardi, la presenza russa fu intensificata anche dopo la perestrojka.

(48) Si veda la foto degli ultimi parrocchiani di Biserta nel 1965. Shirinskij, pag. 252.

(49) La Presse Tunisie del 30 gennaio 2004 ha parlato di questa chiusura prolungata per 30 anni.

(50) Shirinskij, pag. 253.

(51) Shirinskij, pag. 253.

(52) Shirinskij, pag. 271.

(53) Shirinskij, pag. 271 e 272.

(54) Pag. 272.

(55) Secondo il testo di Mosca citato in bibliografia (2003): Nella sua lettera del febbraio 1989, il vescovo Antonio, allora arcivescovo dell’Europa occidentale per la Chiesa russa all’estero, avrebbe sostenuto l'intenzione presa a quel tempo dalla signora Shirinskij, di prendersi la responsabilità di salvare le chiese in cattive condizioni come monumenti storici, sperando di ricevere finanziamenti per il loro restauro. Ma gli appelli della signora Shirinskij alle autorità locali sono rimasti senza risposta.

(56) Il Metropolita Lavr (Shkurla) (m. 2008) risiedeva a Jordanville (Stati Uniti). Consacrato vescovo di Manhattan nel 1967, fu eletto igumeno del monastero della Santa Trinità a Jordanville nel 1976, arcivescovo nel 1981 e capo della Chiesa ortodossa russa all'estero dal 2001. Vedere i vecchi annuari di Orthodoxia a Regensburg (Germania) e Wikipedia.

(57) Questa era l'unica possibilità per salvare le chiese russe che erano ambite dalle autorità tunisine con il pretesto che non erano utilizzate.

(58) http://orthodox-rabat.ru/about/ ; http://www.lematin.ma/Actualite/Express/Article.asp?id=129557. In Marocco, vi è un consiglio di cinque chiese riconosciute nel paese (cattolica, greco-ortodossa, russo-ortodossa, anglicana e protestante). Ricordiamo che i sacerdoti ortodossi non greci in Africa dipendono dalla metropolia greca locale e quindi il patriarcato greco-ortodosso di Alessandria è responsabile di tutte le comunità ortodosse in Africa.

(59) Shirinskij, pag. 274: Nel 2000, la vita era dunque ripresa attorno alle due chiese, quella di Tunisi era stata restaurata e quella di Biserta lo sarebbe stata presto. Sono state fatte anche donazioni da parte d rifugiati palestinesi ortodossi in Tunisia. Di fatto, dopo l'invasione israeliana del Libano nel giugno 1982, la Tunisia ha ospitato una parte della dirigenza della Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP). Arafat vi ha posto la sede e vi ha vissuto dal 1982 al 1994 con la moglie. Durante il loro soggiorno in Tunisia, la moglie del presidente Yasser Arafat ha visitato le due chiese russe.

(60) Rawafid pag. 62. Munita di questo passaporto, la signora Shirinskij fece due viaggi in Russia dopo la perestrojka, il primo nel 1990 e il secondo nel 1997.

(61) www.orthodoxie.com, 5 aprile 2012.

(62) www.egliserusse.eu/blogdiscussion/Un-salafiste-menace-les-religieuses-de-l-Eglise-Orthodoxe-russe-de-Tunis_a2337.html, 4 aprile 2012.

(63) www.businessnews.com.tn/Tunisie-%C3%82%E2%80%93-L%C3%83%C2%A9cole-russe-et-le-cimeti%C3%83%C2%A8re-chr%C3%83%C2%A9tien-de-Montplaisir-attaqu%C3%83%C2%A9s,520,30347,3.

(64) http://it.wikipedia.org/wiki/Jizya

(65) www.orthodoxie.com, 7 aprile 2012.

(66) APIC, 17 aprile 2012.

(67) Si noti che con la rivoluzione tunisina (1956), 80 chiese cattoliche sono state requisite dal governo tunisino.

(68) Secondo il testo pubblicato a Mosca dalla Chiesa russa e menzionato sopra (2003), restano da risolvere i problemi per i diritti di proprietà delle due chiese. Nel 2011, il problema è stato risolto per la chiesa di Biserta ma non ancora per quella di Tunisi.

(69) A Tunisi ho letto copia della lettera del 1 ottobre 1994: il Ministero tunisino degli Affari Esteri ha inviato una lettera all'Ambasciata della Federazione Russa dicendo che l’associazione russa di rue Mohamed V non aveva rinnovato il suo statuto ed era stata sciolta e il terreno era divenuto proprietà dello Stato tunisino.

(70) A Tunisi, la chiesa si trova nella zona bancaria e di alto commercio e a Biserta nella zona del porto franco.

(71) Ho avuto una copia di questa lettera, non datata ma probabilmente inviata dopo il novembre 1997, che mi ha dato il padre Dimitri nel gennaio 2010 a Tunisi.

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