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  L'effetto liturgico dei banchi

Un appello al rinnovamento liturgico

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Un principio di base, implicito nella tradizione liturgica ortodossa, e assiomatico anche nel moderno Movimento liturgico, è che ciò che facciamo e diciamo nel culto comune ha una diretta influenza sul nostro credo, sulle nostre attitudini e sul comportamento quotidiano. Tale influenza è invero uno degli effetti che ci si attende attraverso il culto liturgico. La liturgia insegna. La liturgia è strutturata per avere un effetto sulla vita. La cattiva liturgia ha pertanto cattivi effetti. Il culto eretico semina errori. Le funzioni noiose portano noia nella vita. Ma la Divina Liturgia servita nella bellezza della santità manifesta la luce della verità e ispira una vita santa.

Pochi fedeli ortodossi nel mondo occidentale di oggi negherebbero la validità del principio fondamentale sopra esposto, specialmente quando si tratta di usare la lingua del popolo nelle nostre funzioni di culto. Come può infatti la Parola avere pieno effetto, se tale Parola sacra è pronunciata esclusivamente in una lingua straniera? Siamo anche ben consapevoli che la qualità della predicazione, l’eccellenza dell’insegnamento, la bellezza dell’iconografia, l’armonia del canto, e tutto quanto contribuisce alla celebrazione liturgica, ha pure una diretta influenza sul pensiero e sulle vite di quanti partecipano alla Liturgia. Ma abbiamo mai pensato agli effetti diretti di avere banchi (o file di sedie) installati nelle nostre chiese e usati durante la Divina Liturgia e gli altri riti della Chiesa?

I banchi, copiati non molto tempo fa dai protestanti [1] e dai cattolici romani (che li presero dai protestanti) sono forse un’aggiunta liturgica priva di conseguenze? Oppure, i banchi (e le file di sedie simili a banchi) costituiscono una differenza  significativa nella vita della Chiesa? O l’idea che essi costituiscano davvero una differenza è forse solo la noiosa rimostranza di reazionari che vogliono ostruire il progresso dell’Ortodossia nel nome di un falso tradizionalismo? Facendoci queste domande, siamo giunti alle seguenti dolorose osservazioni. Esse ci portano all’ineluttabile conclusione che banchi e file di sedie costituiscono una significativa differenza, una grande differenza, nelle nostre vite di cristiani ortodossi. Questo non ha assolutamente niente a che fare con le differenze di giurisdizione o con le sfumature di opinione nella Chiesa, né con etichette come “tradizionalista” e “modernista.” Ha invece tutto a che fare con la comprensione ortodossa del Corpo di Cristo, e la natura del culto liturgico.

Sia che vogliamo crederci oppure no, i banchi (o le file di sedie) influenzano il modo in cui pensiamo alla Chiesa. I banchi modellano il modo in cui pensiamo alla Liturgia stessa. I banchi hanno un effetto sul modo in cui pensiamo a noi stessi come membri del popolo cristiano ortodosso. I banchi influenzano direttamente la nostra spiritualità e il nostro comportamento. L’uso dei banchi sta modellando il futuro dell’Ortodossia nei paesi occidentali.

Qui seguono alcuni dei notevoli cambiamenti effettuati da una “mera aggiunta” al culto ortodosso come i banchi. Alcuni dei commenti che seguono possono sembrare sarcastici. Non lo sono. Sono semplicemente un’aperta espressione di quanto possibilmente la maggioranza dei laici, e forse anche un bel po’ di membri del clero, pensano nel “cuore del proprio cuore.” Queste idee si sono radicate in noi soprattutto perché i banchi ci hanno insegnato a pensare in questo modo.

1) I banchi insegnano ai laici a stare al proprio posto, vale a dire a osservare passivamente ciò che sta accadendo di fronte a loro, mentre il clero “fa” la Liturgia per conto dei laici. I banchi predicano e insegnano che la religione e la spiritualità sono lavoro del prete, a cui paghiamo un salario perché sia religioso per conto nostro, dato che è fin troppo problematico e difficile che il resto di noi sia spirituale nel mondo reale. I banchi servono allo stesso proposito dei sedili dei teatri e dei cinematografi; noi ci sprofondiamo al nostro posto (anche durante le Litanie, che sono la specifica preghiera del popolo) a guardare i professionisti che recitano: il clero e i servitori d’altare professionalmente addestrati, mentre i coristi professionalmente addestrati cantano per il nostro intrattenimento.

2) Insegnandoci a sederci e a rilassarci, i banchi ci danno l’impressione che ogni disturbo, o tanto meno sofferenza, non importa quanto lieve, sia estraneo alla vita cristiana. Non si suppone che godiamo la chiesa e ci divertiamo come cristiani? La chiesa è uno dei pochi momenti in cui possiamo prendercela con calma ed evitare la vita reale. Non andiamo in chiesa a lavorare. (Ma la parola Liturgia non significa precisamente, “lavoro del popolo”?) Quanti ortodossi occidentali di oggi hanno le “gambe d’acciaio” dell’Ortodossia antica? I banchi ci insegnano ad essere molluschi spirituali. “Non siete stati in grado di vegliare con me neppure un’ora?” chiede il Signore. E noi, che esitiamo a stare in piedi per un’ora, saremmo pronti a soffrire per Cristo, come hanno dovuto soffrire milioni di ortodossi, nostri fratelli, sorelle, padri e madri, in questo stesso secolo?

3) I banchi distruggono il tradizionale senso di libertà nella chiesa. Con l’installazione dei banchi, non ci “preoccupiamo” più di tutto il movimento che aveva luogo attorno a noi. Sapete, le nonne che accendono le candele, i bambini che baciano le icone, e i fedeli raggruppati attorno al loro prete come una famiglia riunita attorno al proprio padre.

4) I banchi riempiono lo spazio aperto nel mezzo dei nostri templi, dove il clero e il popolo erano soliti riunirsi in una sorta di danza sacra mentre il clero, uscendo in processione a incensare, si muoveva nel mezzo della folla sempre mutevole dei laici.

Oggi tutto questo è ridotto al prete e ai servitori che marciano avanti e indietro. E come potremmo danzare con i banchi sulla pedana della sala da ballo? I banchi trasformano il nostro culto nell’affare gelido e meramente formale che costituisce la norma del cristianesimo occidentale. Quanto più freddo diventa il culto, tanto meno attenzione diamo alle richieste irreali che la religione, come i nostri progenitori ben sapevano, ci impone. Certamente non possiamo permettere alla nostra religione di diventare il nostro modo di vita, se ci aspettiamo di far strada nel mondo reale.

5) Se i bambini devono essere portati in chiesa, almeno possono giocare sotto i banchi, dove non verranno distratti dalle cerimonie che hanno luogo di fronte a loro. Tanto, che ne capiscono comunque, i bambini? Non starebbero meglio in una scuola domenicale, con figure da colorare e giocattoli, in un posto dove non danno fastidio agli adulti che se ne stanno seduti a godersi il concerto musicale liturgico?

6) Anche se dobbiamo ammettere che i banchi non sono parte della tradizione liturgica ortodossa come la conoscevano i nostri antenati, ora siamo in Occidente, e qui le cose sono differenti. Abbiamo bisogno di essere “rilevanti”. Quanto più possiamo somigliare alle grandi e importanti religioni dell’Occidente, tanta più influenza avrà il cristianesimo ortodosso. Non possiamo permetterci di perdere la nostra grande opportunità di modellare il pensiero occidentale, e la perderemo se ci attacchiamo a stupide tradizioni con la t minuscola, come templi senza banchi. E poi, non è lampante che se abbiamo un aspetto troppo differente non saremo in grado di conseguire prestigio, successo e potere nella nostra società? E questo non è quello che conta nella vita?

7) Grazie ai banchi, nei giorni feriali della Quaresima non dobbiamo più sopportare quelle umilianti prosternazioni. Gli altri cristiani non fanno cose di quel genere in chiesa, neppure i cattolici. E perché noi dovremmo? E durante i funerali, i banchi ci risparmiano dal doverci raccogliere attorno alla bara come era nostra usanza. La funzione di un moderno funerale non è forse quella di schermarci dal dispiacere della morte? Il modo di pensare ormai accettato in Occidente è che in realtà non moriamo mai: ci limitiamo a dileguarci.

Queste schiette osservazioni non intendono offendere, ma colpire vivamente nel segno. Il Movimento liturgico e la tradizione liturgica ortodossa hanno entrambi assolutamente ragione: ciò che facciamo nel culto liturgico modella il nostro pensiero, le nostre abitudini e il nostro comportamento. E questo è il motivo preciso per cui la questione dei banchi è così criticamente importante. Speriamo che questo richiamo al rinnovamento non sia scartato subito come “estremismo fanatico,” poiché questa non è una questione di “partito”; è una questione di vita o di morte per l’Ortodossia in Occidente. I banchi sono spiritualmente cancerogeni. Come le questioni della previdenza sociale, i banchi potrebbero essere una questione “intoccabile”, ma nonostante ciò noi ortodossi in Occidente dobbiamo iniziare a rinnovarci sotto questo aspetto.

I banchi nelle nostre chiese sono un problema ben più grande dell’uso delle lingue straniere, poiché i banchi, in silenzio, parlano più forte delle parole. I banchi coprono la voce dei più grandi predicatori e dei più efficaci insegnanti. I banchi contraddicono abilmente il più eccellente amministratore e il più disponibile dei pastori. I banchi fanno annegare le parole dei nostri più grandi studiosi. Il rettore di una parrocchia può insegnare in modo brillante al proprio gregge il posto dei laici come membri del Corpo sacerdotale di Cristo e concelebranti nella Divina Liturgia, mentre i banchi sui quali si siedono i suoi fedeli, con le sottili dinamiche del dramma liturgico, sussurrano insidiosamente proprio l’opposto. “Psst ...tutto quello che devi veramente fare è pagare il tuo dovuto, farti chiamare ortodosso, osservare la Liturgia, e lasciare la pratica a tempo pieno della religione ai professionisti pagati.” Né le lingue sconosciute, né i cori, e neppure le composizioni operistiche, potrebbero mai privare i laici della loro partecipazione attiva alla Divina Liturgia come membri del Corpo sacerdotale di Cristo. Infatti, servono in tal modo anche quanti si limitano a stare attentamente in piedi a pregare. Ma quando ai laici, come gesto sbagliato di gentilezza, vengono dati i banchi in modo che si possano sedere, rilassare e guardare lo spettacolo, è come se fossero stati deposti dal loro ministero sacro.

Non stiamo facendo un appello al “bancoclasmo” fanatico. Il rinnovamento liturgico non deve essere separato da una amorevole sollecitudine pastorale. Ma abbiamo bisogno di affrontare il problema: l’uso di banchi e di file di sedie nelle nostre chiese è una distorsione liturgica che distorce anche con forza la nostra comprensione di noi stessi come cristiani ortodossi. Abbiamo bisogno di rinnovamento nell’insegnamento ortodosso, e di sentirci dire che andiamo in chiesa non per farci intrattenere ma per lavorare, per fare assieme il Lavoro del Popolo, la Santa Liturgia. Forse potremmo iniziare questo rinnovamento rimuovendo diverse file frontali di  banchi, invitando i fedeli a stare di fronte all’iconostasi dal Grande Ingresso fino alla Comunione. E allora lasciamoci progredire, con la velocità permessa dalla consapevolezza pastorale, alla pratica tradizionale dei sedili attorno al perimetro interno della chiesa, per gli anziani, gli infermi, le madri con i bambini, i deboli e gli affaticati. Tale pratica non è “meramente tradizionale.” Essa esprime un aspetto vitale e fondamentale dell’insegnamento liturgico ortodosso.

 

Testo adattato dall’articolo The Liturgical Effectiveness of Pews: A Call for Liturgical Renewal

Dal numero di Pasqua 1995 di DOXA, pubblicazione trimestrale della St. Michael’s Skete (O.C.A.).

 

[1] Pochi sanno che i banchi sono un’innovazione piuttosto recente anche per i protestanti e per i cattolici romani! Al tempo della riforma protestante, i banchi semplicemente non esistevano, e ancora alla metà del secolo XIX, si trattava di un’usanza contestata dai cristiani occidentali.

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