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Facebook
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  Come mantenere le nostre facce nel mondo di Facebook

di padre Lawrence Farley

oca.org, 13 maggio 2013

pravmir.com, 28 maggio 2013

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Viviamo nel mondo di Facebook - ovvero, in un mondo caratterizzato dalla presenza di ciò che è stato chiamato "social media". Molto inchiostro è stato versato per descrivere questo nuovo rivoluzionario fenomeno, che alcune persone lodano, e altri lamentano. Ma, sia che sia lodevole o deplorevole o una combinazione di entrambi, sembra essere qui per rimanere. Nel bene o nel male, gran parte della nostra comunicazione avviene ora attraverso Facebook, Twitter, sms, e-mail, e altre forme di social media. Il mio scopo nel discutere questo mondo non è di denunciarlo. Non sto suggerendo che le rinunce battesimali debbano essere modificate in modo che il candidato sia invitato a "rinunciare a Satana e a tutte le sue opere, e a tutti i suoi angeli, e a tutto il suo culto, e a tutto il suo orgoglio, e a Facebook". I social media hanno i loro vantaggi e utilità. Ci permettono di scambiare parole con persone lontane, e di farlo con maggiore frequenza di quanto avremmo probabilmente fatto se la scrittura e l'invio di lettere fossero stati il nostro unico mezzo di comunicazione con loro. Io ho un account di Facebook, e mi piace leggere ciò che le persone molto distanti hanno da dire e da condividere. Ma nel mondo di Facebook ci sono perdite e guadagni.

Una delle perdite ha a che fare con il modo in cui abbiamo effettivamente ridefinito che cosa si intende per "comunicazione". Qualcuno ricorda i vecchi annunci pubblicitari "Esci e tocca qualcuno"? Nel 1979, la Bell Systems aveva messo in onda uno spot televisivo, che mostrava persone che si salutavano e si abbracciavano gli uni con gli altri, con lo slogan conclusivo, "Esci e tocca qualcuno, fai una telefonata." C'era un'ironia inconsapevole in quell'esortazione, poiché l'unica cosa che uno non può fare attraverso una telefonata è raggiungere fisicamente e toccare qualcuno. Le espressioni di contatto fisico, l'amore, e l'intimità ritratti nella pubblicità non si potevano avere attraverso una telefonata. Ma andava bene così, dato che i telefoni in quei giorni pre-Skype erano la cosa più vicina che si poteva avere al contatto reale dal vivo. Ma la perdita della connessione fisica era comunque una perdita.

Questa perdita continua - ed è favorita - nel mondo di Facebook. Almeno al telefono possiamo sentire diversi toni di voce, anche se siamo ciechi al linguaggio del corpo. Nei nostri Facebook, Twitter, e-mail e messaggi di testo, perdiamo anche questo. A volte (in assenza di emoticon) è difficile determinare se qualcuno intende essere ironico o serio. Se, come qualcuno ha suggerito, il linguaggio del corpo costituisce gran parte della comunicazione umana, avere solo le nude parole scritte su uno schermo comporta la perdita di gran parte della nostra comunicazione - e tuttavia questa forma di comunicazione è sempre più percepita come "normale".

Ci sono anche altre perdite e sfide nel mondo di Facebook. Sicuramente non posso essere l'unico ad aver osservato che le persone spesso si sentono libere di dire su Facebook o tramite e-mail cose che non si sognerebbero mai di dire a qualcuno in faccia. Di solito la presenza di altri agisce come un freno ai nostri scambi personali. Ma quando non siamo in presenza di altri, ma piuttosto siamo seduti comodamente e privatamente lontani, senza guardare il volto dell'altro, ma solo lo schermo del computer o la tastiera, possiamo a volte prenderci la libertà di parlare con maleducazione spaventosa. È quasi come se ogni bit di nuova tecnologia avesse un lato oscuro che troviamo abbastanza presto - ci inventiamo il nucleare e poi lo usiamo per fare le bombe, ci inventiamo modi di condivisione di parole a distanza e poi ci "infiammiamo" l'un l'altro, E GRIDIAMO UTILIZZANDO LE MAIUSCOLE IN QUESTO MODO. Noi scartiamo la cortesia (o per usare il suo termine biblico, l'amore) e la moderazione quando siamo sicuri lontano. Anche quando ci scambiamo parole con civiltà, conserviamo ancora un certo grado di anonimato. Infatti, alcune persone su Facebook non usano una foto di se stessi per la loro "immagine del profilo" ma sostituiscono un'altra immagine. Quando si utilizzano tali mezzi a lungo raggio di comunicazione, non proiettiamo tanto i nostri veri sé, quanto un personaggio, una maschera. È la sicurezza che si prova quando ci si nasconde dietro una maschera che ci dà il coraggio di parlare a volte bruscamente. (A volte, come la polizia può confermare, la gente usa l'anonimato per scopi più sinistri). Eppure, mentre la nostra cultura si basa sempre più su tali supporti per la comunicazione, noi ridefiniamo sottilmente ciò che costituisce una "comunicazione normale." Siamo abituati alle maschere che indossiamo quando siamo alla tastiera, e si atrofizza l'abilità di un’autentica presentazione interpersonale.

La verità è che la comunicazione reale e la comunione autentica con un altro comportano sempre un incontro faccia a faccia - è per questo che ci sono tanti abbracci negli aeroporti quando le persone si ritrovano fisicamente dopo essere state separate per un certo tempo. Forse le persone che si salutano le une con le altre all'aeroporto non si sono tenute in contatto con Facebook mentre erano lontane? Non si sono sentite al telefono? Non si sono scambiate e-mail? Scommetto che lo hanno fatto - ma i loro caldi abbracci rivelano che queste cose non possono sostituire la presenza fisica. Abbiamo bisogno non solo di leggere le parole degli altri, ma di vedere i loro volti, e di far loro guardare i nostri. Infatti, la parola per "presenza" sia in ebraico sia in greco è la stessa parola per "faccia" (in ebraico panim; in greco prosopon). Ecco perché tutti i sacramenti della Chiesa presuppongono la presenza fisica, in modo che non si può essere battezzati o ricevere la santa Comunione o l’unzione "on-line". Un "cyber-sacramento" è una contraddizione in termini. Per ricevere la pienezza della vita offerta nei santi Misteri, è richiesta la presenza fisica. È per questo che sin dai tempi degli apostoli, ogni celebrazione dell'Eucaristia ha incluso lo scambio del bacio di pace: liturgicamente, ogni settimana la Chiesa ci chiede di raggiungere e di toccare qualcuno. La sinassi liturgica è letteralmente un incontro, che comporta il contatto fisico.

Il metropolita Anthony di Sourozh con un'interlocutrice

Dio, infatti, ha messo una fame di questo incontro fisico e comunicazione nel profondo del cuore umano. Desideriamo vedere gli altri, guardarli negli occhi (spesso e significativamente chiamati "finestre dell'anima"), e far loro guardare nei nostri. Siamo stati progettati per funzionare in questa amorevole comunicazione inter-personale, così  come le vetture sono state progettate per funzionare a benzina, e soffriamo se siamo privati ​​di quest’autentica interazione umana. Eppure, nonostante questo, stiamo progettando e vivendo in un mondo sempre più privo di tali interazioni. Spendiamo una quantità enorme del nostro tempo isolati dagli altri, e spesso non conosciamo i nomi dei vicini di casa che vivono accanto a noi sulla nostra strada. Sempre più spesso lavoriamo in cubicoli, guidiamo da soli nelle nostre auto per andare a lavorare, e passiamo il nostro "tempo morto" in video-giochi o digitando davanti a uno schermo di computer. Il ritrovo per la cena di famiglia diventa sempre più raro, e anche allora alcuni inviano messaggi ai propri amici durante il pasto. Quando comunichiamo, lo facciamo per telefono, o testi, o e-mail, o Facebook. Gli incontri veri e vivificanti diventano più rari - alcuni giovani preferiscono addirittura gli sms agli incontri come loro modo preferito di comunicare. Nel mondo di Facebook, non dobbiamo quasi mai raggiungere e toccare qualcuno. È diventato superfluo.

Ma, si potrebbe chiedere, cosa c'è di sbagliato in tutto questo? Se i giovani preferiscono mandare sms che non incontrarsi, che cosa c'è di male? Solo questo: ci sono pericoli a rifiutare di vivere nel modo in cui siamo stati progettati per vivere. Siamo stati progettati per prosperare sul contatto umano personale, e il cuore e lo spirito umano ne hanno ancora fame. Se la fame non è rispettata e soddisfatta attraverso un sano incontro umano, cercherà soddisfazione in modi meno sani, proprio come se un uomo ha abbastanza fame, sarà disposto a mangiare di tutto. Se al cuore umano è negato un incontro autentico, finirà per cercare di nutrirsi di qualcosa d'altro, e diventerà vulnerabile alla propaganda, alle bugie, ai culti, e ad altre cose oscure. Quando ci sono negati incontri e relazioni autentiche, troveremo che abbiamo meno resistenza a farci vendere quelli non autentici. Questo naturalmente non significa che, se una ragazza adolescente trascorre tutto il suo tempo a mandare sms ai suoi amici, cadrà preda di una setta in tre settimane. Ma significa che se la nostra cultura continua a sostituire ciò che non è autentico a ciò che è autentico, si nega una componente fondamentale della salute spirituale - e se non recupera quella componente di base, il collasso della salute culturale avverrà abbastanza presto. Non ho alcun dubbio che quando il collasso inizierà a verificarsi, qualcuno creerà una pagina Facebook a riguardo.

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