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  Nozioni elementari sullo stile del calendario

Mihai Dohot - 9 marzo 2006 (Centro di Monitorizzazione e di Analisi Strategica)

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Un tema spesso affrontato nella pubblicistica moldava e, purtroppo, molte volte trascurato dalle autorità ecclesiastiche sulla sponda destra del Prut, è quello delle differenze relative alla celebrazione delle feste religiose. Cerchiamo qui di seguito, in breve, di chiarire alcuni aspetti di questo problema che non sono state, a nostro avviso, spiegate a sufficienza.

Che significato ha il calendario ecclesiastico?

Il termine calendario deriva dal latino kalendae – dal verbo greco che significa chiamare, convocare. Nei tempi antichi la parola designava i giorni in cui i cittadini romani erano chiamati ad alcuni incontri pubblici all’interno del foro, dove prendevano atto di fatto di interesse pubblico. In senso religioso, il calendario denota i periodi di tempo in cui le persone sono invitate a comunicare con Dio – il Creatore del mondo. Questi periodi di tempo sono stati e sono calcolati con rigorosi criteri scritturali e astronomici.

Perché diciamo “criteri scritturali”? La ragione sta nella determinazione della data della principale festività cristiana – la Pasqua, ovvero la Resurrezione del nostro Signore Gesù Cristo. La determinazione di questa data viene, per la maggior parte, dalle spiegazioni fornite nei Vangeli sinottici [1] e nei primi libri dell’Antico Testamento. Questo è il punto di partenza per l’intero ciclo del calendario ecclesiastico. La tradizione di calcolare la data della Pasqua e, in base a questa, delle altre festività religiose viene dall’inizio stesso del cristianesimo, e si definisce nei secoli IV-V nella scuola alessandrina.

Il calendario ecclesiastico ortodosso non è una semplice e sterile numerazione di giorni. Secondo la Tradizione ortodossa in ogni giorno si celebra la Santa Liturgia. In tali giorni si leggono le pericopi [2] del Santo Vangelo e dell’Apostolo. Allo stesso tempo, in ogni giorno nelle chiese ortodosse si canta secondo uno degli otto toni composti da san Giovanni Damasceno (con canti diversi per ogni giorno). Accanto a ogni data sul calendario ecclesiastico ci sono i nomi di santi che hanno sofferto e sono stati glorificati in quel giorno. In loro memoria si leggono durante l’anno, secondo gli otto toni, 12 libri, chiamati Minei, che contengono inni per ogni giorno. Si utilizzano inoltre tre libri con canti che celebrano e ricordano la vita e l’opera del Salvatore sulla terra. Questi sono: il Triodio [3], il Pentecostario [4] e l’Ottoeco [5]. Per le funzioni di tutti i giorni dell’anno si trovano nel calendario indicazioni speciali, pubblicate per i sacerdoti, per i coristi e per tutti gli interessati. [6]

Per non indurre in errore il lettore, teniamo a fare una necessaria precisazione: fin dai primordi, i calendari astronomici erano strettamente collegati con le concezioni religiose dell’uomo. Solo nel Rinascimento e più tardi nelle discipline umanistiche, in cui l’egocentrismo ha preso il posto del teocentrismo, il calendario è diventato un attributo esclusivo dei rapporti inter-umani. Il collegamento con Dio ha cominciato a essere semplicemente ignorato. Così sono apparsi alcuni tentativi di composizione di calendari esclusivamente civili. Ad esempio, durante la Rivoluzione francese ai sette giorni della settimana (che ricordano i sette giorni della creazione) sono stati aggiunti tre giorni, e durante la rivoluzione russa sono stati tolti gli ultimi due giorni, lasciando “settimane” di soli cinque giorni. Questi calendari hanno resistito solo nei periodi di sconvolgimenti nominati sopra, perché erano di scarsa qualità, e non tenevano conto di diversi aspetti importanti.

Le caratteristiche principali del nuovo calendario

Il nuovo calendario è stato introdotto, in modo approssimativo, per le stesse cause. Il motivo esposto in pubblico era quello di “aggiustare” il calendario giuliano. In realtà, interpretando male il settimo canone del primo Sinodo Ecumenico di Nicea, la cui idea principale era di non ammettere che la Pasqua cristiana fosse celebrata assieme a quella giudaica [7], il Vaticano è riuscito a imporre gradualmente ai paesi europei la pratica di questo nuovo errore nella pratica liturgica ecclesiastica. Nel 1582 Papa Gregorio XIII emise una bolla [8], in cui il nuovo calendario viene dichiarato infallibile. [9] Si vede che all’Occidente non erano sufficienti le innovazioni come il “filioque” e l’”infallibilità papale” per approfondire il divario con l’Ortodossia, e bisognava  intervenire anche con differenze nella pratica liturgica. Nel corso del tempo, queste sono cresciute, giungendo alla celebrazione di liturgie cattoliche a ritmo techno o rock proprio nel cuore della città pontificia, in presenza del defunto Papa Giovanni Paolo II.

La decisione di passare direttamente dal 4 ottobre 1582 al 15 del mese ha generato diversi principali difetti:

- Sono stati violati i canoni sinodali che vietano celebrazione della Resurrezione del Signore in concomitanza con la Pasqua ebraica. Solo negli ultimi due secoli questo effetto si è prodotto circa 40 volte.

- È stato interrotto un ciclo ininterrotto di giorni dalla creazione del mondo. Secondo le Scritture, dalla Creazione fino alla Natività del Signore sono passati 5508 anni. Con il nuovo calendario questo ciclo si è interrotto il 4 ottobre 1582. Per questo motivo nel 1583 astronomo francese Joseph Justus Scaligero (1540-1609) ha introdotto un nuovo ciclo pasquale che inizia con il 1 ° gennaio 4713 a.C. e che non ha alcun appiglio biblico o storico.

- È stato appesantito il calcolo pratico del calendario gregoriano. Se il periodo del calendario giuliano è di quattro anni (tre anni e un bisestile regolare), quello dell’anno gregoriano è di 400 anni, cosa che rende il primo 100 volte più facile. Inoltre, il calcolo del nuovo calendario si effettuato facendo per prima un primo passaggio attraverso i dati ottenuti sul calendario giuliano.

- non si è riusciti a fissare il transito della luna e dell’equinozio di primavera in una data fissa da inquadrare nel calendario gregoriano – scopo originario esposto nella bolla di Papa Gregorio XIII “Inter gravissimas”. Per di più, il Vaticano. fin dal XIX secolo, non ha escluso la possibilità di passare a un altro calendario - “universale”.

Oggi si cerca ripetutamente di usare il problema delle differenze di calendario per scopi relativi a interessi personali o comunitari meschini.

In primo luogo si fa circolare l’idea che dovremmo integrarci in Europa, e dal punto di vista religioso il calendario è uno dei punti di svolta in questo processo. È per questo che a volte siamo costretti ad avvicinarci ai cosiddetti “valori” dell’Occidente, dove, come forse in pochi sanno ancora, la Chiesa ortodossa è vista come uno strumento di ambizioni politiche – uno dei principali ostacoli alla cosiddetta “democratizzazione” del Paese. In effetti, con una politica di oppressione spirituale della popolazione - politica praticata anche dopo la caduta dell’impero comunista – si desidera una schiavitù volontaria di un popolo libero fin dalla nascita.

Si invocano anche argomenti di natura politica, per esempio, che il cosiddetto “vecchio stile” è legato solo alla tradizione e alla cultura dei vicini orientali. Con questo la Russia avrebbe cercato di mantenere una continua influenza sul nostro paese. La rinuncia al vecchio calendario significherebbe, letteralmente, l’uscita dall’influenza politica esercitata dalla Russia e avvicinerebbe la tanto desiderata integrazione nell’Unione Europea. Niente di più falso, oltre ai paesi dell’ex Unione Sovietica, mantengono il corretto calendario ecclesiastico il Patriarcato di Gerusalemme, la Serbia e il Monte Athos (culla e roccaforte dell’Ortodossia). La transizione verso il nuovo calendario nei paesi ortodossi si è prodotta in modo abusivo al tempo del patriarca massone Meletios Metaxakis che in un cosiddetto “sinodo panortodosso” (1923) richiese in modo autoritario a tutte le Chiese orientali il passaggio al calendario gregoriano. Da allora risale la differenza calendaristica interortodossa.

Solo all’ultimo posto si adduce la debole argomentazione scientifica che in ambiente accademico è stata confutata da osservazioni e calcoli innegabili. La sua tesi è il nuovo calendario, dal punto di vista astronomico, è più preciso del calendario giuliano.

Ciò che non sanno quelli che trattano la materia in modo superficiale

Per parlare del calendario ecclesiastico ortodosso è necessario, in primo luogo, frequentare più spesso la chiesa. Poi, è necessario approfondire e conoscere, quanto più accuratamente e dall’interno, tutti gli aspetti della vita spirituale dei cristiani. A poco a poco si entra nel ritmo di questa esperienza, che diviene indispensabile per un vero cristiano. Solo alla luce di questo contesto si è potuto costituire da parte di alcuni e conservare da parte di altri il calendario ecclesiastico ortodosso.

Nel 1922 il Dr. Constantin Chiricescu, Professore e Decano della Facoltà di Teologia di Bucarest, pubblica un libro dal titolo “Calendario ecclesiastico ortodosso per tutti gli anni”, nel quale fornisce alcune indicazioni sulla preparazione del calendario: “Tra i vari metodi utilizzati per la ricerca della data lunare della domenica in cui cade la Pasqua, in ogni anno, passato o futuro, abbiamo scelto per sempre il seguente, che consiste nel combinare il ciclo lunare [10] con il ciclo solare [11] nella tabella perpetua [12], che il monaco Isacco Arghir (del al XIV secolo) ci ha dato scrivendo sotto il nome di San Giovanni Damasceno (dell’VIII secolo). [13]

Tutti gli anni dal tempo di Cristo – cosa che ci riguarda in questo articolo – coincidono con uno o con l’altro degli anni del ciclo lunare o solare.

Il resto dell’operazione: A-2/19 a) mostra l’anno del ciclo mensile che coincide con l’anno dato, a partire da Cristo.

Se non ci sono resti, l’anno del ciclo lunare è 19.

Per esempio: In quale anno del ciclo lunare cade l’anno 1970 dopo Cristo?

1970 – 2 = 1968, 1968 = 19 * 103 + 11.

La cifra 11 indica l’anno del ciclo lunare, che coincide con l’anno 1970.

Il resto dell’operazione: A-8/28 b) mostra l’anno del ciclo solare, che coincide con l’anno dato, a partire da Cristo. Se non ci sono resti, l’anno del ciclo solare è 28.

Per esempio: In quale anno del ciclo solare cade l’anno 1970 dopo Cristo?

1970 – 8 = 1962, 1962 = 28 * 70 + 2.

La cifra 2 indica l’anno del ciclo solare, che coincide con l’anno 1970.

Così, l’anno 1970 dopo Cristo coincide con l’anno 11 del ciclo di 11 anno lunare e con l’anno 2 del ciclo solare. Cercando questi due anni (11 e 2) nella tabella a cui abbiamo fatto riferimento, possiamo trovare la data della domenica di Pasqua nel 1970. Nel nostro caso, la tabella mostra che nel 1970, la Pasqua sarà domenica 13 aprile. Combinando così il ciclo lunare con il ciclo solare, sulla tabella che contiene tutti i risultati, cercando la data e il giorno della Pasqua, otteniamo un “ciclo pasquale tipico” di 532 (19 x 28) anni. Al termine di questo ciclo, la Pasqua cade ancora una volta nella stessa data e con lo stesso ritmo in ogni anno in tutti i cicli successivi di 532 anni.”

Lasciando da parte tutti questi calcoli, come ho detto sopra, solo la fede vera è in possesso della verità. Ciò è dimostrato da quasi 1900 anni dal miracolo della discesa della Santa Luce sulla Tomba Signore a Gerusalemme esattamente al Grande Sabato prima di Pasqua.  È incomprensibile come avendo sotto mano questa meravigliosa testimonianza della rivelazione divina, la gente si permetta ancor di più di mettere in discussione la data e il giorno della celebrazione della più grande festa della cristianità.

Tutti questi errori si spiegano con la malevolenza, l’incapacità di comprendere e di accettare la verità della fede dimostrata per alcuni, anche con una spiegazione scientifica, o in modo più plausibile si può dire che queste spiegazioni nel nostro paese vanno di pari passo. Convengono a chi non vuole fare troppo sforzo nella ricerca e nella risoluzione di problemi di grande interesse. Queste persone sono tratte in inganno dai media, che restano ancora schiavi dei concetti dell’empirismo ateo. È quindi preferibile che quelli che non sono competenti in materia teologica non esprimano pensieri e idee aberranti.

Mihai Dohot

 

[1] I Vangeli di Matteo, Marco e Luca nel Nuovo Testamento.

[2] brani o parti della Scrittura.

[3] si legge dalla domenica del pubblicano e del fariseo (tre settimane prima dell’inizio della Quaresima) fino alla domenica di Pasqua (un totale di 10 settimane).

[4] si legge da domenica di Pasqua alla prima domenica dopo Pentecoste, o di Tutti i Santi (un totale di otto settimane).

[5] si legge in tutto il resto dell’anno tra il periodo del Pentecostario e del Triodio.

[6] Per esempio il giovedì 9 Marzo 2006, si dovrebbe festeggiare il “primo (IV sec) e il secondo (452) rinvenimento del venerabile capo del Santo Profeta e Precursore Giovanni Battista”, ma dato che siamo già entrati nella prima settimana di Quaresima, la Liturgia sarà celebrata il primo Sabato della prima settimana del digiuno (cioè l’11 marzo). La mattina, tuttavia, all’ora Sesta si legge pericope del secondo libro di Mosè – l’Esodo (capitolo II, versi 11-21), e la sera si officerà la Compieta e il Canone di S. Andrea di Creta. Si leggeranno ancora le pericopi del libro della Genesi (capitolo II 0,4-19) e del libro dei Proverbi di Salomone (capitolo III, 1-18).

[7] Canone Apostolico 7: “Se un vescovo o presbitero, o diacono, celebra il giorno santo di Pasqua, prima l’equinozio di primavera, insieme con i giudei, che sia deposto,” tenendo conto del:

- Canone Apostolico 70: “Se qualsiasi vescovo o presbitero o diacono ... digiuna con i giudei, o celebra le feste con loro ... che sia deposto, e se è laico che sia scomunicato”;

- Canone 1 di Antiochia: “... e se qualcuno osa dopo questa decisione creare divisioni tra le persone e turbamenti tra le chiese celebrando la Pasqua con i giudei... che questi sia considerato estraneo alla Chiesa;

- Canone 37 di Laodicea: “Non è permesso ... celebrare assieme ai giudei o agli eretici.”

Come in altri casi di eresia e qui è stato distorto il significato primario del canone, rimuovendolo dal contesto.

[8] documento ufficiale rilasciato dal papa, fissato a un sigillo (d’oro o di altri metalli preziosi), da cui prende il nome.

[9] che non può essere sbagliato, non può essere ingannato; perfetto, impeccabile.

[10] un ciclo di 19 anni che si ripete incessantemente, con le fasi della Luna (nuova, piena, ecc.) che cadono di nuovo circa nella stessa data del mese, in ogni ciclo.

[11]: un ciclo di 28 anni che si ripete incessantemente, con le domeniche e gli altri giorni della settimana che cadono di nuovo e regolarmente nello stesso giorno del mese, a ogni ciclo.

[12] Tabella perpetua del monaco Isacco Arghir.

 

Anni del ciclo solare:

Anni del ciclo lunare:

 

1

7

12

18

2

13

19

24

3

8

14

25

9

15

20

26

4

10

21

27

5

11

16

22

6

17

23

28

 

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3

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[13] Avendo a portata di mano queste spiegazioni, vi raccomandiamo di convincervi della semplicità e della giustizia delle affermazioni:

a) 2 sono gli anni che mancano dal ciclo lunare (il 290°) dalla creazione del mondo fino a Cristo (5508 = 19 * 289 +17). Quindi, la formula: A 17/19, o: A-2/19.

b) 8 sono gli anni che mancano dal ciclo solare (il 197°) dalla creazione del mondo fino a Cristo (5508 = 28 * 196 +20). Quindi, la formula: A 20/28, o: A-8/28.

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