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  È sbagliato parlare di "scrivere" icone? Una discussione sul gergo dell'iconologia

di Mary Lowell

dal blog Orthodox Arts Journal, 26 dicembre 2013

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Il professor John Yiannias, Ph.D., dell'Università di Pittsburgh, esperto in arte paleocristiana e bizantina, ha un parere categorico sulla questione del perché "scrivere" è il verbo sbagliato da usare per la realizzazione di un'icona.

"Mentre, in apparenza, la questione può apparire solo marginalmente rilevante per la storia ortodossa americana, in realtà è piuttosto rilevante, in quanto il termine icon writing (scrittura di icone) è peculiare dell'Ortodossia americana (o, almeno, dell'Ortodossia di lingua inglese), e potrebbe molto probabilmente avuto origine qui in Nord America". [1]

Nel suo post del 3 agosto 2011, Is an Icon Painted or "Written"?, (un'icona è dipinta o "scritta"?, il blogger David scredita anche l'uso del verbo inglese in tutte le sue coniugazioni (scrivere, scrittura, scritto).

"Può sembrare una domanda strana, perché come ogni persona di buon senso può vedere, le icone sono dipinte; sono vernice applicata ad una superficie di qualche tipo. Perché, allora, può anche solo sorgere una domanda del genere? La risposta sta nell'uso, da parte di molti neo-ortodossi di lingua inglese, di una sorta di gergo artificioso in riferimento alle icone. Diranno che 'si scrive' un'icona piuttosto che 'dipingerla'. Ma il motivo di tale utilizzo peculiare risiede nelle differenze tra la lingua inglese e quella russa". [2]

Yiannias ipotizza che la frase "scrivere icone" possa essere un'invenzione del Nord America e il blogger David lo chiama "gergo artificioso... di neo-ortodossi".

Una spiegazione più plausibile di come la terminologia sia entrata in uso da parte di persone di madrelingua inglese è semplicemente che questi hanno imparato dal contatto, diretto o indiretto, con i russofoni. Il termine ha origine dal suo uso nella lingua russa, che rispecchia modelli greci, ed è stato trasferito come tale nella lingua inglese. [3]

Ma il professor Yiannias può essere vicino alla soluzione. Non che "il termine 'scrittura di icone' sia peculiare degli americani", ma che sia semplicemente un uso peculiare della lingua inglese.

Un'esplorazione dei verbi russi

Per ottenere una migliore comprensione delle ambiguità che secondo il blogger David "si trovano nelle differenze tra l'inglese e il russo", ho intervistato molti russi di madrelingua coinvolti nel dominio delle arti applicate e/o della pedagogia dell'arte. I loro commenti sono conditi con la consapevolezza che le applicazioni imprecise possono essere derivate ​​da sottigliezze linguistiche nella lingua russa, che non sono precisamente trasportabili in quella inglese.

In primo luogo, ecco una serie di spiegazioni per l'uso del russo offerte dagli intervistati. Queste persone non sono identificate perché non parlano autorevolmente come iconologi, ma semplicemente come testimoni della propria lingua.

Risposta 1: In russo usiamo verbo " scrivere" (писать), non solo in riferimento alle icone, ma anche a tutti dipinti artistici. Per esempio diciamo "Il ritratto/il paesaggio è stato scritto da..." Il verbo красить (verniciare) in russo si riferisce a quello che facciamo sulle pareti di una casa o di uno steccato.

Questo è un commento semplice: "scrivere" è usato per creare arte, "verniciare" è utilizzato per la pittura delle recinzioni. Ma ci sono ulteriori strati da indagare.

Risposta 2: Vediamo la questione in dettaglio. Per esempio, qui ci sono due frasi: "Un bambino dipinge un quadro e un artista dipinge un quadro". Ma in russo, le frasi conterranno parole diverse per ciascuna azione, quindi un bambino"dipinge", ma un artista "scrive". Questa è una caratteristica della lingua russa e anche del greco antico (Koiné), ma non dell'inglese.

Le differenze semantiche non sono solo che i russi usano una parola per la verniciatura delle recinzioni e un'altra per lavorare artisticamente con la vernice. C'è anche una differenza semantica, come notato in precedenza, quando si fa riferimento a un'attività di gioco come quella di un bambino o un hobby, oppure alla seria attività di un artista, sia che il risultato sia un'opera di belle arti o un'icona.

Particolare di un'opera di Serhei Vandalovskij, Unione Nazionale degli Artisti di Ucraina, Kiev

Risposta 3: Il termine "scrivere" è una parte del vocabolario delle belle arti in Russia. È usato per descrivere il processo di creazione di un dipinto – di qualunque pittura, di fatto, non solo di un'icona. L'uso della parola "scrivere" implica un certo grado di abilità artistica e di formazione. Quando si parla di serie opere d'arte, si fa strada un nuovo vocabolario: "scrivere" invece di "dipingere". Questo è il modo in cui i russi descrivono questo processo in russo tra loro, "Questa è un'icona della Santissima Trinità [scritta] da Rublev", o "Questo è il ritratto della baronessa Mocciosenko [scritto] dal famoso pittore russo Pavel Pennellosporkoff". Se una persona dice qualcosa come "ha dipinto un ritratto", sarebbe rimproverata per l'uso improprio del linguaggio: "Si dipinge una casa o un muro, non un ritratto... che stupidaggine!"

I miei intervistati di lingua russa hanno proposto ulteriori sfumature verbali che definiscono due modi per descrivere l'arte di realizzare quadri.

Risposta 4: Il verbo "рисовать" (disegnare) viene utilizzato quando si disegna su carta con matite, carboncino, ecc. L'opera che ne risulta è un "рисунок", un disegno. Ma anche quando vernice e pennelli sono utilizzati da un bambino o da un hobbista, viene utilizzato il verbo "рисовать" (disegnare). Quando si tratta di un lavoro svolto da un artista addestrato, tuttavia, si usa un verbo diverso, cioè " писать " (scrivere), e il prodotto è "картина", un quadro. Così, di sovrebbe usare "писать картину" (scrivere un quadro). [4]

Lettura e scrittura

Iscrizione dell'aureola

L'adozione di espressioni russe in traduzione, dove i verbi russi separati sono legati ad attività per le quali l'inglese ha un verbo solo, spiegano espressioni strane come "scrivere un'icona ". Il fatto che l'adozione verbale è solo parziale, essendo limitata alle icone e non applicata a tutte le arti, ha a che fare con il contesto in cui gli anglofoni hanno incontrato la terminologia.

Per i protestanti, in particolare, e per i cattolici romani nella misura in cui hanno dimenticato la loro storia dell'arte, l'icona stessa è un'importazione esotica – una cosa particolare che ha bisogno di spiegazioni. Una superficie dipinta che i russi definiscono "scritta", per gli anglofoni, implica necessariamente che dovrebbe essere letta. Questo può non conseguire logicamente dal verbo "писать" (scrivere) in russo, come succede quando è tradotto in inglese, ma ci sono alcuni vantaggi concettuali in questa verbosità presa in prestito quando si usa in senso figurato e non si sottolinea troppo rigidamente né si spinge troppo lontano.

I cristiani occidentali, che siano "neo-ortodossi", cattolici o protestanti, hanno solo bisogno di guardare alla propria storia dell'arte ecclesiale prima della rivoluzione rinascimentale del naturalismo per rispolverare un po' di esotismo delle icone. Il linguaggio simbolico e analogico nell'arte medievale della Chiesa romana era, per la maggior parte, comune con quello dell'arte ecclesiale del cristiano ortodosso orientale. In Oriente questa lingua per immagini ha continuato nelle icone, ma non senza una lotta coraggiosa contro l'iconoclastia – bizantina e sovietica.

I manoscritti miniati e le altre opere d'arte ecclesiale del Medioevo nell'Europa occidentale impiegavano lo stesso linguaggio pittorico della narrativa a loro contemporanea, uno scenario senza orizzonte e a tre livelli, e un sistema di simboli come quello che generalmente si ritrova nelle icone ortodosse. Gli occidentali moderni, sia europei sia americani (questi forse in misura maggiore), spesso hanno bisogno di un interprete, per così dire, che possa "leggere" questa lingua strana e dimenticata, rappresentata su una superficie dipinta per una civiltà cristiana (a Est e a Ovest) che ne capito il significato senza un interprete.

(966 circa) Copertina della Carta di dedicazione di New Minster, un'abbazia benedettina a Winchester in Inghilterra – re Edgar in supplica di fronte a Cristo in maestà

La recente popolarità dell'arte iconografica ortodossa tra gli occidentali può essere nostalgica e pure "artificiosa", ma è anche un desiderio sincero di apprendere una lingua di immagini da cui essi sono stati allontanati perché non è più utilizzata, o lo è poco, nei dipinti a soggetto religioso in Occidente. È in questo senso che il modo in cui i russi si riferiscono alle icone come "scritte" risuona tra gli anglofoni come adatto, piuttosto che peculiare.

Risposta 5: Parliamo della "lettura" del dipinto. Durante i miei tempi al college in Russia, abbiamo avuto una insegnante di belle arti che ci ha insegnato a "leggere" un dipinto. Tentava di tirarci fuori da una percezione puramente sensoriale dell'arte. Diceva che se usavamo solo i nostri sensi per apprezzare un'opera d'arte, potevamo farlo con una pittura astratta. Tuttavia, per le opere figurative, in cui sono raffigurate immagini di persone, luoghi ed eventi, la "lettura" è un obbligo. Ecco un esempio di tale lettura:

   

[In un dipinto vedo un uomo attaccato a un palo di legno con una trave. C'è una donna in piedi accanto a lui. Ha un cerchio intorno alla testa ed è vestita in un mantello violaceo. Sembra triste. Chi è? Una parente? Forse, la moglie? Anche l'uomo nudo ha un cerchio intorno alla testa, ma con forme e simboli di aspetto strano posizionati all'interno del cerchio. In un altro dipinto vedo la stessa donna con lo stesso mantello e con lo stesso cerchio intorno alla sua testa, ma questa volta lei è tiene in braccio un bambino. Anche il bambino ha un cerchio intorno alla sua testa con gli stessi segni strani all'interno del cerchio intorno alla testa dell'uomo nudo. La donna doveva essere sua madre.]

Per l'intero semestre non parlavamo di stile o di tecnica. Invece, noi "leggevamo" i dipinti. È stato un esercizio straordinario, perché ci ha permesso di vedere molto di più di quello che avremmo visto altrimenti. Fino a quel momento, tutto quello che vedevamo era la tecnica del "come" viene eseguito un dipinto. Ma se tutto quello che vedete è il "come", allora gli artisti dovrebbero dipingere scene e paesaggi e nient'altro. Nel momento in cui una figura umana entra nel dipinto, il "chi", "cosa" e "perché" ha inizio. E per queste cose, "leggere" la pittura è una chiave per la sua comprensione.

Anche in lingua inglese, "leggere" non è un verbo unidimensionale associato esclusivamente con la carta e la scrittura. Non parliamo forse di "leggere" il volto di una persona o di "leggere" le nuvole per vedere se il clima è favorevole o minaccioso? Non usiamo espressioni estese come quando diciamo: "È scritto sul suo viso o è scritto nel cielo "? Se gli anglofoni si possono prendere licenze poetiche con i loro termini per quanto riguarda i volti e le nuvole, come è possibile che l'uso di "scrivere" è particolare quando si tratta di attento assemblaggio di immagini dipinte in un'icona e destinate a trasmettere un messaggio teologico?

Qui, ci lasciamo alle spalle la necessità artificiosa di aderire al gergo russo per assumere espressioni inglesi che sono divenute accidentalmente utili per comprendere l'icona. In tale contesto è possibile sostenere la terminologia al di là delle differenze linguistiche.

Icone come dichiarazioni di dogma

L'icona è differente dalle altre opere d'arte dipinte, in quanto la sua materia ha una base testuale autorevole, sia essa la Sacra Scrittura, gli scritti apocrifi accettati o l'agiografia. Questo si può dire di altri esempi di arte religiosa, ma non allo stesso livello di fedeltà ai dettagli testuali. Le icone sono, di fatto, dichiarazioni di dogma espresse in immagini dipinte su una superficie. Il dogma è ricevuto dalla Chiesa piuttosto che concepito nell'immaginazione dell'artista. Così, le immagini nelle icone dovrebbero illustrare e corrispondere ai testi sacri tanto accuratamente che un analfabeta può vedere nelle icone quello ha sentito leggere nei servizi della Chiesa, vale a dire iscrizioni in lingua tradotte in immagini descrittive.

Paul Gauguin (1888), "Visione dopo il sermone (Giacobbe lotta con l'angelo)"

La visione di Gauguin della lotta di Giacobbe con l'angelo è vagamente basata sui brani presenti nel libro della Genesi, ma senza alcuna informazione dogmatica.

Icona del santo esicasterio di san Giovanni Evangelista e Teologo a Souroti, Salonicco.

L'icona del santo esicasterio di san Giovanni Evangelista e Teologo a Salonicco, invece, rappresenta il testo nei minimi dettagli: "Prendendo una delle pietre del luogo, la mise sotto la sua testa e si coricò in quel luogo per dormire. E sognò che c'era una scala poggiata sulla terra, mentre la sua cima raggiungeva il cielo; ed ecco, gli angeli di Dio salivano e scendevano su di essa" (Genesi 28:12,13). "Così Giacobbe rimase solo, e un uomo lottò con lui fino all'alba. Quando l'uomo vide che non riusciva a sopraffare Giacobbe, toccò la giuntura dell'anca di Giacobbe in modo che la sua anca si slogò mentre continuava a lottare con l'uomo"(Genesi 32:24,25).

In quest'ultimo esempio, le immagini sono analoghe a una trascrizione di testo scritturale espressa pittoricamente. Quali che siano le origini etimologiche del verbo russo "писать" (scrivere), e per quanto incoerentemente gli anglofoni si siano appropriati del verbo come unico per le icone, questo ha acquisito una rilevanza metaforica nella riscoperta di un linguaggio ecclesiale, una volta comunemente inteso da tutti i cristiani.

Quando è che "scrivere" è sbagliato?

Poiché l'arte dell'icona è stata ampiamente pubblicizzata, esempi del suo abuso sono all'ordine del giorno. Illustri personaggi sono spesso presentate in una moda "iconesca" solo per proclamare la loro importanza effimera nella cultura corrente. Per contro, dire che si "scrive" un'icona o che l'icona è "scritta" fa poco danno fintanto che il termine viene utilizzato da anglofoni come estrapolazione metaforico piuttosto che una prescrizione. "...come ogni persona di buon senso può vedere, le icone sono dipinte".

Nonostante il fatto che il termine linguistico imbastardito "scrivere" è stato generato da una collisione di lingue, il suo uso è stato ampiamente consolidato e sarà difficile abolirlo. Perché tutto questo trambusto per un innocuo neologismo che aiuta a spiegare il carico visuale di informazioni teologiche e storiche sulla vita della Chiesa?

Per cominciare, essendo volutamente strano non serve a nulla di onesto. "Scrivere" un'icona può essere, e talvolta è, "gergo artificioso" - una sorta di parlata neo-ortodossa di intenditori che insistono sui termini come unico modo corretto di fare riferimento al processo e al prodotto. Come è stato dimostrato, l'uso russo del termine "scrivere" è una parte del loro vocabolario delle belle arti e viene utilizzato "per descrivere il processo di creazione di una pittura – qualsiasi pittura, non solo un'icona ".

La lingua inglese non ha alcuno dei riferimenti linguistici intrinseci notati dai miei intervistati russi, e che indicherebbero una preferenza per l'uso di "scrivere" su "dipingere". Una superficie riempita di materiale teologicamente didattico può essere descritta come dipinta o come scritta senza subire diminuzioni. Non ci sono canoni che richiedono o limitano questo termine inglese derivato dal russo con influenze greche e possibilmente italiane (vedi nota 4). Come ha detto uno degli intervistati, "In inglese, preferisco 'dipingere icone' e 'scrivere lettere'."

Allo stesso tempo, coloro che controllano i termini per escludere l'uso di "scrivere, scrittura, scritto" in inglese possono essere altrettanto totalitari al punto di correggere i russi. Usata metaforicamente, la terminologia adottata (seppur con una specifica base linguistica russa) può essere rivelatrice agli anglofoni riguardo al destino specifico delle icone, che è quello di articolare attraverso le immagini il contenuto testuale a cui le icone si riferiscono. In questo senso, l'icona si può definire "scritta" per le giuste ragioni.

Il rischio maggiore dell'introduzione di un gergo derivato dall'iconologia è prendere le importazioni greche / russe come un'opportunità per invenzioni gnostiche. Ancora una volta, uno dei miei intervistati dice: "L'uso della parola 'scrivere' non ha assolutamente alcuna connotazione supplementare o esoterica. È semplicemente il modo in cui le cose sono dette in russo, e nella nostra lingua e cultura tutto ha un senso. Ma quando sono trapiantate in inglese, le traduzioni dirette possono apparire come se avessero qualche ulteriore significato nascosto".

In realtà, c'è bisogno di preoccuparsi quando si aggiungono significati nascosti. Le distorsioni dell'icona rese popolari, come quelle di cui sopra, sono tanto comuni quanto discutibili. Il campo ritrattistica iconica cerca i propri fini di celebrità. Ma darsi arie teologiche, utilizzando un sistema simbolico familiare ma assegnandovi un'interpretazione privata apparentemente "scritta" nell'icona, è fastidioso e foriero di problemi. Gli esempi di questo gnosticismo formulato non sono facilmente identificabili. E, come con molti esempi di esoterismo, la promessa di conoscenza speciale è perennemente affascinante.

Un segnale che dovrebbe destare preoccupazione è quando il significato del processo e del prodotto è esagerato. Quando a ogni componente materiale di un'icona e a ogni tecnica usata per realizzarla è dato un senso a speciale che rivela presumibilmente non solo i misteri cosmici, ma anche la situazione della propria anima durante la pittura / scrittura di un'icona – attenzione!

Qui, siamo arrivati ​​molto lontano dai litigi amichevoli sul fatto se "scrivere" sia giusto o sbagliato.

Poscritto

Risposta 6: Ecco un'analogia per l'uso di "scrivere" e "dipingere" nelle belle arti. Sia che si "scriva" o si "dipinga"un'icona, il risultato è lo stesso – un'icona. È come la differenza tra uno chef e un cuoco. Dopo tutto, il risultato è lo stesso – il cibo davanti a voi sulla tavola. Ma molte persone si opporrebbero a chiamare cuoco uno chef.

Note

[1] Da un articolo scritto da John Yiannias, Ph.D. in arte paleocristiana e bizantina presso l'Università di Pittsburgh. Le sue osservazioni sono state originariamente fornite come addendum a un discorso tenuto presso la Società Teologica Ortodossa in America, riunita a Chicago, IL, il 13 giugno 2008.] http://orthodoxhistory.org/2010/06/08/icons-are-not-written/

[2] "Is an icon painted or written?" Blogger David, http://russianicons.wordpress.com/tag/jargon/

[3] La parola iconografia deriva dal greco εικονογραφία, una combinazione di εἰκών ("immagine") e γράφειν ("scrivere").

[4] È interessante e appropriato alla discussione che la parola russa per un dipinto è 'kartina', che non è etimologicamente russo, ma un prestito dall'italiano attraverso il latino (cartina, vale a dire un piccolo pezzo di carta). Termini affini come 'cartografo' e 'Carta' (come nella Magna Carta) sono associati con la carta e la scrittura. L' uso di 'kartina', tuttavia, è uno sviluppo linguistico relativamente recente in russo, non anteriore al XVII secolo. "Dal momento che la radice linguistica della parola che russi usano per 'dipinto' è legato alla carta e alla scrittura, questo potrebbe spiegare perché si usa il verbo russo 'scrivere' quando si parla delle belle arti, tra cui le icone.

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