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  "Giunti al calar del sole…" - Sull'importanza dell'assistere ai servizi divini serali

Protopresbitero Valerij Lukianov

Pravmir, 5 Aprile 2013

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La vita dell'uomo è una catena di legami alternati di lavoro e di riposo. Ci sono sempre più uomini che amano il riposo rispetto a quelli che preferiscono il lavoro. E per la verità, è tipico della natura umana lottare di più per la consolazione che per la fatica. Così, l'uomo ama la bellezza del corpo, ama la bellezza nell'arte, nella musica, nella letteratura fine; la fama, l'onore, il rispetto lo impressionano. Gli uomini hanno una preferenza per il cibo gustoso e le bevande di qualità, per la comodità e la sazietà, per l'eleganza nel loro abbigliamento e nelle loro abitazioni; amano celebrazioni e feste, stare insieme con gli amici, vacanze e viaggi in posti nuovi, comfort e riposo, intrattenimento, tutti i tipi di divertimenti, giochi e spettacoli; apprezzano buona salute, tranquillità, bel tempo, un clima piacevole. In una parola, l'uomo tende verso la beatitudine, la cerca come una manifestazione naturale della vita, per la sua coscienza ha conservato il ricordo del soggiorno incantevole suoi antenati nel meraviglioso giardino del Paradiso terrestre.

Tuttavia, con il raggiungimento dei vari gradi di beatitudine terrena, l'uomo scopre ben presto che la vera soddisfazione sulla terra è irraggiungibile. Più l'uomo si circonda di comfort e piaceri momentanei, meno ne trae soddisfazione, e comincia a cercare sempre nuove delizie. Convincendosi che i beni terreni e la salute sono instabili e mutevoli, l'uomo comincia a struggersi. E questo struggimento, questo anelito subconscio per il Paradiso perduto è, per così dire, un legame con il cielo.

Considerando le aspirazioni dell'uomo, dobbiamo concludere che, in generale, l'uomo è gravato da una vita lunga e laboriosa, che spesso perde la pazienza e può cadere nello sconforto. Molto raramente gli uomini trovano soddisfazione genuina in un tipo preferito di lavoro, faticando fino all’esaurimento. Pochi individui possono essere portati via da una professione o da un servizio fino al punto dell’oblio di sé, sempre guidati dal principio e non dal guadagno, presi da una vocazione speciale, da un senso del dovere e della responsabilità.

Se ci dovessimo limitare a queste osservazioni, potremmo cadere nel pessimismo e ammettere la disperazione delle aspirazioni umane in generale. Tali conclusioni possono essere giustificate, se lo spirito umano fosse limitato dalle cose terrene. Ma questa non è la filosofia cristiana della vita, che vede la realizzazione di questa vita, non solo sulla terra, con tutte le sue vicissitudini, ma nell'incrollabile eternità.

Questo non significa affatto che il cristianesimo perde il suo legame con la vita temporale sulla terra. Al contrario, il cristianesimo regola la vita terrena in modo che sia adatta agli ideali eterni, lasciando posto sia alla naturale soddisfazione dei bisogni sia al meritato riposo. Ma il cristianesimo è caratterizzato prima di tutto dalla lotta interiore. La consolazione nell'eternità è una ricompensa per le lotte e le afflizioni terrene, accettate disinteressatamente e unicamente per amore di Dio e per devozione verso di lui. Il Salvatore stesso testimonia anche questo: Il regno dei cieli soffre violenza e i violenti se ne impadroniscono (Matteo 11:12). La bellezza e la giustificazione della lotta cristiana sta nel fatto che attraverso di essa si apre la strada verso la perfezione spirituale: Voi dunque siate perfetti, come il Padre vostro che è nei cieli è perfetto (Matteo 5:48). Se vuoi essere perfetto, va', vendi ciò che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro nei cieli; poi vieni, prendi la tua croce e seguimi (Matteo 19:21, Marco 10:21).

Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto (Matteo 7:7). Ma molti che sono primi saranno ultimi e gli ultimi saranno i primi (Matteo 19:30).

Vediamo la realizzazione di questo ideale nella vita dei santi graditi a Dio. Siamo guidati nella vita dal loro esempio, ci nutriamo del loro scritti, siamo animati dal loro fervore, siamo ispirati dalla loro buona disposizione, impariamo da loro la pazienza e l'umiltà. L'anziano Silvano del Monte Athos lo testimonia in modo eloquente:

"Molte persone pensano che i santi siano lontani da noi. Ma sono lontani solo da coloro che si sono estraniati, sono molto vicini a quelli che conservano i comandamenti di Cristo e la grazia dello Spirito Santo. Nel cielo, tutto vive e si muove per mezzo dello Spirito Santo. Egli vive nella nostra Chiesa, vive nei Misteri; è nella Sacra Scrittura, è nelle anime dei fedeli. Lo Spirito Santo unisce tutti, ed è per questo che i santi sono vicini a noi, e quando noi preghiamo per loro, ascoltano le nostre preghiere nello Spirito Santo, e le nostre anime sentono che stanno pregando per noi ".

Il legame tra la lotta e la consolazione è rivelato con più forza nell'esperienza liturgica della Chiesa. Con l'adesione alla vita liturgica, i fedeli imparano a impegnarsi nella lotta di preghiera, così decisamente unica nella Chiesa d'Oriente a causa della sua profondità e lunghezza, e trovano vero conforto spirituale secondo il testamento del Salvatore: In verità io vi dico: ...dove anche solo due o tre sono riuniti nel mio nome, là io sono in mezzo a loro (Matteo 18:19, 21).

L'apoteosi della consolazione spirituale nella vita della Chiesa è la Divina Eucaristia - l'unione reale e mistica dell'uomo con Dio. Ma è impensabile entrare subito nello spirito di questa consolazione più sublime, senza la dovuta preparazione, senza imbrigliare il turbolento spirito mondano, senza lo sviluppo della compunzione spirituale. In realtà, come si può partecipare alla cena fatta in ricordo del Signore Gesù Cristo stesso, e secondo la sua promessa, senza la dovuta preparazione: senza rivestire la propria anima dell’abito appropriato, senza riconciliare la coscienza, senza una consapevolezza della propria indegnità, o una sensazione del grande vantaggio di questo mistero salvifico? Può uno strumento musicale fare un suono bello e puro, senza previa messa a punto? Ricordando che, nella tradizione biblica e del Nuovo Testamento, i giorni vengono calcolati a partire dalla sera, la santa Chiesa impone ai fedeli di entrare nello spirito del sacrificio eucaristico attraverso un servizio di preparazione alla sera, alla vigilia della Liturgia. È in questo servizio serale che la vita autentica in Dio e con Dio si rivela in tutta la sua bellezza spirituale, quando coloro che stanno pregando "entrano in sintonia", con anticipazione tremante, per l'unione con il Signore attraverso la comunione del santo corpo e il sangue di Cristo. Anche se un uomo non si comunica alla Liturgia, questo in nessun modo lo scusa dall’unirsi allo spirito eucaristico, dallo sperimentare con gratitudine tutta la vicenda salvifica di Gesù Cristo. Dopo tutto, la Liturgia è la commemorazione in movimento e l’esperienza di sofferenza solidale della vita del Signore e Salvatore - dalla mangiatoia di Betlemme, attraverso la morte in croce sul Golgota, la risurrezione dai morti e l'ascensione al cielo, fino alla discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli, e attraverso di loro su tutti i fedeli nel seno della Chiesa di Cristo. Fin dai tempi apostolici, i fedeli sono stati chiamati a partecipare alla "piccola Pasqua", al banchetto eucaristico, ogni Domenica.

I migliori di questi "partecipanti" non hanno solo compilato gli ordini delle liturgie, ma sono diventati combattenti per la santità e sono stati pronti a subire sofferenze e persino il martirio, mantenendo la fedeltà a Cristo. Pregavano per tutta la notte, e già con il sorgere del sole - immagine di luce e calore - ricevevano il santo corpo e sangue di Cristo. Non sorprende, quindi, che l'attuale servizio divino serale è pure pieno di ricordo orante delle lotte dei santi, e anche, naturalmente, della commemorazione dei grandi eventi della vita di Cristo e della Madre di Dio. Animata dal desiderio di aiutare i suoi figli fedeli a rimanere nel circolo di questa continua santità, la santa Chiesa con attenzione e in anticipo,fin dalla sera, li conduce nello spirito della pietà, scoprendo davanti al loro sguardo spirituale le vite, le opere, i testamenti, le lotte e il fervore dei santi graditi a Dio che sono ascesi alla gloria eterna di Dio. Che bellezza, che misericordia è avere l'opportunità di unire il proprio spirito ribelle e turbolento allo Spirito pacifico dei santi di Dio, per trovare riposo in lui! Che gioia è imparare dai santi la bontà, la pazienza e la speranza nell’aiuto di Dio! Che felicità è sentire, per così dire, dalla loro bocca le parole dal dolce suono della vita in Dio! E pensate - questa gioia non è che l'ombra di quella grande consolazione che Cristo ha preparato per coloro che lo amano.

I cristiani di oggi, che rifiutano il sentiero della lotta e cercano solo la consolazione, si stanno derubando da soli, privandosi della grazia. È bene che la nostra gente riempia le chiese la domenica e nei giorni festivi per la Divina Liturgia. E ci rallegriamo per questo. Ma sanguina il cuore a vedere come i cristiani ortodossi di oggi trascurano completamente la partecipazione alla lotta dei santi, il modo in cui hanno smesso di venire in chiesa per la Veglia di Tutta la Notte alla vigilia delle domeniche e nei giorni festivi. Le scuse di stanchezza, salute debole o mancanza di mezzi non sono convincenti, considerando che i parrocchiani si riuniscono in gran numero per feste, danze e concerti il ​​sabato sera. Non pochi ortodossi vengono alle panichide nelle ore serali. Ma anche qui, al suono della campana per la Veglia di Tutta la Notte, quelli che avevano riempito la chiesa per il servizio di requiem si girano e se ne vanno. E rimangono i soliti pochi - gli habitué. Questo è vergognoso! È un insulto!

Ammettiamo che l'atteggiamento freddo della gente di chiesa di oggi verso i servizi serali non sia altro che una ferita della coscienza cristiana; tuttavia riflette una perdita dello spirito di pietà e del senso di Dio, una perdita effettiva di ecclesialità. Non ci può essere vera consolazione senza lotta, nessuna gioia reale senza preparazione - così come non ci può essere fumo senza fuoco, né ombra senza luce. Si può aggiungere che la sera è anche il momento giusto per la confessione, non prima della Liturgia o, cosa del tutto inammissibile, immediatamente prima della Comunione.

Cristiano ortodosso! Rifletti bene su ciò che è stato detto in questa sede. Il tuo cuore non si sente male a vedere le nostre chiese vuote ai servizi serali? Chiediti - come devono sentirsi i sacerdoti, che servono in queste chiese vuote? E quei pochi che pregano a questi servizi, immagina il loro senso di abbandono! Dove si trova la nostra fraternità in Cristo? In verità, l'uomo è preoccupato stupidamente delle cose terrene, ama il riposo e il piacere più di ogni altra cosa, e ha poca voglia di acquisire una vera coscienza della necessità di salvare la sua anima, di salvarla con opere di pietà, con una disposizione di preghiera, e con la lotta!

Che il Signore Dio risvegli i cristiani che hanno zelo per la loro salvezza dalla loro negligenza dei servizi divini, così diffusa oggi, e conceda loro, in uno slancio di gratitudine per il sacrificio redentore di Cristo, di iniziare il cammino di pienezza orante, affinché sia concessa loro la consolazione più alta ed eterna di sentire la voce desiderata del Signore: Bene, servo buono e fedele: sei stato fedele nel poco, io ti darò potere sopra molte cose: prendi parte alla gioia del tuo Signore (Matteo, 21:21).

Tradotto da Daniel Olson da Dushe Moja, Vozstani, dell’arciprete Valerij Lukianov, Jordanville, 1993.

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