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  Pubblicata una nuova Liturgia quadrilingue
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Fin dal 1996, in seno alla nostra comunità torinese (che a quel tempo non era ancora divenuta parrocchia), abbiamo sviluppato testi liturgici in formato multilingue “sinottico” (a più colonne), che si possono trovare oggi sulla pagina dei testi delle funzioni del nostro sito parrocchiale. La possibilità di affiancare i testi in diverse lingue ci ha aiutati in molti modi, sia negli aspetti pratici delle funzioni celebrate in più lingue (eliminando per il clero e i cori l’incubo di dover tenere aperti in contemporanea davanti a sé libri multipli e spesso disallineati), sia per i fini di traduzione (il colpo d’occhio in lingue multiple nel momento stesso in cui un testo è recitato o cantato è un aiuto straordinario a trovare le traduzioni italiane più adatte, sia per corrispondenza testuale sia per metrica e per adattamento al canto).

La nostra versione iniziale della Divina Liturgia era quadrilingue, e oltre all’italiano, allo slavonico ecclesiastico e al romeno comprendeva anche il greco. Ci trovammo ben presto costretti a tralasciare il greco (questo – sia detto senza alcun risentimento – perché gli ortodossi di lingua greca a Torino non mostrarono interesse per le versioni in molte lingue), e da allora abbiamo continuato ad affiancare l’italiano con i testi slavonici e romeni pubblicati dalla Chiesa ortodossa russa.

La recente pubblicazione (Pasqua 2017) a cura della Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia e di Malta di una traduzione ufficiale in italiano della Divina Liturgia di san Giovanni Crisostomo, affiancata ai testi greco, romeno e slavonico ecclesiastico, è stata per noi una sorpresa molto gradita, quasi una conferma che il formato da noi scelto oltre vent’anni prima aveva la sua validità.

Osservando il libretto (di 192 pagine in bicromia, rilegato in modo compatto e solido in formato A5) siamo rimasti colpiti dalla sua praticità, che si riflette anche in un prezzo estremamente onesto e abbordabile.

Non sappiamo se ne siano state realizzate copie in formati più ampi (un coro potrebbe avere una certa difficoltà a utilizzarlo), ma così com’è il libro è perfetto per i preti concelebranti, e lo sarebbe pure per i diaconi, se non fosse per il particolare che tutte le parti esclusivamente diaconali della Liturgia sono omesse, e sono segnate come sacerdotali tutte quelle altre parti che abitualmente, in presenza di un diacono, spettano a quest’ultimo.

La versione “dominante” è quella greca, e fin qui nulla di male: si tratta, dopo tutto, di una traduzione ufficiale, ed è importante notare da quale edizione principale si traduce. In questo, il testo si differenzia dai tentativi di versione inter-giurisdizionale come quello pubblicato poco tempo prima dall’associazione Testimonianza Ortodossa. Proprio la sua ufficialità, tuttavia, ne limita l’uso. Detto in termini piuttosto crudi, il testo si adatta solo all’uso nelle chiese dell’Arcidiocesi greca (nemmeno nell’Esarcato russo, che pur essendo sotto lo stesso patriarcato ha una Liturgia strutturata in modo diverso), ovvero, a voler essere molto generosi, al massimo in un quinto delle parrocchie ortodosse presenti in Italia. Ma resta comunque un contributo a garanzia dell’uniformità della Liturgia in una giurisdizione in cui oggi anche gli ospiti occasionali potranno familiarizzarsi con la struttura della funzione.

Non vogliamo addentrarci nell’analisi del testo, sia perché non si tratta della nostra versione ufficiale, sia perché, come abbiamo più volte ripetuto, non riteniamo di essere ancora arrivati al momento in cui si possono trarre le conclusioni di un processo di esperienza pluridecennale. Possiamo essere sicuri che ci siano termini o soluzioni di traduzione non ancora ideali, ma la cosa, allo stadio corrente dello sviluppo della Chiesa ortodossa in Italia, non ci preoccupa minimamente. In una cosa vogliamo comunque ringraziare questa traduzione. La traduzione del greco ἐλέησον con “abbi misericordia” è una cosa che noi abbiamo sostenuto da anni, e abbiamo già elencato in dettaglio le nostre ragioni, per cui non ci ripetiamo qui. Notiamo comunque che questa traduzione, sostenuta negli anni ’90 dai traduttori del Compendio Liturgico ortodosso praticamente di fronte al dileggio generale degli ambienti accademici, ora viene riconosciuta più corretta e più ortodossa da parte delle stesse autorità ortodosse in Italia (di fatto, si stanno ora muovendo verso questa soluzione anche le traduzioni pubblicate dalla Diocesi ortodossa romena d’Italia).

Potrebbe incuriosire la traduzione di ἐλέησον ἡμᾶς con un semplice “misericordia di noi” nell’inno Trisagio alle pagine 42 e 44 del testo, ma anche questo è il risultato di prove pratiche di canto dell’inno nelle diverse melodie più in uso (noi siamo giunti alla stessa conclusione dopo anni di sperimentazioni). Forse sarebbe stato più opportuno mantenere il termine “abbi” come lettura opzionale, come ha fatto il testo pubblicato da Testimonianza ortodossa, che lo mette tra parentesi quadre (pag. 80). In alternativa, una breve nota avrebbe potuto spiegare che il termine appare in una traduzione diversa non per trascuratezza, ma solo per il fine ben comprensibile di rendere l’inno cantabile. Tuttavia, prendiamo atto del fatto che questo testo ha voluto presentare una Liturgia senza letture opzionali e senza note di traduzione.

Ci è giunta notizia di una critica alla menzione specifica del nome dell’Arcivescovo Gennadios nel testo (pag. 14 e successivi), con il pretesto che questa cosa “non si fa mai” nei testi liturgici. Non sappiamo su che pianeta viva chi si permette di fare una critica tanto ignorante: potremmo presentare decine di versioni di testi liturgici ortodossi – tutti testi piuttosto ufficiali – in cui è menzionato per nome il patriarca (nelle tradizioni liturgiche che prevedono tale menzione), e spesso anche lo stesso vescovo diocesano. Del resto il libro ha visto la luce proprio grazie all’interessamento attivo dell’Arcivescovo Gennadios, che ne ha benedetto la realizzazione, e che per questo merita i nostri complimenti.

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