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  3 blitz della polizia nella notte della Pasqua ortodossa
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Alla tristezza di una Pasqua ortodossa costretta ai minimi termini, si sono purtroppo aggiunti tre spiacevoli casi di cronaca giudiziaria. In tre parrocchie ortodosse romene (curiosamente una nel nord, una nel centro e una nel sud, così nessuna parte d'Italia è rimasta indenne) i controlli di polizia hanno rilevato la presenza di persone non autorizzate a funzioni che avrebbero dovuto essere celebrate solo a porte chiuse e senza la presenza di altri fedeli.

Le parrocchie sono a Trieste, ad Ancona e a Cavallari, presso L'Aquila.

parrocchia della Risurrezione, ospitata presso la chiesa della Regina del Rosario in Via dell'Istria a Trieste

parrocchia di san Dasio, ospitata presso la chiesa dell'Annunziata di via Podesti ad Ancona

parrocchia dei  santi Atanasio e Cirillo d'Alessandria, ospitata presso la chiesa dei santi Proto e Giacinto a Cavallari di Pizzoli (AQ)

Per chi abbia esperienza di cosa sia una notte di Pasqua in una chiesa ortodossa romena, i numeri dei fedeli presenti (28 a Trieste, una dozzina ad Ancona e 14 a Cavallari) possono sembrare ridicolmente ridotti, e se i fedeli fossero stati tutti a debita distanza di sicurezza (cosa perfettamente possibile, con quei numeri) in un momento in cui le rispettive chiese erano aperte e senza che all'interno si celebrassero funzioni, la loro presenza sarebbe stata legittima, o quanto meno sarebbe stata altamente opinabile una serie di sanzioni per spostamenti ritenuti "non necessari". Le sanzioni sono scattate per la compresenza delle funzioni in corso, che comunque le forze dell'ordine sembrano non aver turbato, attendendo il termine dei riti per gli accertamenti e le sanzioni.

Per aggiungere una nota di ulteriore rimpianto, nessuno dei controlli è avvenuto per iniziativa spontanea delle forze dell'ordine, ma in tutti e tre i casi gli interventi hanno fatto seguito a denunce di vicini che avevano visto l'afflusso di fedeli e udito celebrare i riti notturni dalle loro abitazioni. Forse questa potrebbe essere una cartina di tornasole di una diffidenza della popolazione locale verso molte comunità ortodosse, e al tempo stesso un monito per i nostri vescovi, affinché insistano che le nostre chiese siano viste come centri di testimonianza del Vangelo, e non come ghetti per stranieri.

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