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  Un discorso per quelli che gioiscono dell'arrivo del digiuno della Natività

Arciprete Artemij Vladimirov (Russkij Dom)

pravoslavie.ru, 27 novembre 2011

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La nostra madre Chiesa, caro lettore, ha l'abitudine di preparare i suoi figli, con largo anticipo rispetto all'effettivo giorno santo, a eventi straordinari che sono l'asse centrale dell'esistenza terrena ed eterna. Al di là di ogni dubbio, la festa della Natività di Cristo, l'apparizione di Dio nella carne, appartiene a questa categoria.

Tutta la storia dell'umanità, che ha avuto inizio con la caduta dei nostri progenitori Adamo ed Eva, la continuazione della storia attraverso i loro discendenti, la storia di popoli e regni (in particolare la storia dell'antico Israele), tutto ha portato fino a Betlemme, alla grotta del mistero, dove Cristo, il Salvatore del mondo, ha manifestato a noi il suo meraviglioso volto infantile.

Non è una sorpresa che anche 2000 anni dopo, noi, i figli della Chiesa di Cristo, non celebriamo improvvisamente o immediatamente la Natività del Signore, ma piuttosto intraprendiamo un digiuno di quaranta giorni (come i santi padri hanno ordinato fin dall'antichità), così da poter essere a poco a poco illuminati dalla luce meravigliosa della notte della Natività.

Questo periodo di digiuno inizia subito dopo la commemorazione del santo apostolo Filippo, il 15/28 novembre, secondo il calendario della Chiesa, e si conclude con la festa in sé, nella notte di Natale, 25 dicembre / 7 gennaio. Le rubriche di questo periodo di digiuno non sono così rigide come quelle della Grande Quaresima o del digiuno della Dormizione: si mangia pesce ogni sabato e domenica, così come nei giorni di festa del calendario della Chiesa, che non cadono di mercoledì o di venerdì (se la veglia notturna non è servita la sera prima). Il digiuno diventa più severo con l'inizio della prefesta della Natività (20 dicembre / 2 gennaio, giorno in cui commemoriamo anche il santo martire Ignazio il teoforo), quando il pesce è completamente escluso dalla tavola di coloro che si sforzano di osservare le rubriche della Chiesa in tutto il rigore.

Dovremmo parlare anche un po' della vigilia (in russo, Sochelnik) della Festa (24 dicembre / 6 gennaio). Fin dai tempi antichi in questo giorno, i cristiani mangiavano sochiva (da questo deriva il nome Sochelnik) - verdure cotte nel loro sugo. [1] La tavola è apparecchiata dopo che il clero ha messo una candela accesa sul candelabro e ha cantato il Tropario e il Contacio della festa, dirigendo lo sguardo verso l'icona della Natività di Cristo, che è stata portata [dall'altare] al centro della chiesa. Il pio popolo russo ha sempre rinviato il pasto fino all'apparizione della prima stella nel cielo, in ricordo della stella di Betlemme, simboleggiata dalla candela accesa posta davanti all'icona della Natività. Ma basta parlare di "pasti"...

Poniamo la nostra attenzione, caro lettore, sull'aspetto essenziale del digiuno, o, come si diceva in tempi antichi, govenie, cioè, la "preparazione" per ricevere i Santi Misteri di Cristo (e non solo una volta) durante il corso del digiuno della Natività. Quali pensieri e sentimenti incontreremo se possiamo aprire le nostre menti e i nostri cuori (se solo potessero obbedire al desiderio del nostro spirito), illuminati dalla grazia ?

Possiamo trovare sostegno per questi pensieri e sentimenti nei Vangeli, negli scritti dei santi apostoli Matteo (capitoli 1 e 2) e Luca (capitolo 2), che contengono la sostanziale base del testo del servizio della Natività. Dopo aver letto e riletto questi capitoli del Vangelo in anticipo, insieme con la pratica quotidiana di leggere con fervore e completare la regola di preghiere del mattino e della sera (che la Chiesa richiede a un cristiano), e di frequentare con zelo i servizi pre-Natività, ora siamo chiamati a elevare le nostre menti "verso le regioni invisibili", avendo insegnato ai nostri cuori di immergersi e saziarsi in queste contemplazioni luminose. Non dimentichiamo, caro lettore, che una confessione sincera dei peccati, e la comunione "con timore e tremore" al purissimo corpo e sangue di Cristo, uniti con un serio tentativo di correggere le nostre vite, segna tutta la vita di un cristiano con divina potenza. La grazia rende possibile l'impossibile, e cambia un peccatore duro di cuore e oscurato di mente in un brillante e mite figlio di Dio. Nuovi pensieri e sentimenti entrano nella mente e nel cuore, e un nuovo mondo si apre davanti al vero, sincero discepolo di Cristo...

Così, mettendo da parte e lasciando alle spalle ogni tentennamento e e dubbio, con fiducia dammi la mano, caro lettore, e guidati invisibilmente dai santi padri, entreremo nel mondo sacro della Rivelazione del Vangelo, nascosti dal frastuono faticoso della vana attività intorno a noi...

non ti mostrerò tutto, ma vedrai la cosa più importante. Dopo averla vista, sforzati di ricordarla, in modo che poi nella solitudine tu possa contemplare tutto ciò che è incluso nella storia della Natività del nostro Signore Gesù Cristo.

Qui davanti a te sono i saggi d'Oriente, che hanno lasciato le loro case, la famiglie e le terre native seguire la misteriosa stella che brillava su di loro "da Giacoble"... Quanti pericoli hanno superato, che coraggio hanno rivelato, che fermezza di scopo, fino a raggiungere l'obiettivo del loro vagare e, infine, collocare il dono meraviglioso di oro, incenso e mirra davanti al divino bambino, creatore di quelle stelle che una volta adoravano! Siete pronti, siamo pronti a rifiutare ogni servizio a quei idoli ingannevoli che ci distruggono, le nostre passioni di orgoglio, lussuria, e amore di denaro, al fine di non lasciare nulla nelle nostre anime se non la fede d'oro nel Redentore, fragrante per la speranza nella sua sollecitudine per noi, e il suo amore, forte come la morte, che vince la morte stessa ? Saremo riconosciuti forti come Gasparre, Baldassarre e Melchiorre, [2], in modo che possiamo non temere le punizioni di Erode - il mondo che giace nel male - e allontanandoci da lui per un'altra strada verso "il nostro paese", verso il paese del silenzio santo e dell'accorata preghiera, che è il più grande ornamento di un'anima che ama Dio ?...

E ora rivolgi il tuo sguardo, gentile lettore (spero che questo nomne non sembri un insulto e non evochi un sorriso ironico), verso il luogo ben noto a qualsiasi pellegrino moderno della Terra Santa chiamato "campo dei pastori". Eccoli: i pastori umili e ingenui, puri di cuore come i bambini, attenti e vigili a guardare la fredda notte d'inverno... A loro, a loro, e non ai farisei invidiosi o agli scribi ipocriti, temprati nel loro freddo mondo accademico che non ha dato nulla alla mente o al cuore del popolo di Israele, l'angelo di Dio è apparso con le parole: Non temete, perché, ecco, vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo. Oggi per voi è nato nella città di Davide un Salvatore, che è il Cristo Signore. E questo sarà per voi un segno: Voi troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia (Lc 2:10-12).

Possiamo voi o io vantare una tale purezza di cuore e chiarezza di mente come quelle che hanno consentito ai pastori di Betlemme non solo di ricevere la rivelazione, ma anche di soddisfare immediatamente l'offerta dell'angelo, senza esitare un attimo? Possiamo trovare in noi stessi l'abnegazione salvifica dei pastori, che non permise loro di cadere nel sonno profondo e pesante che avvolgeva l'intera città, la città che non conosceva né seguiva il tempo della sua visita? Impara, o lettore, dall'esempio dei pastori, quanto sia importante per la salvezza dell'anima "assistere a te stesso", cioè, dirigere sempre lo sguardo spirituale al campo del tuo cuore, non permettendo mai ai lupi (i pensieri viziosi e maligni) di entrare nell'ovile. Le pecore mansuete sono la pace e la tranquillità del cuore, i poteri emotivi equilibrati, che il nemico della nostra salvezza, il diavolo distruttore dell'anima, cerca incessantemente di sconvolgere.

Se hai la forza e il coraggio di vederla, ecco la scena orribile dell'omicidio dei bambini innocenti di Betlemme, i primi martiri per Cristo, che hanno versato il loro sangue infantile a causa della malizia veramente satanica di Erode... Uccisi senza aver mai peccato, hanno finito la loro vita terrena che non avevano nemmeno cominciato! Credi con tutta la Chiesa nel misterioso, provvidenziale significato profetico di queste sofferenze che non può essere compreso razionalmente... E diremo con il poeta dell'Ottocento: [3]

La saggezza del nostro Dio superno

Non è per noi da cercare e misurare:

Con cuore umile e fiducioso amore

Pazientemente attendiamo il tesoro...

Come le stelle nel cielo, le anime immortali dei bambini di Betlemme brillano per noi che viviamo nella notte di questa età ("in cui la giustizia è spesso carente"), e testimoniano che "la giustizia vive nei cieli", [4] dove " non c'è né malattia, né dolore, né sospiri, ma vita senza fine" [5]... Possa la nostra fede essere rafforzata per mezzo della buona e onnipotente Provvidenza divina, che trasforma anche gli atti più orribili di mani umane criminali in conseguenze benefiche per le loro vittime innocenti...

Più ci avviciniamo alla fine del digiuno, più luminosa la meravigliosa stella di Betlemme s'accende sopra le nostre teste, proclamando ai Magi il momento della nascita del bambino, e il luogo dove era deposto... I raggi di questa stella razionale (secondo i santi padri, questa stella era in realtà una potenza angelica, e non un corpo astronomico morto) illuminano con la loro luce incorruttibile, intramontabile il crepuscolo nella grotta –la gabbia toracica che stringe ognuno dei nostri cuori... I raggi di questa stella portano l'anima, che l'ha appena toccata, al tremore inspiegabile e alla gioia celeste, di cui non troveremo qui nulla di simile in questo mondo peccaminoso con i suoi piaceri sensuali, che passano rapidamente, scomparendo come fumo. Io sono... la lucente stella del mattino (Ap 22, 16), testimonia il Signore. E colui che vince, e custodisce le mie opere sino alla fine, a lui io darò... la stella del mattino. Chi ha orecchi [per ascoltare], ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese (Apocalisse 2:26, 28-29). Fate bene, ripete l'apostolo Pietro, a fare attenzione, come a una lampada che risplende in luogo oscuro, fino a che l'alba, e la stella del mattino sorgano nei vostri cuori (2 Pietro 1:19).

La stella del mattino è la preghiera nascosta del cuore! E non è fatta con le labbra o le dita, ma con la mente e il cuore; volge tutta l'esistenza dell'uomo al Signore, e pone il discepolo di fronte al volto radioso del suo Maestro...

Illuminati dalla luce che non tramonta della stella della Natività, passiamo, obbediente lettore, sotto il baldacchino della stessa grotta di Betlemme... e qui fermiamoci tempestivamente, per non oltrepassare i limiti stabiliti per noi peccatori, ed essere bruciati da quella radianza dal Divino Bambino, che riposa nella mangiatoia dei buoi...

Eccolo lì, l'angelo del gran consiglio, il re del mondo, il padre del secolo futuro, così come esclamava "l'evangelista dell'Antico Testamento", il santo profeta Isaia, in una profetica, sobria ebbrezza. Eccolo lì, il desiderio delle nazioni, l'attesa di tutti i popoli, la Grande Luce che è venuta nel mondo per illuminare coloro che siedono nelle tenebre! Celebrando la Prefesta della notte della Natività, luminosa come il giorno, cantiamo, o lettore, con tutta la Chiesa, "Cristo è nato, dategli gloria... Cristo è sulla terra, elevatevi. Cantate al Signore da tutta la terra..." [6]

Concludendo questo racconto, ti lascio, caro lettore, e ti affido all'azione della grazia di Dio, che, secondo le parole dell'Apostolo, può istruire i suoi amici meglio delle deboli parole umane, anche se pronunciate dal cuore...

Note

[1] Sok in russo significa "succo". Sochiva è il modo in cui i russi hanno chiamato i grano bollito e la frutta misti con miele che sono serviti alla vigilia della Natività e della Teofania. Chiamiamo questo preparato anche con il nome di koliva.

[2] La storia sacra ha conservato per noi i loro nomi, così come le vere reliquie dei Magi, che si trovano nella famosa cattedrale gotica di Colonia, Germania.

[3] Dal poema intitolato "La fede e l'incredulità", di Evgenij Abramovich Baratynskij.

[4] Queste citazioni sono tratte dal Vecchio Testamento.

[5] Dalla Pannikhida, o servizio funebre.

[6] Dalle Catabasie della Natività (Irmi del Canone della Natività canonico Irmoi), cantate nel canone ogni domenica d'Avvento.

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