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  Il cucchiaio liturgico (per la comunione)

Ieromonaco Petru (Pruteanu)

http://www.teologie.net/data/carte/PP-lingurita.pdf

"Liturghia Ortodoxă. Istorie şi actualitate"

Casa Editrice Sophia, Bucarest, 2013, pp 349-352.

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Il cucchiaio (λαβίς, лжица - "pinza") è fatto, come tutti i vasi sacri, di materiale prezioso. È simile a un cucchiaio semplice, tranne per una croce all'estremità del manico. È utilizzato per comunicare i laici al santo corpo e al santo sangue (in una volta sola). Simboleggia la pinza con il carbone ardente, con cui è stato purificato il profeta Isaia (6:6-8). Secondo altri interpreti, il cucchiaio simboleggia lo Spirito Santo, con cui riceviamo il Figlio, o la mano di Dio che crea / ricrea il mondo.

Abbiamo chiare testimonianze storico-liturgiche e archeologiche che mostrano che nei primi secoli cristiani il cucchiaio non era impiegato nel culto, perché la comunione dei laici si faceva in un modo simile a quella del clero: il prete dava il Santo Corpo nella mano di ogni fedele e questi si comunicava da solo, mentre il diacono reggeva il calice e ciascuno si accostava e sorseggiava dal calice, come fanno oggi i chierici. 1 Altrove il santo corpo, già imbevuto del santo sangue, si dava ai fedeli direttamente in bocca o più raramente sulla mano, laddove non si offriva il calice ai laici, come si fa oggi tra gli armeni. Non si sa, però, per quanto tempo sia durata questa pratica, perché le informazioni sono confuse e talvolta controverse.

Il fatto che il cucchiaio è impiegato per lo stesso scopo anche in alcuni riti non calcedoniani - dai copti, dagli etiopi e dai siro-antiocheni, che si sono separati dalla Chiesa ortodossa dopo l'anno 451 - ha portato alcuni a credere che il cucchiaio sia stato introdotto dal IV secolo in Siria, e sia stato san Giovanni Crisostomo a introdurlo a Costantinopoli 2, da dove si sarebbe generalizzato ovunque nel V secolo. Questo argomento, tuttavia, non è universalmente accettato, essendo in contraddizione con le testimonianze stesse di san Giovanni Crisostomo e di altri Padri nei loro scritti. 3

In primo luogo dobbiamo ricordare che i riti non calcedoniani più conservatori - armeni, nestoriani e maroniti - anche oggi non usano il cucchiaio. È possibile che il primo gruppo di riti non calcedoniani abbia preso in prestito un cucchiaio, anche dopo il 451, come è avvenuto anche per altri aspetti.

La prima prova indiretta, ma niente affatto chiara, dell’uso di un cucchiaio l’abbiamo solo nel settimo secolo, con San Sofronio di Gerusalemme († 638). Costui, nella Descrizione dei miracoli dei santi Ciro e Giovanni, parla del santo corpo intriso del santo sangue, il che implica che essi debbano essere impartiti con il cucchiaio. Allo stesso modo, nella Vita di Santa Maria l’Egiziaca si fa capire che il prete Zosima è andato a comunicare la santa con i santi Misteri commisti, mentre l'iconografia mostra anche il cucchiaio, fatto che non può essere confermato storicamente, anche se molti avrebbero voluto vedere in san Sofronio una testimonianza dell'utilizzo di un cucchiaio. Richiamiamo l'attenzione sul fatto che la semplice testimonianza sul santo corpo intriso del santo sangue non significa anche l’uso del cucchiaio. Spesso il santo corpo si intingeva appena nel calice ed era posto dal sacerdote direttamente sulla lingua del comunicante.

Una prova chiara che nel VII secolo non era ancora usato il cucchiaio è rappresentata dal canone 101 del Concilio trullano (690-691), che dice quanto segue: ...se qualcuno vuole comunicarsi al purissimo corpo... [allora,] mettendo le mani a forma di croce, si avvicini e riceva la comunione alla grazia. Quanto a coloro che, invece delle mani, preparano alcuni vasi d'oro o di altro materiale per ricevere il dono divino, e per questo si considerano degni della purissima comunione, non li approviamo in alcun modo, perché danno più onore a un materiale inanimato e soggetto alla mano umana che al volto di Dio... 4 Naturalmente, questo canone non fa riferimento al cucchiaio, ma ad alcuni recipienti speciali con i quali erano solite comunicarsi alcune persone, soprattutto i ricchi. Tuttavia il canone condanna quelli che corrompono l'abitudine di ricevere la comunione direttamente nelle mani. La stessa cosa la osserviamo in seguito in San Giovanni Damasceno († 749) 5, che, allo stesso modo, parla della ricezione del santo corpo direttamente sulla mano, mostrando con questo la modalità utilizzata in Siria e Palestina nel secolo ottavo.

Sembra, tuttavia, che nel secolo VIII nella zona di Antiochia si sia ritenuto opportuno introdurre il cucchiaio per evitare la possibile profanazione dei santi Misteri, che potrebbe accadere sia per la negligenza dei laici che dei ministri. Ci furono casi in cui alcuni fedeli portavano di nascosto il santo corpo ai loro amici e parenti che erano esclusi dalla santa Comunione o, cosa ancora peggiore, usavano il santo corpo per scopi meschini. L’utilizzo di quest’oggetto liturgico, a quanto pare, non si è generalizzato abbastanza rapidamente in tutto l'Oriente, e anche se il Concilio locale proto-deftero (primo-secondo) di Costantinopoli (anno 861) annovera per la prima volta il cucchiaio tra i vasi liturgici, ciò non significa necessariamente che il cucchiaio fosse utilizzato specificamente per la comunione dei laici. Esistevano altri usi dei cucchiai liturgici come la rimozione di impurità e insetti caduti nel vino (come accadeva spesso nell’antichità, secondo le descrizioni storiche che abbiamo), versando del santo miro da un contenitore all'altro, etc. 6

Una prima testimonianza chiara sull’utilizzo del cucchiaio per la comunione dei laici l’abbiamo da Anastasio il Sinaita († dopo l’anno 700), ma questa rappresenta una tradizione locale che non è noto in che misura fosse generalizzata, come possiamo osservare dagli esempi esposti sopra. Un’altra testimonianza l’abbiamo dal commentario liturgico dello Pseudo-Sofronio di Gerusalemme (secoli XI-XII) 7. Se ammettiamo, tuttavia, che questo libro appartiene alo stesso san Sofronio (VII secolo), questo significherebbe trascurare le disposizioni del canone trullano 101, così come la testimonianza di san Giovanni Damasceno, che era della stessa regione di san Sofronio, ma con una distanza di oltre 100 anni.

In conclusione possiamo dire che il cucchiaio è emerso nei secoli VIII-IX, prima ad Antiochia e a Gerusalemme, e in seguito è stato generalizzato, nei secoli XI-XII, nell'intero Oriente ortodosso, ed è stato preso in prestito anche da alcuni riti non calcedoniani.

Anche il cardinale Umberto nel 1053 accusava i bizantini dell'introduzione del cucchiaio (come una innovazione) e portava come testimonianza, a quel tempo (metà XI secolo), il fatto che non tutti gli ortodossi lo usavano. Già dal XII secolo e successivamente tutte le fonti parlano dell’uso del cucchiaio per la comunione dei laici e del clero minore. L'unica eccezione in Oriente era rappresentata dagli imperatori/sovrani/re (unti), che non si comunicavano con il cucchiaio, ma come i chierici, ricevendo il santo Corpo nella mano e bevendo a sorsi dal calice.

In Occidente, nonostante alcune ipotesi, il cucchiaio non è mai stato utilizzato per comunicare i laici, specialmente perché i cattolici romani per lungo tempo non hanno comunicato i laici con il santo sangue, ma solo con il santo  corpo sotto forma di pane azzimo.

Più di recente, in alcuni luoghi si sente una tendenza a introdurre alla comunione dei laici l’uso di cucchiai sterilizzati, a causa del rifiuto di alcuni di comunicarsi con un cucchiaio comune, fatto mai giustificato, che sicuramente rivela la scarsità e il raffreddamento della fede. Mai nella storia della Chiesa è noto alcun caso di infezione per mezzo della comunione con lo stesso cucchiaio.

Note

1 Cfr. Costituzioni Apostoliche VIII, 13, San Cirillo di Gerusalemme, Catechesi XXIII, San Basilio Magno, Epistola 93 et al, (Liturgica Generală, p 595).

2 Nichifor Calist, Istoria bisericească, Libro XIII, 7. Vedremo che l'informazione non può essere credibile.

3 Cfr. Catechesi II per i candidati al Battesimo, 2, citato in E. Branişte, Liturgica Generală, pag 596. Il fatto che San Giovanni parli di Labis non significa che sia un cucchiaio, ma molto probabilmente sono le dita del sacerdote che agiscono come pinze quando prende il corpo santo da mettere in mano a chi si comunica.

4 CBO, pag 160.

5 Dogmatica, Libro IV, 13, trad. D. Fecioru, Editura Scripta, Bucureşti, 1993, p 167.

6 Robert Taft SJ, Byzantine Communion Spoons: A Review of the Evidence, / DOP / 50 (1996), 209-238, in RTCAR, Vol. 1, pp 31-85.

7 R. BORNET e altri ricercatori negano la paternità sofroniana di questo commento e ritengono che questo scritto anonimo precede la Protheoria di Nicola di Andida, preceduta anche da Teodoro di Andida - entrambi del sec. XI (cfr. Les commentaires byzantins de la Divine Liturgie du VIIe au XVe siecle, Paris, 1966, p 266).

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