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  L'ideologia del capitalismo

Dal blog Honey and Hemlock, di John Sanidopoulos

martedì 14 Gennaio 2014

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Di sua Eminenza il metropolita Hierotheos

di Nafpaktos e Agiou Vlasiou

Oggi prevalgono due modi di vita umani, che sono stati trasformati rispettivamente in due ideologie, cioè l'individualismo occidentale e il collettivismo orientale. Nell'individualismo occidentale, caratterizzato dal liberalismo, prevale una libertà sfrenata dei singoli, insieme con la concorrenza, che è un fattore negativo per la società in generale. Nel collettivismo orientale prevale il predominio dello Stato, che mina la libertà delle persone. In entrambi i casi, l'uomo è trascurato come persona, così come la società umana non è considerata come una società di persone umane.

Questi due sistemi di vita e modelli ideologici si sono entrambi manifestati nella realtà sociale. Il liberalismo prevale in Occidente e nel suo "quartier generale", gli Stati Uniti d' America, la "mecca" della globalizzazione, mentre il collettivismo è apparso nei paesi dell'ex Unione Sovietica, ma anche nei paesi dell'Estremo Oriente in generale.

In entrambi i casi il capitale ha un posto di rilievo, tranne per il fatto che è differenziato in chi lo possiede e chi lo gestisce. Nel liberalismo, il capitale finisce tra i pochi e si muove, per lo più in modo sfrenato, lungo il principio di auto-regolazione del mercato. Nel collettivismo-comunismo, il capitale è controllato dallo Stato. In entrambi i casi la persona media ne è la vittima, con la differenza che è vittima o dell'oligarchia di un pugno di magnati facoltosi o di uno Stato insaziabile. Il capitalismo ha quindi solo un volto insensibile da mostrare.

È stato espresso il punto di vista che il capitalismo è la creazione dell'individualismo occidentale e soprattutto della morale protestante, come indicato da Max Weber, e che aspira all'accumulazione della ricchezza da parte di pochi, mentre il marxismo, che ha avuto origine dalle idee di Marx, è solo una reazione al capitalismo e si occupa di tutta la società. In profondità, però, entrambi i sistemi sono la progenie della stessa metafisica occidentale: Marx era un ebreo tedesco cresciuto in Occidente, per quanto le sue teorie, nate nella "sfera" occidentale, siano state trasfuse in Oriente, perché questo era il luogo dove esisteva la pratica del cristianesimo ortodosso, con i suoi principi di proprietà comune e di uso comune, e dove le teorie potevano quindi essere implementate.

Ai nostri giorni, siamo diventati testimoni del crollo di entrambi questi due sistemi, ma anche delle loro ideologie. Nel periodo tra il 1989 e il 1991, il collettivismo-comunismo è crollato nei paesi dell'ex Unione Sovietica, dove il potere dello Stato dominava sulla vita sociale ed economica delle persone, mentre ai nostri giorni stiamo assistendo al crollo del liberalismo con la sua mentalità del "libero mercato" e della "auto-regolazione" del mercato, che funziona a scapito della società globale. Naturalmente, si dovrebbe notare che il fallimento del comunismo non può essere considerato come una vittoria del capitalismo, proprio come il crollo del capitalismo non può essere attribuito al comunismo. Si tratta del fallimento dell'ideologia del capitale, totalmente irrispettosa della povertà umana.

In ogni caso, entrambi i sistemi sono contrari alla dottrina ortodossa nella sua forma perfetta, dal momento che né il liberalismo né il marxismo – come ideologie e le teorie del mondo – possono essere accettati dalla Tradizione ortodossa, in cui si fa ampia menzione di evitare la passione dell'avarizia, ma anche della sperimentazione di amore verso gli altri esseri umani, soprattutto quelli che soffrono. Questa combinazione di amore e di libertà risolve del tutto il problema, dato che la libertà dell'individuo/persona senza l'elemento dell'amore porterà al liberalismo sfrenato, e l'amore dell'insieme meno la libertà dell'individuo si tradurrà nel collettivismo sfrenato.

Per anticipare una possibile obiezione a quanto sopra, devo ammettere che, purtroppo, l'ideologia alla base del sistema del capitale, nelle sue due forme – quella individualista e quella del controllo dello Stato – ha influenzato e continua a influenzare in alcuni casi la vita di alcune comunità ortodosse. Questo può essere individuato in diversi monasteri contemporanei, che, invece di essere esempi di vita cenobitica e di rinascita della comunità originaria di Gerusalemme, operano comunque sul modello del sistema capitalistico contemporaneo, nel qual caso potremmo giustamente etichettare questo fenomeno come "capitalismo ortodosso".

Considerando che i monaci proclamano e fondamentalmente aderiscono alla virtù del non-possesso e del possesso comune, tuttavia continuano ad accumulare – nel bene e nel male – terre e fondi per i monasteri e si assumono rischi giocando con quelle proprietà, utilizzando ogni mezzo capitalistico-liberista per incrementarla. In altre parole, i monaci si sforzano di vivere con indigenza all'interno di monasteri ricchi e sviluppano potere sia sociale sia politico.

Questa situazione mi ricorda alcuni paesi dell'Europa Orientale – la Romania per esempio – dove la gente faceva la fame ed era composta di fatto da non-possessori (anche se involontari) e tuttavia i suoi leader accumulavano ricchezza e costruivano maestosi palazzi (per esempio Nicolae Ceauşescu). Tuttavia, questa mentalità non è favorita dalla dottrina della Chiesa e dal monachesimo ortodosso, che chiede il monaco di astenersi da tutti i beni personali e ai monasteri di essere luoghi di filantropia, di amore e di guarigione a tutti i livelli. Nella tradizione ortodossa, i monasteri sono infermerie spirituali.

Noi sacerdoti e monaci abbiamo bisogno di capire che non tutto ciò che legale è necessariamente etico, ma anche che non tutto ciò che è etico – secondo le regole dell'etica sociale – è necessariamente ortodosso, dato che l'etica ortodossa del Vangelo differisce dall'etica laica ed è in realtà ascetica in natura. Non dobbiamo solo condannare l' accumulo di ricchezza materiale da parte di individui specifici; dobbiamo anche condannare l'accumulo di ricchezza materiale da parte di "comunità ecclesiali" per il mero scopo di metterla in vista, nonché stigmatizzare la partecipazione di personaggi e comunità ecclesiali nei giochi del sistema capitalista e del mercato liberale o neo-liberale.

Noi cristiani, specialmente clero e monaci, dobbiamo mostrare in pratica ciò che crediamo e predichiamo, altrimenti saremo disonesti e ipocriti. Dobbiamo respingere la tentazione di essere posseduti da una particolare ideologia di "capitalismo cristiano".

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