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  Da una lettera del Metropolita Nicola di Mesogaia e Lavreotiki (Chiesa ortodossa di Grecia), riguardo alla trasmissione della febbre suina e riguardo ai santi Misteri della Chiesa
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Cari fratelli e sorelle,

Come risultato della recente pandemia di febbre suina, è stata sollevata – senza necessità – la questione della possibile trasmissione di malattie attraverso la santa Comunione. Sfruttiamo questa opportunità per esprimere certe verità, che sono richieste per custodire in noi il tesoro senza prezzo della Fede.

La nostra Chiesa trasmette ormai da duemila anni la grazia dei suoi sacramenti, nel modo usuale e benedetto, ‘per la guarigione dell’anima e del corpo’. Non ha mai avuto bisogno di speculare con la logica contemporanea del dubbio irriverente, ma ha vissuto giorno dopo giorno con l’esperienza dell’affermazione di un miracolo supremo. Come potrebbe mai la comunione con Dio essere causa di malattia o pure del danno più lieve? Come potrebbero mai il corpo e il sangue del nostro Signore e Dio inquinare il nostro corpo e il nostro sangue? Come potrebbe mai un’esperienza quotidiana di duemila anni essere negata dal mero razionalismo e dalla fredda superficialità del nostro tempo?

I fedeli – sia sani che malati – hanno ricevuto la santa Comunione per secoli, distribuita dagli stessi cucchiai da Comunione – che non sono mai lavati né disinfettati – e mai niente di sfortunato è successo. I preti che servono negli ospedali, anche in quelli per malattie contagiose, distribuiscono tutti la santa Comunione ai fedeli, quindi consumano i resti del calice con riverenza e tutti godono di lunga vita. La Santa Comunione è tutto ciò che come Chiesa e come popolo abbiamo di sacro. È la suprema medicina per il corpo e per l’anima. Questo è pure l’insegnamento e l‘esperienza della nostra Chiesa.

Tutti quelli che non credono nel miracolo della Risurrezione del Signore, che disprezzano la sua nascita da una vergine, che negano la fragranza emanata dalle sante reliquie, che mostrano disprezzo verso tutto ciò che è santo e consacrato, che cospirano contro la nostra Chiesa e cercano di sradicare la minima traccia di fede dalle nostre anime cercheranno pure naturalmente di usare questa opportunità di insultare il santo mistero dell’Eucaristia.

Sfortunatamente, il problema non è il virus dell’influenza – come i media amano proclamare – né lo è il virus del panico mondiale – sostenuto da interessi medici. Il problema è il virus dell’empietà e della mancanza di fede. E il miglior vaccino è la nostra partecipazione frequente al mistero della santa Comunione, con una coscienza chiara e irreprensibile.

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