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  Come preparare i memoriali per i viventi e i defunti


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Un memoriale (in slavonico pomiannik, in romeno pomelnic) è una lista di nomi di persone (viventi o defunte) che si ricordano durante le funzioni in una chiesa ortodossa, soprattutto durante la preparazione della Divina Liturgia.

Il nostro dovere cristiano di ricordare i vivi e i morti al Signore si incontra così con la libertà di ricordare le persone a noi più care, e di associarle a noi nei momenti di preghiera e nel culto della Chiesa.

Di solito i vivi e i morti si ricordano in momenti separati, con preghiere specifiche per gli uni e per gli altri. Perciò, le liste dei nomi si scrivono su fogli separati, segnati “per i viventi” (o “per la salute”) nel caso dei vivi, e “per i defunti” (o “per il riposo”) nel caso dei morti. Si possono anche scrivere fogli con due liste, una per i vivi e una per i morti, affiancate l’una all’altra: questo era l’uso cristiano più antico, e per questo i memoriali sono chiamati anche “dittici”, dal termine greco che significa “duplici”.

Come scrivere i nomi

1) Usare i fogli che sono disponibili in chiesa. E’ possibile scrivere nomi su altri tipi di fogli o piccoli quaderni, ma soprattutto se ci sono molte liste, questo può causare confusione al momento della lettura.

2) Scrivere bene! I nomi sulle liste devono essere leggibili. Chi non scrive chiaro in corsivo può scrivere in stampatello. È meglio scrivere i nomi in colonne ben ordinate (se il foglio ha righe prestampate, un solo nome per riga), e non riempire un foglio con troppi nomi.

3) Scrivere solo i nomi e non i cognomi. Nelle preghiere si ricordano le persone per nome di battesimo e non per nome di famiglia o con un patronimico. Nella più antica tradizione cristiana si dava un solo nome di battesimo; oggi in molti paesi, anche di tradizione ortodossa, è subentrato l’uso di dare nomi multipli: in questo caso si può scrivere un nome multiplo, ma comunque senza cognome.

4) Scrivere i nomi in forma piena (in russo e slavonico, i nomi si scrivono al genitivo). In molte lingue si usano diminutivi di nomi: “Beppe” invece di “Giuseppe” (in italiano), “Misha” invece di “Mikhail” (in russo), “Gică” invece di “Gheorghe” (in romeno) e così via. I nomi non vanno scritti in forma diminutiva, perché questi non sono nomi di battesimo, ma soprannomi. Il miglior modo per non fare errori è sapere dai nostri cari con quale nome sono stati battezzati.

5) Se si ricorda un membro del clero o un monaco o monaca, si ricorda anche il titolo accanto al nome. Se non si conosce il titolo esatto (come per esempio “ieromonaco”, “arcidiacono”, “igumena”…) può andar bene scrivere “padre” o “madre”.

6) Talvolta si ricordano accanto ai nomi alcune condizioni speciali: si può specificare che si tratta di un bambino o bambina, si può scrivere “malato”, “carcerato”, “viaggiatore” o “missionario”, oppure segnare “soldato” accanto al nome di una persona che fa il servizio militare allo Stato, o che è morta in combattimento. Queste annotazioni non sono comunque necessarie, e se non vogliamo chiedere preghiere speciali (per esempio, una preghiera per un malato) è bene non esagerare con queste specificazioni. Anche se non è sbagliato scrivere la finalità per cui preghiamo (per esempio “per la riuscita negli esami”), è meglio non farlo, dato che i memoriali in una chiesa possono essere centinaia o migliaia, e ogni ulteriore annotazione complica la lettura dei nomi.

Ecco un esempio di una coppia di memoriali scritti in modo corretto.

I nomi sono scritti in modo chiaro e leggibile (in russo, si scrivono al genitivo) e le specificiazioni accanto ai nomi sono quelle consuete.

7) Si possono scrivere i nomi di cristiani non ortodossi, oppure di non cristiani? È bene domandare in ogni chiesa, perché non in tutte si seguono le stesse regole. In alcune chiese si separano i nomi dei cristiani ortodossi dagli altri in liste diverse. In altre chiese non si sente questa necessità, ma è sempre bene informarsi prima. Anche se in certe chiese ci sono restrizioni sui nomi da scrivere sui memoriali, ricordiamo comunque che come cristiani è nostro dovere ricordare tutti, senza eccezioni, nelle nostre preghiere personali.

8) Per una persona morta da poco tempo (secondo la tradizione cristiana ortodossa, nei 40 giorni successivi alla morte), si può segnare “recentemente defunto” accanto al nome del morto. Se si vuole far ricordare il defunto in tutto il periodo di 40 giorni, allora si deve annotare accanto al nome il giorno esatto della morte.

I 40 giorni di preghiera ricordano il passaggio dalla vita terrena alla vita del cielo, così come i 40 anni nel deserto avevano segnato il passaggio del popolo di Israele dalla schiavitù in Egitto fino alla terra promessa (anche i 40 giorni della Quaresima sono stati sviluppati come segno di passaggio dalla morte nel peccato alla risurrezione). Al di fuori dei giorni subito dopo la morte di un nostro caro, non ha alcun senso chiedere preghiere per 40 giorni, né per persone morte da più tempo, né per i vivi, perché non c’è nessun “passaggio” da seguire. Certamente, possiamo chiedere preghiere multiple, o anche per un lungo periodo, ma non ci sono ragioni perché questi periodi debbano durare esattamente 40 giorni, oppure richiedere 40 ripetizioni di preghiere. I sorokousti (nella cultura russa) o sărindari (nella cultura romena) sono pratiche uscite completamente al di fuori delle loro giuste dimensioni, e spesso si caricano di valori magici o superstiziosi (per esempio, credere che si debbano menzionare i nomi in 40 liturgie, anche a distanza di più tempo, per ottenere risposta alle proprie richieste), proprio perché non ci sono ragioni autentiche per seguire simili usanze.

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