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  Gli ortodossi non dovrebbero vergognarsi di essere ortodossi

Una dichiarazione dell'arciprete Vsevolod Chaplin, capo della divisione sinodale del Patriarcato di Mosca per le relazioni tra Chiesa e società, in una sessione plenaria della 18a edizione delle annuali Letture Internazionali di Natale

http://www.interfax-religion.ru/?act=documents&div=989 - 27 Gennaio 2010

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...dobbiamo considerare come i cristiani ortodossi dovrebbero vedere il servizio pubblico. Oggi, l'interazione della Chiesa e della società in Russia, nell’Ucraina, in Bielorussia e in Moldova sono in gran parte identiche, perché le nostre società sono composte principalmente da cristiani ortodossi. Di conseguenza, in gran parte le stesse persone costituiscono sia la chiesa che la società. I cristiani hanno il dovere di servire il bene pubblico, anche se solo in qualità di professionisti in vari campi della vita pubblica e sociale.

Abbiamo molti ortodossi che sono funzionari pubblici, atleti, politici, uomini d'affari, artisti, operai, contadini, cioè persone di professioni diverse, e ciascuna di queste persone ha certi compiti socialmente importanti. Quando parliamo di missione sociale dei cristiani ortodossi, ciò significa che chiunque lavori in qualsiasi settore della società o dello Stato deve dimostrare di essere un cristiano, deve essere una persona di fede, non importa quello che fa o in quale ambito di vita pubblica sia occupato.

Inoltre, i cristiani ortodossi hanno complessivamente una specie di missione pubblica che esercitano quando lavorano ai loro compiti ordinari, coordinando e integrando i loro sforzi, proprio da cristiani ortodossi, influenzando positivamente questa o quella sfera della società e della vita pubblica. Bisogna respingere una certa idea che alcuni elementi laici vogliono imporre su di noi; di fatto, alcune persone nella Chiesa fanno eco a questo errore. In poche parole, questa idea presuppone che non dobbiamo nemmeno pensare di combinare la vita della Chiesa e la nostra vita secolare, o che la nostra vita di chiesa possa influenzare le nostre attività quotidiane. Essi cercano di dirci che possiamo essere cristiani in chiesa, ma non possiamo essere cristiani sul lavoro o nel mondo secolare in generale. Spesso sentiamo tali osservazioni, ma è il modo naturale in cui laici e atei interpretano la legislazione esistente. Tuttavia, lo sentiamo anche, come ho detto prima, negli ambienti della Chiesa. A volte si sentono alcuni dire che non si deve portare il cristianesimo in discorsi di politica, di economia, della vita dello Stato, o della legge. Questa separazione è in parte un retaggio del periodo sovietico e in parte viene perché la nuova apologetica della laicità è, a mio avviso, poco familiare ai cristiani. Come tutti sappiamo, una casa divisa contro se stessa non può stare in piedi. Una persona non può dividere se stessa in un essere di chiesa e in un essere sociale. Non c'è ambiente sociale, sia una comunità locale o tutta la nazione, in cui si può dividere la propria missione spirituale e la propria cosiddetta vita secolare.

Quando parliamo della separazione tra Stato e Chiesa, in primo luogo, intendiamo dire che non si mescolano gli organi dello Stato e le strutture canoniche della Chiesa in un unico organismo. Peraltro, la legge "Sulla libertà di coscienza e le associazioni religiose", che dà le interpretazioni ufficiali dei principi di laicità e la separazione tra Stato e Chiesa, dà a questi principi definizioni molto precise. Dice che questa separazione significa in particolare la mancanza di meccanismi generali di gestione dello stato da parte di gruppi religiosi, e, in linea di principio, nulla di più. Secondo la legge, le autorità pubbliche non sono asservite alla Chiesa, e le autorità della Chiesa non partecipano alla direzione dello Stato. Tuttavia, certamente, questo non significa che possiamo dividere la vita di un singolo cristiano o la vita della comunità cristiana in una sfera secolare e una sfera spirituale. Pertanto, i singoli cristiani come parte di una comunità particolare, possono esercitare la loro fede in questioni socialmente rilevanti. E lo fanno, grazie a Dio. Secondo il capo redattore della rivista Foma (Vladimir Legojda, ndt), che ha appena parlato in questa sala, ci sono molti cristiani nelle arti, nel mondo degli affari e in politica. Inoltre, tutti sanno chi sono.

È bene che ci siano individui ortodossi forti che si identificano come credenti in ogni ambito della società. Quello che abbiamo ora non è però sufficiente. Ciò di cui abbiamo bisogno è sinergia, abbiamo bisogno dell'influenza dei cristiani ortodossi in tutti gli aspetti della società e dello stato. Tuttavia, possiamo esercitare tale influenza solo attraverso il coordinamento dei nostri sforzi. Dobbiamo percepire la Chiesa che agisce nel mondo. Dobbiamo percepire che siamo una comunità, che insieme, in tutta conciliarità (соборно), e non singolarmente, influenziamo le arti creative, l'economia, la pubblica amministrazione, di fatto tutte le sfere della vita in cui lavoriamo. Il compito che ci attende non ci deve intimidire. Se siamo la maggioranza nel nostro paese, o, dovrei dire, nei nostri paesi, dato che vedo nella sala persone dalla Bielorussia, dall'Ucraina, dalla Moldova, abbiamo tutto il diritto di avere i nostri principi morali, la nostra visione del presente e del futuro, come principi e visioni decisive in quelle aree della società e dello stato in cui operiamo. Per fare questo, dobbiamo essere in grado di formulare i nostri obiettivi. Per fare questo, dobbiamo essere in grado di sviluppare meccanismi che consentano ai cristiani, specialmente ai laici, di definire il ruolo dei cristiani in tutte le sfere della vita della popolazione e del paese.

Fino ad ora, abbiamo fatto qualche passo in questa direzione. Vi è un'associazione di donne ortodosse e un Consiglio di Economia ed Etica fornisce consulenza a sua Santità il Patriarca Kirill. Penso che sarà creato un corpo che coordinerà le attività ecclesiastiche e sociali nel campo delle arti, e abbiamo contatti funzionali nel mondo dello sport. Questo copre solo alcune aree, ma in tutti i settori abbiamo bisogno di fare progetti, articolare i compiti che ci attendono, sollevare la questione di come garantire la loro attuazione.

È importante evitare la duplicazione di sforzi. Oggi, ci sono molte organizzazioni ortodosse pubbliche: dopodomani, alle Letture di Natale si terrà una tavola rotonda per discutere il coordinamento degli sforzi di queste organizzazioni. Faremo ogni sforzo possibile per combinare tutti i nostri sforzi. Penso che sia molto importante non prendere soltanto soluzioni formali di gestione, cioè creare semplicemente nuove organizzazioni, associazioni, nuovi organismi di coordinamento, e strutture informatiche. Abbiamo bisogno di aiutare la gente a sapere cosa fanno gli altri e che cosa possono fare meglio da sé. E soprattutto, abbiamo bisogno di cambiare la nostra coscienza. Con questo intendo dire che i cristiani ortodossi, in particolare i laici, dovrebbero trovare il loro posto nei settori della vita pubblica e della società in cui lavorano. Non dobbiamo abbandonare le persone che la domenica e nei giorni festivi sono cristiane, e in tutti gli altri giorni, in tutto il resto del tempo, vivono una vita comune secondo le leggi di questo mondo. Dobbiamo agire come una comunità vigorosa e attiva, dobbiamo essere cristiani ortodossi in un paese ortodosso.

Grazie mille.

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