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  I santi nella vita della Chiesa ortodossa: intervista a Claude Lopez-Ginisty

da Religioscope

12 maggio 2007 

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Durante lo scorso secolo, la Chiesa ortodossa ha proclamato molti nuovi santi. Ai santi, i fedeli chiedono grazie e assistenza nelle difficoltà. Un laico ortodosso, Claude Lopez-Ginisty, ha appena pubblicato un libro originale: un "dizionario delle intercessioni ortodosse". Religioscope coglie l'occasione per fare domande all'autore sulla sua opera e, più in generale, sul ruolo dei santi tra i cristiani ortodossi.

Ogni persona che entra in una chiesa ortodossa vedrà subito icone che raffigurano Cristo e molti santi. La venerazione dei santi è molto viva nel mondo ortodosso. Ne condivide una parte con il mondo cattolico (le sante e i santi del primo millennio prima della separazione intervenuta formalmente nell'XI secolo nel mondo cristiano); molti altri si sono aggiunti in seguito, compreso un gran numero di martiri – i più recenti, i santi nuovi martiri della Chiesa russa, uccisi durante le persecuzioni comuniste.

Claude Lopez-Ginisty, un laico ortodosso che vive in Svizzera, ha appena pubblicato un libro, senza equivalenti in francese: Le Secours des Saints. Dictionnaire des intercessions orthodoxes (Vevey, Ed. Xenia, 2007). In effetti, fin dai primi secoli del cristianesimo, molti fedeli si sono rivolti non solo alla figura di Cristo, ma anche ai santi, chiedendo aiuto spirituale, fisico o anche materiale.

In un'introduzione in cui l'autore racconta come gli è venuta l'idea del libro, spiega come per molti anni ha raccolto le informazioni presentate in questo volume. Spiega anche che non vi è, secondo la tradizione ortodossa, alcuna opposizione, concorrenza o conflitto tra l'intercessione dei santi per malattie fisiche e l'uso della medicina. Diversi santi, dice, preferiscono, a modo loro, "collaborare" con i medici, soprattutto nei casi che sembrano disperati.

Seguono 120 pagine di elenco alfabetico di intercessioni. Queste vanno dagli ascessi alle malattie dell'occhio, passando per le donne vittime di abusi, la grandine, le emorragie, i morsi, le punture di api, i terremoti, la tristezza e molti altri mali o pericoli. Per certi mali, sono elencate alcune decine di nomi di santi, ciascuno con la data della sua festa. Per altri, invece, solo un santo sembra avere questa "specialità". Se alcuni santi sono "famosi", altri nomi, invece, probabilmente non diranno nulla alla maggior parte dei lettori – oppure li inciteranno alla loro scoperta, sfogliando vecchie collezioni di vite di santi nelle biblioteche!

Infine, due appendici completano il libro: un Canone di intercessione per i malati (traduzione di un antico testo della tradizione ortodossa russa) e i "salmi terapeutici" di sant'Arsenio di Cappadocia (1840-1924): questo santo associava in effetti un particolare effetto terapeutico a ciascuno dei 150 salmi.

In occasione della pubblicazione di questo libro originale, Religioscope ha colto l'occasione per fare qualche domanda all'autore sia sul ruolo dei santi nella Chiesa ortodossa sia sull'approccio di questo volume.

Religioscope – Se alcuni hanno sufficiente familiarità, a causa della pubblicità data ad alcuni casi, con la canonizzazione praticata tra i cattolici romani, i non ortodossi hanno meno familiarità con il processo che porta al riconoscimento della santità nella Chiesa ortodossa. Com'è che un santo è riconosciuto come tale tra gli ortodossi? Vi si pratica ugualmente un processo di canonizzazione? Quali condizioni devono essere soddisfatte?

l'autore ortodosso Claude Lopez-Ginisty

Claude Lopez-Ginisty – Nell'Ortodossia, non vi è alcuna canonizzazione come è attualmente si compie in Occidente. Prima viene il culto del popolo di Dio, vale a dire i fedeli. La Chiesa non fa che riconoscere e formalizzare una pratica consolidata. Nel caso dei martiri per la fede, la venerazione segue immediatamente al martirio.

Talvolta il santo era conosciuto durante la sua vita, per esempio per avere operato miracoli, e la sua azione benefica di intercessione si limiterà a continuare anche dopo la sua nascita al cielo. Così san Serafino di Sarov, la cui santità era già evidente nel corso della sua vita, aveva detto alle sue monache di rivolgersi a lui "come se fosse vivo", dopo che avesse lasciato il mondo terreno. Ma capita anche che dei santi noti solo a Dio si manifestino ai vivi. Così negli anni sessanta del XX secolo, antichi martiri sconosciuti della Chiesa (Raffaele, Nicola e Irene) si sono manifestati a molti abitanti di Lesbo (Grecia). Di fronte alla loro mancanza di reazione, si sono ancora manifestati ad altri fino a quando hanno cercato le loro reliquie e li hanno trovati. Sono anche apparsi all'iconografo Photis Kontoglou perché conoscesse le loro fattezze e dipingesse la loro icona. E ci sono stati innumerevoli miracoli attraverso l'intercessione di questi "nuovi apparsi", come li chiamano i greci.

È naturalmente per il loro aiuto spirituale e materiale che a volte i santi sono riconosciuti localmente  per il fervore popolare riconoscente, per la loro fama in crescita che oltrepassa i confini del loro luogo di venerazione; il vescovo del luogo può "formalizzare" questa venerazione che a volte passa da una diocesi a un paese intero prima di diventare universale. Quando la Chiesa formalizza una venerazione, ha luogo una cerimonia chiamata glorificazione. L'officio liturgico composto per il santo viene poi inserito nei Minei, i libri liturgici ufficiali.

in un monastero ortodosso serbo

Gli ortodossi distinguono tra "beati" e "santi"? Ci sono diverse tappe nel riconoscimento della santità?

Non ci sono gradi di santità. A volte c'è una venerazione locale che si estende e che fa sì che il santo sia conosciuto e venerato da tutte le chiese ortodosse, ma non c'è gradazione. Le denominazioni e le condizioni applicate ai santi in greco o in russo, per esempio, designano il loro tipo di santità piuttosto che un "grado" nella Chiesa o una tappa verso la santificazione completa. Così il termine greco aghios è usato per tutti i santi, ma a volte lo si sostituisce con il termine osios perché si vuole sottolineare che il santo era un monaco o un asceta solitario. Il termine blazhenij usato in russo e che si traduce letteralmente con beato non ha nulla a che vedere con una tappa di santificazione; è semplicemente la qualità di folle per Cristo del santo che viene così segnalato.

E ci sono alcuni tipi di santità specifici della spiritualità ortodossa?

Sembra che la follia per Cristo sia una specificità ortodossa. Gli jurodivij (in russo) o saloi (in greco) sono davvero un tipo di santità particolare dell'Ortodossia. La rinuncia al mondo di questo tipo di santo è radicale. I folli Cristo hanno rinunciato a tutto, e la loro rinuncia è la più alta, perché fingono follia e mostrano in tutto il loro disprezzo delle apparenze, della correttezza, prendendo sul serio null'altro che il Regno. Esiliati dalla ragione comune, la loro follia è lode perpetua a Dio. Sembrano ingenui, ma vedono meglio dei saggi del mondo e sotto la maschera dolorosa della follia, possono denunciare i mali della società in cui vivono e, talvolta, riprendere i potenti e riportarli alla ragione. Una parola dell'apostolo Paolo spiega il loro ascetismo: "Nessuno inganni se stesso: se qualcuno di voi sembra essere sapiente secondo questo secolo, che diventi folle per essere saggio" (I Cor 3:18). Ma questa follia per Cristo è una croce pesante e non vi si impegnano altri che i più forti.

un santo contemporaneo: san Giovanni Maximovich

Nel ventesimo secolo, uno di questi pazzi per Cristo è vissuto in mezzo a noi in Europa e a Parigi in particolare: l'arcivescovo Giovanni Maximovich. Aveva spesso l'aria trasandata. Scandalizzava i suoi sacerdoti perché entrava in chiesa a piedi nudi, dopo aver donato le sue scarpe a qualcuno che ne aveva bisogno. I bambini lo amavano. I cattolici lo mostravano come esempio: lo avevano soprannominato san Giovanni a piedi nudi! Dormiva solo poche ore su una sedia. Pregava per migliaia di persone ogni giorno. Quando morì, un suo figlio spirituale dichiarò che non avrebbe trovato nessuno per sostituirlo; lui lo chiamava di notte per dirgli di smettere di pregare perché Dio aveva ascoltato le sue preghiere! Il suo corpo incorrotto si trova nella cattedrale russa di San Francisco. Ha fatto miracoli in tutti i continenti.

Un altro tipo di santità che sembra così specifico della Chiesa ortodossa è quello che è conosciuto come il santo sofferente della passione (strastoterpets in russo, tradotto soffre-passion da Pierre Pascal). I santi russi Boris e Gleb che si lasciarono uccidere senza difendersi piuttosto che prendere le armi contro il loro fratello Svjatopolk, ne sono un esempio perfetto. Sono l'immagine dell'agnello condotto al macello. Si tratta di una figura di Cristo.

La venerazione delle persone considerate sante, eccezionali, è presente in molte tradizioni, non solo nel cristianesimo. Tuttavia, alcuni credenti guardano con sospetto questa venerazione e l'assimilano alla superstizione, probabilmente ancora di più quando colui che prega un santo si aspetta un beneficio in cambio. Com'è che la tradizione cristiana ortodossa giustifica questa pratica?

In precedenza la lingua francese non parlava della morte, ma di giorno natale, vale a dire dalla nascita al cielo quando qualcuno lasciava il mondo terreno. Molti hanno perso tale prospettiva nella "terra senza Dio" dei nostri tempi. La morte è la lente della vita eterna, non una fine, ma un inizio. I "morti" non dormono, così come sostenuto da alcune tradizioni umane, sono vivi, (altrimenti com'è che Cristo ha potuto incontrare Elia e Mosè sul monte Tabor, e perché i primi cristiani si facevano battezzare per i morti?). I vincoli d'amore, d'amicizia, d'aiuto che si sono sviluppati sulla Terra attraversano la prova della morte e continuano. La preghiera non è nel tempo, è nell'eternità. Quando si prega, non lo si fa solo in questo mondo limitato del corpo e delle apparizioni tangibili. A maggior ragione, quelli che hanno condotto una vita pia su questa terra la continuano in cielo. I santi che già sulla terra vivevano nello spirito nel Regno, sono ancor più inclini e disposti a continuare il loro lavoro dopo la nascita al cielo.

Questa intercessione dei santi è attestata agli inizi del secondo secolo. Dopo il martirio di sant'Ignazio il teoforo, i testimoni del suo martirio tornarono a casa. E molti lo videro nel loro sonno. Egli li benedisse e lo sentirono pregare per loro. L'intercessione dei santi è un dato di fatto. Negli anni '90, gli Stati Uniti, un giovane drogato stava per morire di overdose. Aveva sul suo comodino una Bibbia. La prese e invocò Dio con un grande grido di disperazione. Gli apparve un uomo vestito di nero, con la barba lunga. Questo uomo parlò a lungo, lo rassicurò, lo calmò. Disse il suo nome: Efrem. Il giovane fuggì alla morte e si mise a cercare chi potesse essere il misterioso visitatore che lo aveva tratto dalla sua oscurità. Dopo molte ricerche, scoprì che il monaco che gli era apparso e lo aveva confortato era Sant'Efrem il Nuovo. Il giovane si convertì e divenne ortodosso. Sant'Efrem è un monaco martire (nel 1425), che fu rivelato nel 1950 apparendo a una monaca e dicendole chi fu e dove fu martirizzato. Il suo corpo riposa a Nea Makri in Attica.

Ci sono molti altri esempi che dimostrano che i santi sono vivi e che si prendono cura delle nostre vite, che hanno compassione di noi. Può essere utile aggiungere che noi non adoriamo i santi e non preghiamo loro, ma che piuttosto chiediamo le loro preghiere, la loro intercessione, il che è diverso. La Chiesa non conosce barriere di tempo o di luogo, dal momento che è nell'eternità, possiamo continuare a chiedere l'aiuto spirituale di qualcuno che è in questa eternità della Chiesa, così come spesso chiediamo aiuto materiale o spirituale ai nostri cari sulla terra. I santi sono ancora più vicini a Dio, sono gli amici di Cristo, e anche i nostri amici, un'amicizia incommensurabilmente fruttuosa perché è in Dio. E noi non ne facciamo delle divinità: san Simeone il Nuovo Teologo dice che poniamo lampade che illuminano le icone dei santi per dimostrare che senza la luce che è Cristo, i santi non sono nulla. È solo la luce di Cristo che li rischiara e li fa diventare vivi e luminosi!

"Viviamo insieme con loro [i santi] nella casa del Padre celeste, ma in luoghi diversi. Noi viviamo sulla terra, loro nella parte celeste, ma conversiamo con loro e loro con noi", dice san Giovanni di Kronstadt.

Quali sono le ragioni che portano ad associare l'intercessione di un particolare rilievo santa con uno specifico tipo di problema? Possiamo supporre che ciò sia generalmente legato alle circostanze e alle esperienze di vita del personaggio...

 È difficile rispondere in modo netto. A volte è davvero qualcosa nella vita o nell tipo di martirio subito dal santo che determina la sua intercessione, ma non tutti i cefalofori (quelli che sono stati decapitati) sono invocati per il mal di testa. A volte è la paretimologia (il legame tra il nome del santo e la materia di intercessione), anche se non è sempre determinante... Così san Biagio di Sebaste è tradizionalmente invocato nel mondo contro il mal di gola, ma in Germania, dove il suo nome ricorda la parola vescica, viene invocato per le malattie che colpiscono questo organo. Nella tradizione popolare slava, il profeta Naum è invocato per aprire la mente... perché na um significa sulla mente in queste lingue.

È molto probabile che per la maggior parte delle intercessioni qualcuno si rivolga per primo a un santo per un "problema" particolare, ed essendo stato esaudito, diffonda la notizia, e quindi a poco a poco il santo sia "specializzato"!!! Ma la misericordia di Dio è grande e il rapporto che possiamo avere con i santi non è un legame artificiale o intellettuale, è una vera e propria relazione. I santi offrono amicizie forti e leali e la loro presenza ci insegna che possiamo chiedere loro di intercedere per tutti i nostri mali... i santi sulla terra sapevano che Cristo era presente in ciascuno dei loro fratelli, e li amavano dell'amore che Cristo aveva loro manifestato. Stando presso Cristo, testimoniano ancora il loro amore per lui continuando la loro opera sulla terra. "Tutti i padri che sono morti prima di noi ci sostengono con la loro preghiera. Si prendono cura della salvezza degli uomini e aiutano con la loro intercessione presso Dio", dice Origene.

Intercedono per ciò che la tradizione ha loro assegnato come carisma speciale, ma rispondono alle nostre esigenze, quali che siano: sono davanti al trono di Dio e per mezzo loro, è Dio che ci risponde sicuramente e sempre.

Per forza di cose, si pensa soprattutto a varie malattie quando si parla dell'intercessione dei santi, ma tutti i cristiani ortodossi hanno particolari amicizie spirituali al di fuori di ogni contesto di malattia o di richieste specifiche. Naturalmente, noi veneriamo i santi per la loro presenza spirituale e il loro aiuto nella sola preghiera, santi la cui intercessione è dolce e preziosa perché noi preghiamo a volte, non per chiedere qualcosa, ma per essere con loro, e nello spazio di un momento eterno, gustare una comunione spirituale pura. Questi incontri nella preghiera sono i crocevia dell'eternità, il pegno della vita futura a cui aspiriamo con tutta la nostra anima.

Lei offre anche un breve elenco dei santi che intercedono per tutte le malattie.

san Panteleimone

È la lista dei santi anargiri, i medici che hanno curato senza chiedere un compenso per la loro cura. L'elenco da me offerto era quello di un'icona popolare greca. I più conosciuti sono san Panteleimone (Pantaleone in Occidente) e i santi Cosma e Damiano. Questa lista include anche Euprepio (a volte chiamato Eutropio – così il padre Justin parla di lui nelle sue Vite dei santi), che non era in realtà un santo anargiro, ma che patì il martirio con gli anargiri. Gli anargiri avevano e hanno ancora in Oriente il ruolo avevano in passato i santi ausiliatori in Occidente. Alcuni tra loro sono presenti in entrambe le categorie!

Ci sono casi sono che ha incontrato e che l'hanno lasciata incuriosito o perplesso?

Quando ho scritto la prima versione del mio libro (in inglese), nei sinassari, in numerose collezioni di vite di santi di tutti i tempi e di tutti i paesi ai quali ho avuto accesso, con l'aiuto dell'igumeno Dorotheos di Andros per la Grecia e di amici russi che mi hanno aiutato nella mia ricerca tra i santi slavi, ho letto alcuni libri recenti pubblicati in Francia, che mi hanno veramente spaventato. Non li citerò. Fatti in fretta, e certamente con il desiderio di coprire tutte le possibili richieste di "potenziali clienti", questi libretti mescolano intercessioni genuine con vere e proprie sciocchezze spesso al limite del cattivo gusto e della blasfemia. Non si dovrebbe scherzare con le cose sante.

Nella ricerche che ho fatto, nulla mi è sembrato veramente bizzarro. Sono stato fortunato, quando sono diventato ortodosso quasi trentacinque anni fa, a essere accolto nella chiesa del monastero Saint Nicolas de la Dalmerie nel sud della Francia. Non avendo mai avuto istruzione religiosa, ho avuto la possibilità di dare uno sguardo nuovo sulla fede e sui santi. Nella cappella all'ingresso, c'era un affresco del santo arcivescovo Giovanni Maximovich, il cui corpo incorrotto è a San Francisco. Questo è il primo santo che ho veramente conosciuto e "studiato". Ho conosciuto persone che lo avevano conosciuto. L'igumeno che mi ha ricevuto nell'Ortodossia era stato ordinato da lui. Più tardi ho conosciuto molte altre persone che lo avevano conosciuto. Quando ho letto la sua vita e i miracoli sorprendenti che ha fatto, questo mi ha formato, in qualche modo, a leggere le vite di altri santi. Se san Giovanni aveva fatto tante cose incredibili e meravigliose, se le vite che leggevo erano state trasmesse dalla Chiesa, potevo fidarmi... Dopo aver assistito a manifestazioni tangibili dei santi durante alcune vacanze in Grecia, ho avuto un primo sguardo benevolo su ogni manifestazione spirituale e tuttavia, continuo il mio discernimento e le "invenzioni", i falsi miracoli, gli abusi, le esagerazioni diventano ovvie. È difficile da spiegare, tuttavia...

Quanto a ciò che mi ha incuriosito, è proprio il miracolo dell'intercessione dei santi... Un santo la cui intercessione è particolarmente evidente per me è san Mina. È stato nel monastero di San Giovanni Battista a Maldon in Inghilterra che ho sentito parlare di lui. Avevo perso qualcosa ed ero disperato... Un monaco mi ha detto di chiedere l'intercessione di san Mina, e ha aggiunto che fu padre Sofronio che gli aveva insegnato a farlo... Ogni volta che ho chiesto aiuto a questo santo, sono stato esaudito in un modo incredibile (e più volte!) e incomprensibile. Quando lo chiamo, venero la sua icona, gli chiedo di aiutarmi e mi dimentico tutto, decidendo di fare qualcosa d'altro. Poi mi capita di fermarmi improvvisamente, di dirigermi verso un posto e come guidato invisibilmente, trovo quello che cercavo a volte nei posti più inverosimili, o dove avevo cercato più volte con attenzione. La sua presenza è tangibile.

fedeli ortodossi di fronte alle icone dei santi durante una cerimonia

La maggior parte dei santi intercessori è costituita da santi antichi, o ci sono nuovi tipi di intercessioni associate a santi recenti?

È evidente che i santi antichi sono i più numerosi, ma ci sono molti santi moderni invocati contro nuove malattie. San Nettario di Egina, che è un santo del XX secolo, è molto invocato da persone afflitte dal cancro, che è la malattia del nostro tempo, ma che era chiamato febbre (e poteva coprire molte altre malattie non identificate dalla scienza del tempo, ma che avevano come sintomo comune la febbre) nel Medioevo. Nella mia lista, la sua intercessione è menzionata contro le malattie incurabili.

Un nuovo martire russo, san Michele di Kiev, è invocato per le malattie degli occhi. Ci saranno sicuramente altre intercessioni che si riveleranno in futuro per santi che per ora Dio solo conosce.

La lettura del suo libro incoraggia a mettere più ampiamente in discussione il rapporto tra il cristianesimo e la salute, la fede e la guarigione. Dai santi alle tecnologie avanzate della medicina... questo per l'uomo moderno sembra un po' un grande balzo nel vuoto! Agli occhi della Chiesa ortodossa e dei santi, qualsiasi tipo di pratica terapeutica è legittimo, o ci sono incongruenze, limiti?...

I santi hanno inventato gli ospedali, come ho spiegato nella prefazione del mio libro. San Nettario di Egina, come ho già accennato, era un potente operatore di miracoli, ma inviava le sue monache dal medico e applicava i rimedi spirituali nei casi in cui la medicina era impotente. Non è assurdo far operare in sinergia la medicina degli uomini e quella di Dio. Un amico monaco in Grecia mi ha detto che sua nonna era in ospedale e doveva sottoporsi a un'operazione agli occhi. Il giorno prima dell'intervento, il medico venuto a trovarla ha parlato con un collega e ha detto che non sapeva come procedere perché l'operazione era delicata. Durante la notte alla donna sono apparsi in sogno i santi Cosma e Damiano che hanno deposto la scatola di unguento con cui vengono rappresentati sulle icone e hanno chiaramente dimostrato come procedere. Al mattino la donna ha raccontato al chirurgo questa visione. Era un uomo pio, l'ha ascoltata con attenzione e ha seguito i consigli dei suoi colleghi anargiri. E l'operazione è riuscita.

Per quanto riguarda i limiti che la Chiesa assegna alla medicina, non sono un esperto delle questioni etiche che toccano questo settore. L'uomo moderno ricerca l'immortalità, non la vita eterna, perché in realtà non crede nella risurrezione. Non credendo più, deve trovare un sostituto tangibile per quello in cui non crede più. Si rivolge alla scienza o alla medicina e si aspetta da questa una soluzione a qualsiasi prezzo, l'immortalità o, in sua assenza una morte rapida e indolore.

La ricerca non è vietata, ma ogni ricerca è desiderabile? Il vescovo Luca, il chirurgo recentemente glorificato dal Patriarcato di Mosca, che ha vissuto nel secolo scorso, è stato uno dei primi chirurghi al mondo a praticare xenotrapianti. Ci devono tuttavia essere limiti per quei cristiani che credono che "fin dal grembo materno, [Dio] ci ha custoditi", nelle parole del salmista; e Dio decide il nostro ritorno a lui. Padre Stanley Harakas (in Orthodox Christian Ethics, Light and Life Publ. Co., USA, 1993) nel suo libro sull'etica cristiana ortodossa pone domande che penso siano essenziali: "Che tipo di medicina preferirebbe un popolo che rifiuta la mortalità? Forse un farmaco che uccide. Un medico che aiuta i suoi pazienti a morire, per la medicina non è come per la Chiesa un confessore che tradisce il segreto della confessione?" (op. cit., p. 129).

Io so che, nel caso dei trapianti, i santi possono essere utili... Uno dei miei stretti conoscenti ha dovuto sottoporsi a un trapianto banale che praticato da decenni. Questo trapianto gli ha posto un problema doloroso di coscienza. Dopo aver menzionato i suoi scrupoli a un igumeno, quest'ultimo gli ha fatto leggere un miracolo dei santi Cosma e Damiano a Roma. In questo testo, i santi sembravano raccomandare il trapianto di un organo di un defunto a chi ne aveva un grande bisogno. Questo ha permesso di affrontare con più serenità l'operazione e di tessere un legame spirituale tra il donatore sconosciuto e colui che ha ricevuto il suo dono, e che prega per lui per questo.

Claude Lopez-Ginisty, Le Secours des Saints. Dictionnaire des intercessions orthodoxes, Vevey, Editions Xenia, 2007, 170p.

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