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  Dialogo liturgico al monastero di Simonopetra

Teologie.net, 22 agosto 2018

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Minute del dialogo liturgico tra padre Petru Pruteanu (di seguito PP) e padre Makarios di Simonopetra (di seguito MS), che ha avuto luogo nel mese di luglio 2018 al monastero di Simonopetra sul Monte Athos.

PP: Sappiamo che nella storia della Chiesa, ma ora anche in alcune Chiese locali, esiste un Tipico monastico e un altro parrocchiale. Tale differenziazione esisteva anche a Bisanzio, almeno fino al sec. XIII, dove ogni monastero poteva avere il suo Tipico, così come le parrocchie in diverse regioni o diocesi. Questa pratica è scomparsa ed è stata parzialmente ripresa nel sec. XIX attraverso i tipici di Konstantinos (patriarcato di Costantinopoli) e Violakis (Chiesa di Grecia). Ben presto questa nuova variante del Tipico parrocchiale è stata ripresa dalla Chiesa ortodossa romena e da altre chiese in cui nelle parrocchie non si leggono mai le Ore, né si mettono Catismi e neppure Canoni al Mattutino. Anche nella Chiesa russa si è voluto una simile riforma nel Tipico, ma questa non è riuscita a causa della rivoluzione del 1917. In tal modo, ufficialmente, tra i russi possono non esistere differenze tra il Tipico monastico e quello parrocchiale, anche se in pratica ce ne sono abbastanza. Il più delle volte, nella Chiesa russa non si canta alcun stichiro al Vespro e al Mattutino, ma si leggono tutti, e in compenso si rispetta la struttura generale delle Lodi e non si omettono nemmeno le Ore. In che misura questa differenziazione è giustificata, e lei, padre, come la vede?

MS: Questo rigore per le funzioni ecclesiastiche è degno di lode, ma non si applica in pratica, perché la gente in tutto il mondo semplicemente non partecipa a tali funzioni. Ciò che fecero il Patriarcato ecumenico e la Chiesa di Grecia nel sec. XIX era buono come intenzione, ma non era corretto. Hanno preso elementi da diverse vecchie e nuove tradizioni che non potevano essere sempre ben armonizzate. Pertanto, in molte parrocchie e cattedrali della Grecia le funzioni sono più brevi, ma non sulla base del Tipico di Violakis (con il Vangelo posto alla fine del Mattutino, etc.), ma adattando in varie forme il Tipico neo-sabaita, che è diventato tradizionale per la Chiesa ortodossi.

Certo, quei Tipici del sec. XIX non furono inventati da menti di persone sprovvedute; tuttavia, l'ordine di tali funzioni non è generalmente accettato, né è molto logico. Per esempio, i Canoni non sono mai cantati, ma solo le Catavasie, che spesso non sono correlate alla festa di quel giorno. Per esempio, alla Trasfigurazione del Signore, nelle parrocchia, ascoltiamo le Catavasie della Croce (stabilite per questo periodo), ma non udiamo nulla del Canone di questa festa. Pertanto, penso che sia molto difficile trovare una soluzione generale valida per le funzioni parrocchiali, anche se capiamo che non possono essere come quelle nei monasteri.

La sintesi del Tipico neo-sabaita del sec. XIV, che ha abolito la "funzione del canto" di Costantinopoli e ha dato la priorità al Tipico monastico è stata in realtà un atto provvidenziale di Dio che ha contribuito a mantenere l'unità degli ortodossi, soprattutto perché subito dopo è iniziato un lungo periodo di turcocrazia, in cui le funzioni non potevano più avere il fasto del tempo passato a Costantinopoli, ma hanno seguitol'ordine e lo spirito delle funzioni monastiche. E credo che questa tradizione neo-sabaita debba essere preservata, ma in ogni luogo e tempo si devono trovare modi pastorali per implementarla e adattarla alle realtà concrete in cui vive una comunità, sia essa monastica e soprattutto nel mondo. Ci sono diverse possibilità di adattare e accorciare il Tipico e anche il grande liturgista greco Ioannis Foundoulis sollecita una più rapida versione adattata del Tipico monastico, piuttosto che lo sviluppo di ordinamenti totalmente diversi per le parrocchie. Dobbiamo sapere come utilizzare con discernimento questa diversità liturgicha della Chiesa ortodossa, e i sacerdoti che non capiscono la necessità pastorale di adattamento del tipico e vogliono leggere tutto come nei monasteri rimarranno soli, perché nessuno andrà alle loro funzioni.

PP: Mi ricordo, per esempio, che il Tipico di san Teodoro lo Studita annulla la lettura delle Ore alla domenica, alle principali festività e in tutto il periodo del Pentecostario. E questa non era un'innovazione parrocchiale, bensì una regola monastica, ma pochi ne sanno qualcosa, per poter avere un supporto storico alla necessità di adattare gli ordinamenti vigenti.

MS: I vecchi ordinamenti liturgici erano abbastanza flessibili, e se studiamo attentamente i manoscritti, vediamo una grande varietà di ordinamenti e di testi innografici, che sono stati uniformati solo nelle edizioni a stampa dei libri di culto. I credenti si sono già abituati a questi ordinamenti unificati, a tal punto che è difficile cambiare qualcosa in sostanza. Ma ci possono essere diversi modelli di adattamento delle funzioni monastiche nelle parrocchie, in modo che siano più brevi e più comprensibili, e coloro che vogliono funzioni più lunghe, le possono avere nei monasteri, dove il Tipico va mantenuto con maggior rigore. Ma né le parrocchie né i monasteri dovrebbero esagerare, e i sacerdoti che desiderano adattare il Tipico alla realtà delle loro parrocchie devono conoscere bene la storia delle funzioni, per non accorciare o mettere da parte elementi essenziali per il bene di quelli secondari.

PP: Vediamo, per esempio, nella Chiesa russa, che la maggior parte dei sacerdoti cerca di rispettare il Tipico con la lettura del Salterio al Mattutino, e ogni volta leggono i Catismi 2 e 3 (non sempre del tutto) come il Tipico prevede per la domenica. Ma questo ordinamento è per i monasteri, dove servono ogni giorno e leggono l'intero Salterio. Non ci potrebbe essere in questo senso ancora più flessibilità con una ridistribuzione dei Catismi?

MS: Ci sono molti modi per rendere le funzioni più vivaci e dinamiche. Ma i vescovi e i sacerdoti devono tener conto della coscienza della gente, perché ci sono posti in cui ogni modifica deve essere fatta con cautela. E dove il sacerdote insegna al popolo e spiega il significato delle funzioni, penso che sia bene leggere in sequenza l'intero Salterio: se un Catisma sembra troppo, si può solo leggere un "Gloria" o alcuni Salmi più rilevanti, ma è importante che ci sia questa varietà che arricchisce e dà vita alle funzioni.

Poiché anche questa semplice raccomandazione potrebbe non essere accettata da tutti, di conseguenza, la Chiesa evita di mettere per iscritto tutte queste raccomandazioni, lasciando a ogni sacerdote il compito di decidere quando e come dinamizzare le funzioni nella sua comunità. È vero che la maggior parte della gente non sa valutare ciò che è importante e ciò che è secondario nelle funziomi e, di conseguenza, invece di insegnare alla gente la Parola di Dio, tolgono l'iconodtasi da davanti all'altare, fanno la Proscomidia al centro della chiesa e molte altre innovazioni di questo genere che, nel migliore dei casi, forniscono una sorta di momentaneo entusiasmo e spesso fanno perdere il senso e traumatizzano la coscienza religiosa dei credenti. Tali esperimenti si possono osservare in diverse parrocchie in Occidente, e più recentemente in Oriente – e sono tutti il risultato della cosiddetta "ecclesiologia eucaristica" e delle teorie di Schmemann e Zizioulas. Pertanto, sottolineo ancora una volta che i sacerdoti dovrebbero essere ben ancorati nella storia delle funzioni e capire il loro spirito, in modo che quando vogliono fare un cambiamento, questo sia per l'edificazione della comunità, non per motivi di convenienza o di modernità. E a volte è bene mantenere alcune cose che potrebbero essere non molto precise, piuttosto che ingannare il mondo, che è molto sensibile ai dettagli relativi alle funzioni. Tutto dipende dal livello di catechesi della comunità...

PP: Come estensione di questa idea, vorrei chiederle: cosa ne pensa dell'attuale struttura del Lezionario biblico? A volte leggiamo le stesse pericopi evangeliche più volte l'anno, ma lasciamo non lette molte altre pericopi che sono altrettanto importanti. Potrebbe un sacerdote sostituire la pericope evangelica domenicale con quella di un altro giorno della settimana anche per diversificare le prediche?

MS: Come sa, il Lezionario è il più antico libro di culto della Chiesa. È apparso già nel secolo IV ed è rimasto quasi invariato dal secolo XI a oggi. Questo fatto non può essere trascurato, anche se molti teologi hanno già da tempo notato che il sistema è buono solo per i monasteri, dove si serve tutti i giorni, ma non è adatto alle parrocchie, dove si celebra solo alla domenica e nei giorni festivi.

Mi rendo conto che questa domanda viene da una preoccupazione pastorale molto corretta, solo che si riferisce a dettagli molto sensibili per il culto ortodosso. Pertanto, credo che non dovremmo modificare il Lezionario, ma possiamo aggiungere al Vangelo stabilito per la domenica una seconda pericope, a scelta del prete, che si potrebbe spiegare anche nella predica.

Analizzando la triste esperienza dei cambiamenti che hanno fatto i cattolici romani dopo il Concilio Vaticano II, vediamo che un cambiamento significativo nel culto comporta molti altri cambiamenti che diventano incontrollabili e pericolosi. È come aprire per un poco una diga, e poi non si riesce più a fermare il diluvio.

PP: Ma come vede il sistema di letture bibliche dei cattolici romani, dove hanno assegnato tutte le pericopi a un periodo di tre anni (anni A, B e C), in modo che i fedeli che frequentano ogni Domenica le funzioni abbiano la possibilità di ascoltare il testo e i commenti a tutto il Nuovo Testamento?

MS: Ciò che hanno fatto i cattolici romani è molto corretto. L'elaborazione di questo sistema è stata effettuata da teologi ben preparati, che sono riusciti a fare una riforma teologicamente molto ben congegnata. Ma il modo in cui hanno implementato questo sistema, insieme con altre riforme liturgiche meno riuscite, è stato un modo moderno e mondano. Da un punto di vista teorico, le soluzioni proposte dai teologi occidentali erano abbastanza buone, solo che in questo mondo caduto, è molto difficile limitare le modifiche solo a un punto, e poi non autorizzarne più altre. Di solito si crea una valanga che non può essere fermata, perché l'uomo moderno ha perso lo spirito ascetico delle funzioni ecclesiastiche e utilizza tali riforme secondo le proprie debolezze. A prima vista, si crea l'impressione di una dinamizzazione delle funzioni e di un'apertura del clero al popolo, ma alla fine si produce una desacralizzazione e una secolarizzazione totale delle funzioni e di tutta la vita ecclesiale. Gli occidentali non lo riconoscono, ma le riforme liturgiche del Concilio Vaticano II hanno generato la più grande crisi nella storia della Chiesa cattolica romana...

Pertanto, a mio parere, se gli ortodossi cambieranno in modo sostanziale il sistema delle letture bibliche, ci sarà una vera rivoluzione, con conseguenze imprevedibili, perché un tale cambiamento comporterebbe altri cambiamenti, come quelli della rimozione delle iconostasi o della drastica abbreviazione delle funzioni, e così via. Per risolvere i problemi pastorali e missionari delle comunità ortodosse non si dovrebbero fare sostanziali riforme liturgiche, ma migliorare l'opera pastorale e catechetica nelle parrocchie, per trovare soluzioni caso per caso e risolvere ogni problema individuale. Ma le forme tradizionali delle funzioni e la struttura del Tipico ecclesiastico non devono essere modificate da decisioni ufficiali, per essere imposte a tutti.

PP: Per esempio, nella parrocchia in cui servo ora in Portogallo, spostiamo i Canoni del Mattutino alla Piccola Compieta, che leggiamo alla sera dopo il Vespro, in modo che il Mattutino e la Liturgia della domenica abbiano assieme una durata ragionevole. Inoltre ai Vespri, anche se non sono stabilite Paremie, leggiamo spesso una pericope dall'Antico Testamento, di cui diamo un'interpretazione, e al Mattutino leggiamo integralmente un Catisma del Salterio. Ho notato che altre parrocchie hanno cominciato a implementare lo stesso ordinamento, senza affrontare alcuna opposizione o problemi da parte dei fedeli, che anzi sono soddisfatti e partecipano in numero maggiore alle funzioni, mattina e sera. Pensa che un tale adattamento del Tipico sia accettabile?

MS: Prima di tutto, trovo che tutti gli adattamenti che ha fatto si iscrivano perfettamente nella tradizione liturgica della Chiesa e che non siano cambiamenti nell'essenza del culto. Si vede che lei conosce la storia delle funzioni e il significato di ciascun elemento, quindi ha fatto una dinamizzazione abbastanza buona delle funzioni. La Piccola Compieta, anche se è un servizio monastico, fa parte delle Lodi della Chiesa e ha un momento speciale previsto per la lettura dei Canoni. Trasferire i Canoni del Mattutino alla Compieta non è affatto sbagliato, perché essi non sono strettamente connessi alla funzione del mattino, come altri elementi del Mattutino (i Sei salmi, le 12 preghiere sacerdotali, l'Esapostilario, la Dossologia e così via), che hanno senso solo al mattino. Anche leggere al Vespro un frammento dell'Antico Testamento e interpretarlo è un vecchio ordinamento della Chiesa che deve essere recuperato e sviluppato; e anche la necessità di abbreviare il tempo del Mattutino è giustificata, specialmente nella diaspora, dove molti credenti provengono da distanze molto lontane. Tuttavia, sebbene questi adattamenti appaiano molto buoni e con chiari motivi nella storia e nella tradizione liturgica, non credo che un tale genere di tipico possa essere imposto ovunque. A volte, per raggiungere un tale adattamento delle funzioni, ci vogliono molti anni di catechesi e di educazione spirituale dei fedeli, che potrebbero non comprendere i dettagli di questi adattamenti, ma sentire nello spirito se corrispondono o meno alla Tradizione della Chiesa.

PP: Che cosa ne pensa dell'ordinamento liturgico del monastero nell'Essex in Inghilterra, dove Vespro e Mattutino sono sostituiti dalla recita comune della preghiera "Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi misericordia di noi"? Da quel che so, inizialmente questo ordinamento era stato condizionato dal fatto che non tutti i libri di culto erano stati tradotti in inglese, e la "preghiera di Gesù" sarebbe stato l'unico modo per far pregare insieme i monaci e le monache di varie nazionalità. Questa regola, tuttavia, continua anche adesso, quando i libri di culto sono già stati tradotti, e vari monasteri e persino parrocchie nel mondo ortodosso cercano di prendere in prestito e di implementae la stessa pratica. Come vede questa cosa?

MS: Quest'ordinamento era proprio del monastero nell'Essex e di padre Sofronio e non si riferisce solo alla mancanza di libri di culto, ma anche alla specificità del pensiero e della vita di questo padre spirituale. Prima di tutto, dobbiamo sottolineare che padre Sofronio non voleva fare un monastero. Lui stesso diceva di avere un gruppo di discepoli con cui desiderava pregare insieme. Solo in seguito i giovani che gli stavano attorno cominciarono a diventare monaci e si organizzarono secondo lo schema di un monastero più o meno cenobitico. Se analizziamo la mente e lo spirito di padre Sofronio, ci rendiamo conto che lui, mentre era al Russikon, aveva difficoltà con le funzioni lunghe che gli sembravano rigide e faticose. Pertanto, non appena il suo padre spirituale Siluan si addormentò nel Signore, padre Sofronio scelse la via del deserto, dove praticò solo la preghiera del cuore. Qui al Monte Athos, specialmente in capanne e celle, si usa sostituire le Laudes con un certo numero di komboskini (corde di nodi), ma ogni monaco segue questa regola nella preghiera privata. Qui c'è una grande differenza! La Chiesa non conosce la tradizione secondo la quale la preghiera di Gesù deve essere detta in comune al posto delle Lodi. Ho parlato una volta con papa Efrem di Katunakia, che mi ha detto che quando era solo, al posto delle Lodi diceva la preghiera del cuore, ma se aveva un discepolo o un visitatore, serviva le Lodi tradizionali (anche se in una forma più semplice). Un monaco non può vivere senza la funzione delle Lodi ("salmodia" – come la chiamano i Padri) e, se non sono in condizioni di servirle, possono sostituirle con la "preghiera di Gesù", ma se ci sono più fratelli, è bene compiere le Lodi tradizionali che, attraverso i loro testi e il loro spirito, ci inquadrano nel corpo comune della Chiesa. Quindi nella tradizione athonita le Lodi sono funzioni comuni e "la preghiera di Gesù" è una preghiera particolare; si completano a vicenda, ma non si sostituiscono a vicenda.

In conclusione, ciò che ha ordinato padre Sofronio nell'Essex potrebbe essere valido solo nell'Essex, ma non mi sembra giusto che sia copiato da altri monasteri, perché questo, anche se sembra interessante a un punto di vista spirituale, ha anche implicazioni ecclesiologiche molto profonde, che non dovrebbero essere trascurate. Non dubitiamo della santità e dell'autorità di oadre Sofronio, ma quell'ordinamento di funzioni deve rimanere una peculiarità solo per quel luogo, che ha anche una storia speciale.

PP: Nella comunità in cui servo si fa molto rumore, specialmente quando i fedeli stanno in coda per la comunione o per un'unzione, a causa del poco spazio e dei molti bambini. Ho provato diversi metodi per risolvere questo problema, e quello che mi è sembrato più efficace è proprio "la preghiera di Gesù". Voglio dire, mentre il sacerdote comunica i credenti, tutti, compresi i bambini, recitano insieme: "Signore Gesù Cristo, abbi misericordia di me" – e così si fa silenzio, e quelli che stanno in coda continuano a prepararsi e a mantenere la lucidità necessaria per la comunione. Cosa ne pensa di questo approccio?

MS: Mi sembra una buona soluzione. Alla fine, è un metodo pastorale che riguarda un problema concreto di una comunità. Se aiuta a mantenere la calma e crea un'atmosfera più appropriata per quel momento della funzione, va molto bene. La domanda precedente, tuttavia, era sulla sostituzione delle funzioni tradizionali, in particolare Vespro e Mattutino, con la "preghiera di Gesù", che è una cosa molto diversa.

PP: Ci sono monasteri, ma anche preti secolari, che nella Grande Quaresima servono ogni giorno (dal lunedì al venerdì) la Liturgia dei Presantificati. Sempre più sacerdoti servono questa Liturgia la sera alle 17 o anche alle 19 quando i credenti finiscono il loro lavoro, e i sacerdoti chiedono loro di digiunare tutto il giorno per comunicarsi. Come vede queste cose?

MS: Ci sono anche al Monte Santo monasteri che servono la Liturgia dei Presantificati ogni giorno, ma questo non è giusto. La Grande Quaresima comporta l'astinenza, anche quella dalla comunione eucaristica. Ecco perché la Chiesa proibisce la celebrazione della Liturgia ordinaria ogni giorno, e solo due volte a settimana (mercoledì e venerdì) ci comunichiamo per essere rafforzati con i Doni Presantificati. Perciò, la logica della Grande Quaresima è quella di risvegliare per mezzo del digiuno il desiderio di Cristo, per poterci comunicare alla Pasqua in piena gioia spirituale. Ma noi abbiamo cambiato questa logica della Chiesa con una logica umana e ci comunichiamo più spesso in Quaresima, mentre dopo Pasqua la maggior parte non si comunica affatto. Questo è sbagliato e trovo fuori luogo la pratica di alcuni parroci che pensano di essere più tradizionalisti dei monaci, mentre in realtà sfidano la Tradizione della Chiesa.

E per quanto riguarda il digiuno di un'intera giornata, è certamente una cosa encomiabile, ma non può essere imposto o considerato come una norma. Di solito, anche nelle regioni deserte, i monaci digiunavano fino alla nona ora del giorno, verso le 15. Dove la Liturgia dei doni Presantificati si celebra a quest'ora, è possibile pretendere il digiuno totale fino alla comunione. Ma nel mondo, dove le persone lavorano duramente tutto il giorno e terminano il servizio solo alle 17-18, non è possibile pretendere un digiuno tanto completo. Quindi è giusto servire la Liturgia dei Presantificati alla sera, perché solo così se ne comprende il significato e si rispetta il ciclo dei giorni liturgici, ma in questo caso i laici possono mangiare cibo di digiuno al mattino di quel giorno, poi digiunare per almeno sei ore prima di comunicarsi. Anche se, a prima vista, non si digiuna abbastanza, tuttavia, questa pratica mi sembra più corretta che non la celebrazione della Divina Liturgia al mattino.

PP: La ringrazio tanto per questa discussione. Sono sicuro che sarà utile a molti...

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