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  Padre Daniele nella fossa dei leoni: la teologia 'parigina' e il neo-rinnovazionismo

Sacerdote Daniil Sysoev (1974-2009)

Testo originale russo in http://sysoev2.narod.ru/parizh.htm, http://www.blagogon.ru/articles/44/

Traduzione inglese e note dell'arciprete Andrew Phillips in http://orthodoxengland.org.uk/frdaniel.htm

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L'articolo che segue è stato scritto più di dieci anni fa dal recente martire missionario, il sacerdote Daniil Sysoev. Parla del neo-rinnovazionismo (nuovo modernismo) che si è insinuato in Russia negli anni '90 da ovest, dove, come rinnovazionismo (vecchio modernismo) ma sviluppato nella sua forma definitiva, è stato praticato per decenni in Francia, Inghilterra , Finlandia e Stati Uniti.

 

C'è forse qualcosa di cui si possa dire, ecco, questa è una novità? Proprio questo è già accaduto nei secoli che ci hanno preceduto (Ecclesiaste 1, 10).

Queste tristi parole dalla sapienza di Salomone vengono in mente involontariamente quando abbiamo la possibilità di osservare le polemiche in merito alle attività dei neo-rinnovazionisti. Ho più volte avuto a che fare con persone che soffrono dell'eresia rinnovazionista. È da notare che le critiche fatte a padre Georgij Kochetkov (1) e alla sua fazione, che criticano la sua 'ortodossia rinnovata dal volto umano', per la maggior parte non hanno colpito il bersaglio, dal momento che non sono dirette all'essenza di questa eresia.

L'indignazione dell'opinione pubblica ortodossa è diretta o all'uso al russo moderno nelle funzioni, oppure alla cacciata dalla chiesa di quelli che non si comunicano (2), oppure all'elitarismo e all'ecumenismo esagerati di queste comunità. Tuttavia, lo sfondo 'parigino' di questo fenomeno, in altre parole, l'influenza della 'scuola teologica di Parigi', passa quasi inosservato. Per esempio, alla ben nota conferenza del 1994, 'L'unità della Chiesa', i rappresentanti dell'Istituto Teologico San Tikhon hanno cercato con forza di dissociare gli insegnamenti dell'ideologia di Kochetkov dagli insegnamenti di Schmemann e Afanasiev, che erano i pilastri del "modernismo ortodosso". A padre Georgij Kochetkov è stato concesso 'l’onore' di creare la sua propria dottrina, alimentando così le sue pretese al ruolo di sedicente profeta. Tutto questo ricorda la storia recente, quando agli albori della perestrojka, Stalin è stato condannato come apostata dal retaggio di Lenin e dagli ideali del comunismo.

Per la verità, in alcuni piccoli dettagli le idee e le pratiche dei neo-rinnovazionisti russi si discostano davvero dalle panacee prescritte dalla 'scuola teologica di Parigi'. Tuttavia, questa è solo la conseguenza dell'imperfezione umana, che (per nostra fortuna!) non ha portato all'attuazione di queste idee in tutta la loro gloria. Tuttavia, nel cuore del modernismo, sia in Russia che in Occidente, c'è una cosa e sempre la stessa - il rifiuto della tradizione patristica nella sua interezza. Come risultato, vediamo il rifiuto della struttura contemporanea della Chiesa, sia perché è 'obsoleta', oppure perché si è 'allontanata dalle sue origini apostoliche'. Dai loro frutti, li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dalle spine, o fichi dai rovi? Così ogni albero buono produce frutti buoni, ma l'albero cattivo produce frutti cattivi. Un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni (Mt 7, 16-18). Se usiamo questo criterio del Salvatore, dobbiamo respingere tutti i tentativi di giustificare i 'parigini', perché i frutti del modernismo ecclesiastico sono qui davanti agli occhi di tutti.

La mia esperienza con i seguaci di Kochetkov (sia gli ex che gli attuali) dimostra che c'è poco spazio per il cristianesimo dei Padri nelle loro menti. I padri A. Schmemann, N. Afanasiev e A. Men’ (3), e, naturalmente, "il grande catechista, profeta e maestro, il sacerdote G. Kochetkov, hanno preso il posto della divina sapienza dei Padri della Chiesa. Questo movimento ha i suoi dogmi, da quali essi derivano le proprie pratiche liturgiche e i loro peculiari concetti morali, nozioni che sono molto lontane dall'Ortodossia.

Ecco alcuni esempi. La loro abitudine di far uscire dalla chiesa quelli che non si comunicano risale l'idea dell'Eucaristia articolata da padre A. Schmemann (si veda il suo libro, L'eucaristia: sacramento del regno), che ha il suo fondamento dogmatico nella dottrina protestante del sacerdozio universale dei laici. Di conseguenza, egli insegna che i laici concelebrano con il sacerdote, che si limita a presiede e non celebra il sacramento. Naturalmente, con questa comprensione dell'Eucaristia, non c'è posto per i non comunicanti alla liturgia, proprio come il sacerdote celebrante, tutti devono sempre ricevere la comunione alla Liturgia nella Chiesa ortodossa. Tuttavia, se si segue questo punto di vista, non è chiaro perché l'apostolo Paolo chiama solo gli apostoli amministratori dei misteri di Dio (1 Cor 4, 1), e non tutta la Chiesa. Quando Cristo ha istituito il sacramento del suo corpo e sangue, ha detto le parole, fate questo in memoria di me (Lc 22, 19), solo ai dodici, non a tutti. Non sono né il prete, né il popolo che hanno autorità sacerdotale in se stessi (4), ma è il Signore Gesù Cristo che compie tutti i sacramenti attraverso i suoi apostoli e i loro successori, i vescovi e i loro sacerdoti, che non sono creatori di grazia, ma distributori di grazia.

Pertanto, ogni sacerdote legge alla Liturgia la preghiera seguente: 'Consentimi, per la potenza del tuo santo Spirito e rivestito della grazia del sacerdozio, di stare davanti alla tua santa mensa e di celebrare il mistero del tuo santo e purissimo corpo e del tuo prezioso sangue, poiché tu sei colui che offre e che viene offerto, colui che riceve e che è offerto, o Cristo nostro Dio '. (Preghiera all'Inno cherubico). I laici non hanno la grazia del sacerdozio e, pertanto, non possono concelebrare con il sacerdote. 'Il sacerdozio regale' (1 Pt 2, 9), dei laici significa che essi devono presentare (i loro) corpi come sacrificio vivente, santo, accetto a Dio, che è (il loro) servizio razionale (Rom 12, 1), non che devono concelebrare con il vescovo o il sacerdote. Di conseguenza, esisteva nella chiesa il rango del penitente: erano quelli che stavano insieme ai fedeli e non erano respinti con i catecumeni, ma non ricevevano la comunione. San Gregorio il Taumaturgo (III secolo) parla di questa pratica nel suo canone 12.

Un altro esempio di teologia modernista è la dottrina di padre N. Afanasiev che il potere e la grazia del sacerdozio e dell'episcopato sono identici (si veda il suo libro, La Chiesa dello Spirito Santo). Gli ortodossi si sono spesso chiesti: 'Perché padre Georgij Kochetkov non obbedisce al suo patriarca? (1) Perché lui e i membri della sua comunità giudicano sottilmente sua Santità, decidendo ciò in cui il patriarca è nel giusto e ciò in cui si sbaglia? Come possono i seguaci di Kochetkov istituire parrocchie ortodosse parallele in tutto il paese?' La risposta è semplice. I rinnovazionisti si considerano vescovi. Per loro, il patriarca è solo un collega, e per di più 'non catechizzato'.

Questa è la stessa opinione di padre N. Afanasiev (preso in prestito da pseudo-intellettuali protestanti), che è stata respinta dal famoso storico della Chiesa del XIX secolo, il prof V. Bolotov: 'dogmaticamente parlando, il rango episcopale precede il grado del sacerdote e, pertanto, non può esserne una derivazione storica. Ogni comprensione storica del sacerdozio della Chiesa primitiva, che affermi che i vescovi erano solo sacerdoti nel senso stretto del termine, deve essere vista come in disaccordo con la comprensione dogmatica di base della Chiesa universale '(Lezioni sulla storia della Chiesa primitiva, Mosca, 1994, vol. 2. p. 486). Il concetto più fondamentale per i rinnovazionisti è la 'comunità', tra l'altro, questa nozione ricorda molto la setta totalitaria (5) e sviluppato dal parere di padre N. Afanasiev che concetti e fenomeni come la Chiesa universale non esistevano nel primo millennio della Chiesa. Egli insegnava che la Chiesa era solo un'assemblea eucaristica autosufficiente che non aveva quindi bisogno di contatto con le altre Chiese (6).

È incredibile come una persona che insegna questa eresia possa essere considerata come un prete ortodosso, se a ogni liturgia testimonia, 'credo ...nella Chiesa cattolica'. Questa falsa dottrina è falsa anche storicamente (7). L'apostolo Paolo ha chiamato la Chiesa corpo di Cristo, la pienezza di tutto in tutti (Ef 1, 23). Ai cristiani di Corinto, scrive riguardo alla comunione eucaristica, c'è un unico pane, e noi siamo, benché molti, un unico corpo: tutti infatti partecipiamo dell'unico pane (1 Cor 10, 17). A quel tempo l'apostolo Paolo stesso era a Efeso. Se non riusciamo a riconoscere l'esistenza della Chiesa universale in quel periodo, sia in teoria che in pratica, questo testo è inspiegabile.

Molte abitudini rinnovazionste diventano spiegabili solo nel loro contesto 'parigino'. Il rifiuto da parte di quest'ultimo della sacramentalità nella Chiesa prima di San Costantino li porta a cercare di cancellare la sacramentalità dai servizi come aggiunte "non apostoliche" (8). Il risultato è l'uso della lingua russa (o meglio, della lingua laica) nel culto, l'abolizione delle Ore (padre A. Schmemann riteneva che la teologia del tempo si sia persa e che quindi non aveva senso leggere le ore) e l'enfasi sull'inutilità dell'iconostasi (9). Potremmo citare molti altri esempi.

Per tutti questi motivi, siamo convinti che la teologia ortodossa non deve giudicare solo il rinnovazionismo contemporaneo, ma anche, cosa più importante, esporre le sue origini. In caso contrario, se condanniamo solo padre Georgij Kochetkov e i rinnovazionisti grezzi, corriamo il rischio di soccombere alla stessa cosa, ma solo sotto una veste differente e più attraente (10). Un esempio è ora brillato sul nostro orizzonte, un nuovo 'luminare teologico' del Dipartimento per le relazioni esterne, l’igumeno Ilarion Alfeev (11), che (riferendosi alle autorità occidentali) predica eresie condannate dai Consigli universali, come la dottrina della salvezza generale (apocatastasi) (12), respinta dal Quinto Concilio Ecumenico e risuscitata dall’arciprete S. Bulgakov e da altri 'parigini', e osa attribuire testi nestoriani a un grande santo (13).

In conclusione, si nota che ogni tentativo di giustificare le attività della 'Scuola di Parigi' deve prima spiegare perché le loro idee generino fantasie così mostruose (per inciso, queste nozioni non si vedono nella dottrina di V. N. Lossky, che pure ha vissuto a Parigi) . Inoltre, devono anche confutare le parole di Cristo già citate, che un albero buono non può produrre frutti cattivi (Matteo 7,18).

Tuttavia, sarebbe meglio se i seguaci dei 'parigini' cessassero di usare le loro strane dottrine per turbare le anime dei neofiti.

 

Note del traduttore:

1. Negli anni '90, quando questo articolo è stato scritto, padre Georgij Kochetkov, fondatore dell’'Istituto cristiano ortodosso San Filarete', è stato il leader dei neo-rinnovazionisti a Mosca ed era su tutti i giornali con scandalo per gli ortodossi. Dopo avere attratto alcuni neofiti non credenti e ancora di mentalità laica, è stato a un certo punto sospeso dal Patriarca Alessio II e solo successivamente ha attenuato i suoi eccessi. Di tutti i sacerdoti della Chiesa russa è stato l'unico invitato dall'ex vescovo Basil (Osborne) a servire a Londra nella vecchia Diocesi di Sourozh.

2. L 'abitudine di far uscire i non comunicanti dalla Chiesa ha avuto inizio tra gli ortodossi modernisti in Occidente, ed esiste ancora in un certo numero di parrocchie moderniste. Alcuni neofiti inesperti sono in realtà scandalizzati quando alcuni non fanno la comunione!

3. Padre Alexander Schmemann era il più protestantizzato di tutti i pensatori rinnovazionisti. L'accusa di Padre Daniil sul suo rifiuto dei Padri è condivisa anche di teologi greci come il defunto padre Giovanni Romanidis, che non aveva pazienza per tali pensatori russi emigrati, spesso molto ignoranti dei Padri greci (padre A. Schmemann era stato all’inizio professore di latino). Trenta anni fa, padre Nicola Afanasiev, che ha insegnato a Parigi, mi è stato citato con ammirazione come unico sacerdote ortodosso a cui ha fatto riferimento il protestantizzante e modernista Concilio Vaticano II, come se si trattasse di un complimento! Come mi ha detto nel 1970 un sacerdote modernista della vecchia Diocesi di Sourozh: 'I cattolici hanno avuto il loro Concilio (modernizzante) e presto noi avremo il nostro'. Padre Alexander Men’ era un prete di origine ebraica che è stato assassinato a Mosca nel 1990. I suoi libri estremamente ecumenisti e modernisti sono stati pubblicati da una casa editrice cattolica in Belgio. La maggior parte dei suoi critici lo ritiene un cattolico o un uniata segreto, ma di questo non si ha alcuna prova.

4. Qui, in poche parole, abbiamo la visione cattolica dell'autorità sacerdotale, in cui il sacerdote sostituisce lo Spirito Santo, proprio come il Papa sostituisce Cristo (è per questo che, tradizionalmente, i cattolici non hanno la concelebrazione), e il punto di vista protestante, in cui il popolo sostituisce Cristo, cioè, chiunque è un papa o un prete. I modernisti ortodossi in Occidente sono semplicemente facendo eco alla sociologia che vedono intorno a loro, cioè, o la visione cattolica (di padre John Meyendorff, ecc) o la visione protestante (di padre Alexander Schmemann, ecc). I fedeli ortodossi non professano né la visione cattolica clericale, né la visione protestante 'democratica'. Gli ortodossi proclamano che siamo tutti solo strumenti o agenti dello Spirito Santo. Abbiamo bisogno di essere attivi solo nel senso di ricevere attivamente lo Spirito Santo attraverso la confessione, il pentimento e l'auto-purificazione. (Il rifiuto di ciò porta al rifiuto neo-rinnovazionista della confessione - il sacramento della penitenza - se i neo-rinnovazionisti che ne fanno qualche uso lo chiamano 'il sacramento della riconciliazione' nella stessa maniera dei cattolici modernisti, da cui copiano così tanto). L'attivismo esterno, tipico di rinnovazionismo e neo-ninnovazionismo, è futile. Questa è la visione dei Padri della Chiesa.

5. In diverse traduzioni liturgiche pubblicate dai modernisti occidentali ortodossi, la parola 'coro' è stata molto tempo fa sostituita da 'popolo', in obbedienza alla loro mentalità protestante. Padre Daniil ha assolutamente ragione nel chiamare questi gruppi 'totalitari'. Non vi è nulla di così intollerante come il liberalismo - è proprio per quest'intolleranza, per esempio, che i non comunicanti - e altri - sono apertamente e brutalmente espulsi dalle loro chiese.

6. Questa 'teologia eucaristica' non è affatto originale. In realtà, si tratta semplicemente di una debole imitazione del congregazionalismo protestante, il trionfo finale della visione laica e anti-gerarchica dei modernisti. Il fatto che la 'comunità eucaristica' è vista come autosufficiente è la pietra angolare dell'autocefalismo dei modernisti: 'Ognuno per sé'. In realtà, c'è poco di teologico nelle 'comunità eucaristiche', che sono piuttosto il riflesso della sociologia e della psicologia occidentale e del conformismo dei 'teologi ortodossi' che vivono in tali società. Questa protestantizzazione dell'Eucaristia e del sacerdozio nel loro pensiero è anche il motivo per cui sono a favore delle 'donne-preti'.

7. Così, San Vincenzo di Lerins, scrivendo nel Capitolo II del Commonitorium, 434: 'Ciò che è veramente e in senso stretto 'cattolico' comprende tutti universalmente, come dimostra la parola stessa e la sua ragione'.

8. Il rinnovazionismo si basa essenzialmente sul concetto protestante che la Chiesa è diventata corrotta dopo san Costantino. Tutto ciò che viene dopo sono "aggiunte", o "strati", nel linguaggio di padre A. Schmemann. Di qui i tentativi antistorici e vani dei rinnovazionisti di cercare di dimostrare che le pratiche ortodosse non sono precedenti al quarto secolo. Questa bestemmia implica che le porte degli inferi abbiano prevalso sulla Chiesa e che lo Spirito Santo non sia più nella Chiesa - ma bensì tra i rinnovazionisti. Questa svolta nella rivela il delirio spirituale di base del rinnovazionismo. Si tratta di mera e volgare adulazione da parte del diavolo. ''Solo voi, i modernisti, avete ragione e 'salverete' la Chiesa''.

9. Ci sono molte chiese moderniste ortodosse in Occidente che per decenni non hanno avuto un'iconostasi e si vantano pure di questa mancanza! La pratica a lungo termine presso la Cattedrale di Sourozh a Londra è stato quella di non leggere le Ore prima della Liturgia. La situazione è cambiata radicalmente quando un vescovo ortodosso è stato inviato alla Diocesi di Sourozh nel 2006.

10. In una conversazione, il defunto metropolita Vitalij ha chiamato la 'teologia' intellettuale parigina 'sottile', ma la 'teologia' americana 'teologia da cowboy'.

11. Questo articolo tra stato scritto quando l'attuale metropolita Ilarion di Volokolamsk era molto più giovane e inesperto e ancora sotto l'influenza degli intellettuali di mentalità laica a Oxford.

12. L 'eretico Origene - l'intellettuale tanto amato dai modernisti di Parigi che le loro traduzioni francesi dei libri liturgici in realtà alterano i testi liturgici che si riferiscono a lui come un eretico. Il catechismo 'Dieu est Vivant' (che ricorda il titolo di 'Chiesa vivente' del rinnovazionista Vvedensky), pubblicato 25 anni fa a Parigi e da allora tradotto in russo, predica apertamente questo delirio di Origene. Questo è semplice secolarismo conformista.

13. Questo si riferisce all'errore del giovane igumeno Ilarion che ha erroneamente attribuito testi nestoriani a sant'Isacco di Ninive, sotto la pressione del pregiudizio accademico secolare.

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