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  Il Sinodo della ROCOR sul caso dei consigli in Internet di suor Vassa Larina

Dal sito ufficiale della Chiesa ortodossa russa fuori della Russia

Synod.com

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New York, 19 luglio 2017

Comunicato circolare dalla cancelleria del Sinodo dei Vescovi

Il Santo Sinodo, avendo ricevuto il testo recente di uno scambio di posta elettronica, datato 2 luglio 2017, tra la monaca Vassa (Larina) e una corrispondente intitolato "EMAIL OF THE WEEK: (from a mother, on MY SON IS HOMOSEXUAL)", insieme alla corrispondenza che ne è seguita, anch'essa postata pubblicamente l'8 luglio 2017, è tenuto a confermare al suo gregge e a tutti i cristiani ortodossi che i consigli in esso contenuti sono in contraddizione con l'insegnamento della Chiesa sulla sessualità, il pentimento e la vita di famiglia. Non rappresenta una comprensione ortodossa dell'antropologia o della teologia e nei consigli che propone di offrire presenta un grave pericolo spirituale per coloro che li seguiranno, sia per la propria comprensione della sessualità sia per la crescita dei figli.

Anche se non è la norma rispondere dall'ufficio del Santo Sinodo ai materiali pubblicati su Internet, in questo caso l'ampio numero di lettori delle varie risorse pubblicate da quest'autrice, che è una monaca ortodossa, ha il potere di indurre in errore i lettori, e perciò ci sentiamo costretti a offrire una breve spiegazione ai fedeli. Dovrebbe essere chiaro agli uomini e alle donne di fede che il mero riconoscimento verbale, per quanto riguarda l'omosessualità, che "viverla attivamente è un peccato" non è sufficiente a far sì che il testo sia in linea con l'insegnamento ortodosso alla luce del Vangelo, quando lo stesso testo paragona comunque l'omosessualità in numerosi luoghi a "un dono e una croce data da Dio" e parla del "dono e croce della (omo)sessualità" – suggerendo, in totale rigetto di ogni insegnamento cristiano, che questo o qualsiasi altro comportamento che Dio identifica come peccaminoso può essere il suo deliberato dono a qualcuno (cadendo quindi nella trappola sociale del suggerire che "Dio mi ha fatto in questo modo"); inoltre, suggerisce che una tale caduta nel peccato "non è una scelta"; e ancora, piuttosto che incoraggiare un genitore di un figlio che si identifica come omosessuale ad aiutarlo, con la cura amorosa della Chiesa, a pentirsi e a cercare la guarigione e la redenzione dell'anima e del corpo e la pienezza della vita, suggerisce invece che il figlio sia incoraggiato a rimanere nel suo peccato come "umile presenza nella sua parrocchia", paragonando falsamente il conseguente ritiro dai santi misteri con l'esempio di santa Maria Egiziaca, la cui lunga lotta senza santa comunione non era dovuta al suo rimanere nel peccato ma all'estrema convinzione del suo totale pentimento; o ancora peggio, suggerisce che i genitori di un tale figlio dovrebbero cercare una parrocchia che deliberatamente e con consapevolezza "accetta il particolare dono e croce di vostro figlio", ancora una volta attribuendo all'omosessualità il carattere di dono di Dio, incoraggiando allo stesso tempo l'allontanamento dalla trasformazione ascetica e la ricerca di una comunità che abbandoni volontariamente l'insegnamento del Vangelo sul pentimento, permettendo consapevolmente ai fedeli di languire nel loro peccato piuttosto che di essere curati.

In questi tempi spiritualmente confusi, quando molti sono sviati da norme sociali che impiegano la pretesa della compassione per abbandonare l'ordine della creazione e gli insegnamenti di Cristo, che sono l'unica vera fonte di autentica compassione e genuina guarigione spirituale, non ci può essere spazio per l'ambiguità o la falsa testimonianza su tali questioni critiche. Solo il Vangelo, che Cristo proclama nella sua Chiesa, fornisce una vera medicina spirituale; Tutte le deviazioni dal suo messaggio datore di vita contribuiscono solo alle ferite e alle malattie di una società già sotto assedio.

Noi chiediamo quindi che i contenuti di questi materiali diffusi in pubblico siano ignorati dai fedeli come contrari agli insegnamenti del Vangelo e pastoralmente dannosi; che siano ritirati e rimossi da qualsiasi sito web o pubblicazione che cerchi autenticamente di rappresentare l'insegnamento teologico e pastorale ortodosso; e che in futuro tali materiali siano trattati con estrema riservatezza e cautela.

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