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  Come evitare il sacerdozio

sacerdote Sergei Begian

pravoslavie.ru, 16 dicembre 2013

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Se qualcuno di voi è stato a una chirotonia (ordinazione), sa come la grazia riempie la chiesa al momento dell'imposizione delle mani.... La gioia riempie i cuori di coloro che pregano, anche se non conoscono personalmente colui che viene consacrato al rango sacerdotale. Con quale tripudio e gioia si cantano nel santuario i tropari "O santi martiri", "Gloria a te, o Cristo Dio, " e "Danza, o Isaia"! L'uomo che è consacrato al sacerdozio sale, per così dire, al Golgota, ma lo ricolma pure la gioia, così come ricolmava alcuni martiri che andavano alla loro esecuzione. È come se il Signore portasse tra le mani colui che è ordinato, e la grazia abbonda, come per dare al neo-consacrato un assaggio di quello per cui dovrà poi lavorare con sudore e sangue.

Ordinazione sacerdotale. Foto di Anton Pospelov / Pravoslavie.ru

 

Il mistero del sacerdozio è indescrivibile. Il suo fardello è sostenuto con timore e tremore, conoscendo la propria indegnità. Leggere di esso mette paura. Il protopresbitero Alexander Schmemann ha detto le parole audaci: "Le mani del sacerdote durante l'Eucaristia sono le mani di Cristo stesso". San Giovanni Crisostomo ha cercato di evitare il sacerdozio; san Nicola di Myra, sant'Ambrogio di Milano, sant'Epifanio di Cipro e molti altri sono stati fissati sul candelabro della Chiesa contro la loro volontà, attraverso un miracolo speciale di Dio.

Molte persone di vita santa hanno rigorosamente evitato il sacerdozio a tal punto che alcuni di loro si sono spinti fino al punto di mutilarsi! In una città, la gente voleva avere il santo monaco Ammone come loro vescovo. I cittadini andarono dal vescovo Timoteo e lo pregarono di ordinare Ammone. Timoteo non aveva nulla in contrario. Allora il popolo andò a prendere Ammone, ma il santo fuggì da loro. I cittadini correvano più veloci, e vedendo che si stavano avvicinando a lui, Ammone si fermò e cominciò a rifiutarsi in lacrime. Ma la gente non lo ascoltò. Allora il santo giurò loro che non avrebbe accettato gli ordini sacri e non avrebbe lasciato il deserto. Quando anche questo non funzionò, prese un paio di forbici davanti a tutti e si tagliò l'orecchio sinistro con le parole: "Ora dovete capire che non posso essere ordinato, come state tentando di costringermi a fare" (secondo i canoni della Chiesa, è vietato ordinare un uomo mutilato). Dopo questo il popolo andò dal vescovo e gli raccontò tutto. A questo egli rispose: "Lasciate che i giudei obbediscano a questa legge, ma se mi portano anche uno senza naso, ma di vita degna, io lo ordinerò". I cittadini tornarono a implorare Ammone. Quando il santo cominciò a rifiutare, lo avrebbero preso con la forza. Ma egli giurò che si sarebbe tagliato anche la lingua, se avessero iniziato a costringerlo. Dopo questo lo lasciarono in pace.

L'anziano Paissio del Monte Santo

L'anziano Paissio del Monte Santo, un uomo che è stato senza dubbio di vita santa, evitò allo stesso modo l'ordinazione. Una volta, entrando nell'altare durante la proscomidia, vide il prete che preparava il santo Agnello, e notò che l'Agnello tremava nelle mani del sacerdote. Dopo questo l'anziano non ebbe il coraggio di avvicinarsi al sacerdote officiante durante la Liturgia. Una volta l'abate del monastero volle ordinare prete l'anziano, ma questi rifiutò. "Io ho un impedimento," disse. "Durante la guerra ero un operatore radio e ho detto i nostri aerei dove era il nemico. Quindi sono colpevole di omicidio di persone, e questo è il motivo per cui non posso essere un prete. "

"Ma in quel caso," obiettò l'abate, "anche il cuoco ha un impedimento, perché ha dato da mangiare ai soldati che hanno ucciso persone."

"Non so", rispose l'anziano, "se il cuoco abbia un impedimento, so solo che io non sarò un prete".

Molte persone che hanno accettato il rango sacerdotale per umiltà e obbedienza hanno comunque successivamente cercato di vivere la loro vita lontani dagli obblighi di questo rango.

Nel Patericon [le Vite dei Padri del deserto, ndt] vi è una tale storia. Abba Muthues partì Raithu con suo fratello per una necessità. A Ghebal il vescovo li trattenne e li consacrò al sacerdozio. Entrambi raggiunsero la fine della loro vita senza essersi accostati una sola volta all'altare per servire l'Eucaristia. San Muthues disse riguardo a ciò, "Io credo in Dio, e credo che non sarò soggetto a grande condanna per il fatto che non ho servito una Liturgia dopo la mia ordinazione, perché sono gli irreprensibili che dovrebbero accettare l'ordinazione". San Filemone, che è menzionato nella Filocalia, si comportava nello stesso modo. Nella sua estrema umiltà, egli accettava molto raramente di servire.

Pesante è il fardello del sacerdozio, e soprattutto della posizione di parroco, perché dal momento in cui un uomo indossa l'epitrachilio [stola del sacerdote], non può più pensare solo alla propria salvezza. Oltre alla cura della propria salvezza e di quella dei suoi figli spirituali si aggiungono le preoccupazioni di questo mondo. Come possiamo restaurare l'edificio della chiesa? Dove possiamo trovare i soldi per coloro che lavorano e servono nella chiesa? Satana mette abilmente il sacerdote in una situazione in cui diventa in realtà non un uomo di preghiera, ma un costruttore o un organizzatore, non un padre confessore, ma un imprenditore o un agricoltore! È incredibile, ma non è solo una malattia del nostro tempo. È stato quasi sempre così. È sufficiente leggere le lettere del Santo ierarca Ignazio (Brjanchaninov) al conte Sheremetev. A quel tempo stavano ultimando i lavori di ristrutturazione all'eremo di san Sergio vicino a Pietroburgo, dove il santo vescovo era il rettore. Il vescovo prese in prestito una grande quantità di denaro per pagare gli operai, e usò pure tutti i suoi risparmi. Ecco perché in modo umile, quasi da mendicante, il vescovo chiedeva aiuto al conte. È impossibile leggere questa lettera, così come la lettera in cui ringrazia il conte – senza commuoversi...

Ma cosa sono il servizio del sacerdote e del parroco rispetto al servizio del vescovo, che affronta una morte quotidiana per tutta la Chiesa? Conoscendo l'impossibilità di coniugare il doppio eroismo della propria salvezza come vescovo (nel grande abito) e gli obblighi del governo della Chiesa, i santi padri hanno decretato che un vescovo non può essere uno schema-monaco. La vita di uno schema-monaco e la vita di un vescovo sono completamente differenti. E se un vescovo vuole prendere il grande abito, significa che vuole anche dimettersi da vescovo.

San Sergio rifiuta la dignità episcopale

"Se qualcuno desidera l'ufficio di vescovo, desidera un'opera buona" (I Tim. 3:1), dice l'apostolo Paolo. Tuttavia, in pratica, vediamo che poche persone desiderano l’episcopato stesso. Ancor di meno, lo desiderano i santi. San Sergio di Radonezh rifiutò categoricamente la richiesta del metropolita Alessio di Mosca di diventare il suo successore. Rifiutò, e dopo la morte del metropolita Alessio, iniziò il tempo dei torbidi "tra i vescovi". Ben note sono la storia dell' "auto-consacrato" Mitjaj, e le difficoltà e i guai dei santi Kiprian e Dionisij. Sarebbe stato giusto per San Sergio accettare l'offerta del metropolita Alessio, e tutto questo non sarebbe successo. Ma il santo considerava il bene della sua anima come una cosa superiore al dubbio bene dell'episcopato. In una situazione simile, san Teodoro il Sikeota cedette alle richieste, ma trascorse solo un paio di anni nel rango di vescovo, e poi si ritirò in silenzio. Anche sant'Ignazio (Brjanchaninov), san Teofane il Recluso e molti altri santi si ritirarono dall'episcopato.

A volte l'episcopato e la propria salvezza personale entrano in tale conflitto che alcuni santi vescovi sono fuggiti dalla cattedra come da una casa in fiamme. San Giovanni (commemorato il 3 dicembre con il vecchio calendario) era stato vescovo di Colonia in Armenia per circa 10 anni. Per necessità del suo dovere episcopale fu costretto a indagare in alcune questioni politiche. E, come dice nella sua vita, "vedendo la vanità e la ribellione del mondo", decise di lasciare l'episcopato. Un giorno, dopo la Liturgia, congedò il suo clero, partì segretamente per la costa, e navigò fino a Gerusalemme. Dio gli mostrò il luogo della sua salvezza nella Lavra di san Sava il Santificato. Giovanni venne alla Lavra come semplice novizio. A quel tempo il superiore della Lavra era lo stesso Sava il teoforo, e circa 140 fratelli erano impegnati nelle lotte spirituali sotto la sua direzione. Savvas era già un padre famoso e aveva il dono della chiaroveggenza, ma, incredibilmente, il Signore gli nascose il rango di Giovanni.

La Lavra di san Sava il Santificato

San Giovanni condusse le sue lotte spirituali alla Lavra per alcuni anni in varie obbedienze. Servì i lavoratori, portando loro il cibo sulle spalle, poi lavorò nella foresteria del monastero, poi Sava lo promosse a economo del monastero. Vedendo che Giovanni era un monaco perfetto e che Dio benediva qualunque cosa facesse, Sava programmò la sua ordinazione al sacerdozio. Prese Giovanni, andò con lui dal patriarca di Gerusalemme, Elia, e lo pregò di ordinare Giovanni. Il patriarca non era contrario, ma a quel punto il "novizio" chiamò da parte il patriarca con le parole, "Onorabilissimo padre, vorrei rivelarti un segreto. Permettimi di parlare con te solo, e se mi riconosci degno del rango sacerdotale, allora non lo rifiuterò".

Quando il patriarca si fece da parte con lui, san Giovanni cadde ai suoi piedi, implorandolo di non rivelare il suo segreto a nessuno. Quando il patriarca glie lo promise, Giovanni disse: "Padre! Ero il vescovo di Colonia. A causa dei miei molti peccati, ho lasciato l'episcopato, sono fuggito, e mi sono condannato a servire i fratelli".

Il patriarca fu inorridito a quelle parole, chiamò san Sava e gli disse che non c'era modo che Giovanni potesse essere sacerdote. Dopo questo il patriarca congedò entrambi.

Per tutta la strada del ritorno Sava fu tormentato dai dubbi. Si ritirò a una rispettabile distanza dalla Lavra, trovò una grotta, e vi pregò tutta la notte in lacrime.

"Perché, Signore," disse, "mi hai disdegnato, nascondendomi la vita di Giovanni? Sono stato ingannato nel considerarlo degno del rango di sacerdote! Divulgami a me ora la verità che lo riguarda! È possibile che il vaso che ho considerato scelto, santo e degno sia di fronte alla tua maestà inutile [la parola russa nepotrebnij può significare sia "inutile" sia "dissoluto", ndt] e indegno?"

Dio rispose alla sua preghiera. Un angelo apparve a Sava e disse: "Giovanni non è un vaso inutile, è un vaso di elezione. Ma è un vescovo, e non può essere ordinato sacerdote".

Così l'angelo parlò e divenne invisibile. San Sava con gioia corse alla cella di Giovanni, lo abbracciò e disse: "Padre Giovanni! Hai nascosto alla mia vista quale dono di Dio è in te, ma Dio me lo ha rivelato".

"Ne sono molto dispiaciuto!" Rispose Giovanni. "Io non avevo voluto che nessuno sapesse il mio segreto, e ora dovrò andarmene". Sava giurò a Giovanni che nessuno lo avrebbe scoperto. Così san Giovanni visse fino al suo ultimo giorno, dedicandosi alle opere di un monaco, e non agli affari di un vescovo.

Prima dell'ordinazione. Foto di A. Pospelov / Pravoslavie.ru

Si commemora ancora un altro vescovo che ha lasciato l'episcopato, il 29 febbraio con il vecchio calendario. Anch'egli era chiamato Giovanni, ed era arcivescovo (!) a Damasco. Quando era stato sulla sua sede solo un breve periodo di tempo, il santo si ritirò in segreto ad Alessandria, cambiò il suo nome in Barsanufio, e giunse sul monte di Nitria. Là compì varie obbedienze nel rango di semplice monaco.

Uno dei monaci, un uomo di mente debole, irritava notevolmente il santo. A volte lo insultava, e a volte gli gettava addosso l'acqua sporca dei piatti. Infine fece un buco nel muro della sua cella e cominciò a fare i suoi "piccoli bisogni" sul letto del santo arcivescovo, in modo che il letto cominciò a puzzare. I monaci capirono cos'era successo e lo riportarono all'igumeno. Quando volevano punire il monaco colpevole, il santo si gettò ai piedi dell'igumeno e gli disse piangendo che lui stesso era da biasimare in tutto. "Io stesso", disse il santo, "irrito il fratello e suscito la sua rabbia: perdonalo per amore del Signore".

E così il fratello fu salvato dalla pena. Alla fine il santo fu riconosciuto e fuggì da lì, anche questa volta in Egitto...

Il sacramento del sacerdozio è indescrivibile... L'onere è sostenuto con timore e tremore, conoscendo la propria indegnità.

Il sacerdote è il puledro di asino su cui Cristo entra in Gerusalemme. Tutti si inchinano, portando tappeti e panni, agitando rami di palma, e l'asino pensa: "Guarda quanto mi onorano" E lui non lo sa, sciocco asinello, che non è lui che stanno salutando, ma Cristo il Salvatore. Così, anche il prete a volte si crogiola nel fatto che tutti gli baciano la mano e lo chiamano "padre", a volte vede anche buoni risultati dalle sue preghiere, e comincia a dimenticare che è la mano destra di Cristo che dà le benedizioni e che il popolo bacia, ed è Cristo che opera i miracoli...

La battaglia per Malojaroslavets, 12/ 25 Ottobre 1812. Artista: Aleksandr Averianov. Particolare. Tra le file dei soldati è il sacerdote Vasilij Vasil'kovskij con una croce in mano.

Il sacerdote è un ufficiale in prima linea, il primo ad alzarsi dalla trincea con la sua pistola e a incitare la sua compagnia a venire dietro di lui verso il nemico. Il lavoro di un sacerdote è come il lavoro di un insegnante: deve ispirare il suo gregge ad assumersi il podvig [eroismo] della guerra spirituale. Ma per ispirare e infiammare, deve avere il fuoco dentro di sé (cfr Lc 12,49), ed egli stesso deve coltivare e mantenere questo fuoco.

Un uomo che desidera il sacerdozio si incammina su un percorso contraddittorio. Da un lato, un desiderio per il sacerdozio è il primo segno di orgoglio, e il primo segno che l'uomo non dovrebbe essere ordinato. Ma d'altra parte, "Se qualcuno desidera l'ufficio di vescovo, desidera un'opera buona". Un uomo che entra in seminario vuole anche il sacerdozio. Certamente qui l'inclinazione peccaminosa sarebbe quando si vuole essere un prete non importa a qual prezzo, a dispetto della volontà di Dio, come Mitjaj il maledetto che ai tempi di Sergio di Radonez voleva disperatamente la sede metropolitana e annegò in mare. Se, tuttavia, questo desiderio è tranquillo, affidando se stessi alla volontà di Dio, in esso non c'è peccato. Se viene dall'amore per la Chiesa, i servizi divini, e Dio, allora è "un'opera buona".

Tutto ciò che è stato detto si riferisce non solo al sacerdozio, ma anche a qualsiasi obbedienza nella Chiesa. Ci si può sforzare disperatamente di essere nel coro, di avere la carica di direttore del coro, sacrestano, insegnante della scuola domenicale, o anche di stare al banco delle candele. È di gran lunga meglio invidiare quelli che soddisfano queste obbedienze e di sognare che avete fatto ciò che vi è stato chiesto.

Quindi cerchiamo tutti, fratelli e sorelle, di imparare l'umiltà divina dai nostri santi padri. Da Giovanni il Silenzioso, vescovo di Colonia. Da Giovanni-Barsanufio, arcivescovo di Damasco. Da Atanasio dell'Athos, che era un teologo molto istruito del suo tempo, ma che si mise sotto l'obbedienza di un anziano e finse di essere ignorante, per amore dell'umiltà. Da Giovanni Damasceno, il più grande innografo e teologo della Chiesa ortodossa, il cui anziano, in punizione per la sua disobbedienza nello scrivere gli inni funebri, gli fece pulire le latrine di tutto il monastero… e Giovanni dalla voce melliflua compì con gioia quest'epitimia...

Impareremo l'umiltà… e ci umilieremo: davanti ai nostri collaboratori e amici, davanti ai superiori e subordinati, e, naturalmente, davanti ai nostri vicini. I mariti, davanti alle loro mogli, le mogli, davanti ai loro mariti. Cerchiamo di non considerare un'umiliazione il chiedere perdono perfino ai nostri figli se siamo nel torto. E poi ognuno di noi sarà un vero sacerdote (cfr. I Pietro 2:9), immolando la propria volontà e portando a Dio il vero sacrificio di un cuore contrito e umiliato. Amen.

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