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  La Vita del Santo Re Stefano di Decani
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Il Santo Re Stefano di Decani è uno dei santi più noti della Chiesa Ortodossa Serba. Attraverso le sue sante e incorrotte reliquie Dio ha compiuto numerosi miracoli.

Tratto dal sito Internet del Monastero di Decani. Traduzione dalla versione inglese di P. Kozma Vasilopoulos (Monastero Ortodosso di San Michele, Sidney)

Ringraziamo Sua Grazia il Vescovo Teodosije di Lipljan, già abate di Decani, per il suo permesso e la benedizione di tradurre e diffondere questo testo

 

Oggi, mentre il popolo serbo soffre un altro turbolento capitolo della propria storia, farebbe bene a riportare alla mente il carattere esemplare del proprio martire, Re Stefano Uros III (Decanski).

Egli nacque come figlio primogenito del santo Re Milutin (Stefano Uros II) e di sua moglie Elisabetta, una principessa ungherese. Vivendo alla corte dei propri genitori, l'erede apparente al trono ricevette una buona istruzione, esercitando la sua mente nello studio della lingua e degli scritti del proprio popolo, e il suo cuore nello studio delle Sacre Scritture e degli insegnamenti della Fede Ortodossa.

Il buon frutto della sua educazione fu messo alla prova quando Re Milutin fu forzato a inviarlo come ostaggio al capo tartaro Nogyi. Nonostante i pericoli potenziali, Stefano fu obbediente alla volontà di suo padre e non fece resistenza, affidando la sua vita al Signore. E la sua speranza non fu vana. Alla fine egli divenne amico di uno dei nobili tartari, che riuscì a farlo ritornare a casa sano e salvo.

Quando Stefano raggiunse la maggiore età, i suoi genitori combinarono il suo matrimonio con la figlia del re bulgaro Smilatz, e alla giovane coppia fu data la terra di Zeta, dove si stabilirono fino al tempo in cui Stefano sarebbe stato chiamato a succedere a suo padre sul trono. Intanto, Re Milutin si era risposato, e la sua seconda moglie, Simonida, complottò per far ereditare il trono al proprio figlio Costantino. Ella convinse Milutin che Stefano voleva appropriarsi del trono prematuramente, e Milutin, così ingannato, ordinò che suo figlio fosse catturato, che fosse accecato per assicurarsi che non architettasse più alcun tradimento, e che fosse quindi inviato come prigioniero a Costantinopoli.

Il principe fu condotto via insieme ai suoi figli, Dusan e Dusica, e mentre passavano attraverso Ovcepole (il Campo delle Pecore), le guardie presero degli attizzatoi arroventati e lo accecarono. In quella notte San Nicola apparve a Stefano in sogno: "Non avere paura," disse, "i tuoi occhi sono nelle mie mani." Confortato non poco da questa visione, Stefano giunse privo di vista a Costantinopoli. L'Imperatore Andronico ebbe compassione del giovane esule, e lo ricevette con bontà. Stefano fu presto insediato nel monastero del Pantocratore, dove impressionò i monaci con la sua mitezza e la sua paziente accettazione dell'amara prova che gli era capitata attraverso il proprio padre.

Passarono cinque anni. Re Milutin stava diventando vecchio. Udendo buoni rapporti da parte di suo figlio, il suo cuore si intenerì, e richiamò Stefano a casa in Serbia. Prima di lasciare Costantinopoli, Stefano ebbe un sogno in cui San Nicola gli apparve una seconda vlta, tenendo in mano un paio di occhi. Al suo risveglio, gli era ritornata la vista.

Tre anni dopo suo padre morì, e Stefano, sempre amato dal popolo, fu incoronato Re di Serbia dal santo Arcivescovo Nikodim nella chiesa di Pec. Il suo fratellastro Costantino si risentì di questo cambio di eventi, e sollevò un esercito per rovesciare Stefano dal trono. Desideroso di evitare gli spargimenti di sangue, Re Stefano scrisse una lettera a Costantino:

"Allontana da te il desiderio di venire con un popolo straniero a fare guerra ai tuoi compaesani; ma incontriamoci, e tu sarai secondo nel mio regno, poiché la terra è grande abbastanza per far vivere me e te. Io non sono Caino che uccise suo fratello, ma Giuseppe che l'amava, e con le sue parole ti parlo. Non aver paura, poiché vengo dal Signore. Hai preparato il male per me, ma il Signore mi ha donato il bene, come ora vedi."

Costantino rimase indifferente e diede l'ordine d'attacco. Nella battaglia che ne seguì, il suo esercito fu sconfitto, ed egli stesso fu ucciso. Per i successivi dieci anni, Re Stefano regnò in relativa pace, e la terra serba prosperò. Suo figlio Dusan diede prova di essere un abile capo militare, ed ebbe successo in batteglie contro i bulgari e i greci, che erano invidiosi dello stato serbo allora potente, ed erano insorti contro di esso. Grato al Signore per queste vittorie, Re Stefano iniziò con l'Arcivescovo Daniel, successore di Nikodim, a cercare un luogo dove costruire una chiesa. Essi si stabilirono in un luogo chiamato Decani, e là, nel 1327, Re Stefano stesso posò la prima pietra di quello che sarebbe divenuto uno dei più magnifici e duraturi esempi dell'architettura ecclesiastica serba. All'interno era decorata da splendide icone, alle quali ne furono aggiunte altre nel sedicesimo secolo dal celebre iconografo slavo, Longinos.

Santo Stefano diede generosamente ai bisognosi. Fece pure donazioni liberali a chiese e monasteri sul Monte Santo, a Gerusalemme, ad Alessandria, e al monastero del Pantocratore a Costantinopoli. Né dimenticò il suo debito con San Nicola il taumaturgo: commissionò un altare d'argento e lo inviò assieme ad alcune icone a Bari, in Italia, dove si trovano le sacre reliquie del Santo.

Avendo sopportato in modo veramente cristiano le pesanti prove e afflizioni che incontrò nel corso degli anni, il buon re meritava di vivere il resto della sua vita in pace. Ma era appropriato che a colui che soffrì come martire nella vita fosse concessa un'opportunità di ricevere nella morte una corona di martire. La sua prova finale fu la più angosciante. I successi di Dusan sul campo di battaglia gli avevano dato un appetito di potere e di gloria, e questi, incoraggiato dal suo seguito di nobili, decise di affrettare la morte di suo padre. Nel 1331, Santo Stefano fu portato come prigioniero in una fortezza nella città di Zvecan e fu crudelmente assassinato (secondo alcuni resoconti fu impiccato, secondo un altro fu strangolato).

Quasi immediatamente Dusan fu colpito da rimorso. Egli si pentì sinceramente e con zelo del suo tradimento, e l'anno successivo, alla festa dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, fece trasferire i resti di suo padre da Zvecan a Decani, dove furono posti in una tomba di marmo. Nel 1339 la tomba fu aperta, e il suo corpo fu trovato incorrotto. Quello stesso giorno vide molti miracoli di guarigione. Il santo re diede specialmente prova di guarire le malattie agli occhi, e vi furono ciechi che ricuperarono la vista di fronte alle sue reliquie.

Santo Re Stefano di Decani, intercedi presso Dio per noi!

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