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  La Dormizione della Madre di Dio. Storia della festa e del digiuno. Sulle Lamentazioni funebri della Madre di Dio

teologie.net, 15/08/2013

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Breve storia della festa della Dormizione

Troviamo le prime notizie sulla festa della Dormizione negli scritti di Melitone di Sardi (sec. II), Epifanio (IV) Giovenale di Gerusalemme (sec. V) e dello Pseudo-Dionigi l'Areopagita (cap. V). Più tardi ne hanno scritto san Massimo il Confessore (cap. VII) Giovanni Damasceno (sec. VIII), Simeone Metafraste (XI secolo) e altri. Tutte queste fonti e altre sconosciute (tra cui gli apocrifi) sono state raccolte e sintetizzate da Niceforo Callisto Xanthopoulos (esicasta del XIV secolo), che ha scritto una narrazione più dettagliata della festa.

Anche se la storia della glorificazione della Madre di Dio ha radici vicino al secolo apostolico, la festa della Dormizione è apparsa solo dopo il terzo Concilio ecumenico di Efeso (dell'anno 431) [1]. In Occidente, secondo il Sacramentario di papa Gelasio (V secolo), la celebrazione era già tenuta il 15 agosto; lo stesso in Oriente, ma senza un digiuno speciale. Solo nel 595 l'imperatore Maurizio, in onore della vittoria sui persiani con la mediazione della Madre di Dio, ha diffuso e onorato questa festa con grande fasto, componendo anche inni e cantici che troviamo nel Lezionario georgiano del VII secolo. I Tipici di Costantinopoli dei secoli IX-XI ci danno dettagli sulla funzione della Dormizione, e alcuni di loro parlano del "dopo-festa", con la conclusione dopo 3, 4 o anche 8 giorni. Il Tipico del monastero di san Sava, diffuso in tutto lo spazio ortodosso (nei secoli XIII-XIV), prevede che nei monasteri si faccia la Veglia (Vespro, Litia e Mattutino, senza menzionare le Lamentazioni funebri) e che la conclusione della festa si tenga all'ottavo giorno.

Storia del digiuno della Dormizione

Prima della festa della Dormizione la Chiesa ha un digiuno di due settimane (dal 1 agosto al 14), che segue quanto a rigore quello della Grande Quaresima. Le fonti storico-liturgiche (pubblicate da Cotelerius e Dmitrievskij e studiate da M. Skaballanovich, "Tolkovyj Tipikon" ecc) ci parlano della diffusione relativamente tarda di questo digiuno, e qui di seguito cercheremo di fare una succinta presentazione di tali dati storici.

Molti sono pronti a credere che la prima testimonianza del digiuno della Dormizione sia in san Leone di Roma (V secolo), ma san Leone, nella sua celebre omelia n. 16 (n. 15 secondo altri) parla della tradizione dei 4 digiuni dell'anno nelle quattro tempora (stagioni). Oltre al digiuno pre-pasquale e a quello di dicembre, egli cita un altro digiuno dopo la Pentecoste e in autunno nel mese di settembre (non sappiamo di quanti giorni) come ringraziamento per la raccolta dei frutti. Pertanto, non sta parla in alcun punto del mese di agosto dedicato alla Madre di Dio.

Altri credono che la prima menzione che abbiamo del digiuno della Dormizione sia nel VI secolo, per mano di Anastasio del Sinai, patriarca di Antiochia (561-600). La scienza teologica, di recente, ha dimostrato che il testo attribuito al patriarca Anastasio - "Sulle tre quaresime" - è un apocrifo del secolo IX-X, probabilmente proveniente dall'ambiente monastico di Costantinopoli, e che i suoi dati sono in contraddizione con tutte le altre testimonianze storiche del tempo [2] (basandosi anche su una leggenda quasi-cristiana della morte di san Filippo e del digiuno del Natale che comincia il giorno della sua commemorazione [3]).

È notevole il fatto che l'Hypotyposis di Teodoro Studita (IX secolo) e il Diatyposis di Atanasio l'Athonita (X secolo) e anche le loro copie successive (XIV secolo), allo stesso modo, non menzionano questo digiuno, pur dando regole sufficientemente dettagliate riguardo ai digiuni. Nessun altro tipico di origine studita, così come quello del monastero dell'Everghetinos (XI secolo) o di Pantokrator (XII secolo), offre una testimonianza del digiuno della Dormizione.

Il Tipico del monastero bizantino di Nicola Casole in Italia meridionale (sec. XII) menziona per la prima volta questo digiuno al 1 ° agosto, affermando che ne parla il "concilio dell'unione" di Costantinopoli (anno 920) [4]; solo che i padri di quel monastero lo iniziavano il 2 agosto a causa della celebrazione dei Maccabei. Tuttavia, al capitolo sulle regole generali del digiuno, il Tipico di Nicola Casole non fornisce alcuna indicazione riguardo al digiuno Dormizione.

Sappiamo che nell'anno 1085 alcuni monaci del Monte Athos si sono rivolti al patriarca Nicola III il Grammatico, mostrando preoccupazione per questo digiuno. Il patriarca, consultandosi con il sinodo, risponde ai monaci che ha trovato menzione di questo digiuno nel "concilio dell'unione", ma precisa che "questo digiuno è stato spostato [in un altro tempo - ndr], perché si sovrapponeva a digiuni pagani che si tenevano nello stesso tempo, e che tante persone rispettavano per purificarsi e per sbarazzarsi dalle malattie "[5] (cfr. Kormchaja kniga, I, scheda 156r).

Oggi si ritiene che il digiuno della Dormizione (e quello della Natività), con la durata che ha oggi, sia stato regolato solo nel 1166, in un sinodo tenuto dal patriarca Luca Chrisoverghis durante il regno di Manuele I Comneno. Abbiamo testimonianze più precise su questo Sinodo dal canonista Teodoro Balsamon, patriarca di Antiochia (sec. XII). Secondo Balsamon, alcuni partecipanti al concilio ritenevano che nei primi di agosto non si potesse tenere alcun digiuno, e se si teneva in alcune regioni, si doveva necessariamente spostare, come proponeva quasi un secolo prima Nicola il grammatico. Ma la maggior parte dei padri sinodali, guidata dal patriarca Luca, sostenendo che il sinodo organizzata da Nicola il Grammatico non aveva indicato il periodo in cui era bene spostarte il digiuno, hanno deciso che il digiuno iniziasse il 1 agosto e che durasse fino alla festa della Dormizione. Lo stesso patriarca Teodoro IV di Antiochia era d'accordo con la decisione presa e consigliava questo digiuno di 14 giorni anche ai suoi fedeli. D'altra parte, ecco cosa dice il Sintagma ateniese (IV, 488): "Per quanto riguarda la durata della Grande Quaresima tenuta oggi nella Chiesa ortodossa, nessuno ha mai dubitato, ma non si può dire lo stesso per gli altri digiuni. A suo tempo, il patriarca Marco di Alessandria si è rivolto a Balsamon chiedendo se si dovessero seguire con la stessa severità tutti i digiuni precedenti alle festività dei santi Apostoli, della Natività e della Dormizione, oppure se questi potevano essere accorciati. Rispondendo a questa domanda Balsamon cita il giudizio del sinodo patriarcale di Costantinopoli, tenuto sotto il Patriarca Nicola III (1084-1111), secondo il quale, prima di queste feste dovremmo digiunare solo sette giorni (πλην επταήμεροι) poiché un unico digiuno dura 40 giorni (μια γαρ τεσσαρακονθήμερος νηστεία εστίν), quello prima della Santa e Grande Pasqua. Tuttavia, coloro che vogliono digiunare più di sette giorni prima delle feste sopra citate, o possono aver trovato tali digiuni stabiliti nei Tipici lasciati dai loro fondatori, hanno completa libertà [di allungare i digiuni]".

Quindi, sulla base di tutte i dati storici, liturgici e canonici, possiamo dire che la durata del digiuno è stata ufficialmente determinata solo nel XII secolo, e si è diffusa nei secoli XIII e XIV assieme al Tipico del monastero di san Sava, che lo comprende nelle ordinanze di digiuno, stabilendo anche il suo rigore. Conformemente a queste regole di Tipico, che ben presto sono divenute normative anche per i laici, in questo digiuno si permette il pesce solo nella festa della Trasfigurazione (6 agosto), e l'olio e il vino solo il sabato e la domenica, e più di recente, anche nelle feste con rango di Polieleo, che in passato non esistevano.

Breve storia delle Lamentazioni della Madre di Dio

Nell'ordine del Mattutino domenicale a Gerusalemme, fin dall'antichità si leggeva o cantava il Salmo 118. Dai secoli VIII e IX, alcuni versetti di questo salmo sono stati intervallati da certi tropari, chiamati "Benedizioni della risurrezione", in cui il primo tropario si cantava appena dopo il versetto 12 ("Benedetto sei, Signore .."), che è rimasto in seguito l'unico versetto, che introduce anche i tropari successivi. Sembra che in questa fase tutti i versi intermedi erano letti e solo quelli immediatamente prima dei tropari erano cantati. [6]

Il rito del Mattutino del Sabato Santo (cantato la sera del Venerdì Santo) aveva anch'esso il Salmo 118 con le "Benedizioni della risurrezione", ma dal secolo XIV, le "Benedizioni" sono state collocate al termine, e tra i versi del Salmo 118 sono stati intercalati i tropari della sepoltura di Cristo. Alcuni specialisti ritengono che la devozione a cantare le Lamentazioni del Salvatore iniziò subito dopo la ricostruzione del complesso ecclesiale della tomba di Cristo sotto i crociati (1130-1147).

Nel caso di altri giorni festivi, a prescindere dal loro rango: del Salvatore, della Madre di Dio e dei santi, invece del Salmo 118 hanno cominciato a essere scelti altri salmi, con l'aggiunta di inni in lode ("megalinari = magnificazioni"), inclusa la festa della Dormizione, che ha anch'essa una magnificazione (consueta).

 

Nel corso del secolo XV, al Getsemani, con il completamento delle Lamentazioni del Salvatore con strofe dopo il numero dei versi del Salmo 118, le consuete magnificazioni della Dormizione sono state sostituite con tropari simili alle Lamentazioni del Salvatore e accompagnate dallo stesso Salmo 118. Nel secolo XVI, il numero dei tropari è stato completato (probabilmente da Manuele di Corinto), imitando la forma e le idee delle Lamentazioni del Sabato Santo. In quel tempo si sono notati alcuni tentativi di diffondere queste Lamentazioni della Madre di Dio in tutto il mondo ortodosso, ma senza molto successo, dato che le melodie erano estremamente lente (non come quelle odierne), e il Tipico non prevedeva alcuna moldalità di inquadramento delle Lamentazioni nel Mattutino, ma parla solo delle magnificazioni e del Vangelo prima del Canone (non dopo la Dossologia come al Sabato Santo). Proprio per questo, un'indicazione del Tipico dei Vecchi Credenti (Lipoveni) le introduce dopo il canto dell'Ode sesta del Canone, senza entrare nei dettagli o fornire il testo.

Nel corso del XVIII secolo, iniziano contatti più stretti con la Terra Santa dei russi e dei romeni, e dopo il 1821 dei greci. A quel punto nel mondo ortodosso appare l'idea di servire la Liturgia di san Giacomo (che si presumeva, in modo incorretto, che fosse stata servita continuamente a Gerusalemme) e di imitare anche le Lamentazioni della Madre di Dio del Getsemani. In questa occasione sono state fatte le prime traduzioni delle Lamentazioni della Madre di Dio (nel 1820 in romeno da parte di Ion Pralea; nel 1845 in russo da parte di M. Holmogorov), integrate con una versione mariologica, ancor più recente, delle "Benedizioni della risurrezione".

Inoltre, san Filarete (Drozdov), metropolita di Mosca, istituì nello "skit del Getsemani" accanto alla Lavra della santa Trinità, probabilmente durante gli anni 1845-1846, la festa della "Risurrezione e Ascensione della Madre di Dio" il 17 agosto (terzo giorno dopo la Dormizione) e decise che le Lamentazioni fossero cantate alla vigilia del 17 agosto. Questa nuova celebrazione non visse abbastanza per essere diffusa, soprattutto a causa delle polemiche circa il dogma mariologico del Vaticano dal 1854, ma l'abitudine di cantare le Lamentazioni il terzo giorno dopo la Dormizione si è mantenuta tra i russi fino a oggi. I romeni e i greci invece, come è consuetudine al Getsemani, le cantano alla vigilia della Dormizione, nel corso della Veglia (Vespro unito con il Mattutino), anche se non vi è alcun rito ufficiale per intercalarle nell'ordine del Mattutino e per combinarle con il Polieleo della festa.

Molti importanti liturgisti e dogmatisti ortodossi ritengono che tutti questi parallelismi tra il Sabato Santo e la Dormizione della Madre di Dio, specialmente nella variante di Filarete Drozdov, sono esagerati e ingiustificati. La funzione della Dormizione della Madre di Dio presenta un contenuto innografico più che sufficiente per venerare la Madre di Dio e il suo glorioso passaggio al Signore e non c'è più bisogno delle sue Lamentazioni. In queste circostanze, sarebbe meglio lasciare nel culto solo le Lamentazioni del Signore al Sabato Santo e mantenere la festa della Dormizione della Madre di Dio entro il rito attualmente presente nei Minei, che consideriamo sufficiente.

 

La cintura della Dormizione

Ogni evento nella vita del nostro Signore Gesù Cristo: l'ingresso in Gerusalemme, il tradimento, la cattura, il giudizio, la crocifissione, la morte, la deposizione nella tomba, la risurrezione e l'ascensione - tutti hanno un valore salvifico per il genere umano. Proprio per questo i Vangeli descrivono tutti questi eventi in dettaglio, e la Chiesa li celebra tutti a tempo debito. Nel caso della Madre di Dio, come per il ricordo dei santi [7], tutti gli eventi legati alla loro fine terrena sono concentrati in un solo giorno. Così la Chiesa commemora il 15 agosto (con gioia!) tutti gli eventi accaduti alla sua venerata dormizione: la venuta degli apostoli, la dormizione della Vergine, i funerali, la tomba ritrovata vuota (un simbolo della sua risurrezione e ascensione al cielo) ecc. Attraverso questa celebrazione congiunta, la Chiesa non nega l'importanza e il carattere straordinario di questi eventi della vita della Madre di Dio, ma neppure ha ritenuto necessario celebrare alcuni eventi separatamente a proclamare dogmi connessi con la dormizione della Madre di Dio o con la sua ascensione al cielo, perché da essi non dipende in alcun modo la nostra salvezza ed è per questo che non se ne fa menzione nelle sacre Scritture. Se, per esempio (!), la Madre di Dio non fosse risorta, ma il suo corpo fosse stato nascosto, questo significa che lei risorgerà insieme a tutte le persone alla risurrezione generale - e ciò non mette in alcun modo a repentaglio la nostra salvezza. Il fatto che il Salvatore l'abbia fatta risorgere e ascendere al cielo subito dopo la sua dormizione, è qualcosa in più, ma senza di questo la salvezza del genere umano non avrebbe nulla di meno. [8] Ma tutto è diverso quando si tratta della risurrezione e dell'ascensione di Cristo, senza le quali nessuna salvezza è possibile, neppure quella della Madre di Dio!

Circa la Madre di Dio noi diciamo che è "più insigne dei cherubini e senza confronto più gloriosa dei serafini", essendo "più onorata di tutti i santi", ma il suo maggior onore non regge alcun paragone con l'adorazione dovuta a Dio. In altre parole, di lei diciamo che è al di sopra i santi, ma non possiamo dire come o in cosa è inferiore a Dio, perché "tra creato e increato non vi è alcuna somiglianza" (Sant'Atanasio il Grande). Pertanto, anche i paralleli tra le Lamentazioni del Signore e quelle alla Madre di Dio possono essere pericolosi. Anche san Giovanni Maksimovich richiamava l'attenzione sullo "zelo senza conoscenza" mostrato dai cattolici romani che, volendo dare maggior onore alla Madte di Dio, di fatto la sminuiscono, perché la Madre di Dio non può essere considerata in termini di paragone a Dio e neppure sua "corredentrice", ma solo come "umile mediatrice" e "supplice incessante" per il mondo, in particolare perché "molto può la preghiera della Madre per la benevolenza del Sovrano".

Note

[1] Il culto della Vergine Maria e alcune preghiere a lei dedicate si trovano molto prima del Concilio di Efeso, e solo le feste mariologiche sono apparse e si sono diffuse dopo l'anno 431. Per esempio, il primo inno dedicato alla Vergine Maria - "Sotto la tua misericordia" - si trova in un papiro egiziano del III secolo, e possiamo rintracciare le idee di un culto mariologico fino al II secolo (сf. G. Giamberardini, Il culto mariano in Egitto, 1978, pp 96, C. Roberts, Catalogue of the Greek and Latin papiri in the John Ryland library, Princeton, 1938, p 150).

 [2] L'autore dice che, in tempi antichi, anche prima della Dormizione della Madre di Dio si digiunava per 40 giorni o anche più, dato che il digiuno estivo iniziava una settimana dopo la Pentecoste e terminava il 15 agosto, ma a causa della debolezza umana, il mese di luglio è stato escluso da questo digiuno, ottenendo due digiuni differenti. L'idea non è confermata da alcuna fonte liturgica, ed è anche contraddetta dalle più antiche testimonianze che abbiamo circa il digiuno dei santi apostoli.

[3] La leggenda vuole che alla sua morte san Filippo abbia pregato per la punizione dei suoi carnefici e che per questo motivo l'anima dell'apostolo non sia entrata in paradiso fino a quando gli altri apostoli digiunarono per 40 giorni. Sarebbe questo il motivo per cui anche noi dovremmo digiunare per 40 giorni, a partire dalla festa di san Filippo, per salvare le nostre anime. È chiaro che queste idee non sono coerenti con lo spirito del Vangelo.

[4] Il nome del concilio è legato alla riconciliazione dei due campi politico-religiosi di Costantinopoli. Questo concilio ha categoricamente vietato il quarto matrimonio, e ha permesso a quelli che si sono sposati per la terza volta di comunicarsi solo 3 volte all'anno: a Pasqua, alla Natività e all'Assunzione, "perché queste feste sono precedute da digiuni". Il concilio non menziona nient'altro su questo digiuno.

[5] Per lo stesso motivo la Chiesa ha vietato digiuno al mercoledì e al venerdì nella prima settimana del Triodio, dal momento che si sovrapponeva con il digiuno armeno chiamato "Artsivurion" dedicato alle persone o agli oggetti perduti.

[6] Al Monte Athos, nelle domeniche in cui non si canta il Polieleo (Salmi 134 e 135, integrali) il Salmo 118 è ancora letto prima delle Benedizioni della risurrezione, come un terzo Catisma, così come prevede il Tipico corrente.

[7] Anche alle commemorazioni dei santi, di regola, non celebriamo separatamente la cattura, il giudizio, le innumerevoli torture, i tentativi di ucciderli, la dormizione, la raccolta delle reliquie, i vari miracoli compiuti prima e dopo la morte, ecc.

[8] Questo è il motivo per cui la Chiesa ortodossa non può accettare la proclamazione dogmatica dell'ascensione corporale della Madre di Dio, come ha fatto la Chiesa cattolica romana, anche se gli ortodossi accettano quest'antica tradizione cristiana e hanno dipinto anche icone con l'ascensione della Madre di Dio al cielo.

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