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  Sant'Andrea il Folle per Cristo e l'eunuco omosessuale

Dal blog Mystagogy, 13 dicembre 2013

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Il seguente dialogo consiste di un capitolo nella vita di sant'Andrea il Folle per Cristo. È un passo complesso che tratta di questioni delicate con colpi di scena e svolte inaspettate e paradossi, come sono di solito le situazioni della vita reale, e per questo motivo dovrebbe essere studiato con cura, in modo completo e nel suo contesto. Sant'Andrea era un uomo santo, in particolare con il dono di essere chiaroveggente, e un pazzo per Cristo, che conosceva i segreti dei cuori degli uomini, e diceva la verità come gli veniva rivelata e nel modo appropriato a un momento particolare. La storia inizia con Andrea seduto di fronte al cancello di casa del suo discepolo Epifanio.

Mentre era seduto per terra davanti alla porta arrivò un giovane eunuco che era il segretario di uno dei nobili. Il suo volto era come una rosa, la pelle del suo corpo bianca come la neve, era ben modellato, biondo, dotato di una morbidezza insolita, e profumava di muschio da lontano. Epifanio era cresciuto insieme con lui ed era suo amico, e si volevano molto bene.

Ora questo eunuco portato con sé dei datteri, circa una trentina. Quando vide il corpo nudo del santo si allarmò e chiese a Epifanio, "Mio caro e amato Epifanio, chi è quest'uomo, e perché va in giro nudo, anche se è inverno e il freddo è insopportabile, come i naufraghi in mare?"

Epifanio rispose: "Mio carissimo fratello, io non so cosa dire del suo aspetto, dal momento che la sua mente è stata fatta prigioniera dal maligno ed egli vaga in giro come ossesso e confuso. Tutte queste persone si strappano i vestiti e corrono in giro senza sentire nulla". Disse così perché non voleva rivelare la virtù dell'uomo santo.

Quando l'eunuco sentì queste parole tacque e, avendo compassione del beato come avrebbe fatto con un povero, gli diede tutti i suoi datteri. "Prendi questi per ora", disse, "perché non ho altro con me".

Ma l'uomo santo, che con gli occhi del suo spirito già conosceva le opere della sua anima, lo guardò severamente e disse: "I folli non mangiano un dono di colofonia".

L'eunuco, che non capiva quello che gli veniva detto, rispose: "Sei veramente pazzo, quando vedi i datteri date, pensi che siano un frutto che viene da Colophon?" [*]

Il beato disse: "Tu ingannatore, vai nella camera da letto del tuo padrone e compi con lui le pratiche malate dei sodomiti, così ti darà altri datteri. Disgraziato, non vedi i raggi del regno dei cieli, che non conoscono la crudeltà e l'amarezza dell'inferno, non provi nemmeno vergogna davanti all'angelo che ti accompagna come cristiano? Che cosa si dovrebbe fare con te, impuro che sei, perché frequenti luoghi e fai cose che non dovrebbero essere fatte, cose che non fanno i cani né i maiali, né i rettili né i serpenti? Maledetto, perché lo fai? Guai a voi giovani, che Satana ha ferito e gettato a capofitto nella terribile profondità dell'inferno con la sua veemenza e vigore senza limiti! Vedi di non andare oltre, affinché Dio non ti tratti come meriti, bruciandoti qui del tutto con fulmini, e lì con l'inferno di fuoco".

Quando l'eunuco udì queste parole tremò di paura, il suo volto divenne rosso come il fuoco per la grande vergogna.

Epifanio disse: "Signore, cosa ti è successo? Perché eri vergogni? Non ti ho detto che costui è pazzo e dice tutto ciò che gli viene in mente? Tuttavia, caro amico mio nel Signore, se sei consapevole di esserti reso colpevole di qualcosa di ciò che ti ha detto, vai subito a cambiare vita e non essere arrabbiato con lui per le sue parole! Tu sei giovane, caro amico, e Satana è malvagio, ci inganna a commettere il peccato per nessun altro motivo che per avere anche noi come consolazione nelle fiamme dell'inferno".

Quando l'eunuco sentì questo se ne andò, mentre l'onorevole Epifanio aiutò l'uomo santo a rimettersi in piedi e lo accompagnò nella sua stanza. Là  trovarono una tavola imbandita e si sedettero, godendo dei doni di Dio.

Dopo aver finito il loro pasto, Epifanio disse al beato, "Venerabile Signore, perché hai ripreso il mio amico così, senza mezzi termini?"

L' uomo beato rispose: "Perché ti è caro e amico, per questo motivo gli ho dato questa lezione, perché se non fosse stato tuo amico, non avrebbe sentito una sola parola da me. Non è la mia vocazione rimproverare i peccatori, ma compiere il retto cammino conduce a una vita migliore".

Epifanio disse di nuovo: "Lo so anche io, servo di Dio, ma questo giovane uomo è schiavo, e quando è costretto dal suo padrone che cosa può fare?"

Il sant'uomo rispose: "Sì, lo so, io non sono ignorante di queste cose. Tuttavia, uno schiavo deve servire l'uomo che lo ha comprato per quanto riguarda i suoi bisogni fisici, non per quanto riguarda le opere del diavolo, in particolare non quando arriva a questa anomalia maledetta e disgustosa che non compiono nemmeno gli animali".

Epifanio disse: "Se un maestro impone a uno schiavo di servire i suoi bisogni, siano essi fisici, o spirituali, o peccaminosi, e lo schiavo non riesce a obbedire, sicuramente saprai, mio Signore, quanto soffrirà, sarà maltrattato, picchiato, minacciato e riceverà tutti i tipi di punizioni".

Il sant'uomo rispose: "Questo, mio figlio, è il martirio di Gesù Cristo, a cui ha accennato quando ha detto: 'Beati i perseguitati per la giustizia, perché loro è il regno dei cieli'. Pertanto, se gli schiavi non si piegano alle abominevoli passioni sodomitiche dei loro padroni sono benedetti e tre volte benedetti, perché grazie ai tormenti di cui parli saranno annoverati tra i martiri ".

[*] L'eunuco pensa che il santo stia parlando della città di Colophon nella Ionia, ma la parola colofonia implica un abuso del colon o dell'ano.

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