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  Cos'è la "(im)purità della donna" e come la tratta la Chiesa. I diritti delle donne cristiane nel periodo del ciclo mestruale

teologie.net

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Motto: Se una donna muore di parto, la consideriamo santa,

come una che ha dato la sua vita per portare una nuova persona nel mondo,

ma se è ancora viva, noi osiamo chiamarla "impura" per 40 giorni.

Povera donna! Allora cos'è meglio per lei?

Molte volte mi hanno posto domande sui diritti e i doveri delle donne nel "periodo di impurità mensile" e, avendo accumulato alcuni materiali, ho deciso di formulare una risposta.

I. La cosiddetta "impurità mensile" (mestruazioni) e "impurità delle donne che hanno partorito" sono concetti incompatibili con il cristianesimo, soprattutto perché sono processi fisiologici inevitabili, senza i quali una donna non potrebbe diventare madre! Il flusso di sangue dal corpo della donna non è impurità, al contrario, è una purificazione del suo organismo che non influisce sullo stato spirituale di una donna, ma è esattamente come il flusso della mucosa nasale o lo spargimento delle lacrime, che sono anch'essi processi di purificazione. Il fatto che tale pulizia presuppone una perdita di sangue, non cambia troppo i termini del problema, soprattutto oggi, quando le misure igieniche prevengono ogni ​​spargimento di sangue in spazi pubblici o privati.

II. Sulle implicazioni teologiche della cosiddetta "impurità rituale", esiste un ottimo studio di madre Vassa Larina (ora tradotto anche in romeno). Ho notato che in questo studio manca una citazione importante su questo argomento, vale a dire il capitolo 27 del libro VI delle Costituzioni Apostoliche - testo su cui torneremo qui sotto.

III. In accordo con le due fonti di cui sopra possiamo formulare le seguenti conclusioni:

1) In qualsiasi momento del mese, anche durante il ciclo mensile, una donna può entrare in chiesa e partecipare a tutte le funzioni. Il vecchio divieto di entrare in chiesa era legato al fatto che in passato, in generale, non si consentiva la presenza alla Liturgia a coloro che non si comunicavano, ma anche perché, a causa della mancanza di adeguate misure igieniche, il sangue mestruale poteva essere versato anche in chiesa. Già da più di mille anni, la Chiesa ammette la presenza alla Liturgia di quelli che non si comunicano. D'altra parte, da diversi decenni sono state inventate misure sanitarie che praticamente escludono le macchie di sangue in chiesa.

2) Battesimo ed eucaristia sono proibiti durante questo periodo (perché il sangue di Cristo santifica il nostro sangue e se ne deve evitare lo spargimento), ma non gesti come baciare le icone,  leggere la Bibbia, accendere candele o lampade e anche consumare l'antidoro o l'acqua benedetta. In moltissimi monasteri femminili, soprattutto in Grecia, le monache durante il ciclo mestruale prendono il pane benedetto e bevono l'acqua benedetta – pratica più difficilmente accettata in ambienti parrocchiali e, ironia della sorte, non da parte dei sacerdoti, ma delle donne stesse. Ma dobbiamo essere chiari sul fatto che il pane benedetto (chiamato più correttamente "antidoro") si da proprio a quelli che non si possono comunicare, e l'acqua santa è benedetta e utilizzata specificamente per rimuovere tutte le impurità. Poiché il Molitfelnic (Eucologio) prevede riti per aspergere gli animali con acqua benedetta, a maggior ragione una donna (che è fatta a immagine di Dio) può prendere l'acqua benedetta anche durante il periodo naturale legato alla sua maternità. È bene che a questo riguardo si tenga conto anche del parere del confessore (sperando che anche il confessore abbia fatto un retta valutazione). Considero che i misteri del matrimonio e dell'olio santo durante questo periodo si dovrebbero compiere con la benedizione del confessore (tanto più che anche questi sacramenti dovrebbero essere collegati alla comunione eucaristica).

3) Subito dopo il ciclo mestruale, senza attendere un certo numero di giorni (tranne forse uno, per sicurezza), la donna potrà comunicarsi di nuovo. E nel caso di emorragia a lungo termine, che non è il risultato del normale ciclo mestruale, ma piuttosto una malattia, la donna si può comunicare anche con queste fuoriuscite di sangue (come si comunicano anche gli altri feriti negli ospedali). Si conoscono molti casi in cui le donne sono state curate da forme di emorragia proprio grazie alla comunione al corpo e al sangue di Cristo. Questi sono casi eccezionali, che non devono diventare la regola, ma la loro esistenza non dovrebbe tuttavia essere esclusa.

4) Nel periodo dopo la nascita, la donna ha una sorta di "ferie liturgiche", e ha il diritto di non andare alle funzioni per recuperare la salute fisica. Di solito, 40 giorni dopo il parto, la donna viene in chiesa per farsi leggere le preghiere di rientro nella chiesa. E se il battesimo del bambino avviene dopo la lettura di queste preghiere, la madre può assistere al battesimo del loro bambino senza alcun problema. Se la donna è sana e si è fermato ogni tipo di emorragia, può andare a chiedere le preghiere di rientro in chiesa anche prima dei 40 giorni. Ma anche in questo non si dovrebbero permettere esagerazioni.

Di seguito è riportato il testo delle Costituzioni Apostoliche (che ho citato al punto II):

Se mantengono le usanze ebraiche in materia di spargimento del seme, polluzioni nei sogni e relazioni carnali secondo la legge (Levitico 12;15; 22), ci dicano se nelle ore e nei giorni in cui soffrono queste cose si astengono dal pregare, dal ricevere l'Eucaristia o dal toccare il Libro, e se dicono di sì, è evidente che sono privi dello Spirito Santo che rimane sempre nei credenti, poiché Salomone dice dei pii che siano pronti: "Sia quando dormono, a custodirlo, sia quando si alzano, a parlare con lui " (Proverbi 6:22). Infatti, se ritieni, o donna, che quando sei nei sette giorni delle tue perdite (Levitico 3:12), sei priva di Spirito, allora, se muori inaspettatamente quando sei priva di Spirito vuoto andrai a Dio senza osare di avere speranza. Dal momento che sicuramente lo Spirito è con te in modo inseparabile, perché egli non abita in un luogo, allora hai bisogno della preghiera e della visita dello Spirito Santo, perché in questo stato non hai commesso alcuna iniquità. Infatti né i rapporti legittimi, né il parto, né i flussi di sangue, né le perdite notturne possono contaminare la natura umana o separarla dallo Spirito Santo, ma solo l'incredulità, l'empietà e i comportamenti illeciti. Perché lo Spirito Santo rimane sempre in coloro che l'hanno acquisito, per tutto il tempo che ne saranno degni, e quelli che se ne separano diventano vuoti e preda dello spirito maligno. Ma ogni uomo è pieno o dello Spirito Santo o dello [spirito] immondo ed è impossibile liberarsi di entrambi, se non interviene qualcosa di contrario, perché il Consolatore odia ogni menzogna (At 5,3), e il diavolo odia ogni verità (Giovanni 8:44). Ma chiunque sia stato battezzato è veramente separato dallo spirito diabolico ed è nello Spirito Santo, e finché compie il bene lo Spirito Santo lo ricolma di saggezza e comprensione, e lo spirito maligno non lo può avvicinare perché osserva i suoi attacchi. Quindi se tu, donna, come dici, nei giorni dei tuoi flussi sei vuota dello Spirito Santo, allora sei colma dello spirito impuro; Perché non pregando, né leggendo, lo chiami senza volerlo, perché ama gli ingrati, i pigri, i distratti, gli assonnato, perché anche lui, malato di ingratitudine, è stato spogliato della sua dignità da Dio e ha scelto di essere diavolo invece che arcangelo. Pertanto astieniti, donna, da vane parole, ricordati sempre di Dio che ti ha creata e pregalo come Signore tuo e di tutto, e medita sulle sue leggi, a prescindere da qualunque pratica legata alla purezza naturale o ai rapporti leciti o al parto o alle perdite, o alla contaminazione del corpo, perché tali pratiche sono invenzioni vane di pazzi e non hanno alcun significato. In modo simile né la sepoltura di un uomo, né le ossa dei morti, né le tombe, né qualsiasi cibo, né eventuali perdite nei sogni possono contaminare l'anima, ma solo l'incredulità in Dio, l'illegalità e l'ingiustizia verso il prossimo, vale a dire i rapimenti, la violenza o altre cose contrarie alla giustizia, l'adulterio o la fornicazione.

[Ho citato da: Le Costituzioni Apostoliche, libro VI, cap. 27, in "Canonul Ortodoxiei" (diacono Ioan Ică Jr.), Vol. 1, Ed. Deisis 2008, pp 707-708.]

P.S. Non escludo che questo problema possa portare a discussioni contraddittorie, ma credo che sia stato importante presentare anche questo punto di vista, generalmente dimenticato, anche se è giustificato alla luce del Vangelo e di molte fonti canoniche e patristiche antiche.

Se qualcuno vuole attenersi alle regole nuove (!), che si trovano ancora in uso da noi, che escludono le donne da qualsiasi partecipazione liturgica nel ciclo mestruale, non ha che farlo, ma senza giudicare coloro che hanno una coscienza più robusta e sono in grado di superare i resti giudaici e pagani nella loro vita cristiana.

 

Continuazione di questo articolo (in risposta ad alcuni commenti)

Ancora sulla "impurità delle donne" e non solo...

Ho notato un crescente interesse per il tema del ruolo delle donne nella Chiesa nel periodo del ciclo mestruale. Era naturale che accadesse, dal momento che centinaia di vescovi e migliaia di sacerdoti nel mondo ortodosso (inclusa la Chiesa ortodossa romena) non sono mai stati d'accordo con il divieto d'ingresso alle donne in chiesa durante il ciclo mensile.

Come ho mostrato anche nel precedente articolo, un tale approccio può essere considerato un approccio "liberale" nei confronti del Vecchio Testamento, ma allo stesso tempo, è tradizionale e autentico per la Chiesa del Nuovo Testamento.

Come al solito, non sono mancate le critiche e le accuse di eresia o, quanto meno, di follia. E se sulle accuse e sugli attacchi personali posso passare facilmente, essendo vaccinati contro la stupidità, quando si tratta accuse di idee eretiche o folli credo di dover argomentare la mia posizione, perché davvero non voglio seminare malintesi, confusione e follia tra il clero e i fedeli. Inoltre, mi scuso se ho sconvolto o offeso qualcuno in queste discussioni virtuali, soprattutto perché non l'ho fatto intenzionalmente, e neppure per desiderio di difendermi da solo, ma piuttosto per necessità di chiarire la situazione ai dilettanti a cui rivolgo questa risposta...

Porterò alcuni argomenti a riconferma della mia posizione precedente. Se tutti avessero letto attentamente lo studio della madre prof. Vassa Larina e il testo delle Costituzioni Apostoliche (indicati nel precedente articolo), forse non avrebbero bisogno di questi chiarimenti. Ma ora, quando sono già state postate centinaia di commenti sul tema, devo completare il discorso con le seguenti dichiarazioni:

I. Ogni volta che c'è un articolo che genera un "brainstorming teologico", anche se non ha nulla in sé di eretico o di folle, improvvisamente emergono i "legionari ortodossi", che, privi di una cultura del dialogo, per non parlare di una formazione teologica, cominciano ad accusare e a fare vari paragoni inappropriati come "chi sei tu per contraddire padre Cleopa?". È come chiedere: "Chi è più grande, Mihai Eminescu, Albert Einstein o Alessandro il Macedone?" Beninteso, ognuno è stato grande nel suo campo, ma il loro confronto è semplicemente impossibile. Così è nella Chiesa, dove in sostanza ci sono 3 tipi di autorità, che idealmente dovrebbero essere uno solo, ma in realtà questo accade raramente e spesso persone con diversi carismi, cooperano in modo fruttuoso al bene della Chiesa, senza disconoscersi l'un l'altro (cfr. I Corinzi, cap. 12). Si tratta dell'autorità canonica (concili e gerarchie), dell'autorità teologico-scientifica e dell'autorità spirituale. Come ho detto, sono esistite poche persone nella storia della Chiesa che sono riusciti ad imporsi in tutti e tre questi aspetti (forse Atanasio il Grande, Basilio il Grande, Gregorio il Teologo, Gregorio di Nissa, Giovanni Crisostomo, Gregorio Palamas e forse pochi altri – ma neppure loro si sono distinti in modo uguale in tutto), e Padre Cleopa, a mio parere, non può essere annoverato questi, per la semplice ragione che non è stato vescovo della Chiesa, mentre dal punto di vista teologico è stato un ottimo autodidatta, ma nulla di più. Non è il caso che enumeri le sue lacune teologiche, soprattutto dal momento che queste non incrinano affatto la sua autorità spirituale e la sua possibilità di essere annoverato tra i santi! Finora, la Chiesa non ha mai ritenuto che i santi siano infallibili, ma solo i Concili Ecumenici della Chiesa! Quindi, è molto chiaro che io non pretendo l'infallibilità, e se qualcuno vede in me un'autorità certamente ha più diritto di vederne una teologico-scientifica piuttosto che una spirituale, il che non significa che un teologo (in senso scientifico del termine) è fin dal principio un uomo senza preoccupazioni spirituali, soprattutto se è anche un monaco. E penso che lo stesso sia vero nel caso di madre Vassa Larina, una giovane poliglotta e molto erudita, che ha scritto numerosi studi scientifici sulla liturgia e non solo, studi nei quali non fa altro che presentare le fonti antiche, ma non in modo selettivo, come fanno alcuni, ma in modo completo e studiato in parallelo. Ecco perché ho detto che il suo studio sul tema della "impurità rituale" è molto buono.

Quindi, tornando al tema delle donne nel periodo mestruale, so benissimo che padre Cleopa aveva un'opinione diversa da quella da me esposta. E allora? Abbiamo un'ufficializzazione del suo parere a livello pan-ortodosso? O magari i padri spirituali romeni sono stati tutti esattamente della stessa opinione? No! Allora perché non prendiamo in considerazione anche le altre autorità: opinioni canoniche e teologico-scientifiche oppure le opinioni di altre personalità spirituali? Ecco, per esempio, il patriarca Pavle di Serbia (citato da Vassa Larina), che senza dubbio non era solo un grande gerarca della Chiesa, ma anche un buono studioso, e un uomo di grande livello spirituale, considerava che le donne possono entrare in chiesa nel periodo mestruale e anche prendere l'antidoro e l'acqua santa. Che facciamo in questo caso con Padre Cleopa? Lo ignoriamo o lo anatemizziamo? Ma certo che no! Potrebbe darsi che alcuni principianti abbiano bisogno proprio della posizione di padre Cleopa, ma questo non significa che tale posizione sia l'unica e che diventi automaticamente normativa per tutti. Niente affatto ! Ed ecco perché...

II. Alcuni "legionari ortodossi" sono usciti fuor con l'accusa che coloro che permettono alle donne di entrare in chiesa durante il periodo mestruale violano e aboliscono il testo biblico di Levitico 15, che parla molto chiaramente dei divieti nel loro caso. Contro questa accusa, basata su un unico testo biblico, vengo con altre 5 accuse contrarie.

1. Il Concilio Apostolico ha annullato le disposizioni levitiche, stabilendo che i cristiani evitino unicamente le offerte agli idoli, la fornicazione, non mangino animali soffocati e non bevano sangue (Atti 15:20,29). Se l'Antico Testamento è rimasto in vigore in tutti i suoi aspetti, i "legionari ortodossi" dovrebbero non solo farsi circoncidere, ma secondo lo stesso libro del Levitico (cap. 11) non dovrebbero mangiare carne di maiale o coniglio e celebrare la Pasqua e le altre feste come fanno gli ebrei.

2. Quando una donna con una perdita di sangue ha toccato Cristo, il Signore non l'ha rimproverata (come avrebbe dovuto fare secondo Levitico 15), ma ne ha elogiato la fede (cfr. Matteo 9:20-22). Chi può essere considerato un migliore esecutore della legge che non il legislatore stesso?

3. In un altro punto nel Vangelo (Matteo 15,17-20) il Salvatore mostra chiaramente che non sono le cose esteriori a contaminare l'uomo, ma quelle che vengono dal cuore: i pensieri malvagi, gli omicidi, gli adulteri, le fornicazioni, i furti, le false testimonianze, le bestemmie ecc. – queste sono le cose che contaminano l'uomo. Quindi nemmeno le mestruazioni contaminano la donna, altrimenti Cristo non avrebbe elogiato la donna che lo ha toccato ed è guarita.

4. Nella Lettera agli Ebrei (cap. 7-10) san Paolo mostra il carattere simbolico e allegorico di molte prescrizioni levitiche, in particolare quelle relative al tempio e ai sacrifici. Allo stesso modo, molti padri e scrittori religiosi nei primi secoli della Chiesa hanno visto i requisiti della "impurità rituale" come un'allegoria dell'impurità dei peccati.

5. Molte delle prescrizioni della vecchia legge, come quelle sulla lebbra (elencate in Levitico 14, immediatamente prima delle prescrizioni circa le mestruazioni) non avevano alcun valore teologico, ma strettamente igienico, culturale e di civiltà. Il popolo ebraico doveva crescere e moltiplicarsi, affrontando non solo attacchi armati, ma anche le civilizzazioni di altre nazioni intorno a sé, con cui  spesso veniva in contatto ed era tentato di abbandonare la propria fede per attrazione verso le loro civiltà. Proprio per questo, per lo stupore di tutti, Mosè ordinò agli ebrei di portare con loro una pala, e al momento dei loro bisogni fisiologici, di seppellire le feci (Deuteronomio 23:13), perché queste potevano essere fonte di infezione. Finora non ho visto alcun "integralista della Bibbia" andare in giro con una pala. E per favore non ditemi che la regola non è più attuale, perché questo è esattamente quello che ho detto io circa i requisiti concernenti le mestruazioni, nel contesto in cui tutto il mondo civilizzato indossa mutande (cosa che non accadeva magari nemmeno all'inizio del secolo XX) e sono stati inventati nuovi assorbenti per le donne.

III. Un altro argomento dei "legionari" sono i Canoni dei santi Dionigi e Timoteo di Alessandria. Trascurando il fatto che non tutti riescono a capire e interpretare i Canoni, voglio ricordare che contro queste prescrizioni canoniche ce sono altre, a loro opposte:

1. Così come scrive lo studio di madre Vassa Larina, vi è la Didascalia (Antiochia, III secolo), le "Costituzioni Apostoliche" (Antiochia, IV secolo, che contiene non solo il capitolo sulle "impurità rituali", ma anche gli 85 "Canoni apostolici"), e gli insegnamenti di san Gregorio il Dialogo, papa di Roma. Particolarmente rilevante è anche il Canone 1 di sant'Atanasio il Grande, che paragona le perdite di sangue di donne e uomini al naso che cola o agli sputi; e ancora sant'Atanasio afferma che queste perdite non sono un peccato carnale o un'impurità, e quelli che affermano queste cose, sono piuttosto loro ad essere di "mente impura". Quindi tutte queste fonti contraddicono le opinioni dei santi Dionigi e Timoteo. E noi, se non siamo in grado di spiegare questa contraddizione, allora, almeno, dovremmo sapere che la questione della "impurità rituale" non ha avuto un approccio unilaterale, ma che anche i padri avevano opinioni diverse su questo punto.

2. Si invoca inoltre il Canone 28 di san Giovanni il Digiunatore sul quale vorrei fare altrettanto alcune osservazioni. In primo luogo, questi Canoni non appartengono a san Giovanni il Digiunatore, patriarca di Costantinopoli (sec. VI), ma allo ierodiacono Giovanni il Digiunatore di Costantinopoli (cap. IX). Ogni serio professore di diritto canonico lo confermerà, e confermerà anche il fatto che dopo il settimo Concilio ecumenico la disciplina canonica della Chiesa è stata fortemente influenzata da alcune correnti monastiche eccessive e da un ritorno ad alcune prescrizioni levitiche, che furono applicate in modo selettivo. Ad esempio, in questo stesso periodo abbiamo il Canone 38 di san Niceforo il Confessore († 828), che dice quanto segue: "Quando una donna partorisce e il bambino che nasce è in pericolo di morte, questo bambino sia battezzato dopo tre o cinque giorni, ma lo dovrebbe allattare un'altra donna battezzata e pura, e sua madre non entri nella camera da letto dove sta il bambino e in generale non lo tocchi nemmeno fino a quando non sarà completamente pura dopo 40 giorni e non riceverà la preghiera dal prete". Non è noto in che misura questo Canone sia mai stato osservato, ma è chiaro che nella maggior parte dei casi i cristiani di allora semplicemente non avevano case così spaziose da permettere di avere una camera da letto speciale per il bambino in cui la madre non potesse entrare, per non parlare della difficoltà di reperire e, probabilmente, di pagare una balia. Non vorrei parlare del fatto che l'autore del canone non aveva alcuna idea della fisiologia di una donna e del fatto che possa perdere per sempre la capacità di allattare come conseguenza di un tale divieto. Pertanto, e giustamente, alcuni considerano questa disposizione di san Niceforo come misogina e disumana. I canoni precedenti, il 2 di san Dionigi di Alessandria († 264), e il 7 del san Timoteo di Alessandria († 385), parlano solo del divieto della comunione alle donne durante impurità mensile (simile a quella post-natale), non del divieto che qualcun altro le tocchi. Ma qui tutto è condotto all'estremo, e nel periodo immediatamente successivo nell'Eucologio appaiono preghiere che parlano dell'impurità delle donne che hanno partorito – testi che negli Eucologi pre-iconoclasti (Barberini 336 gr.) non si incontrano.

3. Osserviamo che nei Canoni di Dionigi e Timoteo non sono previste epitimie per le donne che "violano le regole" in questo periodo, mentre Giovanni il digiunatore le condanna a 40 giorni di astinenza dalla comunione se solo avessero osato toccare oggetti sacri. Inoltre, lo stesso Giovanni il Digiunatore virtualmente "falsifica" i vecchi canoni, perché non Dionigi non cita un termine dei giorni di impurità, e Timoteo di Alessandria dice "non si deve accostare ai sacramenti fino a quando non sarà purificata". Ma Giovanni il Digiunatore dice: "Il Canone 2 di san Dionigi e il 7 di Timoteo comandano alle donne che sono nella purificazione (!) mensile di non toccare nulla di sacro fino al settimo giorno (!). Anche l'Antico Testamento comanda questo..." – così il periodo di sette giorni diventa automaticamente obbligatorio anche per le donne con 2-3 giorni di mestruazioni. E se Dionigi e Timoteo vietano in particolare la comunione ai Santi Misteri, la regola di Giovanni il Digiunatore è estesa anche a toccare gli oggetti sacri. E sempre lui fa riferimento al Vecchio Testamento, anche se i Padri precedenti non facevano riferimenti al libro del Levitico.

4. Sommando tutte queste cose, ci rendiamo conto che la disciplina canonica della Chiesa non è solo complessa, ma anche molto varia. Pertanto, in alcune Chiese ortodosse locali, le donne mestruate sono ammesse non solo a entrare in chiesa e a prendere l'antidoro e l'acqua santa, ma anche a ricevere la comunione. A questo proposito io seguo una via di mezzo. Ma se qualche vescovo o prete permette alle donne di comunicarsi nel periodo del ciclo (e conosco molti di coloro che seguono questa linea, anche nella Chiesa ortodossa romena), credo che abbiano abbastanza argomenti teologici e spiegazioni fisiologiche per farlo. Io, invece, seguendo i miei padri spirituali, ho ancora qualche riserva su questo e permetto la comunione solo in caso di emorragie patologiche, non anche in un periodo mestruale normale.

* * *

Spero che dopo questi chiarimenti supplementari si plachino gli spiriti, e chi vuole continuare una discussione costruttiva e civile può contare sulla mia apertura in questo senso. Inoltre, spero che la gerarchia porti questo problema anche al Santo Sinodo, per corredare le nostre argomentazioni teologico-scientifiche con un'autorità canonica indiscutibile. E i padri con autorità spirituale preghino per noi, perché Dio ci protegga dagli errori e ci guidi a sbarazzarci dalle passioni...

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