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  San Gregorio il Teologo sui vescovi del suo tempo...

ieromonaco Petru (Pruteanu)

teologie.net

13 giugno 2014

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È evidente che la storia della Chiesa non ha mai avuto "secoli d'oro" o "periodi d'oro". Ci sono sempre stati vescovi degni, e anche molti vescovi e patriarchi che non si potrebbe chiamare in alcun modo "successori degli apostoli". Così è per i laici e anche per i monaci (se pensiamo che tutte le decisioni conciliari dei secoli V-VIII parlano solo male dei monaci). Proprio per questo noi ci orientiamo solo sui santi, e trascuriamo le "pagine nere", pur senza spazzarle sotto il tappeto, proprio perché non fanno parte della "memoria della Chiesa", ma della memoria di ciò che è al di fuori della Chiesa o contro di essa. Ma queste "pagine nere" sono certamente esistite ed esisteranno. Fare riferimento ad alcune di loro è utile, anche se troviamo cose che non avremmo mai immaginato...

Tutto ciò non deve farci ammattire, ma rafforzarci ancor di più, perché, nonostante il fatto che la Chiesa abbia avuto molti pochi teologi e ierarchi veri, dura fino a oggi e si rafforza pure. Se la sua vita dipendesse solo dai vescovi, la Chiesa da tempo non esisterebbe più. E il fatto che la Chiesa esiste fino a oggi, non importa quanto la distruggano le sue gerarchie (!), non significa che lo Spirito Santo opera attraverso tutti allo stesso modo, indifferente dal tipo di persone che sono, ma piuttosto che lo Spirito Santo opera nella Chiesa e dà a tutti nella Chiesa la possibilità di essere partecipi della sua grazia salvifica, indipendentemente dal loro modo di servire. Naturalmente abbiamo vescovi e sacerdoti buoni e molto buoni, anche se sono solo uno su dieci o venti. Ma io direi che il tasso non è poi così male ...

Naturalmente, il ministero di un vescovo (in greco: "supervisore") è in primo luogo un ministero di'insegnamento, come dimostra chiaramente il servizio dell'ordinazione di un vescovo. Ma i nostri vescovi sono principi, vassalli, dominatori, amministratori, costruttori, agenti fiscali, talvolta assistenti sociali, ma raramente insegnanti. Il lusso dei paramenti e lo sfarzo delle funzioni sono in evidente contraddizione con il Vangelo, ma tutto il mondo tace, senza essere in grado di diminuire i contributi per migliorare la vita sempre più aristocratica dei vescovi e del loro seguito. Ci sono anche sacerdoti che vivono in molte difficoltà, ma a cui nessuno crede, perché la gente comune immagina che i sacerdoti sappiano dividere tutto tra di loro...

Per non immaginare che il nostro tempo è così malvagio, o che stiamo vivendo nel peggiori tempo possibile, ho deciso di pubblicare alcuni versi di san Gregorio il Teologo conosciuti grazie al libro di Jean Bernardi, "Grigorie din Nazianz; teologul şi epoca sa", edito da Deisis nel 2002. I testi indicati sono solo stralci di poesie autobiografiche di Gregorio, relative ai vescovi del suo tempo, compresi (o specialmente) i 150 riuniti nel II Concilio Ecumenico per combattere eresie e malvagità, anche se essi stessi erano analfabeti e immorali. Vedremo in seguito che Gregorio non loda affatto la presunta semplicità di alcuni vescovi, ma la condanna con veemenza, ergendosi più di tutto contro le pretese di potere e l'arricchimento della gerarchia.

Quindi riportiamo qui di seguito un estratto dal libro sopra citato (pp. 169-172), e per chiarimenti, vi invitiamo a leggere l'intero libro. Spero che la pubblicazione di testi patristici non sia considerata un peccato da parte dei "capi del popolo"?

*****

Se Massimo [il Cinico] è geloso, effettivamente assomiglia alla maggioranza dei vescovi:

"Allo stesso tempo, ha acquisito una delle malattie di coloro che siedono nelle tribune, una malattia che è la sequela della prima, ovvero una gelosia senza limiti [...] [1].

Gregorio non esita a parlare dei vescovi egiziani, che lo avevano accreditato Massimo [il Cinico], nei seguenti termini:

"Poi, poco dopo, sono venuti quelli che avevano inviato degni generali a tale falange, o, per dirla in modo più adatto, quei cani che erano divenuti pastori" [2].

Dei membri del concilio corrente (cioè il II Concilio Ecumenico, ndr) dirà senza mezzi termini:

"Questi gridavano ciascuno dal proprio posto; era un raduno di un popolo vestito alla carlona, una sorta di circo per bambini, un nuovo gruppo di varietà, un turbine che trascinava polvere sollevata dai venti, uomini a cui nessuno cresciuto nel timor di Dio avrebbe voluto dare la parola, che

ronzavano disordinati avanti e indietro, o semplicemente ti saltavano in faccia come vespe "[3].

oppure:

"Coloro che conducono il popolo e gli insegnano, i distributori dello Spirito, che dall'alto dei loro troni pronunciano la parola della salvezza, che annunciano costantemente la pace con le bocche spalancate nelle chiese, si lanciano con tanta rabbia l'uno contro l'altro, emettendo forti grida, reclutando alleati, finendo allo stesso modo come accusati e accusatori, e sprecando la loro generosità e disperdendosi con salti, strappando con i denti ciò su cui prima avevano messo le mani con rabbia brama di potere personale (perché gridano questi cose, con quali parole?), hanno rovinato il mondo [...] "[4].

Infine, Gregorio confessa l'anarchia delle loro riunioni:

"Ma tu, dimmi, hai anche tu approvato queste cose allora? Chi aveva autorità su questi incontri? - Dipendevano da chi potevano (esito a ripetere ciò che mi fa vergognare), da tutti o meglio da nessuno, perché l'autorità folla è anarchia "[5].

E, più seriamente:

"Quest'enorme adunata di trafficanti di Cristo, la lascerò avvicinare solo quando qualcuno saprà come la buona fragranza di un profumo immacolato da quella di una palude [...]" [6].

Queste convinzioni non sono il risultato di un momento di irritazione a causa di un'esperienza sfortunata, perché altre poesie sono riempite della stessa veemenza:

"Allontanati, ti prego, da una singola; dai vescovi malvagi, che non tremano di paura a causa della dignità del loro trono. Tutti hanno guadagnato in altezza, ma nessuno in grazia. Togliete la pelle e vedrete il lupo ". [7]

Dice ancora:

"Eccellenti fratelli miei, i pastori... crepano di invidia... la loro villania non può sopportare la cultura..." [8]. "Tra questi, alcuni sono discendenti di contabili del fisco, senza altro orizzonte che quello della contraffazione di documenti falsi; altri sono presi direttamente dal loro banco [...] altri, che hanno lasciato l'aratro, sono bruciati dal sole, altri hanno abbandonato il rastrello e la zappa, altri ancora hanno lasciato il remo o l'esercito, lasciando dietro di sé un odore di fogna e sono sfregiati da cicatrici [...] altri non sono ancora pienamente purificato la pelle dal sudore delle fornaci. Questi imbroglioni con fruste e pietre da macina [...] sono orgogliosi e ingannano il mondo con la persuasione o coercizione, elevandosi verso le altezze come gli scarafaggi si elevano verso il cielo. Il loro percorso è quello del fumo e il loro capo non si volge indietro come prima, immaginano di essere insegnanti di cose alte, ma dicono solo sciocchezze e non sono in grado di contare neppure le loro mani e piedi. Ci Tutte queste cose non sono brutte e indegne di un vescovo? "[9].

"Uno vanta la sua nobiltà, l'altro la sua eloquenza; per uno conta la ricchezza, per un altro la famiglia. Coloro che non hanno nulla con cui fare una buona figura si fanno conoscere per i loro vizi" [10].

"Da che mondo è mondo, dal momento che l'acquisto di pietre preziose non è semplice e non tutti i paesi producono sostanze aromatiche, e il mercato è pieno di ronzini, mentre i cavalli da corsa sono tenuti nelle case dei ricchi, perché allora, da che mondo è mondo, dovrebbe essere facile trovare un vescovo che non dia problemi e che non sia tiepido nella sua dignità ?" [11]

"Ma tu, coraggioso, che sei stato precettore o che hai servito come funzionario, dimmi quando, da che mondo è mondo, tu che eri povero hai preferito divenire, essendo povero, come Ciro re dei Medi piuttosto che come Creso o Mida, facendoti padrone di questa casa coperta di lacrime, salendo sul palco e sedendoti sul trono come un sovrano e custodendo tutto che hai guadagnato con la forza e, infine, estendendo la tua sovranità anche sui misteri di Dio?" [12]

Nella poesia II, I, 13, ad esempio, intitolata ai vescovi, leggiamo [13]:

 

"Venite, voi tutti che cavalcate il male, feccia della razza umana, voi gonfi, sfacciati, orgogliosi, ubriachi, vagabondi, festaioli e donnaioli, bugiardi e arroganti, pronti allo spergiuro, succhiatori del sangue del popolo, che tendete le mani sui beni degli altri, invidiosi, ipocriti e perfidi, vili adulatori dei potenti, leoni verso gli umili, individui dubbiosi servi di mutevoli opportunità. [...] Venite qui con fiducia: un grande trono è pronto per voi!"

***

P. S. Non c'è stato alcun motivo speciale per cui ho deciso di pubblicare questo testo. Volevo pubblicarlo già qualche anno fa, ma non avevo il libro a portata di mano ...

Note:

[1] Poema II, I, 11: Sulla sua vita, v. 815 – 817.

[2] Ibid., v. 854 – 847.

[3] Ibid., v. 1680 – 1787.

[4] Ibid., v. 1546 – 1558.

[5] Ibid., v. 1739 – 1744.

[6] Ibid., v. 1756 – 1758.

[7] Poema II, I, 12: A se stesso e sui vescovi, v. 35 – 38.

[8] Ibid., v. 136 – 138.

[9] Ibid., v. 154 – 176. 

[10] Ibid., v. 345 – 348.

[11] Ibid., v. 389 – 394.

[12] Ibid., v. 432 – 439.

[13] V. 75 – 82, 89.

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