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  La mia Croce e la Croce di Cristo

di sant'Ignazio Brianchaninov

Volume I della versione russa, Аскетические опыты (1 часть), cap. 37, Крест свой и Крест Христов

Tradotto dalla versione inglese, The Field: cultivating salvation. The collective works of Saint Ignatius Brianchaninov, vol. I, Printshop of St. Job of Pochaev 2016, parte VI
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Il Signore disse ai suoi discepoli: “Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua” (Mt. 16, 24). Che cosa significa la croce? Perché la “sua croce”, che è diversa per ciascuna persona, è anche chiamata “la Croce di Cristo”?

Mia croce sono le pene e le sofferenze di questa vita terrena, uniche per ciascun singolo individuo.

Mia croce è il digiuno, il pregare vegliando e gli altri pii impegni ascetici attraverso i quali il corpo viene reso umile e sottomesso allo spirito. Questi impegni devono essere adeguati alla forza di ciascuna persona e così ciascuno ha la sua croce.

Mia croce è la malattia del peccato o delle passioni, che differiscono anch’esse per ogni individuo. Alcune sono già presenti alla nascita, altre ci infettano durante la vita terrena.

La Croce di Cristo è l'insegnamento di Cristo (Sal. 119, 38).

Piena di preoccupazione e futilità è la mia croce, non importa quanto sia pesante, se non diventa la Croce di Cristo attraverso la sequela dei Suoi passi.

La mia croce diventa la Croce di Cristo se io sono un Suo discepolo, perché un discepolo di Cristo è fermamente convinto che Egli veglia su di lui in qualsiasi momento; che Cristo permette le sue pene come l’inesorabile e inevitabile condizione del Cristianesimo; e che nessuna pena lo colpirebbe in alcun modo se ciò non fosse permesso da Cristo; e che attraverso le pene, il Cristiano diventa uno con Cristo, diventa partecipe della sua sorte sulla terra, e più tardi in cielo.

La mia croce diventerà la Croce di Cristo, perché un Suo vero discepolo considera l’adempimento dei Suoi comandamenti il solo scopo della sua vita. Questi comandamenti pienamente santi diventano per lui una croce sulla quale costantemente crocifigge il suo uomo vecchio con le sue passioni e concupiscenze (Gal. 5, 24).

Perciò, è chiaro che prima di prendere la propria croce, occorre rinnegare se stessi fino a mortificare la propria stessa anima.

Per poter caricare la croce sulle spalle, occorre prima rinnegare il corpo e i suoi desideri carnali e dargli solo ciò che è necessario per sopravvivere; occorre considerare la propria verità come la peggior falsità dinanzi a Dio, la propria ragione come totale follia; e alla fine, essendosi consegnati a Dio, con tutto il potere della fede, dedicarsi al costante studio dei Vangeli e rigettare la propria volontà.

Colui che ha raggiunto un simile diniego di sé è in grado di prendere la sua croce. Con obbedienza a Dio e fiducia nel Suo aiuto per rendere forti le sue debolezze, egli guarda a tutte le pene e i fastidi imminenti senza paura. Coraggiosamente si prepara a superarli, sperando che con il loro aiuto  diventerà partecipe delle sofferenze di Cristo e che raggiungerà la confessione mistica di Lui non solo con la sua mente e il suo cuore, ma, a dire il vero, con la sua vita.

La croce è pesante solo finché rimane la “mia croce”. Quando diventa la Croce di Cristo, immediatamente diventa molto leggera, “perché il mio giogo è dolce e il mio carico leggero”, dice il Signore (Mt. 11, 30).

La croce è posta sulle spalle del discepolo di Cristo quando egli si riconosce degno delle pene permesse dalla Provvidenza divina.

Questi porta la sua croce correttamente, quando ammette che proprio quelle pene che gli sono state inviate, e non altre, sono necessarie per la sua formazione in Cristo e per la sua salvezza.

La paziente sopportazione della “mia croce” è il vero riconoscimento dei propri peccati. In esso non c’è autoinganno. Tuttavia, colui che ammette di essere peccatore, ma al tempo stesso si lamenta e brontola per la sua croce, prova solamente di stare mentendo a se stesso con la sua superficiale ammissione di essere peccatore. La paziente sopportazione della croce è vero pentimento.

Oh, tu che sei crocifisso sulla Croce! Confessa al Signore che Egli è retto e giusto. Con la tua autoaccusa giustifica il giudizio di Dio e riceverai perdono per i tuoi peccati.

Tu che sei crocifisso sulla Croce! Vieni alla conoscenza di Cristo e ti saranno aperte le porte dell’Eden.

Loda Dio dalla tua croce, decapitando ogni pensiero di autocommiserazione e mormorazione, poiché essi non sono meno che blasfemia.

Ringrazia Dio dalla croce, ringraziaLo per il prezioso tesoro della tua croce, per il prezioso dono di essere in grado di emulare le sofferenze di Cristo.

Loda Dio dalla tua croce, perché essa è il solo vero istruttore, guardiano e trono della teologia. Al di fuori di essa non può esserci alcuna conoscenza viva di Dio.

Non cercare la perfezione cristiana nelle virtù umane. Là non la troverai, perché essa è nascosta nella Croce di Cristo (S. Marco l’Asceta, Sulle leggi spirituali, cap. 31).

La mia croce diventa la Croce di Cristo quando io, discepolo di Cristo, la porto con un’attiva conoscenza del mio peccato, ammettendo che sono degno di morte; e quando la porto con gratitudine a Cristo, con lode a Lui. Dalla lode e dal ringraziamento appare nel sofferente la consolazione spirituale; lode e ringraziamento diventano una fonte illimitata di indicibile, immortale gioia che colma il cuore, deborda nell’anima e addirittura nello stesso corpo.

La Croce di Cristo è spettacolo crudele solo per quelli che vedono con gli occhi del corpo. Il discepolo e seguace di Cristo la vede come la fonte della gioia spirituale. Tale gioia è così grande che le pene sono da essa completamente trasformate e il seguace di Cristo prova solo gioia, anche nel mezzo del dolore più orripilante.

La giovane moglie Maura disse ciò che segue al suo giovane marito Timoteo quando questi soffriva terribili torture e la invitava a unirsi a lui nel morire per Cristo: “Mi dispiace, fratello mio, che io non sarò in grado di rimanere salda quando vedrò gli orrori del furibondo torturatore; non potrò sopportarli a causa della mia giovinezza”.

Il marito le rispose: “Poni la tua fiducia nel nostro Signore Gesù Cristo e queste torture sembreranno come olio salutare versato sul tuo corpo, che ti dà sollievo dalle tue malattie” (Vite dei Santi, 3 maggio - santi martiri Timoteo il lettore e sua moglie Maura di Antinoe in Egitto).

La croce è potenza e gloria per tutti i santi di ogni tempo. La croce è medico delle passioni e distruttore dei demoni.

La croce è mercante di morte per coloro che non hanno trasformato le proprie croci personali nella Croce di Cristo, che si lamentano dalle proprie croci della Provvidenza divina, che bestemmiano Cristo e che si consegnano alla disperazione e all’angoscia. I peccatori che rimangono impenitenti e ignoranti sulla propria croce moriranno di una morte eterna, privati della vera vita in Dio a causa della loro mancanza di pazienza. Essi scendono dalla propria croce solo per andare con le loro anime verso il sepolcro eterno, la prigione dell’inferno.

La Croce di Cristo risolleva i discepoli crocifissi di Cristo dalla terra. Il discepolo crocifisso sulla sua croce pensa solo alle altezze, con la sua mente e il suo cuore vive solo nei cieli, già vedendo i misteri dello Spirito in Cristo Gesù, nostro Signore.

“Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua”. Amen.

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