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  L'Officio Regale all'inizio del Mattutino

Teologie.net

26 gennaio 2018

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Il rito odierno del Mattutino inizia con un "prologo", che ha la struttura di una funzione a parte, e che costituisce in modo evidente una preghiera per l'imperatore. Inoltre, è una preghiera per un imperatore vivo, rispetto alla ultima parte del Mesonittico, che è una preghiera per i sovrani e i fondatori defunti. Lo studio storico-liturgico di sorella Vassa Larina ci aiuterà a capire il significato di questa parte del Mattutino, che è diventato per tutto il mondo ortodosso una reliquia anacronistica.

Non c'è dubbio che "la funzione per l'imperatore" posta davanti all'esapsalmo del Mattutino sia  diventata un'introduzione che accompagna la grande incensazione della chiesa senza che nessuno pensi allo scopo per cui sono stati scelti i Salmi 19 e 20 o quei tropari "della Croce" che, nel testo greco originale, si riferiscono proprio all'imperatore. Durante il periodo della Pasqua l'incensazione è accompagnata dal canto dell'inno "Cristo è risorto" (cantato per tre o più volte), e se il Vespro è unito al Mattutino (nel quadro della Veglia) "l'officio regale" è soppresso, in primo luogo perché non è necessaria alcuna incensazione in quel momento; vale a dire, non c'è bisogno di quel "qualcosa" per accompagnare l'incensazione della chiesa, poiché nella Veglia ci sono 4-5 grandi incensazioni della chiesa più altre incensazioni minori.

E se non possiamo fare a meno di quel "qualcosa" per accompagnare l'incensazione prima dell'esapsalmo (quando non abbiamo la Veglia), penso che sarebbe più opportuno leggere i primi due o tutti e tre i salmi dell'Ora Prima (definitivamente dimenticata in molte parrocchie), soprattutto perché il momento migliore per l'Ora Prima è proprio all'inizio del Mattutino e non alla sua fine. Almeno i Salmi 5 e 89 si riferiscono chiaramente alla preghiera del mattino e sono costantemente attuali e adatti.

I Salmi 19 e 20, invece, insieme a quei tropari "della Croce" e all'ectenia triplice, come osserviamo dallo studio di sorella Vassa e dalle nostre spiegazioni, possono essere "archiviati", perché sono privi di significato nel contesto attuale. (Un po' diversa è la situazione dell'ultima parte del Mesonittico, che ha perso da molto il suo utilizzo strettamente "imperiale", divenendo un officio generale per i fondatori e per tutti i defunti da secoli).

Al momento, nessun paese ortodosso ha un monarca "unto", ovvero consacrato (imperatore, re, tsar o principe), ma tutti sono repubbliche i cui leader politici sono eletti dal popolo o dal Parlamento. Inoltre, i paesi europei, tra cui quelli ortodossi, si dichiarano laici e separati dalla Chiesa, anche se alcuni di loro hanno relazioni particolari con la Chiesa locale.

Con tutto questo, il culto ortodosso abbonda di menzioni e persino di funzioni speciali legate all'imperatore di Nuova Roma (Costantinopoli), mentre le Chiese locali più giovani hanno preso questi testi e riti per dimostrare che i loro paesi sono eredi e successori di Costantinopoli; vale a dire una sorta di "Bisanzio dopo Bisanzio", secondo l'espressione di Nicolae Iorga. Nel frattempo, anche questa continuità è scomparsa...

La Chiesa, tuttavia, per inerzia e per una grossolana sfida alla realtà, prega ancora per re e principi che non esistono più da molti secoli, adattando solo alcune petizioni nelle ectenie, anche se ho sentito sacerdoti greci e ieromonaci della Montagna Santa che ancora commemorano il basileus, come se non avessero mai sentito dire che Costantinopoli è caduta da sei secoli. E mi chiedo: tutte queste sono manifestazioni di nostalgia irrealistica o, meglio, il risultato dell'ignoranza e dell'incapacità di adattarsi alle realtà storiche in cui Dio ha stabilito che noi viviamo?

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